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Editoriale: Il rosso e le beccacce

| 13 maggio 2014 | 1 Comment

Editoriale: “Il rosso e le beccacce”
Beccacce che Passione n° 3-2014

I tempi sono cambiati a caccia e anche la forma si adegua alla sostanza. E’ finito il tempo il cui la selvaggina rappresentava una forma di sostentamento e il piacere della caccia era secondario rispetto al vantaggio di portare in tavola carne buona. Per dirla con una frase fatta, “prima il dovere e poi il piacere”. L’esigenza primaria di portare carne in tavola faceva probabilmente passare in secondo piano gli aspetti etici, ancestrali, istintivi legati alla caccia, che oggi sono sentiti dalla quasi totalità dei cacciatori che rispettano codici comportamentali che altro non sono che la forma in cui si traduce la sostanza. Così si parla sempre più spesso di adeguare anche il proprio abbigliamento alla sacralità della caccia, perché… anche l’“abito fa il monaco”. Niente più jeans stacciati, giacche strappate o capi di vestiario che ricordano quelli adatti a un militare piuttosto che a un cacciatore… C’è la necessità di “vestire i panni”, in tutti i sensi…, del ruolo che i cacciatori vogliono e devono ritagliarsi nella società. Quello di fruitori attenti di un patrimonio che è di tutti, la fauna selvatica, ma soprattutto quello di promotori di una corretta cultura ambientalista che non esclude il prelievo venatorio qualora sia sostenibile rispetto alla sopravvivenza e al buono stato di salute delle specie selvatiche e dell’ambiente in cui vivono. “Panni” che oggi possiedono anche caratteristiche tecniche tali da essere in grado di agevolare – non poco – e di migliorare le nostre prestazioni sul terreno di caccia.

Però a volte gli estremi si assomigliano e se da una parte affrontare un’attività come la caccia vestiti in modo indecoroso non giova sicuramente all’immagine della caccia stessa, altrettanto estremizzare il valore di un abbigliamento total green conduce in errori altrettanto gravi.

Tempo fa un cacciatore di beccacce è stato criticato pubblicamente su un social network da un “guru” della gestione faunistica per avere pubblicato una sua foto a caccia nella quale era così ritratto: in mezzo a una foresta del Grande Nord con la sua doppietta e il cane accanto con campano al collo, e con indosso scarponi, pantaloni tecnici, trisacca e… un’imperdonabile camicia a quadrettini marroni e rossi! Un po’ di colore che lo rendeva individuabile da un altro occhio umano in mezzo a un mare di tonalità di verde e di marrone.

Ricordiamo che un cacciatore di lunga esperienza quale è Giorgio Lugaresi già nel 1983 cominciò a indossare un cappellino colorato durante le sue cacciate a beccacce e presto cominciò a consigliarlo anche alle persone che cacciavano con lui. E questo non perché fosse amante dell’arcobaleno, ma perché la necessità di garantire una maggiore visibilità a se stesso e agli altri all’interno di un bosco è una scelta responsabile in nome di una maggiore sicurezza nella pratica venatoria, che certo non mina il concetto (giusto) che la caccia richiede un abito consono e dignitoso, in quanto attività lecita e dignitosa.

C’è voluto tempo per capirne l’importanza, ma ora moltissimi cacciatori usano l’arancio nelle cacce in bosco (e non solo).

A volte il troppo stroppa e una foto composta, bella a vedersi, una buona pubblicità per la caccia e che faceva oltretutto passare un messaggio educativo (indossiamo alcuni capi o accessori che ci garantiscano visibilità nel bosco) è stata criticata in nome di un rigore che in questo caso era fuori luogo.

Il buon senso e l’esperienza ci insegnano che rispettare le norme per poter praticare la caccia tutelando se stessi, gli altri e i nostri cani è un atto etico e responsabile sicuramente un gradino più su di quello di essere abbigliati “color bosco”. Nella caccia in bosco la visibilità è importante, certo non serve trasformarsi in arlecchino, almeno non per cacciare beccacce, ma portare dei segni visibili di presenza, come la camicia rossa in questione, non è certo un comportamento criticabile.

L’espressione popolare il troppo stroppia è una saggia verità. E quelli che si ritengono saggi non dovrebbero dimenticarla.

Viviana Bertocchi, Beccacce che Passione n° 3-2014

http://www.caffeditrice.com

 

 

 

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Category: Beccaccia, Libri/Riviste

Comments (1)

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  1. Ezio scrive:

    “L’espressione popolare il troppo stroppia è una saggia verità. E quelli che si ritengono saggi non dovrebbero dimenticarla.”

    Quanto condivido questa frase!! (n)

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