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Un chiaro e forte no al parco degli Ernici

| 18 settembre 2013 | 0 Comments

Un chiaro e forte no al parco degli Ernici

ArcicacciaRieccoci ancora una volta a parlare del parco degli Ernici. Dopo alcuni anni dalla proposta dell’ex consigliere Pigliacelli, una schiera di autoproclamatisi tutori dell’ambiente, tornano nuovamente a sollecitare, donandogli anche nuovo look con un nome diverso rispetto all’ultima volta, la costituzione dell’ennesimo barrozzone che a tutto serve meno che alle finalità perseguite (?) dai proponenti.  La cosa è ancora più grave in questo periodo di ristrettezze economiche dove Stato e Regioni tagliano risorse economiche sempre più consistenti a servizi essenziali quali la sanità, i trasporti e l’istruzione e quindi servirebbe tagliare quanto più possibile le spese inutili per ridare certezze al malato, per dare ai nostri figli un istruzione degna di tale nome, per ridare dignità al pendolare che oggi, specialmente in questa Regione, è costretto a viaggiare su mezzi di trasporto obsoleti, questi null’altro hanno da fare che proporre l’ennesimo Ente mangia soldi. Un inciso. Non mi si  risponda, come qualcuno poco informato in passato ha fatto, che anche la caccia è finanziata dallo stato e quindi anche lì si deve tagliare. La caccia, la gestione faunistica (ripopolamenti, miglioramenti ambientali ecc.), le Associazioni Venatorie e quant’alto ruota attorno all’attività venatoria sono esclusivamente finanziate dai cacciatori e dalle relative tasse. Anzi una cospicua parte di quelle tasse rimangono nelle casse dello stato e vanno a finanziare altre cose compresi gli altri inutili Enti Parco sparsi per l’Italia.

Torniamo al Parco. A riprova della su completa inutilità basterebbe solamente dire che il primo disegno di parco nasce attorno agli anni settanta e quand’anche da allora ad aggi non sia stato istituito, quel territorio è rimasto integro come allora e come ad allora arrivava da decenni.

Domanda. A cosa e a chi serve il parco? Al territorio, alla flora e alla fauna sicuramente no. Ed allora a chi serve? La risposta non la voglio nemmeno dare io. La risposta se la devo dare i cittadini, gli allevatori, gli agricoltori e tutti coloro che ogni giorno si spezzano la schiena di lavoro  e sono stufi di tutti questi cercatori di posti al sole.

I motivi di  avversione da parte dell’Arcicaccia di Frosinone sono tanti. Primo fra tutti ovviamente che l’istituzione di tale parco significa attività venatoria chiusa. Una ferma avversione che non escluderà le vie legali qualora si ravvisassero delle violazioni alle normative vigenti sul superamento delle percentuali attribuite ai vari istituti faunistici.

Una difesa corporativa quindi, ma non solo.

Chi di noi ha curato la rassegna stampa di questi giorni avrà sicuramente notato che gli intenti di  proponenti e sostenitori del progetto, sono diversi. Alcuni asseriscono che il parco sarà sicuramente fonte di sviluppo turistico e che quindi porterà benessere e lavoro, altri sostengono invece che l’esigenza è quella di una maggiore tutela ambientale per uno degli ultimi luoghi rimasti selvaggi ed incontaminati di fronte ad un degrado provinciale che obbiettivamente è sotto gli occhi di tutti. Alcuni dei sostenitori affermano entrambi i concetti allo stesso tempo.

Non mi stancherò mai di ripeterlo. I due concetti sono antitetici. Lo sviluppo turistico di una determinata area si basa, come ovvio che sia, su una presenza massiccia di turisti. Ma la presenza massiccia di turisti provoca inevitabilmente degrado. E’ così per i parchi esistenti. Basta recarsi nei numerosi parchi romani per avere la riprova di questo. I nostri monti, i nostri boschi sono ricchissimi di biodiversità che verrebbe compromessa fortemente da un turismo massiccio e poco consapevole. Se è veramente la tutela ambientale che ci sta a cuore dovremmo permettere a pochi di usufruire delle nostre montagne. A quei pochi che abiurano le comodità. A quei pochi che sanno veramente coglierne lo spirito e sono rispettosi della montagna. Badate non stò parlando solo di cacciatori.

Invito soprattutto i Sindaci dei comuni che dovrebbero far parte del parco a non svendere il loro territorio dietro promessa di una manciata di euro. Riflettete sul fatto che una scelta del genere sarà una scelta irreversibile che non condizionerà quindi solo la vostra e la nostra generazione, ma anche quelle avvenire sia essi amministratori che semplici cittadini. Amministratori e cittadini che in ogni occasione e per qualsiasi attività anche la più banale o per attività tradizionali o che fanno parte della nostra realtà rurale avranno bisogno di permessi. Permessi sul proprio territorio. Permessi caratterizzati da lungaggini burocratiche che ingesseranno la vita amministrativa dei comuni. A tal proposito consiglio i Sindaci a chiedere consiglio ad amministratori che hanno già avuto a che fare con un ente di gestione di un parco per meglio rendersi conto ed insieme contrastare tale proposito.

Frosinone 18/09/2013

Federazione Provinciale di Frosinone

Il Presidente
Giuseppe Gesuale

 

 

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Category: Arcicaccia, Lazio

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