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Tar Lazio: una sentenza che deve fare scuola

| 20 febbraio 2014 | 5 Comments

Tar Lazio: una sentenza che deve fare scuola
Il tribunale amministrativo fa piena luce su ruoli e competenze istituzionali e legittima pienamente l’operato di FACE Italia

fidcavifaunaDopo i favorevoli pronunciamenti di TAR Veneto e Consiglio di Stato sui C.V. delle regioni Veneto e Liguria, anche il TAR Lazio, con sentenza di merito sul C.V. 2013-14 respinge totalmente il ricorso di Legambiente, ENPA, LAV, LAC, WWF e LIPU, analizzando e confutando ogni singolo punto oggetto dell’impugnativa. Una vittoria completa che ancora una volta, dopo i successi in Veneto, Liguria e Umbria, conferma la correttezza delle proposte FACE Italia inviate e sostenute presso le Regioni italiane. In particolare in Regione Lazio, un lavoro congiunto fra Ufficio Avifauna Migratoria FIdC e Ufficio Tecnico Legislativo ANLC, in collaborazione con la Regione, aveva permesso di sostenere il calendario con una dettagliata relazione tecnica completa delle motivazioni necessarie a discostarsi in diversi punti dal parere ISPRA.
Federazione Italiana della Caccia ha presentato una memoria ad opponendum, arricchita da un’ulteriore relazione tecnica redatta dai due Uffici sopra citati, in cui sono state analizzate in profondità le motivazioni a supporto degli scostamenti, ampliando quanto già presente nella delibera di calendario regionale, allegando inoltre una corposa serie di riferimenti bibliografici scientifici.
La risposta del TAR è stata netta e inequivocabile, affermando che la Regione Lazio ha motivato correttamente i discostamenti dal parere ISPRA.
Una parte importante della sentenza riguarda anche le competenze e i vari ruoli istituzionali, ribaditi in modo chiarissimo:
Le Regioni sono gli enti pubblici deputati alla gestione concreta della fauna, mentre l’ISPRA è un organo statale di ricerca consultivo.
Le Regioni italiane sono per legge dotate di autonomia nella gestione della fauna e della caccia e per alcune precise finalità devono avvalersi dei pareri ISPRA, ma possono discostarsene con apposita motivazione, proprio perché il compito di gestire la fauna del territorio regionale è loro affidato
.
La sentenza riafferma con evidenza la correttezza dell’utilizzo della decade di sovrapposizione nella fissazione delle stagioni di caccia e in generale assegna il ruolo decisivo ai documenti europei “KC” e “Guida Interpretativa”, inclusa la possibilità di utilizzare dati regionali, come avvenuto per il Tordo bottaccio.
Ancora una volta viene ribadito il senso delle definizioni SPEC, quali semplici acronimi dell’organizzazione non governativa BirdLife International assolutamente non trasferibili a valutazioni ufficiali dell’Unione Europea, e per questo la classificazione SPEC è priva di valenza giuridica.
Dopo questa ennesima sentenza, che riconosce la correttezza delle proposte FACE Italia, auspichiamo che anche le Regioni italiane oggi non in sintonia (ad esempio Piemonte, Sicilia, Abruzzo) le prendano in seria considerazione, al fine di consentire un’attività venatoria sia alla selvaggina stanziale che alla selvaggina migratoria in linea con la legge 157/92 offrendo ai cacciatori di ogni regione le medesime opportunità.
Nel ringraziare la Regione Lazio per le difese presentate con un preciso supporto tecnico ci permettiamo di chiedere dopo questa ulteriore, positiva dimostrazione giuridica, di considerare per il prossimo C.V. le proposte delle Associazioni Venatorie in termini di specie cacciabili, ovvero l’inserimento della Moretta e del Combattente, e aumento del numero di giornate di caccia in pre apertura.
Un grazie infine l’Avvocato Folgarelli, che per FIdC ha seguito la causa.

Roma, 20 febbraio 2014
Per l’Ufficio Avifauna Migratoria FIdC
Lorenzo Carnacina
Michele Sorrenti

 

 

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Category: Federcaccia, Lazio

Comments (5)

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  1. Pietro Pirredda da Arzachena (Sardegna) scrive:

    tutto ciò però non porta adcun calendario venatorio certo. i cacciatori pagano le tasse stagionali a luglio/agosto e poi subiscono ogni anno le angherie di queste associazioni. non sarebbe il caso di costituirci parte civile al fine di farci rimborsare le giornate perse a causa di questi ricorsi?
    chissà magari cosi potrebbero pensarci due volte prima di presentare ricorsi che finiscono in questo modo sopra descritto.
     

  2. sergio scrive:

    Già intanto però il tempo è passato. 
    Gli unici che hanno ottenuto ciò che volevano sono i nostri avversari, anche se definirli avversari non mi sembra corretto.
    Insomma è come se a settembre in piena vendemmia, questa venisse sospesa, per poi dire avete ragione potete vendemmiare a dicembre.
     
     
     
     

  3. Peter scrive:

    Personalmente la maggiore colpa la imputo proprio ai vari Tar i quali, prima di sospendere in modo a dir poco indiscriminato, dovrebbero documentarsi adeguatamente sull’oggetto dell’impugnazione e poi magari sospendere se sussistono i presupposti oggettivi. Invece basta che gli arrivi una qualsiasi richiesta animalista tagliano corto e sospendono fino a data da destinarsi; bella roba davvero.

  4. Stefano Tacconi scrive:

    Troppo facile criticare “sempre e comunque”, pur comprendendo le legittime ire e le insoddisfazioni dei cacciatori laziali.
    Doveroso invece ringraziare Lorenzo Carnacina e Michele Sorrenti (Ufficio Avifauna Migratoria FIdC), unitamente a Emiliano Amore, Alessandro Cannas e Luca Stincardini (Ufficio Tecnico Legislativo ANLC) per il lavoro tecnico-scientifico svolto, che restituisce certezze al mondo venatorio, anche se proiettate per la prossima stagione venatoria.
     

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