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In Toscana più cinghiali che Chianine e maiali

| 11 febbraio 2014 | 5 Comments

In Toscana più cinghiali che Chianine e maiali. La CIA: “Sono 10 milioni i danni accertati dal 2009?

Salvaguardare l’agricoltura. Il lavoro di quasi 100mila gli addetti nel settore è messo a rischio

Cinghiale«Sapete quale è il primo allevamento in Toscana? Si può pensare alla Chianina che ha 20mila capi; ai suini con 119mila capi: invece con grande rammarico siamo costretti a evidenziare che attualmente in Toscana il primo allevamento è quello di cinghiali, caprioli, e ungulati in genere con oltre 400mila capi.
Occorre quindi adottare tempestivamente politiche urgenti ed efficaci per arginare la piaga degli ungulati e predatori che stanno flagellando le campagna toscane».
Lo sottolinea Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana, alla presentazione del report sull’agricoltura toscana alla vigilia dell’Assemblea elettiva della Cia in programma giovedì 13 febbraio a Firenze.
Superare l’emergenza ungulati e predatori – Una piaga che sta lacerando l’agricoltura toscana è rappresentata dall’allarme ungulati e predatori: «Gli agricoltori sono esasperati, non ce la fanno più. E’ l’ora di avere interventi risolutivi a quello che ormai rappresenta una vera e propria piaga per il settore rurale. Da anni assistiamo ad un aumento esponenziale della densità di cinghiali, caprioli, daini e cervi, predatori ed altre specie che invadono letteralmente le campagne toscane- sottolinea Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana -.
I nostri allevamenti sono quotidianamente attaccati da lupi e cani inselvatichiti; migliaia di capi vengono uccisi ogni anno, mentre cresce costantemente il numero di aziende costrette a cessare l’attività».
Dal Duemila ad oggi cinghiali e caprioli in Toscana sono raddoppiati. Si contano in Toscana oltre 400.000 ungulati ed un numero crescente di predatori, che impediscono agli agricoltori di produrre, danneggiano i boschi e l’ambiente, provocano incidenti alle popolazioni. La densità dei cinghiali è ormai a livelli spaventosi: per ogni 100 ettari di territorio ci sono in Toscana almeno 20 cinghiali, mentre il Piano Faunistico Regionale prevede 0,5-5 capi ogni 100 ettari.
All’enorme numero di cinghiali si aggiunge un numero quasi uguale di caprioli, in costante aumento. Per ogni agricoltore ci sono ormai 5 capi ungulati, un carico quasi raddoppiato in cinque anni. 10 milioni di euro di danni produttivi sono stati accertati dagli ATC negli ultimi 5 anni, ma i danni economici ed imprenditoriali sono in realtà assai superiori. Inoltre – denuncia la Cia Toscana – numerose specie non cacciabili, dallo storno al piccione, creano danni che nessuno risarcisce».
«La gravità della situazione è riconosciuta ma dobbiamo constatare, ed è ancora più preoccupante, l’attuale stato di inerzia. Lanciamo un appello alle Istituzioni – conclude Pascucci -, agli atc, alle associazioni ambientaliste, alle associazioni venatorie, a tutte le forze politiche, sindacali, imprenditoriali e sociali, ai cittadini che hanno a cuore l’agricoltura. Chiediamo l’immediata convocazione dei consigli comunali, provinciali e regionale per affrontare l’emergenza faunistica»

http://www.gonews.it

 

 

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Category: Capriolo, Cervo, Cinghiale, Toscana

Comments (5)

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  1. Bepi scrive:

    Mi piacerebbe vedere i dati del 2013 su quanti capi sono stati abbattuti di cinghiali e caprioli ecc. ecc. perchè io tutta questa abbondanza di selvatici quest’anno non l’ho proprio vista. Non sono toscano ma su sette otto uscite in riserva e in libera che sono riuscito a fare quest’anno, penso siano stati abbattuti 10 capi,(zona del Volterrano) mentre altri anni si abbattevano 8/10 capi ad uscita, non vorrei che si facesse un po troppo la cresta sui danni.

  2. Guido Nassi scrive:

     

    Pisa e valdera – Wwf, Legambiente e confederazione agricoltori: “Rivedere il meccanismo della caccia al cinghiale”

    Simone Martini | 21 dicembre 2013 da http://www.pisanews.net/wwf-legambiente-e-confedarazione-agricoltori-rivedere-il-meccanismo-della-caccia-al-cinghiale/PISA – Una vera e propria filiera, in cui qualcuno guadagna, mentre agricoltori e finanza pubblica pagano il conto. Il gioco deve finire, è diventato troppo costoso”. Così la confederazione italiana degli agricoltori, Legambiente Pisa e Valdera e il Wwf la pensano sulla caccia al cinghiale, animale molto diffuso sul territorio pisano che spesso arriva anche a lambire i centri abitati.Preoccupate per i danni alle colture e per il dissesto del fondo agricolo provocato dagli ungulati, per le associazioni il fenomeno è diventato insostenibile. Poco contano gli sforzi degli Ambiti territoriali di caccia per il contenimento numerico degli animali, il punto per questi enti è la filiera del cinghiale: “I cittadini – scrivono nella nota stampa Legambiente, Wwf e agricoltori – devono conoscere meccanismi, cifre e interessi di un’attività ludico ricreativa che garantisce entrate economiche non banali, specialmente in periodo di crisi”. Una carne, quella del cinghiale, che secondo le associazioni fa guadagnare senza dover presentare rendiconti, bilanci né incorrere in tasse. “Dall’altra parte però ci sono i danni – continuano – a carico della collettività e in particolare del mondo agricolo che vengono risarciti con sempre maggior difficoltà da Provincia, Atc ed Ente Parco, cioè dalle casse pubbliche. In mezzo poi – concludono le associazioni – c’è una specie, il cinghiale, frutto di ibridazioni e immissioni a scopo venatorio che hanno creato animali molto prolifici e dal forte impatto sull’attività agricola e sugli ecosistemi”. Il piano faunistico venatorio provinciale sembra aver tentato di correggere questa situazione dando la possibilità di addebitare parte dei danni alle squadre dei cinghialai, promuovendo contenimenti più decisi delle popolazioni dei cinghiali e aumentando la quota da versare agli Atc per i pagamenti effettuati dai cacciatori ospiti. Provvedimenti che, secondo Legambiente, Wwf e agricoltori, devono essere anche accentuati ricorrendo anche a catture massive gestite da tecnici specializzati e personale pubblico, come avviene in alcuni parchi, per riportare in pochi anni la specie in equilibrio.

  3. gagareplica@yahoo.it scrive:

    …finchè ammazzeranno troppi cinghiali adulti e lasceranno popolazioni sempre più giovani il numero dei cinghiali crescerà sempre di più……ma lo volete capire o no…..

  4. massimiliano scrive:

    ottimo gagareplica@yahoo.it

    la corretta gestione è il perfetto contrario di quello che accade adesso in battuta (capibile che viene più naturale e spontaneo mirare al più grosso)
    Ma è quanto di più errante e destabilizzante per la popolazione del suide colpire la capobranco..

    bravo.

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