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L’opinione: Finalmente ci lasciano in pace

| 13 maggio 2014 | 5 Comments

L’opinione: “Finalmente ci lasciano in pace!”

Con un articolo sul quotidiano di Roma “Il Messaggero” del 21 marzo scorso dal titolo emblematico: “Passeri, tragico tramonto”, Folco Quilici, documentarista e saggista famoso, interviene sulla giornata mondiale dedicata al passero. Due righe del sommario ne anticipano significativamente i contenuti: “Nella giornata mondiale dedicata al piccolo volatile famoso in tutto il mondo emergono dati preoccupanti, la razza sarebbe in via di estinzione a causa del cambiamento climatico, dell’habitat e dell’inquinamento”. Finalmente, una volta tanto ci lasciano in pace: i cacciatori non sono sul banco degli imputati e credetemi, con i tempi che corrono non è cosa di poco conto, basta e avanza per proseguire la lettura.
L’articolo si compone di tre paragrafi, nel primo la storia non è altro che il ricordo dell’approccio dell’autore con il fucile artefice il nonno che, cacciatore di folaghe e beccacce, tentò di iniziare il nipote alla caccia; questi non trovando di meglio sparò a un passero appollaiato sui fili di una linea elettrica uccidendolo. Invece che essere applaudito dal vecchio cacciatore ne subì i rimproveri perché, disse, a un uccellino non si spara mai, cosicché il nostro da quel giorno non prese più in mano il fucile.
Considerato che quasi tutti noi abbiamo iniziato in quel modo la storia, ma con un seguito diverso, ci lascia un pò perplessi, ma proseguiamo la lettura: “Non voglio approfittare di questa breve cronaca per sottolineare le differenze tra un cacciatore vero e un maneggiatore di fucili. Tanti anni fa, la caccia alle creature volanti non s’identificava con la strage e per di più il mondo alato non era ancora decimato da altre calamità, come la progressiva diminuzione delle aree vergini o comunque poco popolate, sia perché il mondo delle campagne non era inondato da mille veleni travestiti da nostri alleati. In questo contesto la caccia presenta certamente minime responsabilità sulla strage dei volatili, ma questo non significa che non ne abbia”. Potremmo anche scrivere: “Minime sono le responsabilità della caccia sulla strage dei volatili, i veri colpevoli sono inquinamento, cambiamento climatico e dell’ habitat”, senza che nessuno si inalberi compreso Quilici. Ma l’autore nel secondo paragrafo, Gli uccelli, pone pure l’accento su di un altro aspetto anche se non lo approfondisce: “Da molti anni divido la mia vita tra campagna e città. Qui ho visto moltiplicarsi gabbiani e cornacchie, là ho notato una progressiva diminuzione di volatili” .

Sicuramente oltre ai passeri fa riferimento a tutti i piccoli uccelli che subiscono la voracità delle specie opportuniste tra le quali la gazza si distingue per il suo istinto predatorio e sanguinario. Individuare protocolli condivisi con associazioni come la LIPU e altre sulla questione del controllo di queste specie non dovrebbe rappresentare un tabù, né far gridare allo scandalo: fondamentalismi ed estremismi si sono rivelati sempre stupidi e controproducenti. Si inizi almeno a percorrere la via del dialogo, perché l’isolazionismo non ha mai portato lontano e il mondo venatorio ha bisogno di alleati, oggio più che mai.

La terza parte dell’articolo da i numeri, in senso buono si intende, della LIPU sulla sofferenza dei passeri in Italia dove dal 2000 al 2012 si è registrato un calo della popolazione del 40%, dati che tutto sommato sembrano credibili. Quello che non ci sembra credibile è invece il contenuto della nota redazionale sul passero intitolata “Dove vive”. Dopo aver scritto che è l’uccello non migratore più diffuso in Europa, dopo aver elencato le sottospecie in cui si divide, sottolinea che: “Probabilmente è uno degli uccelli non migratori più diffusi e conosciuti in tutta Europa fatta eccezione per l’Italia, dove risulta essere piuttosto raro”.

Pasero d’italia

Ci risiamo, direte voi, ma tutto sommato il peccato è veniale, sconosciuto forse, raro anche se in diminuzione, no. E a proposito della conoscenza, soprattutto delle nuove generazioni, non è che non conoscano il passero perché è raro, ma la stragrande maggioranza di loro ignorano tutte le specie viventi e vegetali, proprio perché il trapasso dalla società contadina a quella industriale e poi a quella tecnologica avanzata le ha allontanate sempre più da madre terra. Tutto ciò non può che comportare una riflessione ben più ampia sui costi benefici di questa trasformazione. Per concludere l’autore, ancorché scettico sui risultati, da conto delle iniziative in tutto il mondo per celebrare la V° giornata mondiale del passero, ma per questo basta cliccare sul sito ufficiale www.worldsparrowday.org per vedere come l’Occidente, ma soprattutto l’Oriente e anche l’Africa si sentano impegnati su questo versante. Pur non rifuggendo da alcuni stereotipi quali quelli dell’approccio religioso, etico e culturale alla questione, leggi riferimento al Cantico Delle Creature di San Francesco, l’articolo molto equilibrato e privo di ogni livore anticaccia, può rappresentare un punto di partenza seppure da posizioni diverse per raggiungere comuni obiettivi, come la salvaguardia di specie in difficoltà e la tutela della biodiversità.

Vladimiro P. Palmieri, Sentieri di Caccia maggio 2014

http://www.caffeditrice.com

 

 

 

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Category: Libri/Riviste

Comments (5)

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  1. peppol@ scrive:

    comunque e vero i passeri sono diminuiti a vista d occhio

  2. alessandro federighi scrive:

    da bambino era la mia preda più comune,aspettavo la fine dell”estate x cacciare i branchi formati da molti giovani………….mi ricordo il loro assordante cinguettio ai dormitoi………….l”arma era il tradizionale tiralastico(fionda senza forcella)arma letale x uccelli che,nn mi abbandonava mai……………col tempo sono calatia dismisura,anche in aree nn inquinate,colpa dei corvidi che falcidiano i nuovi all”involo………..una strage……….nel mio giardino stazionano circa 50 individui tutto l”anno,quello che noto è la prevalenza di maschi………..che vorrà dire???

  3. Bekea scrive:

    Testimonianza di un abitante nato e cresciuto nel parco regionale colli Euganei ( PD ), mi domandava se anche in altre zone della Provincia di Padova fossero sparite le seleghe ( passeri ). Ma nel contempo, in questo parco, sono aumentate a dismisura cornacchie, gazze, e cinghiali con distruzione di vigneti e predazione sistematica di tutti i nidicei specialmente delle passera. Perciò se anche dentro ad un parco dove la caccia è bandita da circa 30 anni succedono questi fenomeni, vuol dire che la colpa non è della caccia, ma di quegli idioti che con la creazione dei parchi hanno contribuito a provocare tali disastri.

  4. Ferdinando Ratti scrive:

    Fino al 1995 nei quiz per la licenza di caccia della Regione Lobardia, il passero era una specie dannosa all’agricoltura. Oggi dopo quasi 20 anni,la specie è in forte diminuizione perchè?. Per fortuna questa volta la colpa non è ne della caccia, ne dei cacciatori. Ma dai diversi fattori che si sono combinati in questi ultimi anni; fattori che vanno ricercati fra agricolture intensive di cereali che danno un reddito superiore(vedi mais e soia)l’uso di diserbanti e pesticidi,l’aumento in dismisura di Corvidi,(in primis Cornacchie Grigie e Gazze Ladre). Che stazionano sui tetti o sulle antenne televisive controllando dove i passeri hanno fatto, o stanno facendo il nido per depredarlo; questo per quanto riguarda i paesi dove esiste ancora un pò di spazio verde e agricoltura. Nelle città oltre a quanto già menzionato come causa di predazione, vanno aggiunte inoltre le varie colonie di gatti,che alimentati sistematicamente da gattare animaliste, prolificano in dismisura facendo scempio dei giovani passeri e merli ancora inesperti. Nel giardino e sul mio terrazzo di passeri ogni giorno ne arrivano 15 per mangiare il mangime che giornalente metto a loro disposizione,in questi ultimi 5 anni il numero non è mai aumentato anche se le femmine sono in maggior numero e vedo anche qualche giovane nato, oramai mi conoscono e come mi vedono non scappano più,(sanno che arriva da mangiare) per la cronaca; devo dire però che sul terrazzo, oltre ai passeri,arrivano anche un coppia di fringuelli,una di ballerina grigia, una di verzellini,una di merli,4 tortore dal collare, mentre in inverno si aggiunge anche un pettirosso. Con mia moglie che cristona(brontola), perche poi deve pulire il terrazzo dagli escrementi che questi hanno lasciano come ricordo. Dicendomi che non capisce il perchè lo faccio. In primavera ed estate, vedo però anche le cornacchie che camminano sulla grondaia del mio tetto alla ricerca sistematica di nidi di passeri per depredarli; queste infilando la testa nell’ultima tegola che da sulla grondaia, con le spalle le alzano per arrivare al nido. Abitando in centro paese non posso certo farle passare a miglior vita,(la voglia cè ed è tanta)però con mio grande rammarico posso solo assistere inpotente alla predazione dei nidi di passeri, o dei merli nel giardino.

  5. Bepi scrive:

    Confermo anche nei colli berici il passero è in forte diminuzione,in certe zone non si vede proprio, anche nella mia corte,sul tetto di casa non ci sono più.
    Secondo me sono i veleni che vengono buttati sul mais, mi è capitato di passare vicino ad un campo trattato c’era un’odore atroce, tanto che ho pensato se il veleno e cattivo quanto puzza qui non regna più niente, forse avevo ragione.

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