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a Felice Steffenino

| 24 gennaio 2014 | 2 Comments

La scomparsa di un significativo scrittore
A FELICE STEFFENINO.
Insegnante, giornalista e cacciatore ha onorato con pagine autentiche la caccia e la letteratura.

Si muore soltanto quando si è dimenticati

cacciatore tramontoHa chiuso il suo diario in silenzio e dal 18 gennaio scorso ha lasciato i giorni per continuare a vivere nella narrativa e nella cinofilia. L’ha raccontata a modo suo, da innovatore controcorrente come ogni autore di genio. E lui lo è stato alla maniera dei piemontesi capaci di indagare l’anima della gente. Con le parole, come Cesare Pavese che Felice conobbe o i colori delle cose alla maniera di Carlo Carrà. Ha camminato, grande, in un’epoca di grandi.
Insegnante per mestiere sentì prepotente la vocazione al giornalismo e fu tra i principali collaboratori della terza pagina dell’Unità di Palmiro Togliatti e Luigi Pintor, nei tempi d’oro del quotidiano che sfiorava le 300 mila copie.
I suoi racconti, in uno stile non imitabile, costringevano le parole nei sentieri dell’anima. Illuminati nella cinofilia, dai bagliori di Giulio Colombo, dalla genialità, un po’ ironica, di Enrico Oddo, dalla passione di Alberto Chielini e Gabriele Mancini, ed insieme a loro Mario Quadri ad insistere sulla magia della seguita.
Nelle sue pagine le langhe e i vigneti chini sotto il sole, gli autunni tristi di nebbie e gli improvvisi bagliori dei voli di starne vere. Descritti come se ogni parola fosse una lama di luce o un respiro di Beppe Fenoglio anche lui a rappresentare le langhe come una realtà universale. Le galoppate dei pointer e quel loro strappo improvviso nel vento e la ferma. Come una fotografia per impreziosire la memoria.
Raccontava in pagine che il tempo ha santificato alla nostra letteratura cinegetica di una caccia serena e a misura di ambiente (basti ricordare fra gli altri Il pointer moderno. Al di là delle colline e altri racconti. Starne e altre cacce ). Di giorni che emergevano dalla galaverna, come la chiamava lui, con i suoi impossibili fiori di ghiaccio.
Leggere le sue cronache era camminare lungo i vigneti spogliati già delle uve e impreziositi dalle ultime starne vere . Ed invitava tutti a non profanare il branco se non dopo San Remigio, primo giorno di ottobre, scrivendo di caricare il fucile quando “i perniciotti son diventati bigi”. Rileggerlo ora- e lo sarà sempre- è seguire, riga dopo riga, il galoppo dei pointer o la danza dei setter, trepidare per un accenno di ferma o sentire il cuore in gola quando il branco si aggrappa all’aria e il fucile cerca di incontare la “vecchia”.
Diceva anche di rosse e di beccacce con quei suoi periodi brevi che si aggrappavano d’improvviso ad un latino italianizzato che solo lui aveva nel vocabolario e mai alcuno riuscì a trafugare, perché solo lui e nessuno mai dopo riuscirà, chiamava il cane da ferma “aviquerente”.
Ricordo – e a volte rileggo – quei suoi libri stupendi e quei suoi testi su Caccia & Pesca e ogni volta lo stupore ammirato di Adelio Ponce de Leon e di Giuseppe Negri, direttore, che aveva con lui grande famigliarità e di tanti, tanti altri. Perchè a Felice Steffenino chiuso nel suo romito a Calliano tutti hanno voluto, vogliono bene. Ed è il dono più bello che Dio fa: continuare a vivere nel cuore della gente.

di Rodolfo Grassi

 

Category: Generale

Comments (2)

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  1. Ezio scrive:

    Bellissime parole in ricordo  di un Uomo d’altri tempi.

  2. Michele Lacenere scrive:

    Ho appreso oggi, leggendo le righe di Grassi, della scomparsa di Steffenino. Descrivere le emozioni che ho provato non è semplice. Non lo conoscevo, ma mi è sembrato di aver perso un parente stretto. Mi è sembrato di essere stato derubato di qualcosa ed infatti mi è stars negata per sempre la possibilità di conoscerlo e di sedermi a fianco a Lui a parlare di Caccia, di Cani, di Selvatici, come Lui sapeva fare e come a me piaceva ascoltare. I suoi scritti non li ho letto, li ho bevuti. I suoi non sono stati semplici racconti, ma insegnamenti preziosi. Grazie Steffenìn, per avermi fatto apprezzare le cose belle della Caccia.

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