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I cacciatori italiani al lavoro per una caccia moderna

| 30 gennaio 2014 | 8 Comments

CNCN_Ass_VenatorieTERMINA LA STAGIONE VENATORIA, I CACCIATORI AL LAVORO PER L’ITALIA CON UNA CACCIA MODERNA VOLANO DI SVILUPPO PER AMBIENTE ED ECONOMIA

In un momento non facile per il Paese l’attività venatoria ha visto crescere il consenso interno e ottenere dall’Europa il riconoscimento dell’adeguatezza delle nostre normative.

Da “Gli italiani e la caccia” maggiori consensi per una attività responsabile nel rispetto delle regole. Sicurezza in aumento, con un calo degli incidenti gravi del 40%

“La stagione di caccia appena conclusa – fanno sapere i rappresentanti di FACE Italia, CNCN e Arci Caccia – ha visto in più occasioni premiare gli sforzi e la serietà del mondo venatorio italiano e di tutti i cacciatori. Mentre da alcuni ambienti si cerca con argomentazioni faziose e letture parziali di delegittimare la caccia, è proprio l’Europa, attraverso il Commissario all’Ambiente Janez Potocnik a chiarire che non ci sono difformità nella normativa venatoria italiana con le direttive UE. A questo si aggiunge che aver innalzato il livello di attenzione sui temi della sicurezza ha visto ridurre significativamente gli incidenti gravi del 40%”.

FACE Italia, CNCN e Arci Caccia, che rappresentano la quasi totalità dei praticanti la caccia in Italia, fanno riferimento al pronunciamento della Commissione Ambiente dell’Unione Europea che recentemente, stimolata da un’interrogazione proveniente dalle fila dell’animalismo più acceso, ha risposto in modo inequivocabile: “La Commissione non ha ricevuto alcun elemento che confermi l’incompatibilità con la direttiva dei carnieri stagionali e giornalieri stabiliti dalle regioni italiane per le diverse specie cacciabili”.

Un chiarimento definitivo, ci auguriamo, in merito a quanti continuano a insinuare che la caccia in Italia sia priva di regole e vada contro le norme europee. La realtà è che nel nostro Paese la pratica venatoria è rispettosa dei principi tecnico scientifici ed etici che la regolano in tutto il Continente, così come delle leggi nazionali e internazionali.

Importante che a dirlo sia proprio il massimo organo di controllo di cui si è dotata l’Unione Europea. È evidente per chiunque legga la realtà in modo non viziato da preclusioni ideologiche, che la caccia moderna è un elemento di regolazione e valorizzazione della biodiversità riconosciuto in tutti i Paesi europei compresa l’Italia, che deve fare di più e presto in questa direzione anche a vantaggio delle imprese agricole e delle loro produzioni che fanno apprezzare il Made in Italy nel mondo.

Una funzione che dovrebbe essere svolta in modo ancora più efficace ed evitare così notevoli problemi alla cittadinanza, specialmente quella che vive in ambiti rurali dove il proliferare eccessivo di alcune specie come il cinghiale e altri ungulati e quelle alloctone come le nutrie, dovuto a carenze normative specifiche e agli impedimenti posti in essere dalle frange più estreme del mondo ambientalista, genera squilibri e danni a volte di enorme impatto sull’economia delle nostre campagne.

In una fase di crisi l’economia che ruota attorno all’attività venatoria – quasi un punto di PIL considerando indotto e settori collegati, con circa 100.000 addetti diretti e indiretti e un valore complessivo di quasi 8 miliardi di euro – può concorrere ulteriormente alla crescita del Paese ma è “boicottata” dagli estremismi animalisti.

È confortante e significativo che di questo si abbia sempre più una maggiore percezione anche nella società, che non raccoglie le provocazioni più deleterie, come ha riaffermato la seconda indagine demoscopica “Gli Italiani e la Caccia” condotta dal sociologo Enrico Finzi di Astra Ricerche, che dà come crescente il favore dei cittadini verso la caccia moderna, sostenibile e normata, ovvero così come si esercita oggi nel nostro Paese.

Occorre rivitalizzare e valorizzare la gestione faunistica attraverso il rilancio degli ATC e dei CA, strumento indispensabile che deve perseguire il fine prioritario dell’arricchimento della biodiversità di cui già il nostro Paese è ai vertici mondiali, ulteriormente migliorabile con nostro maggiore impegno e con il riconoscimento delle fatiche meritorie degli agricoltori.

La riduzione significativa degli incidenti gravi è l’altro dato positivo della stagione 2013/2014. Ristabilire la verità rispetto a quanti strumentalizzano le “vittime” per far credere che la caccia costituisca un pericolo sociale, è un risultato che premia gli sforzi fatti dal settore. E che non a caso ha visto quest’anno una diminuzione di oltre il 40% rispetto allo scorso anno.

“Siamo convinti che anche un solo incidente sia comunque troppo – dicono i rappresentati di FACE Italia, CNCN e Arci Caccia – ma dobbiamo fare i conti con l’inevitabile rischio che qualsiasi attività umana, anche quella apparentemente più sicura, porta con sé. Per questo stiamo lavorando con crescente impegno da anni con corsi di aggiornamento, vademecum, pubblicazioni varie, vigilanza e iniziative di addestramento sul campo come i Safety Days, per innalzare ulteriormente il livello di conoscenza e di pratica dei cacciatori. Possiamo dunque dire che anche un solo incidente evitato grazie alla nostra attività informativa e formativa, per quanto impossibile da quantificare, è di sprone a proseguire su una strada che si è rivelata quella giusta”.

FACE Italia
(Federazione Italiana della Caccia, Libera Caccia, Enalcaccia, AnuuMigratoristi)

CNCN
(Comitato Nazionale Caccia e Natura)

ARCI CACCIA

 

 

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Category: ANLC, ANUU, Arcicaccia, CNCN, Enalcaccia, FACE, Federcaccia, Generale

Comments (8)

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  1. Giacomo scrive:

    Con tutto il rispetto per le elencate disunità sopra descritte, credo che di questi tempi dove i morti in tutte le categorie (anche la più sicura) superino largamente quelli della caccia, mettere come paravento questo dato per dare valore alla caccia Italiana e apparire come i migliori davanti a chi la caccia la vuole morta sia in Italia che in Europa sia molto riduttivo. La caccia Italiana si differenzia da tutte le altre Nazioni Europee non solo per il numero dei cacciatori in meno morti per incidenti nel praticare tale attività, ma bensi per una legislazione molto restrittiva, sia come habitat vietati alla caccia, sia come numero di specie di selvatici vietati , sia per le giornate di caccia, sia per il numero dei capi prelevabili, e sia per un ambiente in decadenza. Di lavoro per una caccia moderna noi cacciatori abbiamo fatto fin troppo in special modo per recuperare facendo sacrifici i soldi di tasse che ci state somministrando ogni anno di più e togliendoci in compenso libertà di caccia togliendoci territorio, sempre più restrittivo. E volevo vedere che il caro  Janez Potocnik dicesse anche che l’Italia dovesse ancora restringere e rispettare. Cerchiamo di essere obbiettivi, perché ci sta molto ancora da lavorare per la caccia ma non sono i cacciatori che devono lavorare sono i governanti e le varie associazioni, per una caccia moderna si…. Ma uguagliandola nei modi, tempi e metodi a quella degli altri Stati Europei. E non si chiede niente di particolare, o mi sbaglio ? Ad maiora.  :-?    Salutiaaamo
     
     

  2. Silvano (Toscano) scrive:

    ”IL POPOLO DEI CACCIATORI ITALIANI”………….un polo che negli ultimi 30 anni si è ridotto del 70% , gestito da associazioni venatorie che invece di gestire questo mondo all’esterno hanno regalato tessere, cappellini, coltellini e cacciate gratis…………
    un popolo che ha una media di età di 70 anni, senza giovani……….
    e che da gli attuali circa 600.000 cacciatori tra 10 anni sarà composto da nemmeno 80.000 cacciatori………..
    come diceva uno, chi vivrà vedrà.
    grazie a tutti, saluti silvano 

  3. luigi scrive:

    “…arricchimento della biodiversità di cui il nostro Paese è ai vertici mondiali…”, mi chiedo se questi ci sono o ci fanno, cioè da quando io ero bambino ( anni 60 ) ad oggi ( anni 2000 ), e lo scrivo per quanto riguarda il mio territorio e quindi i vari habitat per i selvatici, la biodiversità si che è cambiata!!! bisogna vedere se in meglio o in peggio però: tanto per fare solo alcuni degli esempi che riguardano il mio territorio, esso è così cambiato, iniziando dal corso del fiume e quindi dalla pianura, come dicevo c’è un fiume, lungo il suo decorso quando ero bambino c’erano le rive naturali con tutta la flora e di conseguenza la fauna che in esso vi albergava quindi era al massimo il più naturale possibile e l’acqua si poteva bere e nella stessa ci si bagnava durante l’estate, oggi quelle acque così limpide non ci sono più, è restato solo un ricordo, sulle rive del fiume, a parte che hanno canalizzato le acque con gabbioni di pietre e quindi sottraendo flora  e di conseguenza fauna ( senza giunchi, cannucce nisba uccelli acquatici ) ma soprattutto vi è la presenza di ogni oggetto di questa nostra società di consumi, iniziando dalla plastica, continuando per batterie di macchine e terminando con materassi, lavatrici et., continua…

  4. luigi scrive:

    … per non parlava che in esso fiume vi si scaricano le acque degli igienici ( bagni e cucine ) senza che esse venissero depurate, quindi vi lascio immaginare: una cloaca a cielo aperto e d’estate che piove poco queste acque si riducono ai solo scarichi degli igienici e sanitari. Passiamo alle campagne che si ritrovano lungo il corso del fiume: l’agricoltura intensiva degli ultimi anni ha soppressa qualsiasi forma di alberi che non siano viti, le quali per essere coltivate vengono irrorate per lo meno dieci volta ogni anno con prodotti chimici che distruggono qualsiasi forma di vita ornitologica in esse presenti ( con gli atomizzatori con cui gli agricoltori vanno ad innaffiare le viti si butta in aria qualsiasi forma di nido che in esse un uccello vorrebbe costruire con evidenti danni alla fauna ornitologica, con le frese poi con cui arano i territori vengono fatti fuori i nidi dei fagiano per es. e ce da dire che per forza la deve essere fatto il ripopolamento in quanto più a monte esiste una montagna che è Parco e che quindi non può essere utilizzata dai cacciatori, continua…

  5. luigi scrive:

    … queste sono le campagne. Inizia poi la collina e infine la montagna, in quest’ultima, che poi è parco vi hanno costruito una strada che a disprezzo di ogni forma di logica la squarcia in modo tale che si vede in lontananza a distanza di decine di chilometri, strada di cui non sono mai venuto a conoscenza della utilità che  apporta alle popolazioni ( solo d’estate nel mese di agosto ci vanno dei turisti per evitare la calura dei luoghi di pianura ). Lundo il tragitto di questa strada ad ogni tornante vi è scaricato qualsiasi forma di oggetto appartenente alla società di consumo moderna quindi vi lascio immaginare cosa c’è, i motosega poi stanno tagliando un po’ tutto quello che nel corso della vita del pianata il padre eterno aveva creato, basta che vi dico che non c’è più un albero do quercia secolare, prima ce ne erano tanti, eppure che io sappia queste piante secolari sono protette, ma qui stiamo in Italia, è ammesso, quello che non è ammesso è invece il cacciatore, cioè se ti ritrovano andando a caccia allora… apriti cielo, multe sequestro di fucile e cause, ci manca che ti portano dentro!!! Una volta i cacciatori venivano ossequiati da parte di chiunque si incontrava, perché esso veniva considerato come un figura nobile della società, oggi quasi sei un criminale. Non mi voglio dilungare di più. Penso che questo elenco che ho fatto sia abbastanza dimostrativo di come si sta sviluppando la biodiversità da noi

  6. fabrizio scrive:

    Silvano, purtroppo, dice il giusto…….la folle legge 157/92 ha oppresso, vessato e falcidiato i cacciatori ……  senza che i fautori facessero mai un doveroso “mea culpa” e cercassero di moderarne gli effetti devastanti sulla caccia popolare che fa parte delle migliori tradizioni del mondo rurale italiano.  tra un lustro non ci saranno quasi piu’ cacciatori, e probabilmente la caccia diverra’ una lucrosa professione o una passione per soli ricchi, che cacciano polli colorati in costose riserve, in cravatta, col cane da ferma munito di pedigree kilometrico e doppietta da 30.000 euro …….una volta scesi dalla fuoriserie o dal suv….ormai mancano 4 o 5 anni …… vero che la politica ci ha ingannati piu’ volte, con riforme promesse e poi gettate nel dimenticatoio, ma non so se questo sarebbe potuto accadere se chi di dovere si fosse mosso.

  7. nencio scrive:

    Caro Silvano, 
    1) la tassa di concessione governativa nazionale è ferma dal 2001 quindi aspettati come era scritto anche qui che la portino a e 350.
    2) la tassa regionale in toscana è ferma al 1992 
    3) la quota dell’atc è ferma al 1998.
    4) la tessera assicurativa tutti gli anni aumenta di e 5 per poter pagare il calo di iscritti e mantenere poltrone inutili
    Quindi, oltre a non avere un ricambio generazionale del mondo venatorio, tra 10 anni come te dici, se anche un giovane dovesse prendere la licenza di caccia, se non ha un lavoro che gli possa permettere di spendere circa e 3000 smette………
    In futuro solamente chi avrà soldi potrà permettersi di andare a caccia e vedrai che quel fortunato avrà selvaggina in abbondanza…….
    Come tu dicevi, chi ci sarà vedrà !
    Grazie del commento.
    Nencio da Firenze 

  8. Giovanni Roberto Bagnolesi scrive:

    Da quest’anno non rinnovo più. Dopo 6 rinnovi (36 anni di caccia) smetto. L’unico rancore è aver preso la prima licenza a 27 anni quando la caccia si chiamava veramente caccia. Ora non lo è più.

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