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Grassi R.: Spendiamo l’ultima speranza

| 20 marzo 2014 | 4 Comments

SPENDIAMO L’ULTIMA SPERANZA
Cala il numero dei cacciatori, aumentano gli scontenti. Le ricette non bastano più. Occorre la medicina. Cerchiamola insieme….

Evitiamo che il passato
Continui a rubarci il futuro”.

Rodolfo Grassi

Rodolfo GrassiSe la storia si ripete in peggio… guardiamo avanti. Il saper vedere oltre l’orizzonte è la speranza dei forti. O dei sopravvissuti che, almeno nella caccia, stanno diventando la stessa cosa. Il nostro esercito coi capelli bianchi ha smarrito altri reparti. Le retrovie si avvicinano pericolosamente alle staffette: c’è il rischio che lo diventino di se stesse, e sarebbe il disastro. Ma non accadrà perché tutti siamo convinti che la caccia, come affermava anche Adelio Ponce de Leon, è eterna. E “solo i preumani vorrebbero abolirla ma saranno aboliti prima loro” diceva.

Beato Adelio! I tempi son grami, il barile fa vedere il fondo: non ci resta altro che la rivincita. Conquistiamola almeno una volta visto che siamo capaci di vincere le meravigliose battaglie del volontariato – e gli esempi di sezioni che devolvono gli introiti di prove e fiere ad opere filantropiche sono innumerevoli – e di interventi a favore della natura. Analizziamo con serietà di intenti e di propositi le ragioni della crisi abbandonando personalismi e convenienze. Si dice “apriamo ai giovani”: ma anche questo appare paradossale e difficile. Perché il messaggio viene ripetuto da decenni dalle solite persone che hanno l’età degli ascoltatori perché i giovani non ci son più. Se ne sono andati come un branco di storni dall’uliveto spoglio.

Ma la colpa non è dei vecchi bensì dei tempi che mutano e della caccia che resta se stessa. Imbalsamata in egoismi e avviluppata nei luoghi comuni. Ci si comporta come vecchi guardiani di un convento che hanno i tempi segnati dagli orari sulla meridiana. Cominciamo ad introdurre qualche obbligo: limite di un turno negli incarichi Atc, informazione on line su gestione, ripopolamenti e sedute dei Consigli, quote concordate, libertà di accesso mediante scambi e tanti, tanti altri interventi che elevino la gestione a responsabilità di tutti.

Perchè il coinvolgimento è il miglior farmaco. Ma non lasciamolo nella farmacia dei propositi enunciati convinti che per tentar di far guarire il malato basti la ricetta e non la medicina.

Rodolfo Grassi

 

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Comments (4)

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  1. Giovanni59 scrive:

    Sintomi: scarso interesse, mancanza di ricambio generazionale, noia ed egoismi; diagnosi e cura: si parla di ATC, quote (soldi), ripopolamenti (??), e coinvolgimenti vari come panacea di tutti i mali oww :(.  Mai sentito parlare di LIBERTà, di selvaggina (in senso letterale?), di dignità, di unione, di parlare con un unica voce, di alzarla anche la voce..se è il caso. Se si continua a ragionare di “riserve” indiane con apparati di gestione e QUOTE per potervi accedere, allora non si è capito qual’è il vero problema della caccia in italia…e non mi va neppure di parlarne. Saluti e …buonanotte.. :evil:

  2. estevan scrive:

    Il futuro della caccia in Italia?  Zone private e riservate a pagamento per chi può, e dove tutto si può, territorio libero addio! questa è la fine.

  3. lucas scrive:

    La caccia è stata resa un’attività sempre più costosa e piena di vincoli (superabili pagando, vedi atc). Con la crisi che c’è, con intere generazioni che non lavorano o lo fanno per salari ridicoli, cosa pensate che rimanga per le attività superflue quando non c’e n’è neanche per quelle necessarie?
    Finita la generazione che entrò in attività quando ancora un operaio o un impiegato esistevano e riuscivano a vivere dignitosamente, tanto da potersi permettre una casa e anche un ingenuo passatempo all’aperto, è ormai l’era dei pochi che hanno ancora disponibilità economiche e possono frequentare le riserve (ATV e AFV) e permettersi il viaggetto all’estero, dove si caccia senza vincoli e senza rotture di scatole, pagando.
    Per gli altri ci sarà la fame e la caccia di frodo per mangiare, come nel medioevo.
    Tutto questo grazie all’euro e al “ci vuole più europa”. Si, per ritrovarsi nel terzo mondo.

  4. peppol@ scrive:

    dai che se ne sono accorti…comunque la colpa e sempre dei cellettari…fastidioso dire l avevo detto  :mrgreen: :mrgreen:

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