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Ovindoli (Aq): Ecco come reintrodurre la lepre sul territorio

| 6 novembre 2013 | 3 Comments

Ovindoli (Aq). Ecco come reintrodurre la lepre sul territorio

Ovindoli – Sanità animale e nuovi modelli di gestione integrata degli allevamenti: questi i temi affrontati nel convegno di giovedì scorso, 31 ottobre, a tema:‘La lepre: proposta per un modello di gestione integrata della specie’.

LepreOrganizzato dal ‘Co.N.A.L. (Consorzio Nazionale Allevatori Lepri)’ presso la sala convegni del Ristorante Hotel Mille Pini di Ovindoli, il dibattito ha registrato la presenza di relatori di altissimo profilo tecnico-scientifico, con alcuni dei maggiori esperti del settore, a livello regionale e nazionale. Ad aprire i lavori, Luca Sciulli, presidente del Consorzio nazionale allevatori lepri, il Conal.

“Stiamo lavorando – ha spiegato Sciulli – per reintrodurre questo animale sul territorio, cosa difficile per una serie di fattori che vanno dal bracconaggio all’eccessiva presenza di predatori, come anche l’aumento delle strade con conseguente disboscamento o l’aumento di prodotti disinfestanti usati per concimare, che creano difficoltà per l’attecchimento della specie sul territorio. Siamo impegnati per tornare alle giuste proporzioni tra predatori e prede: per riuscirci, occorre una forte coesione tra gli enti preposti al settore, quali gli Ambiti territoriali di caccia, gli assessorati regionale e provinciali e noi allevatori”.

Primo intervento di carattere tecnico è stato quello del dottor PierMario Mangili, dirigente veterinario presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Umbria e Marche, sezione Pesaro, che ha spiegato ai numerosi presenti le particolarità del Disciplinare del Conal.leprottino-_0.jpg

“Abbiano previsto, negli allevamenti dei consorziati, una serie di controlli e piani di intervento – ha chiarito Mangili – atti a verificare le condizioni di salute degli animali utilizzati per la reintroduzione in natura. Alimentazione, pulizia, svezzamento e messa a terra, profilassi vaccinale, sono tutti elementi che mirano a fornire un valore aggiunto agli animali in funzione del loro destino d’uso (ripopolamenti) e a garantire che gli standard qualitativi si mantengano costanti nel tempo”.

A questo punto ha preso la parola il dottor Antonio Lavazza, dirigente veterinario presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lombardia ed Emilia Romagna, che ha disquisito sulla ‘Gestione integrata della lepre e piani di monitoraggio sanitari’.

“Sarebbe importante riuscire a produrre in loco gli animali che servono per i ripopolamenti e le attività faunistico-venatorie – ha affermato Lavazza – ciò, a maggior ragione per le problematiche sanitarie che possono sussistere in caso di importazioni di lepri. Molto spesso infatti, per gli animali importati, non si riesce a verificare la veridicità delle attestazioni sanitarie. E la tipologia del territorio di provenienza, il clima, l’alimentazione sono profondamente differenti, al punto che reintrodurli sul suolo italiano può minarne la capacità d’adattamento con conseguente diminuzione della qualità.

Insomma, bisogna che i capi di selvaggina provengano da strutture nazionali di facile controllo e che offrano adeguate garanzie sanitarie”. Il dottor Egidio Di Zinno, responsabile veterinario Conal, è invece intervenuto su ‘Gestione e tecniche di immissione della piccola selvaggina’.

“E’ importante affidarsi a professionalità che dovrebbero essere presenti all’interno degli Atc e delle amministrazioni provinciali – ha sostenuto – di cui avvalersi per poter gestire a 360 gradi sia il territorio che l’immissione di selvaggina. Il Conal garantisce la sanità e la salubrità degli animali da immettere sul territorio, per evitare che i capi importati dall’Est Europa, come in passato, possano diffondere malattie non soltanto tra le lepri ma anche alcune zoonosi, trasmissibili pure agli uomini, o brucellosi, che colpiscono gli animali destinati all’alimentazione umana”.

Infine, in chiusura, la politica: il consigliere regionale Nicola Cavaliere, già assessore all’Agricoltura, ha sottolineato l’importanza della gestione degli Atc ai fini dell’aumento dei capi autoctoni sul territorio.

“La strategia del Consorzio Conal è di quelle lungimiranti – ha dichiarato – ma occorre fare attenzione e lavorare per permettere al territorio di stare al passo con i tempi. No all’importazione, facciamo il bene dle nostro Paese con professionalità ed esperienza”.

Sciulli, organizzatore dell’evento, ha voluto ringraziare le persone intervenute, i relatori gli Istituti zooprofilattici di Brescia e di Umbria e Marche.

La parte finale della manifestazione è stata accompagnata da aperitivo e cena offerti dal Co.N.A.L. ai relatori e agli ospiti intervenuti presso la medesima struttura ristorante dell’ Hotel Mille Pini di Ovindoli, che ha fortemente collaborato con l’organizzazione.

http://www.terremarsicane.it

 

 

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Category: Abruzzo, Incontri/Dibattiti, Lepre

Comments (3)

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  1. Giacomo scrive:

    Se non vi mettete d’accordo con gli agricoltori per far curare l’ambiente in larga scala in modo da dare tutto quello che serve per questi selvatici non ci riuscirete mai anche se ve lo auguro. Tutto quello che serve cpmprende : risanamento territoriale dai predatori di qualsiasi specie, territorio coltivato anche con colture a perdere e specifiche per l’alimentazione senza antigrittogamici velenosi, rimboschimento la dove vi sono colture intensive a iosa. Mooolto difficile ! Ci vuole volontà, serietà, e tanta passione per l’ambiente. :twisted:   Salutiamo

    • Springer scrive:

      No Giacomi’…ci vogliono ” li sordi ” ( euro ) e un cambio di indirizzo finalizzato a una vera gestione della/e specie stanziali ….Finche’ questi vengono spesi per ripopolamenti ” a perdere ” ( nel senso che piu’ della meta’ muoiono prima dell’inizio della Caccia ) e il restante sterminato poche settimane dopo l’apertura ( gestione ??) saremo sempre punto e a capo…. :wink:

  2. Patrizio Abboni scrive:

    Di parole ne dite PROPRIO TANTE! Io vado a Ovindoli da una vita e prima dell’istituzione del parco Velino Sirente qualche lepre si incontrava ora (che c’è il tanto decantato parco) sono anni che non vedo più una lepre e, credetemi, di scarponi in montagna ne consumo!

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