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Beccaccia: tecniche di caccia col cane da ferma

| 2 dicembre 2013 | 6 Comments

Approccio al bosco: tecniche di caccia col cane da ferma

La beccaccia è una creatura affascinante, il suo mistero, l’ambiente in cui vive e non per ultimo la sua morfologia hanno da sempre attirato numerosi appassionati.

La sua caccia è tra le più belle e impegnative, ed è proprio per questo che porta chi si accinge a praticarla con una certa costanza a specializzarsi. E’ solo con la specializzazione, infatti, che si riescono a ottenere buoni risultati, coronati dall’esaltante emozione provata nel momento in cui stringeremo tra le mani la nostra amata regina.

Nel nostro Paese la regina si insidia con l’ausilio del cane da ferma. Questa forma di caccia è per il sottoscritto la sublimazione dell’arte cinegetica e si caratterizza proprio per uno spirito accentuato di ricerca e di conquista, che vede al primo posto (oltre alla conoscenza delle abitudini della beccaccia e dell’ambiente in cui si caccia) proprio il lavoro del cane. Sarà lui che, grazie alla sua bravura ed esperienza, ci condurrà sempre più spesso verso quell’incontro che per alcuni resta solo un sogno.

Cercare una beccaccia senza cane è quasi impossibile…

… la sua intelligenza nel sottrarsi, il suo mimetismo, il bosco fitto e intricato che la accoglie la rendono invisibile anche a un occhio attento; essa sarà vulnerabile solo per la sua emanazione, che il più bravo dei nostri cani riuscirà a percepire.

Sono molte le razze che fermano la preda (elencate nel gruppo 7 – ENCI) e tutte hanno delle caratteristiche specifiche, soprattutto possiamo distinguere cani a cerca ristretta e cani di “mentalità” a cerca più ampia.

I primi, quelli a cerca ristretta, si adattano molto a una caccia che prevede la perfetta conoscenza da parte del cacciatore-conduttore del luogo ove effettuare la battuta, oltre che la conoscenza di tutte le rimesse e di tutti gli angoli dove dovrà indirizzare il proprio ausiliare, andando così a perlustrare metro per metro e avendo circuiti fissi e ben delineati.

Anche se sono fermamente convinto che la scelta del cane, e di conseguenza del metodo di lavoro di quest’ultimo, sia strettamente legata al tipo di ambiente, io preferisco sicuramente i cani a grande cerca, forse perché mi danno la sensazione di grandi spazi, di libertà e, perché no, di rischio; comunque sia, a loro va la mia preferenza. Sono questi che, grazie alla loro esuberanza, mi condurranno verso quelle beccacce che non avrei mai cercato o che, comunque, non sarebbero mai state alla mia portata con un cane a cerca stretta.

Sia ben chiaro, la grande cerca nel bosco non ha nulla a che vedere con quella che si svolge più competitivamente nelle grandi distese pianeggianti su altri tipi di selvatici, nel bosco cambia il metodo; il terreno dovrà essere affrontato dal cane con cura e attenzione, mantenendo sempre il collegamento con il conduttore e con la consapevolezza da parte di entrambi (cane e cacciatore) di dover formare un perfetto binomio che, al contrario, renderebbe vana la cacciata. Tutti e due devono mantenere un filo invisibile che li lega tra loro (anche a distanza), non serviranno mai ripetuti e chiassosi richiami, il cacciatore avrà solo il compito di seguire i movimenti del suo ausiliare coadiuvato di campano o beeper, dandogli fiducia e stando attento a ogni minimo cambiamento di suono di quest’ultimi. Questo contatto reciproco non significa avere il cane sotto i piedi, bensì, come si dice in gergo, “averlo in mano”, sarà l’arma in più del vero beccacciaio e stabilirà un equilibrio indissolubile tra i rispettivi ruoli di cane e cacciatore.

Ferma solida e consenso spontaneo

Altre doti fondamentali per un cane a grande cerca, oltre al collegamento, sono una ferma solida e un consenso spontaneo.

Un cane con queste caratteristiche sarà più libero di esprimersi e quindi di valorizzare le proprie qualità di cacciatore, non dovrà agire sotto il continuo incitamento del conduttore e stare sempre concentrato su quest’ultimo, ma al contrario sarà lui a decidere, a volte anche sbagliando, ma è proprio così che farà esperienza e diventerà un ottimo ausiliare.

E’ vero, i cuccioloni esuberanti ci faranno penare non poco, ma saranno loro, una volta maturati, a darci le più grandi soddisfazioni. Le prime beccacce magari non le fermeranno come veterani, ma con il tempo miglioreranno, l’importante è ricordare che non gli insegneremo a fermare beccacce reprimendo il loro spirito d’indipendenza.

La pratica e gli incontri ci daranno una mano. Dopo i primi errori e sfrulli, il soggetto intelligente si correggerà da solo e l’istinto a forzare il volo dell’uccello (che per il nostro cucciolone vuol dire avidità e voglia di catturare) lascerà il posto alla tanto sperata ferma che, come sempre, riempirà i nostri occhi e il nostro speranzoso cuore di immensa felicità e di conseguenza ci darà la possibilità dell’abbattimento.

Questo insieme di azioni – cerca indipendente/ferma/abbattimento (ripetute più volte durante le nostre uscite) – rafforzerà e consoliderà la ferma, dando al cane sicurezza nella cerca e al cacciatore quella fiducia nel proprio ausiliare che, unite, serviranno a reperire il maggior numero di selvatici possibile, aumentando di volta in volta il bagaglio d’esperienza di entrambi.

Col tempo poi il beccacciaio imparerà a fidarsi sempre più del proprio ausiliare e grazie anche all’utilizzo del campano o del beeper – o come faccio io di entrambi -, riuscirà a capire ogni piccola sfumatura del lavoro del cane, comprendendo per filo e per segno quale e quanto terreno sia stato esplorato. Infine, se saremo fortunati, il rallentare del ritmo del campano, seguito dal silenzio e dal successivo beep beep, ci farà sobbalzare il cuore e ci condurrà verso la nostra dama dagli occhi di velluto.

Per concludere, possiamo dire che utilizzare questo tipo di cane, ad ampio raggio d’azione, dà al cacciatore la possibilità di esplorare molto terreno senza fossilizzarsi troppo sulle note rimesse, che comunque non saranno trascurate, così come si presume non dovranno esser trascurati tutti gli angoli possibilmente propizi a ospitare la regina del bosco.

Il cane è il protagonista

Comunque sia, a cerca ristretta o a grande cerca (secondo le proprie preferenze personali e le proprie esigenze), sarà sempre lui, il Cane (la C maiuscola non è a caso) che determinerà il successo in questo tipo di caccia, ricordando che non basterà fermare occasionalmente la beccaccia per essere proclamato beccacciaio: il beccacciaio ha il tarlo della beccaccia, è il cane che vive per la beccaccia.

E’ una rarità e non esiste formula per averlo se non tentare di affidarsi a selezioni che si basano su ottime genealogie di cani cacciatori, e comunque incrociando sempre le dita e consumando scarponi in montagna e nei boschi nella speranza che il nostro giovane pupillo sboccerà in un grande beccacciao.
(testo e foto di David Stocchi)

L’articolo è stato pubblicato sul n°1 di Beccacce che Passione 2013.

http://www.caffeditrice.com

 

 

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Category: Beccaccia, Libri/Riviste

Comments (6)

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  1. Giacomo scrive:

    e comunque incrociando sempre le dita e consumando scarponi in montagna e nei boschi
    —————————————————————————————-
    Certo che per fare questo c’è bisogno della materia prima, cioè proprio il territorio che in alcune regioni come la Campania è stato preso da parchi e parchetti e da ATC che emanano tariffe esorbitanti per far cacciare la migratoria in altre regioni. La beccaccia se non sbaglio è un migratore.   :twisted:   :-?  Salutiaaamo

  2. laser scrive:

    Ti capisco Giacomo, eccome…
    Da un paio di anni anche io ho rinunciato a cacciare nella “cara” Basilicata, e dire che andavo al massimo 4\5 volte\anno.
    Ma come sempre\spesso ripeto LA COLPA E’ SEMPRE E SOLO NOSTRA….

  3. Giacomo scrive:

    Caro Laser, certo che la colpa è nostra ma forse non di tutti ma maggiormente di quelli che si possono permettere di pagare oltre a quello che già pagano nella propria regione, anche quello che c’è da pagare fuori regione come dici tu che andavi in Basilicata, dove raddoppiando la quota quest’anno sono andati a chiedere 150 euro di tesserino per i fuori regione. Voglio vedere l’anno prossimo se non metteranno le cose in modo da poter dare una caccia fattibile sia per il territorio che per la moneta quanti ancora daranno le dimissioni, oltre a quelli ( e sono migliaia ) che già quest’anno hanno appeso lo schioppo al chiodo. Staremo a vedere, intanto godiamoci quest’annata da schifo :mrgreen:   sia per il passo scarso che per i ricorsi, tasse pagate per esere integerrimi e a posto con la legge, ma soldi alla fine buttati nel cesso.   :-?    :wink:    Salutiamo  

  4. luigi da sorrento scrive:

    PARECCHI CACCIATORI, NEL TEMPO, HANNO PARAFRASATO L’AFFERMAZIONE DELL’AUTORE E DI PARECCHI GIORNALISTI DI SKY, CERCANDO, E AD HOC TROVANDO, CANI CHE “SI MANGIANO LA MONTAGNA” E CHE CACCIANO A PIU’ DI 300/400 MT DAL CONDUTTORE…..QUESTO NON FA ALTRO CHE SNATURARE LA CACCIA AD UN SELVATICO NOBILE E QUESTI CANI CHE TROVANO E CHE BIPPANO A 500 MT DAL CONDUTTORE GUASTANO SOLO L’ARMONIA DELLA CACCIA, PORTANDO A NESSUN RISULTATO…TROPPE VOLTE I BECCACCIAI SI BEANO DI MOLTEPLICI INCONTRI….SENZA VEDERE UNA BECCACCIA….MEDITATE,GENTE, MEDITATE

  5. anpao scrive:

    bravi!…………

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