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Veneto: piano faunistico. osservazioni delle AA.VV.

| 22 gennaio 2014 | 1 Comment

Piano faunistico-venatorio Veneto 2014-2019: osservazioni delle associazioni

Un’informativa sul complesso iter istruttorio relativo all’approvazione del Piano Faunistico-venatorio regionale 2014-2019 è stata presentata oggi dall’assessore alla caccia Daniele Stival nel corso dell’odierna seduta della giunta regionale. L’iter vede infatti impegnate l’Amministrazione regionale e le Amministrazioni provinciali (che procedono in termini coordinati nel percorso di approvazione dei rispettivi strumenti di piano) nella messa a punto delle documentazioni da sottoporre alla competente Commissione regionale VAS per l’acquisizione del necessario parere a termini di legge.

Stival Daniele“Tra i “passaggi” più qualificanti – ha fatto rilevare Stival – si inserisce l’analisi e la valutazione delle osservazioni sulla proposta di Piano faunistico-venatorio regionale (approvata il 12 agosto scorso) pervenute, in termini unitari, da parte delle rappresentanze regionali delle Associazioni venatorie. Tali proposte si pongono, sulla base della loro formulazione unitaria riconducibile alla maggioranza delle Associazioni venatorie presenti nel Veneto (ANUU; Arcicaccia; Federcaccia; Italcaccia; LiberaCaccia) e alla maggioranza dei cacciatori veneti, quale contributo decisivo a supporto dell’Amministrazione regionale, che può quindi avvalersi, da parte del mondo venatorio, di un contributo responsabile che fa sintesi dei particolarismi”.

“La definizione del nuovo Statuto tipo degli Ambiti territoriali di caccia – ha aggiunto – rappresenta uno dei temi che più stanno a cuore del mondo venatorio. Esso rappresenta lo strumento che, a livello territoriale, dovrà supportare le compagini associative nella realizzazione degli obiettivi del nuovo Piano che dovrà farsi carico di una complessiva modernizzazione dello specifico sistema regionale in un’ottica di rinnovata integrazione con il mondo agricolo, nonché in un’ottica di sostenibilità faunistico-ambientale ed economica del sistema stesso. E’ evidente che in tale contesto non possono non essere valutate con grande attenzione le proposte del mondo venatorio volte a favorire, attraverso appunto una equilibrata “rivisitazione” dello Statuto tipo, una positiva transizione verso gli assetti gestionali preconizzati dalla Giunta regionale in sede di adozione preliminare dello strumento di piano”.

“Alcune di queste osservazioni, in corso di formale implementazione nell’ambito delle documentazioni da sottoporre alla Commissione VAS, comprensiva degli orientamenti assunti dalla Giunta regionale in ordine all’insieme delle numerose osservazioni pervenute da parte dei vari portatori di interesse, appaiono fin d’ora meritevoli di accoglimento”. Stival, in particolare, ha fatto riferimento all’opportunità di misurare a livello di Ambito territoriale di caccia la rappresentatività delle Associazioni venatorie chiamate a designare propri rappresentanti nei Comitati direttivi; di eleggere il Presidente dell’Ambito territoriale di caccia tra i membri del Comitato direttivo espressione del mondo venatorio; di ridurre la penale per ritardata iscrizione all’Ambito territoriale di caccia, da attestarsi al 20% della quota di iscrizione; di prevedere un regolamento specifico, da approvarsi in sede provinciale, che definisca preventivamente quelli che possono essere i “patti associativi” che l’Assemblea dei soci può approvare e correlate sanzioni; di escludere ogni patto che possa attenere alla regolamentazione dell’esercizio venatorio, funzione che spetta al calendario venatorio regionale ai sensi di legge; di prevedere che i cinque rappresentanti designati dall’Assemblea a partecipare con voto consultivo alle riunioni degli organi direttivi siano proposti dalle Associazioni venatorie presenti nell’Ambito territoriale di caccia; di riconoscere la validità in seconda convocazione delle riunioni dell’Assemblea con qualsiasi numero di soci intervenuti; di stabilire che la Provincia, in sede di decisione sulla proposta dell’Ambito territoriale di caccia di sospensione/esclusione del socio, applichi lo specifico regolamento approvato in via preventiva.

Ulteriori osservazioni/indirizzi che da subito appaiono meritevoli di accoglimento per Stival sono: stabilire che le oasi nelle Aziende faunistico-venatorie vallive non possono essere individuate ad una distanza inferiore a metri 100 dai confini dell’Azienda al fine di consentire, senza impatto a carico dell’area protetta, il recupero dei capi abbattuti all’esterno dell’Azienda medesima; fare riferimento, negli indirizzi relativi alla caccia di selezione, alle disposizioni dettate, in materia di armi e relativi calibri, dalla legge quadro nazionale di riferimento n.157/92; stabilire che i danni da fauna selvatica a carico degli Ambiti territoriali di caccia sono solo quelli arrecati da fauna cacciabile immessa; dare atto che non sussistono divieti all’immissione di selvaggina stanziale cacciabile dopo il 31 agosto, in un contesto di pianificazione che pur mira ad una tendenziale riduzione delle immissioni medesime.

“Con altrettanta attenzione – conclude Stival – stiamo verificando altre proposte come la riscrittura dell’articolo valichi montani ai solo fini scientifici, la fruizione di giornate in alternativa alla scelta di caccia effettuata e la mobilità di alcune giornate sul territorio regionale per la caccia alla migratoria. Queste ed altre osservazioni arrivate dal territorio veneto saranno portate all’attenzione della giunta regionale”.

http://www.ladeadellacaccia.it

 

 

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Category: Veneto

Comments (1)

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  1. SERGIO BERLATO scrive:

    Thiene, lì 1 ottobre 2013
     
    NOTE SULLA PROPOSTA DIPIANO FAUNISTICO VENATORIO REGIONALE 2014/2019 PRESENTATO DALLA GIUNTA REGIONALE DEL VENETO
     
    Già nella premessa la proposta di PFVR 2014/2019 presentato dalla Giunta regionale palesa una serie di stridenti incongruenze:
    nella proposta di PFVR la Giunta afferma che “ è da sottolineare il forte coordinamento tra PFVR e Piani faunistico venatori provinciali, affermazione che potrebbe essere classificata come “falso ideologico” dal momento che molte amministrazioni provinciali hanno visto stravolgere le proprie proposte di pianificazione.
    La Giunta regionale, per giustificare lo stravolgimento delle proposte provinciali, si nasconde dietro al Protocollo d’intesa sottoscritto con le province che ha dato vita al DPI (Documento Preliminare di Indirizzo).
    Nella proposta di PFVR si continua poi con affermazioni di principio che lasciano presagire l’applicazione di concetti che, nella loro gravità, corrono il rischio di decimare i praticanti dell’attività venatoria in Veneto, quali “l’equità in termini di superfici per singolo cacciatore” e rispetto dei vincoli di sostenibilità (indici venatori).
    Foriera di nefasti presagi l’affermazione contenuta a pagina 8 che prevede – un utilizzo “evoluto” , per certi versi più coraggioso, di taluni istituti, quali ad esempio le aree di rispetto ed i fondi sottratti –
    Sempre  a pagina 8 della proposta di PFVR si affronta il tema del “mancato coinvolgimento degli ATC nella delicata questione dei danni da fauna” , premessa inequivocabile a ciò che nel proseguo della proposta di PFVR sarà l’attribuzione agli ATC dell’onere di pagare i danni provocati dalla fauna selvatica. Se a questo sui aggiunge la mancata definizione dell’attribuzione della personalità giuridica dell’ATC se ne deduce che i componenti dei Comitati direttivi degli ATC potranno essere chiamati in solido a rispondere del mancato risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica o alle colture agricole o al patrimonio boschivo.
    In compenso agli ATC, per pagare i danni provocati dalla fauna selvatica, viene data la possibilità di aumentare, a carico dei cacciatori, fino a sei volte la quota di accesso agli ATC.
    Si affronta anche il tema del’”ingessamento voluto a carico delle aree di rispetto (art. 21, comma 13, della l.r. 50/1993), lasciando trasparire il più volte respinto tentativo di utilizzare questi istituti, concepiti come possibilità di creare delle “aree cuscinetto” attorno agli istituti di protezione, trasformandoli in veri e propri sistemi di aggiramento delle normative vigenti per abbassare la percentuale di territorio cacciabile sul quale calcolare la residua densità venatoria.
    Non merita commento il riferimento ai “ criteri già espressi nella Conferenza i Rio de Janeiro nel 1992 “ per giustificare azioni che, se approvate dal Consiglio regionale del Veneto, protrebbero produrre effetti nefasti non solo sui praticanti l’attività venatoria ma anche sull’intero sistema di gestione del patrimonio faunistico.
    Non meno foriero di problematiche per il mondo venatorio del Veneto il principio affrontato a pagina 9 della proposta di PFVR quanto si esplicita la necessità di “una riduzione dei contingenti di selvaggina immessi sul territorio provenienti da allevamento e comunque dall’estero, principio che se in linea astrattamente di principio può trovare una cera condivisione, confligge apertamente con il modo in cui questo principio vuole essere concretamente attuato dalla Giunta regionale.
    Meritevole di nota l’intendimento da parte della Giunta regionale di “salvaguardare il naturale ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi”.
    Tralasciando le altre amenità inserite nella proposta di PFVR da parte della Giunta regionale, a pagina 13 ci troviamo di fronte ad un altro passaggio che potrebbe configurarsi come falso ideologico, dove, per giustificare le proprie scelte, la Giunta regionale afferma che le proposte approvate dalla Provincia di Padova “è risultata tuttavia non condivisa dalla quasi totalità delle associazioni venatorie”.
    Pericolosissimo il tentativo da parte della Giunta regionale di imporre nuovi divieti all’attività venatoria inserendo subdolamente nuovi valichi montani interessati dalle rotte di migrazione dell’avifauna.
    Forse non avendo il coraggio di  classificare direttamente come valichi montani alcune aree del territorio veneto, la Giunta regionale prevede di applicare divieti di caccia nei valichi “qualora dalle attività di monitoraggio dei valichi emergessero dati di transito osservato pari o superiore a 800-1000 uccelli giorno e/o a 20.000 uccelli /10 giorni.
    A qualsiasi persona dotata di un minimo di conoscenza tecnico scientifica risulta evidente che un transito simile di uccelli migratori si registra in prossimità di qualsiasi area collinare o montana e non solo in corrispondenza dei principali valichi montani.
    Si registra a pagina 20 della proposta di PFVR il tentativo di estendere l’area di divieto della caccia in prossimità dell’area demaniale del Cansiglio, forse per estendere l’area di protezione dei “bambi”.
    Si registra poi il tentativo di scorporare l’area dell’oasi centro lago di Garda dal computo della percentuale delle aree protette approvate nei precedenti PFVR , scelta che, se approvata dal Consiglio regionale , comporterebbe una ulteriore individuazione di aree sottratte all’attività venatoria per compensare la zona già individuata come oasi nel Lago di Garda.
    A pagina 27 della proposta di PFVR emerge poi un altro tentativo paradossale di espropriare i soci degli ATC del diritto di esprimere la loro opinione e di partecipare alla vita democratica dell’ATC.
    In effetti la Giunta regionale prevede “la possibilità, per l’assemblea dei soci, di dare vita ad un’assemblea di rappresentanti dei soci all’uopo designati ed eletti”.
    Da notare che questi rappresentanti dei soci sono nominati, come prevede la proposta di PFVR a pagina 28, in questo modo.” Entro 30 giorni dall’entrata in vigore del PFVR 2014/2019 la Giunta regionale definisce i criteri e le modalità di designazione ed elezione dei rappresentanti dei soci nonché le modalità di insediamento e funzionamento dell’assemblea dei rappresentanti”.
    Una delega in bianco decisamente inaccettabile!!!
    La Giunta regionale, sempre a pagina 27 della propria proposta di PFVR, si contraddice clamorosamente nel giro di poche righe, affermando dapprima che “si è registrata una conflittualità legata ai criteri di valutazione della rappresentatività delle associazioni venatorie, criteri che hanno penalizzato le componenti a ridotta rappresentanza a livello regionale ma significativamente presenti in alcuni contesti territoriali” proponendo di inserire il criterio di “selezione delle associazioni venatorie, ai fini della nomina dei componenti del Comitato direttivo, in base alla rappresentatività misurata a livello provinciale” per poi proporre di estromettere dal diritto di essere rappresentate nei comitati direttivi degli ATC e CA , associazioni riconosciute a livello regionale che hanno una elevata rappresentatività in tutte le province del Veneto.
    Degno di nota negativa il tentativo da parte della Giunta regionale di politicizzare ulteriormente i comitati degli ATC attraverso l’inserimento (contro legge) di un rappresentante della Regione in ogni comitato direttivo.
     Va sottolineato che nella proposta di PFVR da parte della Giunta regionale si evidenzia che, dall’entrata in vigore del nuovo PFVR tutte le domande di ammissione agli ATC saranno “assimilabili a tutti gli effetti a domande di nuova iscrizione”.
    A pagina 36 la Giunta regionale tenta di superare i parametri imposti dalle normative vigenti per il calcolo dell’indice di densità venatoria e le stesse modalità di accesso agli ATC.
    Appare del tutto evidente che le nuove modalità che la Giunta regionale intenderebbe imporre contro legge non sono altro che il tentativo di legalizzare la volontà di alcuni dirigenti venatori di ridurre drasticamente la possibilità di accesso agli ATC da parte dei cacciatori.
    Degno di nota poi il tentativo di affidare al presidente dell’ATC il diritto di rilasciare permesso d’ospite in base alla sua completa discrezionalità, affidandogli di fatto un strumento dalle prevedibili conseguenze clientelari.
    A pagina 44 e 45 della proposta di nuovo PFVR non si capisce quali siano le motivazioni che spingono la Giunta regionale a proporre l’ulteriore riduzione della possibilità di cacciare in TLV (Territorio Lagunare e Vallivo) con restrizioni che non trovano giustificazione né sotto il profilo delle normative vigenti e nemmeno dal punto di vista tecnico scientifico.
    Stesse valutazioni vanno fatte per il territorio deltizio della provincia di Rovigo.
    Incongruente poi l’affermazione della Giunta che dapprima prende ad esempio le AFV vallive per la loro grande valenza faunistica, frutto di un’oculata gestione, per poi voler determinare ulteriori limitazioni e restrizioni all’esercizio dell’attività venatoria oltre a quelle già previste dalle normative vigenti.
    Estremamente pericolosa per i praticanti l’attività venatoria quanto previsto dalla proposta di PFVR da parte della Giunta regionale che, oltre a prevedere la conferma degli attuali ATC, prevede la creazione al loro interno di una serie di scatole cinesi quali i “distretti venatori” e le ACS ( Aree a Caccia Specifica) , invenzioni che non possono che comportare inevitabilmente che a nuove restrizioni e penalizzazioni per le diverse forme di caccia praticate.
    Va segnalato a pagina 57 della proposta di PFVR anche il divieto di immissione di selvaggina effettuato dal parte dei privati e da parte delle associazioni venatorie, così come il divieto di immissione di  selvaggina al di sopra degli 800 s.l.m..
    Con tutta la problematica tutt’ora irrisolta relativa alla questione “appostamenti ad uso venatorio”, la Giunta regionale liquida l’argomento con 8 (otto) righe, eludendo la questione e lasciando i cacciatori in balìa dei soggetti che sono chiamati ad applicare, secondo la loro interpretazione, le confuse normative vigenti.
    Capitolo a parte per le Zone Addestramento Cani con sparo previste a pagina 71 della proposta di PFVR da parte della Giunta regionale che impone “l’obbligo della recinzione delle ZAC e del recupero della selvaggina lanciata al termine della sessione di allenamento/addestramento”.
    A pagina 72, 73, 74 e 75 risulta singolare la previsione del risarcimento danni da parte degli ATC e dei Comprensori Alpini dei danni effettuati dalla fauna selvatica.
    Singolare anche il corposo tentativo da parte della Giunta regionale di modificare le normative vigenti a livello regionale e di eludere le normative vigenti a livello nazionale per attuare i propri discutibili intendimenti.
    Osservazione di carattere generale:
    Il Piano Faunistico Venatorio Regionale, in quanto strumento di indirizzo, dovrebbe limitarsi a fornire indirizzi invece assume la veste di un regolamento minuzioso, con norme di dettaglio, talora non condivisibili o impraticabili.
    Basti pensare che la proposta di PFVR della Giunta regionale stabilisce addirittura il limite di calibro non inferiore ai 6mm nei prelievi di selezione, nonostante la legge statale 157/92 ammetta come mezzi di caccia tutti i calibri rigati purché non inferiori al 5,6 con bossolo a vuoto di 40mm.
    La proposta di PFVR presentata dalla Giunta regionale, prevede anche che il prelievo selettivo possa essere effettuato solo dall’altana, nonostante in pianura esistano poste naturali che possono garantire la stessa sicurezza dell’altana.
    Basti pensare poi che la stessa proposta prevede che, durante l’attività di cerca e quindi nello spostamento alla ricerca degli animali, l’arma dovrà essere conservata scarica e in custodia e che l’estrazione della stessa dovrà avvenire solamente nel posto scelto per l’eventuale abbattimento.
    Nel riservarci di effettuare un’analisi più approfondita anche di altre parti della proposta di PFVR presentata dalla Giunta regionale del Veneto, ci limitiamo a dichiarare la più completa avversione da parte dell’Associazione Cacciatori Veneti – CONFAVI a questa proposta di Piano Faunistico Venatorio Regionale, preannunciando ogni utile iniziativa per sensibilizzare i cacciatori del Veneto affinchè si uniscano nel rigettare una proposta che, nonostante le consulenze utilizzate dalla Giunta regionale, si è rivelata una proposta decisamente inaccettabile.
    Segreteria regionale
    Associazione Cacciatori Veneti-CONFAVI

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