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speriamo nella reciproca convivenza

| 3 febbraio 2014 | 0 Comments

Sergio GunnellaSolidarietà, fratellanza, sussidiarietà…che belle parole! A dispetto di tutto ciò, i rapporti sociali sono caratterizzati oggi da un’ inquietante dose di violenza: non credo si sia mai visto un simile stato di tensione, endemico in quasi tutti i rapporti, spalmato e diffuso a ogni strato sociale, perlomeno a memoria d’ uomo.
A ben guardare, all’ origine di questa situazione, stanno diversi motivi che si intrecciano pericolosamente fra loro: il ragazzo uccide la nonna o i genitori per intascarne l’ eredità; i ladri e i rapinatori vogliono vivere una vita comoda senza lavorare, e a tal fine sono disposti a percuotere e a uccidere le proprie vittime. Gli automobilisti non sopportano neppure i soprusi più banali e per vincere la propria insofferenza, sono disposti a qualsiasi mascalzonata.
Via via che saliamo le scale di un malcostume ormai dilagante, assistiamo a scontri fra tifoserie avverse, allo stadio e per strada, che sfociano quasi sempre in danni alle cose pubbliche e saccheggi ai negozi. Gli anti TAV si scontrano con le forze dell’ ordine, incendiano ogni cosa e ribaltano automobili; gli attivisti di Greenpeace assalgono navi e piattaforme petrolifere, gli ‘animalari’ devastano fabbriche e laboratori e… Ma che diavolo sta succedendo?
Forse qualcuno vuole ripetere la sciagurata stagione del ‘68/77? Chi, come me, oltre ai capelli bianchi ha la Gulliver che gli funziona, la ricorderà sicuramente con sdegno e, come in quei giorni, ne condannerà ancor oggi i protagonisti e i fiancheggiatori. Tuttavia, all’ epoca, ci fu chi espresse la propria tolleranza a tali misfatti targandoli perfino con appelli alla solidarietà. Gli stessi che ancor oggi, dopo oltre quarant’ anni, non perdono occasione per apparire in TV dove si atteggiano pomposamente a ‘maestri di vita’. Amen.
Anche allora, gli episodi più crudi si caratterizzarono con minacce rivolte agli avversari, seguendo caparbiamente una scala crescente di gravità. Se come si usa dire, la storia si ripete, amici, ho la sensazione che si stia imboccando la strada sciagurata di quell’ infausto periodo. Altrimenti, come spiegare la messe di insulti vari e le minacce indirizzate a Caterina Simonsen, una ragazza affetta da una grave malattia che, con coraggio e consapevolezza, ha espresso pubblicamente gratitudine agli animali che avevano permesso ricerche e sperimentazioni di farmaci che l’ hanno aiutata a sopravvivere? I forsennati mentecatti che si ostinano a non riconoscere la differenza che corre fra un essere umano e un animale, l’ hanno apostrofata con improperi e minacce e qualche fellone le ha augurato perfino la morte. Ecco in tal modo delinearsi all’ orizzonte l’ analogia con gli anni settanta. Come in passato, si comincia con le accuse; poi è la volta delle minacce e infine quella delle lesioni personali.
Io che quegli anni li ho vissuti, non posso che pensare ai misfatti perpetrati nei confronti di gente per bene che aveva il solo difetto di non pensarla allo stesso modo; spesso questi soprusi accaddero sotto gli occhi dei politici e della stessa magistratura. Il bello è che fra le autorità preposte ci fu perfino chi non volle vedere né intese intervenire. Ergo, senza l’ accidia di chi governa e di chi si pone all’ opposizione, il terrorismo non ci sarebbe stato, né si sarebbe riproposto, come invece sta succedendo in questi ultimi tempi. Speriamo tutti in un futuro nel quale la solidarietà, la fratellanza e la sussidiarietà possano davvero essere coniugate seguendo le regole della reciproca convivenza.
Se mai ciò accadesse, a goderne sarebbe l’ intera società civile, ivi compresi noi, Uomini dei Boschi. Noi che da sempre abbiamo fatto della legalità una bandiera che non permetteremo mai a nessuno di ammainare.

Sergio Gunnella

 

 

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