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Editoriale: Mai gridare al lupo

| 9 ottobre 2013 | 1 Comment

cacciare a palla ottobre 2013Mai gridare al lupo
Editoriale Cacciare a Palla ottobre 2013

La bolla di caldo africano annunciata dai meteorologi per questo inizio agosto credo si sia fermata proprio sulla mia testa, come la nuvoletta di Fantozzi… Tre docce, altrettanti cambi di lenzuola, sui quali rimane stampato, come un antico sudario, l’impronta del mio corpo bagnato. Basta. Malgrado sia mezzanotte passata mi vesto da montagna, prendo zaino e sacco a pelo e dopo un’oretta di macchina sono su al colle (circa 2.200 metri s.l.m.).
Mi fermo in una piccola area attrezzata costruita proprio in corrispondenza del valico e mi sdraio, dopo essermi infilato nel sacco a pelo (la temperatura è prossima ai + 10 C°) sulla panca, lo zaino come cuscino. Wow! Finalmente non solo respiro, ma devo chiudere bene il sacco a mummia per evitare gli spifferi. Un quarto di luna calante toglie un po’ di fulgore alle stelle, ma la via lattea è proprio sulla mia testa, cosi vicina da poterla toccare con un dito.
Il silenzio assoluto è rotto solamente da qualche richiamo di strigidi; a livello temporale sono molto vicino alla famosa notte di San Lorenzo, e le Perseidi (meglio note come lacrime di San Lorenzo, le “briciole” che la cometa Swift-Tuttle ha lasciato lungo il suo cammino intorno al sole e che la terra incontra ogni estate) disegnano in cielo traiettorie sempre nuove ed entusiasmanti. Uno spettacolo straordinario che, insieme alla magnifica sensazione di aria pura e fresca che mi entra nei polmoni, mi porta in quella sorta di stato di assoluto benessere, ben conosciuto da tanti di noi, che la montagna la amano e la vivono intensamente.
Probabilmente mi sono anche assopito, ma in questi casi non sono mai in grado di comprendere appieno il limite fra i sogni e la realtà. In ogni caso un suono melanconico, che cresce di intensità e tonalità, si accende a non più di due-trecento metri da me. Ci metto un po’ a capire che non sto sognando. A questa prima voce se ne aggiungono man mano altre, alcune molto acute, quasi degli uggiolii, che ignorantemente (non sono un esperto di grandi predatori) attribuisco ad alcuni cuccioloni, altre potenti, forti, da far accapponare la pelle.
Mi godo per una decina di minuti questo incredibile concerto, poi mi rendo conto che la direzione dalla quale arrivano gli ululati è una montagna totalmente spoglia, caratterizzata da un’immensa distesa di rododendri fioriti (ovviamente non apprezzabili di notte). Esco dal sacco a pelo, mi infilo gli scarponi e mi avvio, non senza qualche incertezza, verso il branco. La luce delle stelle, accoppiata a quella della luna, mi consente di spingere lo sguardo (aiutato da un ottimo binocolo) a un centinaio di metri.
Purtroppo non ho fatto i conti con il fatto che il terreno è molto ondulato e che, per riuscire a vederli, dovrei arrivargli quasi addosso, a meno che non siano in una zona rialzata.
Dentro di me un misto di sensazioni forti: la ragione lotta strenuamente con la paura atavica del predatore, l’adrenalina credo abbia sostituito direttamente il sangue. Faccio ancora una cinquantina di metri al rallentatore poi, purtroppo, così come è iniziato, il concerto termina di botto: o mi hanno sentito o comunque era finito il rendez vous e sarebbe iniziata la loro caccia notturna.
Rimango immobile per un tempo indeterminato, con il corpo percorso da brividi originati non solo dall’essere arrivato molto vicino, in queste condizioni così strane (sono le due di notte), ad un incontro ravvicinato del terzo tipo (magari secondo…), ma anche perché non so più dove sono i lupi.
Il percorso per arrivare alla macchina mi pare eterno e non mi vergogno a dire che il tempo (pochissimo) che mi divideva dall’aurora l’ho passato a sognare e fantasticare in auto (con i finestrini chiusi…).
I lupi sono degli animali straordinari, che hanno pieno diritto di essere presenti e di cacciare su quello che, a torto, riteniamo il nostro territorio. Certo, in un “mondo perfetto”, nel caso si dovesse accertare una presenza eccessiva che porti a situazioni di criticità (in particolar modo alla pastorizia, perché sui selvatici è ben difficile che accada), non vedo nulla di male a intervenire con qualche abbattimento mirato; ma quanti lupi muoiono bracconati nei modi più disgustosi: lacci, bocconi avvelenati e quant’altro, e quanti ne muoiono, uccisi in ogni forma di caccia? Mai gridare al lupo quando i predatori più spietati, che entrano nella catena alimentare solo per togliere tutto il possibile senza dare nulla, siamo proprio noi!

M.C. di Danilo Liboi & C.

 

 

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Category: Libri/Riviste, Lupo

Comments (1)

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  1. Ezio scrive:

    “…Certo, in un “mondo perfetto”…” …. Mi sa che tutte le questioni umane riconducono a queste poche parole…. :roll:

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