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Belluno: CFS, droni per operazioni di vigilanza ambientale

| 12 settembre 2013 | 5 Comments

Il nuovo strumento permette d’intervenire rapidamente in caso di incendi, discariche abusive e nel controllo del territorio

droneBELLUNO. La lotta al bracconaggio, agli incendi, alle discariche abusive ma anche a qualunque tipo di sofisticazione e frode nel campo agroalimentare, trova un alleato nella tecnologia.

Il Corpo Forestale dello Stato sta pensando di utilizzare i droni per svolgere alcune delle operazioni di vigilanza ambientale che lo vedono impegnato. Il costo è sostenibile, si parla di circa duemila euro ad apparecchio, e la dimostrazione offerta ieri nella sede di Belluno (presenti tutte le forze dell’ordine, il questore e il prefetto) ha convinto anche gli scettici dei reali vantaggi che si avrebbero impiegando i droni per avvistare un incendio, ma anche per individuare i bracconieri che si aggirano nei boschi.

«È una tecnologia nuova e sicura, che stiamo valutando di utilizzare perché consente di abbattere i costi di molte operazioni», conferma il vicecomandante provinciale del CfS, Isidoro Furlan. Il quale offre numerosi esempi sull’utilizzo che si può fare dei droni.

«Pensiamo ad un incendio», continua. «Quando scatta l’allarme ci sono due modi per verificare quanto è esteso il fronte, quanti focolai ci sono, di che natura è il bosco, che mezzi bisogna impiegare: o si sorvola la zona con l’elicottero o si fa un sopralluogo via terra. L’uso del drone permetterebbe di evitare problematiche legate alla sicurezza del personale, di intervenire con maggiore tempestività e di risparmiare soldi. Far volare un elicottero ha un costo notevole».

C’è poi il capitolo del bracconaggio. Il drone sarebbe lo strumento più discreto e meno invasivo per individuare chi si macchia di questo reato: il piccolo apparecchio, che emette appena un ronzio, potrebbe sorvolare le zone ritenute critiche (che la Forestale conosce e già monitora, anche con le fototrappole), inviare le immagini all’operatore – che in tempo reale le studia attraverso un monitor collegato all’apparecchio – e consentire così di fermare il bracconiere. O per lo meno di identificarlo.

«In questo caso si avrebbe una migliore copertura del territorio», evidenzia Furlan. Il che aiuterebbe anche ad individuare eventuali discariche abusive, o frodi nel settore agroalimentare, strutturato con regole molto rigide il cui rispetto, oggi, si verifica o usando l’elicottero o andando di persona negli appezzamenti coltivati.

Furlan porta l’esempio dei vitigni: «La legge dice che non si possono produrre più di 150 quintali di uve per ettaro, in media. Le immagini trasmesse dal drone permetterebbero di avere un quadro della produzione e di intervenire nel caso in cui si verificasse un illecito». Il tutto, di nuovo, risparmiando risorse preziose, perché si eviterebbe di utilizzare l’elicottero o di inviare il personale specializzato a compiere lunghe indagini. «Si tratta di un nuovo modo di pensare, di una nuova modalità operativa», conclude Furlan, che si augura di poterla mettere in pratica quanto prima.

La mini rivoluzione nel campo della vigilanza ambientale non ha costi eccessivi: un apparecchio in grado di volare una ventina di minuti e di trasmettere immagini (foto e video) a terra costa attorno ai duemila euro. Volendo si potrebbe abbinarci anche un visore, una specie di occhiale che, indossato, offre all’operatore la stessa visione che ha la telecamera montata sul drone. Costa tra i tre e i quattrocento euro.

Alessia Forzin

http://corrierealpi.gelocal.it

 

 

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Category: Curiosità, Veneto

Comments (5)

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  1. Springer scrive:

    Va benissimo la lotta al bracconaggio….ma credo che con tutti i crimini perpetrati ai danni dell’ambiente questo debba essere uno degli obiettivi secondari . Dall’articolo invece sembra sia uno dei primari…. :(

  2. renato scrive:

    Ma di quanti fondi dispone il C.F.S . ?

  3. eltega scrive:

    Poi lo mettono in deroga???

  4. Bepi scrive:

    ultime notizie sul cansiglio 
    11 settembre 2013
    Cansiglio: documento indirizzo commissione Agricoltura
     
     
     (Arv) Cansiglio 11 set. 2013 -    Un documento di indirizzo alla Giunta su come affrontare il problema dell’eccesso di presenza di cervi (3200-3500 rispetto ai mille, mille duecento compatibili) nella foresta del Cansiglio, da far approvare dal Consiglio. E’ l’impegno assunto oggi dalla commissione Agricoltura di palazzo Ferro-Fini al termine del sopralluogo effettuato in zona per verificare lo stato di salute di una delle più importanti foreste italiane, messe ad dura prova da una popolazione di ungulati cresciuta negli ultimi anni a dismisura, con conseguenze negative anche sull’agricoltura e sul turismo. A sottolineare l’importanza dell’appuntamento in quota della commissione al gran completo (oltre al presidente Davide Bendinelli erano presenti i consiglieri PossamaiAzzalin, ReolonBond, BortoliBottacin, Corazzari, Franchetto, FurlanettoMarotta, Peraro, Pettenò) la presenza del presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato, del vicepresidente Matteo Toscani e dell’assessore alla caccia Daniele Stival. Unanime l’auspicio che il nuovo Piano per il prelievo controllato e la protezione del territorio del Cansiglio, sul quale per incarico del presidente della Giunta Luca Zaia, sta lavorando Veneto Agricoltura, non rimanga lettera morta come in gran parte successo con quello precedente, approvato nel 2010, in scadenza proprio in questi giorni. Ma perché questo avvenga - è stato da più parti ribadito – sarà necessario evitare gli errori e le contraddizioni del passato: a cominciare dalla sottovalutazione del coinvolgimento delle Province (Treviso, Belluno e Pordenone) alle quali il piano del 2010 aveva affidatole selezione di 400 capi all’anno nelle rispettive riserve, compito portato a compimento solo dalla provincia friulana e andato a vuoto nelle altre due.La selezione controllata, ovviamente effettuata rispettando regole chiare, viene infatti ritenuta lo strumento più idoneo per riportare nel Cansiglio la popolazione dei cervi a dimensioni compatibili con l’ambiente e le attività della zona. Altre misure, come l’introduzione del lupo e dell’orso, la sterilizzazione delle femmine o il trasferimento degli animali in altre zone paiono infatti o impercorribili o di difficile applicazione e comunque non sufficienti per il raggiungimento degli obiettivi che il Piano della Regione dovrà porsi:1. la conservazione di una delle più interessanti e storiche foreste del paese; 2. la protezione dell’agricoltura (obiettivo sottolineato con forza dai sindaci dei tre comuni che insistono sulla Piana del Cansiglio, quello di Fragona Giacomo De Luca, quello di Tambre Oscar Facchin e quello di Fara d’Alpago Floriano De Pra); 3. la difesa del turismo; 4. la salvaguardia dello stesso patrimonio animale che una situazione di sovrannumero di capi sicuramente comprometterebbe.Nel proprio documento di indirizzo la commissione ricorderà anche la necessità di usare sull’argomento una informazione corretta e completa al fine di evitare fraintendimenti e strumentalizzazioni, sempre in agguato su questi temi.
     
    LDM/ll/1399

  5. roberto pirino scrive:

    controlliamo tutto e tutti………ma i controllori???????

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