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Parchi siciliani sono ridotti a stipendifici

| 31 marzo 2014 | 5 Comments

Legambiente all’attacco sulla gestione dei Parchi: “Via gli amministratori”
L’associazione interviene dopo l’inchiesta di Repubblica sulle spese pazze e gli stipendi d’oro in questi enti, che non garantiscono più alcun servizio

legambiente“Finalmente qualcuno ha scoperto che i parchi siciliani sono ridotti a stipendifici, con piante organiche drogate da stabilizzazioni e dalla presenza di figure non specializzate, di tre o quattro volte superiori a quelle di ben più efficienti parchi nazionali, con retribuzioni in alcuni casi scandalose come quelle del direttore dei Nebrodi di cui si dovrebbe occupare urgentemente la Corte dei conti”. Lo dice, in una nota, Legambiente Sicilia.

“I parchi siciliani – continua la nota – sono ormai un ibrido tra comunità montana e pro loco, invasi da bracconieri e fuoristradisti. Caso unico in Italia, sono rimasti esclusivamente in mano ai sindaci con la cancellazione della componente ambientalista e scientifica dopo la soppressione dei comitati tecnico-scientifici. Leggere oggi le lamentele degli amministratori dei parchi che denunciano la mancanza di figure professionali specialistiche, di risorse per la conservazione, di riforme legislative adeguate, appare una beffa”. “Se il governo Crocetta volesse davvero riformare il sistema dei parchi – conclude la nota – dovrebbe coerentemente garantire un totale ribaltamento di queste logiche”.

L’intervento degli ambientalisti arriva dopo l’inchiesta di Repubblica sulle spese di questi enti. Oggi i quattro Parchi siciliani costano 16 milioni di euro l’anno, soldi che servono a garantire solo le buste paga dei 271 dipendenti. Per il resto, non c’è un euro. Nel Parco delle Madonie ci sono ben 81 dipendenti, otto dirigenti e 73 del comparto, che rimangono in gran parte in ufficio durante tutta la giornata. E le aree che dovrebbero tutelare sono abbandonate. A mettere in crisi la gestione dell’ente è anche il contenzioso che riguarda Francesco Licata di Baucina: l’ex manager dell’ospedale Civico, tornato al Parco, ha chiesto di essere inquadrato come dirigente di seconda fascia. L’ente si è opposto, ma ha perso al Tar. Risultato? Deve dare a Licata di Baucina, adesso direttore dell’Arpa, 320 mila euro di arretrati.

Un’altra situazione paradossale è quella del Parco dell’Etna. Qui ci sono 34 dipendenti del comparto e 13 dirigenti, con una media da record di un dirigente ogni tre dipendenti. In pianta organica ci sono due addetti stampa, uno dei quali guadagna oltre 88 mila euro lordi l’anno, ma non c’è un guardaboschi, un esperto di botanica o uno zoologo.

Al Parco dei Nebrodi i dipendenti sono 118 e i dirigenti appena quattro. Ma il direttore Massimo Geraci costa 138 mila euro l’anno, quasi quanto un direttore generale della Regione. E questo perché si è autoapplicato la retribuzione di fascia variabile pari a quella di un capo dipartimento regionale, che in media governa almeno mille dipendenti.

Per il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, gli stipendi sono stati tagliati. “I Parchi, nonostante il quasi azzeramento dei costi di gestione, rappresentato un efficace e insostituibile struttura di gestione del territorio e snodo della rete ecologica Natura 2000 voluta dalla Comunità Europea – dice Antoci – la legge istitutiva dei Parchi, prevede che in essi lavorino complessivamente 400 unità di cui 140 all’Ente Parco dei Nebrodi. Oggi all’Ente Parco dei Nebrodi lavorano 128 unità assunte in forza di concorso pubblico le cui remunerazioni sono quelle previste dal Contratto di lavoro vigente nella Regione Siciliana”.

“In particolare il direttore del Parco ha una retribuzione prevista dal contratto di lavoro, area dirigenti ed, a seguito dell’espletamento di pubblico concorso, ha sottoscritto nel 2010 un contratto di lavoro che prevede una retribuzione di parte variabile di struttura interprovinciale stante che il Parco dei Nebrodi si estende nelle province di Messina, Catania ed Enna. Nel corso del 2013, una direttiva volute dal Governo Regionale, ha ridotto del 20 per cento la retribuzione – aggiunge Antoci – di parte variabile di tutti i dirigenti. Alla data del mio insediamento tale riduzione non era stata effettuata e dunque come primo atto ho richiesto ai dirigenti l’applicazione della riduzione della parte variabile che gli stessi singolarmente mi hanno accettato e l’ho fatto non con decorrenza 17 ottobre 2013, data del mio insediamento

di ANTONIO FRASCHILLA

http://palermo.repubblica.it

 

 

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Category: Legambiente, Sicilia

Comments (5)

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  1. Peter scrive:

    Bella roba davvero, da far venire il voltastomaco. Ma nessuno li ferma questi?

  2. Ferdinando Ratti scrive:

    Sarei grato se qualcuno Legaambiente.mi sà dire quanto costano a noi cacciatori contribuenti i parchi di qualsiasi genere in Lombardia, (parchi creati negli anni ottanta dove in regione imperavano le giunte Rosso /Verdi), ha cosa sone serviti questi parchi???; Se non creare posti e stipendi d’oro a portaborse e politici trombati, oltre che vietare la caccia. Mi è stato riferito che in Austria patria di Francesco Giuseppe (grande Cacciatore) tutto il territorio nazionale è parco, ma la caccia è permessa, anzi non cè la minima intenzione di abolirla. in Italia si è inventato di tutto pur di vietarla, parchi parchetti, parcometri, e chi più ne ha ne metta. (l’unica cosa che mancano e forse andavano fatti erano i parcheggi).

  3. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna) scrive:

    Riguardo al titolo:
    Parchi siciliani sono ridotti a stipendifici
    Tutti i Parchi Nazionali sono stipendifici.
    Sarebbe ora che venisse rivista la Legge 394/91 e anche dato che ci siamo la 157/92
     
     

  4. peppol@ scrive:

    solo i parchi stipendifici ? la PA invece ?

  5. Steve Chiarini scrive:

    Da quale pulpito vien la predica! :-D

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