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Aiw: Abruzzo ancora un orso morto!

| 25 ottobre 2013 | 5 Comments

wildernessAiw: Abruzzo ancora un orso morto!

Ancora una volta ora tutti si chiederanno il perché, e ancora una volta nessuno o pochi ne capiranno le ragioni (a parte, al solito, gli unici che realmente conoscono l’orso ed il suo territorio e che lo vivono: gli abitanti locali) e proporranno le solite fantasiose soluzioni affinché questi fatti non debbano più ripetersi.

Ci sarà chi richiederà limiti di velocità, chi cartellonistiche e magari bande sonore in tutte le strade del Parco e del suo vasto territorio circostante. Tutte soluzioni che poi nessuno rispetterà (come avviene in tutta Italia!), compreso, spesso, anche le forze dell’ordine ed autorità comprese; soluzioni che quindi non risolveranno affatto il problema.

Nessuno (o pochi) si chiederà: MA PERCHE’ L’ORSO E’ STATO INVESTITO IN UN LUOGO COSI’ LONTANO DAI LUOGHI DI SVERNAMENTO, NEI PRESSI DEI QUALI DI SOLITO IN QUESTA STAGIONE SI DOVREBBE APPROSSIMARE? Luoghi che sono quasi tutti molto all’interno del Parco Nazionale; se non altro perché è alle quote maggiori che l’innevamento consente di avere poi una protezione efficace durante il periodo di letargo.

La risposta è molto semplice, troppo semplice. Tanto semplice da non piacere a tanti ambientalisti e studiosi: GLI ORSI SONO FUORI DAL PARCO PERCHE’ VAGANO ALLA RICERCA DI DI QUEL CIBO DI CUI HANNO ESTREMO BISOGNO IN QUESTA STAGIONE E CHE NON TROVANO PIU’ NEI CONFINI DEL PARCO! Non quelle risorse alimentari di origine naturale di cui il Parco abbonda, secondo gli studiosi di sempre (compreso il sottoscritto); ma quelle risorse alimentari di origine antropica che nel Parco non trova più perché più nessuno coltiva e dove più nessuno pascola con armenti ovini e caprini come un tempo. Risorse alle quali l’orso è abituato da migliaia di anni. Senza ignorare che a questo problema, si aggiunge la necessità di avere all’interno del Parco delle oasi di quiete, almeno là dove ancora esistono risorse alimentari che ve lo trattengono (ramneti).

O il Parco interviene direttamente per sopperire a queste mancanze, incentivando un ritorno ad una ruralità in via di estinzione tanto quanto l’orso, ed incentivando così anche un’economia in declino (peraltro strettamente legata a quella turistica), o presto dell’Orso marsicano leggeremo solo più nei resoconti degli studiosi; che, sempre al caro prezzo cui ci hanno abituati grazie ai fondi europei (mai richiesti per azioni concrete e risolutive quali quelle sopra indicate!), ci verranno a dare la loro autorevole versione del perché si sia estinto!

Franco Zunino
Segretario Generale dell’AIW
già primo studioso sul campo dell’Orso marsicano

 

 

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Category: Abruzzo, wilderness

Comments (5)

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  1. Springer scrive:

    Povero Orso…quanta approssimazione attorno a lui…. :(

  2. Ezio scrive:

    Quando dico che non è sufficiente mettere qualche cartello di “divieto di caccia” per  tutelare “questo” piuttosto che “quell’altro”.
    Solo e soltanto le condizioni dell’habitat determinano il successo o meno di una determinata specie.

  3. Renzo scrive:

    Ezio Caro , fra poco metteranno i cartelli nelle strade con su scritto , SE CERCATE CIBO NEI CASSONETTI ASSICURARSI CHE NON SIA STATO A CONTATTO CON SOSTANZE VELENOSE . Sono diventato pessimista ? Forse ! 

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