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AIW: Scoiattolo grigio, quando l’animalismo e’ in malafede

| 11 febbraio 2014 | 5 Comments

AIW: Scoiattolo grigio, quando l’animalismo è in malafede

Si è appreso in questi giorni che il TAR della Liguria avrebbe accolto la richiesta degli animalisti dell’ ASSOCIAZIONE VERDI AMBIENTE E SOCIETA’ – V.A.S, di  sospendere la cattura degli scoiattoli grigi nel parco di Genova Nervi. Per chi non lo sapesse (come forse tanti animalisti), lo scoiattolo grigio è una delle specie considerate “invasive” dal mondo scientifico e preservazionista. Lo scoiattolo grigio è di origine nordamericana e fu immesso accidentalmente nei parchi e nei boschi italiani del nord a partire dal 1948.

wildernessQuesta specie sta però mettendo a rischio la sopravvivenza dell’autoctono scoiattolo rosso, tanto da indurre le stesse autorità e gli esperti di gestione faunistica a prendere delle misure per la sua eradicazione. E’ l’uomo il responsabile del caos biologico, si dirà; certo, ma è questo stesso uomo che dovrebbe, soprattutto nei casi gravi (quando appunto come in questo caso una specie alloctona mette a rischio la vita di una specie autoctona), rimediare con efficaci politiche di contenimento ed eradicazione. Negli scorsi anni si è tentato di procedere in questo senso, ma spesso a bloccare tutto ci hanno pensato… i soliti ricorsi degli animalisti. Uno dei motivi di questi ricorsi era la violenza dei metodi di eradicazione; si sa che lo scopo principale dell’animalismo è denunciare i maltrattamenti agli animali e questa prerogativa, se associata ad un atteggiamento collaborativo e non fondamentalista,  potrebbe anche essere comprensibile. Il problema è che, almeno in questo caso specifico del parco di Nervi, le misure intraprese per l’eradicazione degli scoiattoli grigi erano del tutto incruente, proprio perché prevedevano la cattura e la sterilizzazione. Ma evidentemente certi animalisti devono combattere le politiche di gestione della fauna per principio preso, ricorrendo a delle confuse teorie che dovrebbero giustificare ideologicamente la loro contrarietà… Queste teorie spesso prendono corpo nei comunicati degli animalisti e si riporta come esempio il testo di una petizione organizzata dalla LAV per sottolinearne la confusione che vi alberga: “si dice mettano [gli scoiattoli grigi] a rischio la sopravvivenza dello scoiattolo rosso perché in diretta competizione. Eppure tutte le teorie evoluzionistiche sostengono che se oggi siamo ciò che siamo, lo dobbiamo proprio alla competizione tra specie ed alla sopravvivenza di quelle maggiormente adattabili. Per una volta la permanenza di una specie sul territorio, non sarà messa a rischio dall’inquinamento, dalla distruzione dell’ambiente, dalla caccia sfrenata, ma da un naturale processo di adattamento all’ambiente (…) se oggi siamo ciò che siamo, lo dobbiamo proprio alla competizione tra specie ed alla sopravvivenza di quelle maggiormente adattabili”. Intanto non è proprio naturale la competizione tra lo scoiattolo grigio e lo scoiattolo rosso, semplicemente perché è stato l’uomo a portare in Europa lo scoiattolo grigio; se dovessimo considerare questo atto umano come naturale, allora dovrebbe essere naturale anche la distruzione operata a scapito delle altre specie dall’uomo, visto che secondo la LAV appunto, “se oggi siamo ciò che siamo, lo dobbiamo proprio alla competizione tra specie ed alla sopravvivenza di quelle maggiormente adattabili”. Sta di fatto che l’ambiente a cui si dovrebbero adattare le specie di cui parlano la LAV e altri animalisti è un ambiente che ha subito profonde trasformazioni da parte dell’uomo. E il senso dell’ambientalismo preservazionista sta proprio nel ripensare un nuovo equilibrio ambientale guardando alla “biodiversità potenziale”, ovvero a ciò che di naturalmente integro esiste ancora nel nostro paese. Lo scoiattolo rosso è un indicatore di questa biodiversità, e deve essere salvaguardato  non solo per il suo valore scientifico, ma anche “simbolico”; è un’immagine cioè, di ciò che ancora abbiamo ma che rischiamo di perdere irrimediabilmente, assieme a tante specie chiave e ai loro habitat originari: l’orso marsicano e le sue foreste, la lontra e i torrenti incontaminati, l’aquila reale e le pareti inviolate, il picchio rosso mezzano e i boschi dell’Appennino, la cicogna nera e gli ambienti indisturbati. In questo discorso sulla conservazione entrano in gioco oltre all’inquinamento e all’urbanizzazione, purtroppo per gli animalisti, anche le specie invasive e alloctone. Ma questi discorsi evidentemente interessano poco agli animalisti.

La vicenda del parco di Nervi ha dimostrato che, anche se sono state accolte le loro proposte “non-violente”, come le catture e le sterilizzazioni, gli animalisti hanno preferito seguire caparbiamente un metodo disfattista che rende anche evidenti le palesi contraddizioni che lo contraddistinguono. E’ curioso infatti che si faccia ricorso contro la proposta della sterilizzazione quando sono gli stessi animalisti di solito a porre la regola aurea della sterilizzazione sempre e comunque per i loro cani e i loro gatti (basti ricordare il manifesto della campagna degli “Animalisti Italiani” con un testimonial d’eccezione, l’ex pornoattore Rocco Siffredi)!  Dobbiamo allora giungere a questa conclusione: o gli animalisti sono dei disfattisti in malafede, o hanno idee molto confuse sull’ecologia… o tutte e due queste cose assieme.

Murialdo, 11 Febbraio 2014                                                    

Saverio De Marco
Vicepresidente Associazione Italiana Wilderness

 

 

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Category: Liguria, wilderness

Comments (5)

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  1. Renzo scrive:

    o gli animalisti sono dei disfattisti in malafede, o hanno idee molto confuse sull’ecologia… o tutte e due queste cose assieme.
    Tette e due le cose assieme, questo è sicuro come è sicura la luce del SOLE. Ma un’altra cosa è altrettanto ,inesorabilmente, reale e vera : LA MENZOGNA NEL PORTARE NOTIZIA E L’IGNORANZA ( nel senso di non conoscere alcuni argomenti )  DELLA GENTE CHE NON HA COLPA E VIENE COSTANTEMENTE PRESA PER LA GOLA CON FINTE LACRIMUCCE ,finche con il groppo alla gola sigla sul foglio raccoglitore di firma  nome e cognome. E ce ne sono state 20.000 ,di queste persone. INGANNATE da falsi moralismi ,falsi comunicati( per altro con ferreo impedimento al corretto contraddittorio ) , false prese di posizione. Si è passati dall’eliminazione fisica a la più clemente sterilizzazione in nome di un political correct tipicamente italiano; ma neppure questo va bene . Per i cani e gatti invece ………  

  2. Peter scrive:

    Ma il Tar perchè ha accolto la loro richiesta? Non sarebbe stato più opportuno da parte di questo Tribunale Ammnistrativo un atto di conoscenza della questione per poi decidere con più cognizione di causa? La colpa, a questo punto, è principalmente di questo Tar che ha seguito pedissequamente la richiesta animalara.

  3. Ghibli scrive:

    questo articolo andrebbe postato sul Secolo XIX , sempre che dato che è molto schierato verso gli animalisti sarà estremamente difficile, o sul GenovaToday che accetta questi articoli
    se teniamo queste considerazioni solo per noi il popolo non potrà mai farsi una corretta idea della situazione

  4. Springer scrive:

    Ambientalismo e animalismo in Italia non hanno confini ben definiti…..Si fondono a tal punto che diventa difficile capire dove finisce uno e dove inizia l’altro. Ma la cosa piu’ grave e’ che ci siano Tribunali che appoggino le loro tesi….Questa e’ la cosa piu’ grave…. :(

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