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L’opinione: Ma muore solo un orso?

| 11 novembre 2013 | 3 Comments

SDC_Nov_13L’opinione: Ma muore solo un orso?

Quel sabato mattina, la notizia era sulla bocca di tutti: “M2 è andato”. “Come?” “Ma sì. M2, l’orso. Quello grosso. Il Tita (nome di fantasia) l’ha trovato stecchito. Era già marcio, ma la fucilata, bassa sulla spalla, si vedeva benissimo. Gli hanno tirato!”
Così ho saputo che il primo orso sicuramente bracconato in Trentino è morto proprio nella mia valle, proprio nella mia Riserva Comunale di caccia. E mi è venuto un groppo in gola.
L’orso mi affascina da sempre, lo considero un animale speciale, ero felice per la sua presenza e non vedevo l’ora di osservarlo in natura. E ho pensato anche a noi cacciatori di Rabbi, su cui calava una cappa di sospetto e ignominia. Triste per ciò che è accaduto, ho provato a rifletterci su.
In Trentino, negli anni ’90, sopravviveva l’ultima, risicata (quattro forse cinque animali), popolazione di orsi delle Alpi. Per salvarla si attivò un progetto europeo, con la reintroduzione di 10 orsi sloveni (2000-2002). Il progetto conteneva una robusta indagine demoscopica, che registrò, anche nelle valli dove gli orsi sarebbero stati liberati, un forte consenso. L’orso piaceva. Ma a posteriori, credo che tanta simpatia fosse per “l’idea dell’orso”, per l’orso in teoria. Poi sono arrivati gli orsi veri e… con essi un po’ di problemi: animali domestici predati, apiari distrutti, incontri ravvicinati che non tutti apprezzano.
Non ho dati recentissimi, tuttavia sospetto che l’orso in carne e ossa di oggi abbia assai meno simpatizzanti dell’orso ideale di due decenni fa. Io rimango, senza esitazioni, fra i sostenitori dell’orso. Ma sarebbe miope ignorare chi è scettico e chi è contrario. Perché, come abbiamo visto, la testa calda (e vuota) che decide di fare “giustizia sommaria”, poi salta fuori. Con il rischio che il reo diventi una sorta di paladino per alcune frange, stimo purtroppo non trascurabili, della popolazione locale. La Provincia Autonoma di Trento è impegnata in un costante braccio di ferro con Roma per la gestione degli orsi problematici.
L’anno scorso la stessa ordinanza di cattura per rimuovere incruentamente proprio M2 (che aveva iniziato a creare scompiglio) fu impugnata dal Ministero. Servirebbe, invece, io credo, meno burocrazia e più tecnica: un approccio più flessibile ed efficace nella gestione dell’orso. Non l’approccio semplicistico dei bavaresi, che nel 2006, non appena “Jj1” (alias “Bruno”) passò il confine lo stesero, facendone un caso mediatico internazionale. Forse l’approccio svizzero, che stabilisce un limite di interazioni “problematiche” superato il quale il soggetto viene abbattuto. Gli svizzeri infatti nel 2008 hanno “tolto di mezzo” Jj3 (fratellastro di Bruno!) lasciando invece indisturbato Mj4, che non dava preoccupazioni.
Pur amando l’orso, credo che una gestione altamente conservativa, che preveda però anche l’extrema ratio della fucilata non sia da scartare a priori. Negli anni sono arrivato a pensare, suffragato peraltro da opinioni di tecnici e ricercatori che proprio di orsi si occupano, che togliere dal gioco alcuni animali farebbe bene a tutti gli altri. Gli orsi sono molto intelligenti e hanno comportamenti soggettivamente differenziati. Nella popolazione complessiva attuale in Trentino (minimo certo di 43 orsi, ora 42, presumibilmente di più) ben tre quarti dei danni (puntualmente rifusi) sono causati da quattro specifici soggetti.
Viene spontaneo pensare che abbattendo esattamente quegli animali si ridurrebbero con efficienza danni e rischi. Inoltre, anche sotto un profilo sociale, che non può essere trascurato, si darebbe un segno concreto di “controllo totale” e “protezione” a chi vive nelle valli e magari esercita quelle attività sul territorio che con l’orso devono fare i conti davvero. Credo che questa opzione (magari da non usare mai, ma potenzialmente accessibile) farebbe bene alla conservazione dell’orso nel suo complesso.
Parafrasando la cruda e terribile frase di Mao Zedong: “Abbatterne uno per salvarne cento”. Crudezza e cinico pragmatismo dunque? O piuttosto un approccio “laico” e se vogliamo disincantato che guardi alla salvaguardia dell’orso, al futuro dell’orso, nel suo complesso? Distogliendo gli occhi dal singolo esemplare, per dedicarsi a tutti gli altri orsi, tutti quelli che non vediamo ma ci sono, e scommettendo su di loro.
Ma, a parte le realtà animaliste, cosa ne direbbero i salotti bene? Le redazioni dei giornali? Le signore fuori dal centro commerciale? Cosa ne direbbero quelli per cui l’orso è ancora solo un’idea? Siamo in Italia, dove nella gestione della fauna l’aspetto tecnico e a volte anche il buon senso, si scontrano con l’approccio ideologico, i simboli (e l’orso è iper-simbolico), le posizioni politiche, la carente conoscenza della realtà. C’è da chiedersi se a Rabbi sia morto “solo” un orso o se l’azione criminale sia un sintomo di crisi del progetto di altissimo valore che il Trentino ha intrapreso quasi vent’anni fa per salvare la specie. La questione – far convivere oggi orsi e uomini nel cuore dell’Europa – è complicata e delicata. Qualcosa di ragionevole va fatto, anche per non lasciare campo libero a stoltezze come quella consumata a Rabbi.
Per info: Provincia Autonoma di Trento – Rapporto Orso 2012, http://www.orso.provincia.tn.it/rapporto_orso_trentino

Ettore Zanon, Sentieri di Caccia novembre 2013

 

 

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Category: Libri/Riviste

Comments (3)

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  1. Peter scrive:

    Il suo discorso non fa una piega sig. Zanon, ma attuare il suo pensiero in Italia? E poi da chi dai nostri politici ipocriti come sono? Abominio, scandalo. Se non si cambiano le teste non si andrà più da nessuna parte.

  2. Springer scrive:

    “”….Credo che questa opzione (magari da non usare mai, ma potenzialmente accessibile) farebbe bene alla conservazione dell’orso nel suo complesso…””
    _________________________________________________________
     
    La cosa piu’ ragionevole  e’ proprio questa….E proprio a salvaguardia dell’ Orso….  :wink:

  3. Ezio scrive:

    Un orso …o qualsiasi altro grande animale… “problematico” o in buona consistenza numerica, DOVREBBE poter essere abbattuto a pagamento da parte di chi desidera fare questo tipo di caccia e le risorse economiche acquisite sarebbero poi utilizzate per la protezione di altri suoi consimili e dell’habitat.
     
    In Italia non accadrà mai.
     
    In molti Stati del mondo accade da sempre.
     
    Saranno quelli più arretrati culturalmente ed economicamente??
     
    Se si fa una ricerca, magari, si rimarrà stupiti dai risultati della stessa.

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