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Cpa Grosseto: Progetto Gatti

| 18 febbraio 2014 | 4 Comments

cpaUna delle più importanti sfide del modo venatorio nel futuro prossimo sarà quelli di continuare ad incentivare la raccolta di dati scientifici per contrapporre dati a dati e per conoscere specie per specie lo stato di salute della fauna selvatica.
La conoscenza dei dati ha favorito la stesura dei calendari venatori nelle varie regioni italiane.Calendari che si sono prestati a pochi attacchi tra l’altro inconcludenti degli ambientalisti , in particolare bisogna ringraziare il lavoro svolto dai tecnici della Face Italia e dai rappresentanti di Liberacaccia Cannas Stingardini e Amore.
E’ sulla scia di questo nuovo modo di fare sindacalismo che le associazioni venatorie locali CPA Liberacaccia e l’associazione di salvaguardia delle tradizioni rurali Maremmane CPN hanno deciso di incentivare lo studio di tre giovani ricercatori Emiliano Mori, Mattia Menchetti, Leonardo Ancillotto sul gatto domestico.

Attualmente, le specie introdotte dall’uomo, cosiddette aliene, rappresentano la seconda causa principale di perdita della biodiversità globale. Le specie ferali sono invece quelle che, una volta addomesticate, ritornano alla vita selvatica dove possono sopravvivere e riprodursi indipendentemente dall’uomo. Tra esse, i gatti domestici (Felis silvestris catus) rappresentano il principale predatore in varie aree geografiche (es: isole). Il loro impatto sulla biodiversità indigena è spesso sottostimato per l’affiliazione emotiva che lega questa specie all’uomo.

Il gatto domestico è oggi elencato tra le 100 specie invasive più nocive del mondo, avendo contribuito all’estinzione di 33 specie selvatiche, sia sulle isole sia sulla terraferma. E’ inoltre responsabile dell’inquinamento genetico del gatto selvatico, specie invece autoctona e d’interesse conservazionistico. I dati disponibili per gli Stati Uniti d’ America sono allarmanti, secondo uno studio recentemente pubblicato sulla rivista “Nature” (fino a 20.7 miliardi di Mammiferi uccisi da gatto domestico ogni anno). In molti casi, le uccisioni di fauna selvatica sono esercitate da gatti padronali lasciati liberi, che portano le loro prede ai padroni, come una sorta di ricompensa. Diversamente da quanta accade per gli Stati Uniti d’America, 10 scenario europeo e molto poco noto.

L’Italia rappresenta una delle nazioni più ricche di biodiversità indigena d’Europa. Questo ha incentivato la nascita di questo progetto, che è volto a raccogliere dati sulle predazioni che i gatti domestici esercitano sui territorio nazionale, sia gatti rinselvatichiti, sia gatti di casa lasciati liberi di uscire durante il pomeriggio. Essendo un progetto fino ad oggi autofinanziato, è stato scelto di sfruttare la citizen-science, ovvero sono state coinvolte persone comuni (proprietari di gatti), sponsorizzando il progetto su blog, Social Network, luoghi di aggregazione e università. I dati da inviarsi ad un indirizzo email creato per questa scopo (catspredations@gmail.com) includono: specie predata (preferenzialmente con fotografia annessa), coordinate geografiche e data. Una volta validati con approccio expert-based, i dati sono immessi in un database gestito dai tre ricercatori titolari del progett1o. Nei primi otto mesi di raccolta dati, e stata riscontrata una buona partecipazione del pubblico; oltre 1250 i dati di predazione, 111 dei quali a danni di specie cacciabili. La maggioranza delle predazioni e concentrata nella stagione primaverile ed estiva, quando i mammiferi si riproducono e gli uccelli nidificano, nonché quando si concentrano le principali immissioni e ripopolamenti di selvaggina. L’istogramma sottostante riporta il numero di predazioni registrate a danno di specie cacciabili della fauna italiana; in particolare, quelli per fagiano, lepre e pernice rossa sono stati raccolti nei dintorni di Zone di Rispetto Venatorio.
Questi risultati sono ancora preliminari ed è prevista un’ulteriore stagione di campionamento e raccolta dati.

Follonica 08/02/2014

CPA Grosseto
Il presidente Luigi Strianese

 

 

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Category: CPA, Toscana

Comments (4)

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  1. Bartoccini Mario scrive:

    Forza ragazzi!
    Scardinare le deliranti affermazioni di alcune animaliste è assolutamente necessario, perché le stragi di nidacei sono fatte proprio da quei gatti “ALLA RICERCA DELLA SELVATICITA’ SOPITA”.
    Una riflessione, senza farla troppo lunga, riguarda le casette/nido poste nei parchi urbani e nei giardini bene in vista agli occhi dell’infallibile “sordido” predatore.
    Quando al nono giorno – “o giù di lì” – i piccoli escono fuori per prendere contatto con il mondo e si posano sui rami oppure sulla terra, la loro sorte – in presenza del gatto – è segnata al 100%!   
    L’individuazione dei nidiacei è favorita dal richiamo all’avvicinarsi dell’imbeccata.
    Cordialità.

  2. Banzai scrive:

    Ho visto con i miei occhi 5 (cinque) scoiattoli bruni “morti stecchiti” e messi in bella mostra sulle scale d’ingresso alla casa della “padrona” dal bravo gatto di famiglia.. :evil:

  3. Giacomo scrive:

     ? 
    :wink:

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