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Editoriale: Ragione e sentimento

| 26 settembre 2013 | 4 Comments

beccacce_0913Ragione e sentimento
Editoriale Beccacce che passione nr. 5/2013

La pratica prima di tutto ci consente di ragionare e valutare il lavoro di un cane da ferma. Ma come per tutte le discipline, all’esperienza sul campo, che rimane sempre confinata nell’ambito dei propri limiti, si deve affiancare un approfondimento culturale che chi è più preparato di noi e ha una competenza unanimemente riconosciuta ci offre per affinare le nostre conoscenze cinofile e venatorie. In questo senso la lettura dei “testi sacri” dei grandi della cinofilia ci offre importanti spunti di riflessione in merito al lavoro dei nostri cani, con l’obiettivo di trarre dal nostro insostituibile compagno di caccia il meglio, contribuendo così ad arricchire la nostra preparazione come cinofili e cacciatori.
In occasione di uno stage organizzato dall’Associazione Cacciatori Sutri e dalla delegazione Lazio Kurzhaar Club Italiano, il giudice Sergio Marchetti ha portato sul tavolo di discussione un punto significativo, ricordando quanto scritto da Enrico Oddo sull’azione di cerca del cane da ferma, ovvero che questa deve estendersi il più possibile oltre la portata del fucile.
Per chiarire un concetto teorico sicuramente corretto è l’esperienza che ci viene in aiuto.
Che cosa si intende per “portata del fucile”? A nostro avviso una distanza ragionevole che consenta ai cani di rimanere sempre e comunque collegati al cacciatore, nel rispetto di un’etica che, pur con il vantaggio che i nostri mezzi, fisici e tecnologici, ci consentono di avere sulla selvaggina, ci indica i limiti entro cui esercitare la pratica venatoria.
“Oltre la portata del fucile” è molto diverso da “oltre la portata del cacciatore”. Il cane da ferma deve trovare e fermare la selvaggina in un raggio d’azione che permetta al fucile di raggiungere il cane fermo e sparare, senza dover prendere la macchina per arrivare sulla ferma o senza esasperare l’utilizzo di marchingegni che, se non usati con la giusta misura, ci possono portare a servire un cane fermo su una beccaccia di cui, diversamente, avremmo trascurato la presenza. Raggio d’azione che, ovviamente, è definito dall’ambiente in cui si caccia. In un territorio aperto, una distanza che sulla carta può sembrare siderale può invece rivelarsi non eccessiva, mentre in un bosco un cane fermo non lontano da noi può diventare irraggiungibile.
Sono quindi il buon senso e la ragione, necessariamente supportate da una conoscenza di quello che si sta facendo, che alla fine di tutto indicano ciò che si può o non si può fare. E non sono paletti aleatori come può sembrare. Al di là di quelli posti dalle norme di legge, ognuno di noi è in grado di comprendere, avendo il supporto di una preparazione teorica e pratica corretta, i limiti del “possibile”.
Ragione e competenza ci metteranno tutti d’accordo di fronte ai giusti comportamenti da tenere a caccia, così come la nostra meravigliosa passione ci mette tutti d’accordo quando comprendiamo e condividiamo l’emozione che nasce in ogni cacciatore che attende l’alba del primo giorno dell’anno in cui, con il proprio cane accanto, esce dalla porta di casa sperando di incontrare la prima beccaccia della stagione.

La redazione, Beccacce che Passione n° 5/2013

 

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Category: Beccaccia, Libri/Riviste

Comments (4)

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  1. Giacomo scrive:

    Anche io vorrei essere spettatore delle sfide tra il RE del vento e la regina, in passato ne ho viste molte e con grande soddisfazione. Ma adesso come adesso, che hanno tolto in Campania e in special modo in provincia di Salerno quasi tutto il territorio montano siamo quasi agli sgoccioli di questa beneamata caccia, se non ci danno il territorio mal tolto è finita ! :twisted:   Addio alla beccaccia e al RE del vento tradizioni della nostra terra bella è amara. :wink:  Salutiamo beccacce che passione, che è quella che ci resterà, (solo la passione ) che credo non finirà mai in un vero cacciatore di beccacce.  :-?  :wink: 

  2. Springer scrive:

    “…Oltre la portata del fucile” è molto diverso da “oltre la portata del cacciatore”. Il cane da ferma deve trovare e fermare la selvaggina in un raggio d’azione che permetta al fucile di raggiungere il cane fermo e sparare, senza dover prendere la macchina per arrivare sulla ferma o senza esasperare l’utilizzo di marchingegni che, se non usati con la giusta misura, ci possono portare a servire un cane fermo su una beccaccia di cui, diversamente, avremmo trascurato la presenza...””
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    Credo che su questo Andrea Mariani non sia molto d’accordo… :wink:
    Una volta su Sky Caccia e Pesca vidi un suo documentario dove lui era su un versante di una montagna e i suoi Setter ( tirando al massimo con il teleobiettivo della telecamera ) si vedevano piccolissimi cercare la Beccaccia in un bosco sul versante opposto….  :mrgreen:

  3. luigi da sorrento scrive:

    IO SONO UN KURZHAARISTA PROPRIO PERCHE’ CON CONTINUITA’ E AVIDITA’ VOGLIO CHE LE MIE CAGNETTE CACCINO NON OLTRE LA MIA PORTATA……SOPRATTUTTO NON TRASCURANDO TERRITORIO BUONO…MOLTO SPESSO VEDO CANI INGLESI, I CUI PROPRIETARI SI ISPIRANO AI FILMATI SKY, “MANGIARSI LA MONTAGNA” A 1 KM DAL PROPRIETARIO CON PERCORSI RETTILINEI E POCO PROFICUI….QUESTO E’ UNA FORTUNA PER I CACCIATORI PIU’ ATTENTI CHE HANNO ADDESTRATO CON RAGIONE E SENTIMENTO I PROPRI AUSILIARI E CHE,MAGARI, INCARNIERANO QUALCHE BECCACCIA IN PIU’ E CON PIU’  CALMA DEI PROPRITARI DEI MANGIATORI DI MONTAGNA DI TURNO….SENZA POLEMICA MA CON RAGIONE E SENTIMENTO.

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