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Casentino: Contare i cervi ascoltando il bramito

| 4 settembre 2013 | 0 Comments

CervoContare i cervi ascoltando la loro voce
Dal 26 al 29 settembre prende il via il censimento «partecipato» con tecnici, residenti del Parco nazionale del Casentino e appassionati

A notte fonda, nascosti sopra un crinale, ascoltando il bramito del cervo che lotta per conquistarsi un amore. Succede in Casentino, dove anche quest’anno torna – dal 26 al 29 settembre – il censimento «partecipato» del cervo al bramito: tecnici, residenti del Parco nazionale e appassionati da tutta Italia, armati di bussola e binocolo notturno, rilevano il bramito di alcuni tra gli oltre 3.000 cervi presenti nell’area protetta e consentono così al Parco di ottenere dati su numero di ungulati, loro posizione e quantità di maschi in età riproduttiva, principale indice di vigore delle popolazioni.

Il metodo, di origine norvegese, è applicato in aree naturali dove la folta vegetazione impedisce un rilevamento visivo, ed è preceduto da una breve fase di formazione. Il bramito, suono simile ad un muggito ma più roco e selvaggio, è la fase iniziale degli scontri che avvengono tra i maschi di cervo tra settembre e ottobre. Combattimenti il più delle volte rituali, ma che talvolta (raramente) possono avere esito anche letale: l’obiettivo, per i maschi della specie, è conquistare il diritto di creare un proprio «harem» di 5-10 femmine con cui poi riprodursi, o di difenderlo dagli attacchi degli altri giovani maschi. Le iscrizioni sono aperte fino al 10 settembre. Al di là del contributo dei volontari al rilevamento faunistico (iniziative analoghe, in Toscana, sono le campagne di «wolf-howling» per il censimento dei lupi), il senso dell’iniziativa verte soprattutto sulla partecipazione congiunta di tecnici e popolazione locale alla gestione del parco: in zone dove caccia, selvicoltura e prelievo dei prodotti del bosco sono da millenni alla base dell’economia, l’istituzione di un’area protetta comporta spesso la nascita di frizioni e scontri legati alla sottrazione ai residenti di ciò che è considerato – a torto o a ragioneil «proprio» territorio.

E la partecipazione dei locali al monitoraggio faunistico è uno dei metodi di avvicinamento tra le istanze di protezione e utilizzo dello stesso territorio: non a caso, anche alcuni cacciatori sono tipicamente presenti tra le centinaia di appassionati che, ogni anno, popolano i crinali del Casentino per ascoltare, rilevare e (quindi) contribuire a proteggere il cervo appenninico. Novità del 2013 è infatti l’estensione del rilevamento all’area di san Benedetto in alpe, dove nei giorni scorsi la popolazione è stata coinvolta nel reclutamento di nuovi operatori. Inoltre, da quest’anno è attivo un «gemellaggio» scientifico, inteso al confronto tra esperienze di monitoraggio, con la più grande riserva del Wwf in Italia: quella di monte Arcosu (situata tra Cagliari e il Sulcis) dove, su 3600 ettari di superficie, si proteggono le popolazioni di cervo sardo, piccolo ungulato che negli anni ’80 fu salvato dall’imminente estinzione e divenne il simbolo delle politiche di protezione e tutela attiva delle nostre foreste di montagna, e degli animali che ne costituiscono la linfa vitale.

Riccardo Mostardini

http://corrierefiorentino.corriere.it

 

 

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Category: Cultura, Toscana

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