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Lombardia: Caccia, la nuova legge in primavera

| 8 novembre 2013 | 0 Comments

Lombardia: Caccia, la nuova legge in primavera
Federcaccia mette avanti le mani: «Le priorità ormai sono chiare» Sala (Lista Maroni) per il dialogo: «Siamo qui per guardare avanti»

cacciatore tramontoDopo vent’anni di «onorato» servizio la legge regionale 26 sulla caccia, varata il 16 agosto 1993, tra qualche mese lascerà posto a una nuova che dovrà nascere dal confronto tra politici, associazioni di cacciatori e territori. È con questo spirito che l’VIII commissione del consiglio regionale ha aperto il dibattito sui progetti di legge 48 e 93 che confluiranno poi in un unico documento da far votare all’aula entro primavera. Così, per trovare la giusta sintesi, Alessandro Sala (Maroni Presidente) coordinerà il gruppo di lavoro che si è riunito per la prima volta ieri pomeriggio al Pirellone. «Sarà un percorso di ascolto che si chiuderà a fine anno – ha ribadito Sala parlando alle associazioni arrivate a Milano -. Quella vigente è una buona legge, ma dopo vent’anni ha sicuramente bisogno di un aggiornamento senza stravolgimenti. È importante capire il contesto in cui ci troviamo ad operare: nel 2013 in Regione Lombardia si sono tesserati 3037 cacciatori in meno rispetto ai 78.938 del 2012. A Brescia nell’ultimo anno sono stati rilasciati 26.043 tesserini, mille in meno rispetto al 2012. Un’emorragia che va contrastata anche alla luce del 49,2% di italiani che ormai sono favorevoli ad una caccia normata e sostenibile».
Intorno al tavolo, coinvolte per la prima volta nella stesura della nuova legge, anche Federazione Italiana della Caccia, Associazione Migratoristi italiani, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia e Italcaccia che hanno avuto modo di visionare i due progetti di legge e che hanno già depositato agli atti una serie di osservazioni.
L’affondo di Mauro Cavallari, presidente regionale lombardo della Federazione italiana della caccia, è stato tutto sui principi della nuova legge. Cavallari si è detto favorevole ad un lavoro migliorativo che non pregiudichi la situazione attuale. «Le priorità sono chiare – ha detto – modificare i passaggi sui richiami vivi, le norme sul piano faunistico per rivedere le fasce di rispetto, la gestione delle oasi coinvolgendo i cacciatori e le norme sull’addestramento dei cani. Naturalmente il tutto dovrà essere fatto tenendo conto delle recenti sentenze in materia».
ANCORA PIÙ PRAGMATICO Domenico Grandini, presidente regionale dei Migratoristi, che ha sottolineato i problemi relativi all’incerto destino istituzionale delle Province, chiedendo di valutare l’eventuale ridistribuzione delle competenze e ribadita l’attenzione all’addestramento dei cani, chiedendo un «pacchetto di giornate di caccia alla migratoria, come del resto già fatto da altre regioni italiane». Sulla stessa linea Marcello Fornaroli di Italcaccia, che ha auspicato dal tavolo di lavoro una sintesi delle posizioni di migratoristi e stanzialisti per arrivare ad una legge che freni l’emorragia di cacciatori, e Salvatore Conti, di Libera Caccia, che ha invece puntato il dito sulle gravi difficoltà lamentate soprattutto per i «piani faunistici incongrui». «La sensazione è positiva – ha rimarcato Corrado Tomasi, consigliere Pd -. Credo che ci siano tutte le condizioni per lavorare bene senza preclusioni ideologiche». Sul fronte opposto Mauro Parolini, capo gruppo del Pdl, e Fabio Rolfi della Lega hanno rilanciato: «La passione delle tante persone che praticano la caccia va riconosciuta e valorizzata, con la giusta attenzione alla tutela ambientale che i cacciatori non hanno mai messo in discussione. Il cacciatore non è nemico dell’ambiente, ma contribuisce a garantire il giusto equilibrio faunistico».
Sintesi perfetta, almeno a parole, aspettando le altre audizioni in commissione. «Ci aspetta un lavoro lento, non sempre facile, spesso invisibile, di tanti volontari, nascosto dalle fanfare mediatiche nazionali, ma che a livello locale dà i suoi frutti – ha chiuso Sala prima di dare appuntamento al prossimo mercoledì -. È a partire da questo ragionamento che dovrà concentrarsi l’impegno dell’istituzione regionale di concerto con gli altri livelli istituzionali, Parlamento italiano e Comunità europea. È necessario perciò intervenire sulle norme, sia quelle di sicurezza, sia quelle ormai assolutamente indispensabili di derivazione scientifica che regolano la caccia, sia quelle del rapporto cacciatore territorio, sia quelle del terreno cacciabile». E le 26 mila doppiette bresciane rimangono alla finestra aspettando la legge. giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Giuseppe Spatola

http://www.bresciaoggi.it

 

 

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