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Liguria: il Pdl chiede il ripristino del calendario venatorio

| 16 ottobre 2013 | 7 Comments

tar_3Liguria: il Pdl chiede il ripristino del calendario venatorio

Sulla sospensione del calendario venatorio in Liguria da parte del Consiglio di Stato intervengono anche i consiglieri regionali del Pdl Marco Scajola e Luigi Morgillo: “ è una decisione assurda ed un fatto molto grave perché i cacciatori oggi si trovano ad aver pagato il tesserino venatorio senza avere la possibilità di andare a caccia e questo non è accettabile”.

“Noi chiediamo – continuano i due esponenti del Pdl – che venga ripristinato immediatamente il calendario venatorio in Liguria per dare la possibilità a queste persone di avvalersi di un loro diritto. L’unica cosa da fare, come atto rappresentativo ed a testimonianza della buona fede e bontà lavoro svolto dal Consiglio Regionale, sarebbe quello di ripresentare, pari pari, il calendario contestato dal Consiglio di Stato”.

Scajola e Morgillo proseguono: “non si capisce, diversamente, cosa potremmo migliorare e modificare dopo che anche il Tar aveva sentenziato che tutto andava bene così. Alla fine in questo Paese viene da pensare che su certi temi anche le istituzioni più importanti siano condizionate dalle lobby ambientaliste ed animaliste”.

“Stiamo parlando di una normativa votata con responsabilità e serietà da parte del Consiglio regionale. Una normativa che garantisce le esigenze di chi ha a cuore il nostro territorio.
Spesso su questo tema non si tiene nella corretta valutazione la posizione dei cacciatori, categoria spesso bistrattata e trattata con pregiudizio e che invece ha sempre dimostrato di aver a cuore la tutela dell’ambiente e del territorio.
Quanto sta accadendo da seguito a trattamenti discriminatori che avranno anche ripercussioni pensati in futuro sotto il profilo della perdita di fondi economici.
Nel totale rispetto delle regole e dell’ambiente crediamo tutto ciò sia ingiusto visto che si privano i cacciatori di poter esercitare in maniera accettabile la caccia sul territorio ligure penalizzando una categoria che porta economia alla nostra Regione ed al nostro Paese”, concludono Scajola e Morgillo.

http://www.levantenews.it

 

 

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Category: Liguria

Comments (7)

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  1. Giacomo scrive:

    Si ringrazia per la gentile attenzione, ma i riconoscimenti  che servono a noi cacciatori sono quelli che in realtà vengono concessi in pratica e non a chiacchiere, delle quali ne abbiamo già abbastanza. Stiamo vedendo negli ultimi tempi un accanimento verso la nostra categoria che non ha pari, neanche verso cittadini che non rispettano volutamente la legge si sta vedendo quello che stiamo subendo noi cacciatori, nonostante portiamo dignità e soldi al nostro paese. Smettetela ! :twisted:  Salutiaaamo 

  2. Renzo scrive:

    Non ci sarebbe nemmeno da commentare; solo hanno detto tutti che i DIRITTI sono diritti ,soprattutto dopo aver pagato e dopo, cosa più importante, una sentenza del TAR già depositata . Da lì a sentirci “”difesi”” come veramente avremmo diritto di essere aspettiamo ( come si dice a Genova ) che cada una bagascia in mare  . Poi se ne riparla

  3. Ezio scrive:

    Vivere nel  nostro “sistema” ormai è come vivere in un romanzo di Kafka.  :cry:

  4. Marcello scrive:

    Cari colleghi cacciatori, visto e considerato che siamo in 25000 anime, solo in Liguria a condividere l’unica attività esistente da quando esiste l’uomo, protremmo riunirci tutti in piazza a Genova davanti alla Regione con i fucili nel FODERO IN SPALLA, giusto per dimostrare la nostra Dignità…..
     

    • Ezio scrive:

      Legge 18 aprile 1975, n. 110
      Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi.
      (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 aprile 1975, n. 105)
       
       
      Articolo 4
      Porto di armi od oggetti atti ad offendere.
      Salve le autorizzazioni previste dal terzo comma dell’articolo 42 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931, numero 773, e successive modificazioni, non possono essere portati, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere. Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona.
      Il contravventore è punito con l’arresto da un mese ad un anno e con l’ammenda da lire 100.000 a lire 400.000. Nei casi di lieve entità, riferibili al porto dei soli oggetti atti ad offendere, può essere irrogata la sola pena dell’ammenda. E’ vietato portare armi nelle riunioni pubbliche anche alle persone munite di licenza. Il trasgressore è punito con l’arresto da quattro a diciotto mesi e con l’ammenda da lire 200.000 a lire 800.000. La pena è dell’arresto da uno a tre anni e dell’ammenda da lire 400.000 a lire 800.000 quando il fatto è commesso da persona non munita di licenza. Chiunque, all’infuori dei casi previsti nel comma precedente, porta in una riunione pubblica uno strumento ricompreso tra quelli indicati nel primo o nel secondo comma, è punito con l’arresto da due a diciotto mesi e con l’ammenda da lire 200.000 a lire 800.000.
      La pena è raddoppiata nei casi in cui le armi o gli altri oggetti di cui ai precedenti commi sono usati al fine di compiere reati. Tuttavia tale aumento non si applica quando l’uso stesso costituisce un’aggravante specifica per il reato commesso. Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria devono procedere all’arresto di chiunque sia colto in flagranza di trasgressione alle norme dei precedenti commi quarto e quinto (1).
      Con la condanna deve essere disposta la confisca delle armi e degli altri oggetti atti ad offendere. Sono abrogati l’articolo 19 e il primo e secondo comma dell’articolo 42 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni. Non sono considerate armi ai fini delle disposizioni penali di questo articolo le aste di bandiere, dei cartelli e degli striscioni usate nelle pubbliche manifestazioni e nei cortei, né gli altri oggetti simbolici usati nelle stesse circostanze, salvo che non vengano adoperati come oggetti contundenti.
      (1) Comma soppresso dall’art. 8, D.L. 26 aprile 1993, n. 122.

  5. tortoioli claudio scrive:

    E il PD?? sveglia amici cacciatori Italiani il vero e unico problema della caccia in Italia è la sinistra e le sue schegge impazzite dell’ambientalismo di facciata, di comodo, di vergognosa, falsità.
    SI RIPRISTINI SUBITO IL DIRITTO DI CACCIA IN LIGURIA 
    Claudio Perugia

  6. tortoioli claudio scrive:

    E il PD?? sveglia amici cacciatori Italiani il vero e unico problema della caccia in Italia è la sinistra e le sue schegge impazzite dell’ambientalismo di facciata, di comodo, di vergognosa, falsità.
    SI RIPRISTINI SUBITO IL DIRITTO DI CACCIA IN LIGURIA 
    Claudio Perugia

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