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Editoriale: testimonial di noi stessi

| 9 aprile 2014 | 1 Comment

CAP_Apr_2014Editoriale: testimonial di noi stessi

La mia auto potrebbe anche, credo, effettuare il tragitto che separa casa mia dalle montagne da sola, tante sono le volte che lo ha percorso. La mia attività lavorativa mi consente di scegliere i giorni in cui lavorare, quindi solitamente io preferisco lavorare sabato e domenica e tenermi liberi un paio di giorni in settimana: meno gente in giro in qualsiasi stagione, sia quando ho zaino e carabina sulle spalle, sia quando binocolo, lungo e reflex con il tele rappresentano la mia “zavorra”.
Oggi vado su in Valle (Alta Valle Susa), con un nuovo amico che lavora nel nostro settore e le sue due figlie, che non vedono l’ora di vedere animali liberi, non costretti da alcuna recinzione. L’assiduità della mia frequentazione delle zone che negli anni ho scelto come migliori (classiche zone di svernamento, esposte a sud) per i vari ungulati, mi porta a essere molto sicuro, quasi arrogante in merito ai risultati finali.
Queste uscite sono deputate alla sola osservazione effettuata con binocoli e lunghi: nessuna passeggiata per avvicinare gli animali, già sfiniti da un invero piuttosto nevoso (vedi “La morte bianca”, editoriale del numero di marzo di Cacciare a Palla).
La mattina è piuttosto ventosa e non va per niente bene: sulle cime innevate si leggono bene i segni di una bufera molto intensa che, malgrado il cielo sia di un azzurro carico e il sole faccia capolino da col Basset (inverso di valle), ci scarica addosso ondate di cristalli ghiacciati, che bucano come spilli. Ce la prendiamo comoda perché in queste condizioni è ben difficile vedere animali al pascolo. Dopo un’oretta il vento perde un po’ di intensità e quasi contemporaneamente ecco il primo branco di cervi; si tratta di femmine con i piccoli e di un paio di daguet.
In questa stagione i branchi di cervi sono quasi sempre composti da femmine, piccoli e da animali di un anno compiuto (sottili o daguet, che fra qualche mese passeranno di classe) e a volte da qualche maschio giovane. Punto il lungo sul branco, invito gli amici a guardare spiegando loro cosa devono cercare e vedo i volti dei miei compagni di ventura illuminarsi. Dalle parole, dalle spiegazioni su ciò che avrebbero potuto vedere, ora hanno nelle lenti dei lunghi animali in carne e ossa, perfettamente illuminati dal sole radente.
Credo che per un cittadino, ovviamente che abbia un minimo di affinità con la natura, questo reppresenti quasi una magia. Le domande si accavallano e io sono ben felice di rispondere, perché ritengo che la curiosità rappresenti una delle doti maggiormente apprezzabili in un giovane (e anche nelle persone con qualche anno in più).
La giornata di osservazioni prosegue e l’Alta Valle è come (quasi) sempre molto magnanima: cervi, con alcuni maschi splendidi, caprioli, camosci, stambecchi, aquile più qualche abitante di minor mole, non mancano mai nei punti dove scelgo di fermarmi per osservare.
I miei ospiti sono fra l’incredulo e l’affamato di nuovi incontri: malgrado siano già quasi quattro ore che alterniamo brevi tratti percorsi in auto a lunghe osservazioni, non danno alcun segno di essere stanchi o annoiati, tutt’altro!
Sulla statale che collega Oulx a Cesana ci fermiamo in un punto non propriamente ortodosso per guardare un magnifico 14 regolare che ci osserva, immobile, da una finestra fra i pini.
Le auto sfrecciano, qualcuno ci suona (magari proprio quelli che hanno firmato i vari ricorsi al TAR per contrastare in ogni modo l’attività ventoria); noi ci guardiamo, consapevoli di essere dei privilegiati.
In molte occasioni (non durante questo “tour”) mi è capitato che mentre stavo fotografando, con il lungo puntato sugli animali, qualche macchina si fermasse per chiedermi cosa stessi facendo. Ed io sempre, con molta gentilezza, ho lasciato che venissero utilizzati i miei strumenti, provocando quasi sempre gioia e stupore.
Alle domande, sempre piuttosto codificate, zeppe di luoghi comuni letti su “La Stampa” di Torino, o assimilati da ogni organo di informazione, ho sempre risposto con gentilezza, spiagando che cosa vuole dire caccia di selezione e dimostrando in presa diretta, con i cervi che scortecciano lì, di fronte a noi, la veridicità delle mia affermazioni.
Pochissime volte mi è capitato il talebano irraggiungibile con la ragione; quasi sempre dopo lunghe spiegazioni a domande anche piuttosto complesse, la risposta è quasi sempre stata: “Non sapevo assolutamente che la caccia fosse così ben regolamentata e i cacciatori così preparati… da quello che sento alla radio o alla televisione sembra che ognuno possa andare in montagna e sparare a ciò che vuole…”.
Ognuno di questi momenti rappresenta una vittoria; per questo, considerato il fatto che le nostre beneamate AAVV non sono in grado da anni di comunicare con un mondo in continua evoluzione, esorto tutti i cacciatori che sicuramente durante l’anno fanno quello che faccio io, ognuno con le proprie possibilità, di diventare testimonial di se stessi.
Non evitate la gente “comune” che vi chiede delle cose, anche se le domande potrebbero sembrare all’inizio un po’ polemiche o banali: abbiate la pazienza di spiegare, con gentilezza e con la forza che nasce dall’evidente ragione, cosa vuole dire caccia di selezione nel 2014. Se lo facessimo tutti, credo davvero possa rappresentare un’arma vincente: testimonial di noi stessi, senza tenere “profili bassi” e senza aspettare che qualcuno lo faccia per noi!

M.C. di Danilo Liboi & C., Cacciare a Palla aprile 2014

http://www.caffeditrice.com

 

 

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Category: Cultura, Libri/Riviste

Comments (1)

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  1. Springer scrive:

    Lo faccio sempre appena ne ho occasione.
    Sia per la Caccia di selezione….che per la Caccia in generale….  :wink:

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