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un animalista di nome Hitler

| 6 dicembre 2013 | 3 Comments

Sergio GunnellaL’ associazione Federfauna, confederazione sindacale degli allevatori, commercianti e detentori di animali, annovera fra le proprie fila proprietari di animali e coloro che con questi ci lavorano. E fin qui nulla da dire. Anzi; per noi, Uomini dei Boschi, organizzazioni di questo genere portano – per così dire – un raggio di luce in un mondo animato da business & buonismo, moda, tendenze & ritorni d’ immagine, che spesso vanno a braccetto, alla faccia di chi si rompe la schiena in miniera o di chi si ostina a rassettare la propria vigna e quella degli altri. Ma questa è un’ altra storia.

Bologna. Federfauna assegna per il secondo anno consecutivo il ‘Premio Hitler’ agli animalisti e subito divampa la polemica. La consegna del riconoscimento da parte della confederazione sindacale appare ovviamente una provocazione. Tuttavia, gli ex deportati insorgono: ‘Qualsiasi tipo di accostamento, non solo è aberrante, ma rappresenta uno sfregio nei confronti della memoria’. ‘Un premio-provocazione per contestare gli animalisti, per contrastare chi calpesta i Diritti Umani in nome di ideologici diritti degli animali’, ribatte Federfauna.

Il 24 novembre scorso questa giovane Federazione ha pensato bene di dedicare un premio a chi si distingue nella ricerca unilaterale del benessere degli animali. Ho inteso usare il termine unilaterale, non per una semplice astrazione di comodo, ma per escludere categoricamente l’ altra faccia della luna, quella cioè rappresentata dagli esseri umani, categoria secondaria e priva di ogni attenzione da parte di chi si merita un encomio come quello che Federfauna ha voluto chiamare ‘Premio Hitler’.

Nessuno salti sulla sedia, vi prego; e non fatevi prendere dalle convulsioni: rischiereste di offendere le vostre coronarie o, peggio ancora, di compromettere il progetto domenicale dedicato alla solivola lungo/beccuta signora che vi sta togliendo il sonno da due settimane. La provocazione, dal carattere vagamente goliardico, è lampante. Tuttavia, per chi non volesse capirla, o meglio, per chi non lo sapesse, Adolf Hitler, a parte qualche difettuccio di carattere squisitamente ‘umanitario’, si considerava un animalista. Proverbiali erano le attenzioni dedicate ai propri pastori tedeschi ai quali era riservata una buona quantità di carne anche quando il popolo di Germania in guerra, rovistava fra i rifiuti bucce di patata e pane allungato con la segatura. Ma anche questa è un’ altra storia.

L’ esempio di quale trattamento riservasse questo mascalzone agli uomini, ci viene tramandato dai suoi diari, dai campi di sterminio e dalle esecuzioni degli oppositori al suo credo, che – nella migliore delle ipotesi – egli faceva impiccare col filo spinato.

Stando a certi discorsi e a certe azioni isteriche mostrate in TV, forse anche qualche animalista d’ oggi, così come il proprio patrocinante di origine austriaca scomparso fortunatamente da settant’ anni, non ha ben chiara la differenza esistente fra l’ animale e l’ essere umano, la cui scintilla dell’ anima immortale – per lo meno stando alle verità coltivate dai teologi – fu creata da Dio a propria immagine e somiglianza.

Gli animalisti di oggi non sono dei nazisti. Tuttavia hanno un certo grado di pericolosa intolleranza alle critiche e un preoccupante atteggiamento aggressivo nei confronti di coloro che confessano di avere idee diverse dalle loro, finendo perfino a usare violenza, come nel caso di devastazioni agli impianti di ricerca, malmenando gli operatori e incendiando stabili e automezzi.

Ma torniamo al ‘Premio Hitler 2013’. Opportunamente (poteva meritarlo qualcun altro?) esso è stato attribuito all’ ex ministro Michela Brambilla, che – dopo i fallimenti collezionati dalla sua esperienza politica vissuta fra gli uomini – si è dedicata a tutto tondo agli animali. Non conosco le motivazioni dell’ assegnazione. Tuttavia, ne condivido lo spirito: esso va considerato alla stregua di un premio alla carriera; una sorta di riconoscimento per chi, come lei, non ha mai capito – con tutto il rispetto di questo mondo – la differenza che corre fra la cagnetta Laika e Alessandro Volta, fra il campione di galoppo Ribot e Artur Shopenhauer…

Personalmente, sono certo che la targa non sarà ritirata. Ma ciò non farebbe che rafforzare lo spirito con il quale tale premio è stato ideato. Ecco perché anche noi, Uomini dei Boschi, vogliamo rassicurare gli ex deportati: siamo con voi. Il ‘Premio Hitler’, i cacciatori, non lo vinceranno mai!

Sergio Gunnella     

 

 

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Category: Radio bosco

Comments (3)

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  1. Franco scrive:

    Hitler era animalista? Beh, il suo braccio destro, Hermann Goering, condannato a a Norimberga per crimini contro l’umanità, era un cacciatore. A quando il premio goering?    :roll:

  2. Banzai scrive:

    Ma dove volevi che andasse goering con quella panza che si ritrovava..la verita su hitler animalista è già presente da tre o 4 anni in un articolo su http://www.cacciacpad.com scritto dal grande E. Mori! :roll: :roll: :roll:

    • Giobanni Roberto Bagnolesi scrive:

      Naturalmente “il buon” Goering con la panza che aveva andava in riserva come tanti “panzoni” italici che amano la caccia. Nomi? Pensateci sopra! oww oww oww oww oww

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