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Editoriale: Un raggio di luce nelle tenebre?

| 4 novembre 2013 | 4 Comments

Editoriale: Un raggio di luce nelle tenebre?
Cacciare a Palla – Novembre 2013

cap_nov_2013Sere fa, la mia “fidanzata” mi costringe gentilmente a seguire insieme a lei uno degli ormai innumerevoli programmi televisivi che hanno per protagonista l’ennesimo e poco ineffabile commissario di polizia che, naturalmente e correttamente, le azzecca tutte, ma proprio tutte, nonostante che il sottoscritto, pur non essendo un lombrosiano, trovandolo per strada, cosa poco probabile per fortuna, non resisterebbe a finanziargli una bella seduta dal barbiere e, perché no, pure un corso di rieducazione in Cina, chè lì ancora mi dicono esserci. Il fatto è che il nostro, stavolta, ha a che fare con un ambiente di cacciatori, fra l’altro della Maremma Toscana, luogo dove lui è deputato a estirpare puntualmente il crimine.
L’esordio è secondo copione e i personaggi pure: un guardiacaccia (buono) ucciso da una schioppettata, a palla ritengo dal contesto, e una pletora di figure, oserei quasi dire figuri, che ruotano intorno all’ambiente venatorio, assolutamente improponibili, salvo che per l’ovvia rappresentazione che di essi e della loro attività volevasi rendere al colto e all’inclita, che dall’undicesimo piano di un palazzone del Testaccio o della Montagnola segue con apprensione la saga del suo pur in mal arnese eroe.
Dopo un primo tentativo, andato a monte causa delicato placcaggio, di defilarmi accampando improrogabili sopravvenuti impegni pur a un’ora improbabile, ed evitare quel fastidio e quella ripulsa che solo i mezzi di comunicazione (e distruzione neuronica) di massa per impossibilità di contraddittorio alle peggiori castonerie, riescono a darmi, dovetti, obtorto collo, seguitare il divertimento.
Ed ecco la sfilata dei protagonisti, addobbati in fogge che pure il Cecconi o il Fattori avrebbero preferito l’ulcera piuttosto che immortalarli nei loro spaccati di vita maremmana: un conte (ovviamente cattivo in quanto tale) abbigliato in una via di mezzo fra un tirolese e un bovaro di Fondi, poi un’accozzaglia di individui vestiti da far crepare d’invidia quelli di Sendero Luminoso, che si riunivano a mò di carbonari nell’inevitabile ritrovo dei cacciatori, in un posto tetro e sperduto, qualcosa fra la spelonca e il suburbio, dove si beve smodatamente, si mangia cacciagione e si sparano grosse più che con lo schioppo. Su tutti questi, palesemente cinghialai, così che più forte apparisse il loro clichè, aleggiava la figura quasi mistica dei capocaccia, dei quali si dava, a onor del vero, un’immagine positiva,di garanti e numi tutelari degli animali e della caccia, tant’è che essi e solo essi potevano usare fucili particolari (sic!).
Mentre mi stavo alzando dal divano ormai deciso a rischiare la terza guerra mondiale piuttosto che subire quella tortura intellettuale, l’eroina bionda e dall’apparenza fragile ma in realtà tosta oltre che innamorata del commissario macho come da copione, risponde a una domanda di quest’ultimo su cosa fosse la caccia di selezione più o meno con queste parole (chiedo venia al lettore se non sarò fedelissimo, perché fra le altre virtù sono anche un po’ sordo, le malelingue dicono a causa delle schioppettate, e poi per lo stupore per quel che segue): “La caccia di selezione viene esercitata da cacciatori autorizzati attraverso appositi corsi e si pratica nei confronti della selvaggina protetta (sic!) per evitare danni all’ambiente, all’agricoltura e per (qui è la perla!) mantenere stabile e in salute la popolazione selvatica”.
Caspita! Sono rimasto letteralmente basito! In vita mia sono stato innamorato di tante donne (con risultati pratici spesso dubbi), ma in quel momento per me la forte e debole biondina rappresentava la quint’essenza del gentil sesso. Soprattutto il mio stupore era dato dal fatto che, dopo una rappresentazione del nostro mondo in maniera approssimativa se non volutamente e palesemente distorta, ne veniva fuori, in dieci parole, la definizione corretta e veritiera della nostra beneamata attività, seppure quella nei confronti degli ungulati, ma il principio generale rappresentava la miglior petizione per sdoganare la caccia e, soprattutto i cacciatori tutti, agli occhi di quel pubblico che aveva fin lì così guidato e a prescindere, già giudicato negativamente.
Non so cosa dire di più, salvo lo sperare di aver trasmesso la sensazione che ho provato e la riflessione personale che, quando si vuole andare a fondo, in maniera obiettiva e non strumentale, alle ragioni che determinano un certo agire umano, se ne trova non solo la ragione stessa, ma anche la piena giustificazione, quand’anche, ma forse oso troppo, la condivisione, almeno di principio. Ora sta a noi, e soltanto a noi, confermare o ribaltare il giudizio, con il nostro agire di cacciatori e senza alibi di surrettizio vittimismo o, peggio, cinica ipocrisia.

Roberto Comparini Bardzky (Cacciare a Palla novembre 2013)

Category: Libri/Riviste, Toscana

Comments (4)

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  1. massimiliano scrive:

    ..al di là del ben chiaro e apprezzabile succo del racconto,da apprezzare il senso del humor ..famoso tra i suoi amici in quel di Empoli.
    il virgolettato “fidanzata” del sig.Roberto Comparini lo definiscono da oscar……….
    ..venuto fuori nei discorsi “albaioli”… dirigendosi in car alla tesa di colombacci..ore 6.30 circa di un giorno qualunque di questo “fantastico”ottobre di passo ………..fiuuuuuu  ..che faticaaaa  :lol:
     

  2. Renzo scrive:

    Caspita! Sono rimasto letteralmente basito!………………………………
    —————————————————————————————————————
    Sono Genovese e lo scriverò in dialetto Ligure :
     Daghe l’aiga ae corde! (espressione genovese per “Acqua alle funi!”).
    Nel 1586 tiravano su l’obelisco di 350 Tonnellate in Piazza San Pietro… e se non fosse stato per l’urlo del capitano Benedetto Bresca , marinaio Ligure, quel monumento sarebbe rovinosamente caduto a terra causa rottura delle funi, che una volta bagnate ripresero l’elasticità e la forza necessaria per reggere .
    Ecco, non gridatelo più; cosi chè le funi dei soliti noti si rompano in mille pezzi. E si stanno già sfilacciando state sicuri , hanno troppo tirato e nella maniera più sbagliata 

  3. Antico Cacciatore scrive:

    Peccato che non ho visto il programma,avrei gustato maggiormente la sottile ironia. Complimenti

  4. fiore scrive:

    il pubblico quelle dieci parole manco le ha sentite, perchè il pubblico guarda e anche se non è sordo non sente, l’immagine parla più di mille parole, se non s’arriva a capire questo, beh, siamo sempre dietro….

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