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L’opinione: Un simpatico rompipalle

| 28 ottobre 2013 | 2 Comments

Un simpatico rompipalle
L’opinione di Sentieri di Caccia – ottobre 2013

SDC_10_2013Per essere simpatico, è simpatico e su questo non si discute. Inoltre che abbia scelto come domicilio una riserva di caccia anziché l’attiguo Parco regionale delle Prealpi Giulie è un eccellente messaggio pubblicitario per noi cacciatori. Ma che sia anche un rompipalle di non poco conto è altrettanto indubbio! Parlo dell’orso, anzi, dovrei dire “degli orsi”, dato che fino a qualche settimana fa ce n’erano due, che ha preso a frequentare assiduamente, tanto da stabilirvisi per tempi indefiniti, il versante nord del Gran Monte, sulle Prealpi Giulie, nell’Alta Valle del Torre. Riserva di caccia di Monteaperta, per la precisione. Vale a dire la mia. E per di più nel settore che è stato assegnato a me e ad alcuni cacciatori della riserva. Col che, se da un lato la presenza saltuaria o comunque di passaggio del plantigrado è sicuramente ben accetta, la sua costante invadenza comincia a diventare un tantino scomoda. Dopotutto si sa: l’ospite, dopo tre giorni puzza.
Lo dice il proverbio e la saggezza popolare raramente fallisce. Tanto più che l’orso è ormai dal mese di marzo che se ne sta lì, su una superficie che non raggiunge i 500 ettari, e visita con regolarità tutte le radure che il taglio del bosco ha praticato in una faggeta coetanea altrimenti uniforme. L’Università di Udine, presso cui opera un Nucleo Grandi Predatori coordinato dal professor Stefano Filacorda, di concerto con il Corpo Forestale Regionale ha preparato un sito per adescare il predatore. Ha disposto un secchio appeso fra due alberi, dentro il quale pone pesci e altri alimenti attrattivi, circondato da filo spinato per prelevare campioni di pelo e determinare, attraverso essi, il DNA del soggetto. Il secondo orso, che frequentava i medesimi luoghi, molto più piccolo di quello che persiste imperterrito a vagare in zona, è stato invece catturato con una trappola a scatto, quindi sedato e infine munito di radiocollare che consente di seguire i suoi spostamenti. Le ultime notizie lo davano nella zona di Paularo, in Carnia, vale a dire ben lontano dall’Alta Valle del Torre dove era stato catturato.
Il suo confratello, molto più grande (intorno ai due quintali) e dal carattere molto più deciso, se ne sta invece lì e, sia pure nella consapevolezza di dire qualcosa di poco politicamente corretto, sta davvero cominciando a rompere! Ogniqualvolta giunge in zona, i cinghiali spariscono e quello sarebbe il meno. Il problema è che le esche disposte dall’Ateneo friulano sono a pochi metri dall’unico sentiero che sale in cima alla lunga cresta del Gran Monte e per di più, come detto, l’orso è ormai abituato a visitare le radure predilette dai cacciatori. Col che diventa sempre più probabile il fatto di imbattersi in questo ospite. Non che lui voglia a tutti i costi avere un incontro ravvicinato con gli umani, ma il fatto è che mentre i pochi turisti salgono vociando e camminando rumorosamente, dando in tal modo il tempo e il modo all’orso di togliersi di mezzo, noi cacciatori facciamo di tutto per essere silenziosi e discreti ed è dunque altamente probabile che prima o poi uno di noi gli arrivi letteralmente addosso.
Insomma, la presenza del plantigrado sta diventando davvero ingombrante e anche la gente del luogo comincia a nutrire qualche timore. Questo per il fatto che l’orso in questione ha già sbranato un’asina, un cavallo, alcune capre e tre cervi, dando dunque prova delle sue “attitudini venatorie”. Che abbia, poi, un caratterino non da poco lo dimostrerebbe un episodio che mi è stato riferito dai forestali e che parla di un “attacco in bianco” che l’orso avrebbe portato contro un gruppetto di escursionisti sul Monte Stol, vale a dire la prosecuzione in terra slovena di quello che qui da noi si chiama Gran Monte. Insomma, noi cacciatori abbiamo incominciato a salire e scendere dal sentiero, soprattutto nelle ore notturne, non più tenendo la carabina in spalla, ma reggendola in mano o sul braccio. Posizione estremamente scomoda e foriera di disequilibri, ma che è più confacente a un eventuale, malaugurato incontro con un orso di cattivo carattere. Forse non sarebbe male se l’Università di Udine e il Corpo Forestale Regionale decidessero di mettere le loro esche dall’altra parte della Strada Statale che porta in Slovenia, vale a dire nel Parco delle Prealpi Giulie, in un luogo non proprio adiacente ai sentieri usati dai turisti.
Dopotutto il parco è il luogo idoneo per questo genere di studi e dista solamente qualche centinaio di metri in linea d’aria dalle zone attualmente frequentate dal plantigrado. Comunque nella medesima valle e dunque non sarebbe in alcun caso un eccessivo “disturbo” per l’orso e per i ricercatori che lo studiano, lo fotografano e lo filmano con le trappole fotografiche.
Cosicché, pur sapendo di avere sempre la possibilità di incontrarlo, le probabilità sarebbero minori rispetto alla situazione attuale, che vede il soggetto frequentare anche di giorno i siti di elezione dei cacciatori e, soprattutto, i medesimi sentieri di accesso al bosco e al monte. Anche perché c’è da chiedersi una cosa: in caso di attacco e di danni alle persone, chi risponderebbe sotto il profilo civilistico?
Perché una cosa è un tragico incontro casuale con un animale selvatico, altro discorso se l’incontro con l’animale viene favorito mantenendo stabile in un medesimo luogo il predatore attraverso esche e attrattivi. Penso che il quesito giuridico sia interessante e siccome fra i lettori e i collaboratori vi sono diversi avvocati, un parere in proposito non sarebbe probabilmente inutile.
Così come l’opinione spassionata di qualche esperto “indipendente”, che riferisca sinceramente e seriamente dell’entità del rischio che si corre con questa presenza sul territorio. Perché nel corso dei vari incontri che si sono susseguiti con la popolazione su questo argomento, i ricercatori hanno sempre detto che non esiste alcun pericolo di attacco agli umani.
Il che, a lume di naso, mi pare eccessivamente ottimistico.

Marco Buzziolo

 

 

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Category: Libri/Riviste

Comments (2)

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  1. Giacomo scrive:

    Perché una cosa è un tragico incontro casuale con un animale selvatico, altro discorso se l’incontro con l’animale viene favorito mantenendo stabile in un medesimo luogo il predatore attraverso esche e attrattivi.
    —————————————————————————————-
    In ambedue i casi si può sempre sbattere faccia a faccia con l’animale ! O selvatico o a scopo di studio a questi “simpatici” animali non si può mai sapere cosa gli passa per la testa. Non c’è bisogno di avvocati per far capire che gli orsi o si portano nelle grandi foreste della santa madre Russia, o si fa una riserva  recintate e stiamo tutti più tranquilli, compreso l’orsacchiotto, che prima o poi da come si è visto ci rimette il pelo.  :roll:   :wink:   Salutiaaamo

  2. Bepi scrive:

    Conoscendoli è più facile che precludano la caccia che spostare l’orso sic!!!!!!!

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