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Brescia: ecatombe di passeri, pesticidi sotto accusa

| 2 settembre 2013 | 15 Comments

Bassa Bresciana: ecatombe di passeri, pesticidi sotto accusa. Rischio per l’uomo
Il caso allo studio dell’Istituto Zooprofilattico

agricolturaIl mondo agricolo li chiama agrofarmaci. Perché come medicine sono in grado di curare le sterminate estensioni di mais della Bassa dalla piaga della diabrotica, l’insetto che ne divora le radici. Il mondo venatorio li chiama semplicemente veleni.

E li accusa di uccidere volatili e selvaggina che malauguratamente entrano nei campi appena trattati e si cibano dei vegetali contaminati. Stiamo parlando dei potenti pesticidi con cui anche quest’estate- per limitarsi al Bresciano – sono stati trattati quasi 6mila ettari di granoturco. Se le istituzioni sanitarie già quattro anni fa hanno imposto qualche paletto al loro utilizzo (limitando orari e distanza minima da abitazioni e fossi), se i sindaci hanno provveduto a stilare qualche ordinanza, nella popolazione locale non c’è particolare percezione di rischi e cautele necessarie. Eppure recenti studi scientifici hanno dimostrato come i fosforganici non selettivi siano in grado di distruggere non solo il sistema nervoso degli odiati insetti ma anche quello degli altri ignari animali presenti nei campi di mais. E non mancano casi di gravi intossicazioni nell’uomo: «È capitato tra Borgo San Giacomo e Pontevico che degli agricoltori entrati nei campi di notte per l’irrigazione – spiega una fonte sanitaria – abbiano accusato gravissimi malori e siano stati ricoverati in pronto soccorso. Si è poi scoperto che la mattina quei campi avevano subito un trattamento contro la diabrotica».

I cacciatori non mancano di fare sentire la loro voce. «Anche quest’anno ho ricevuto telefonate dei nostri associati che hanno trovano selvaggina morta nei campi stati trattati» denuncia Armando Lancellotti, presidente di Libera Caccia. Anche Marco Bruni, presidente di Federcaccia, l’associazione venatoria più rappresentativa, ricorda le tante segnalazioni dei suoi associati. «Ma abbiamo assolutamente bisogno di evidente scientifiche; per questo invito tutti i cacciatori che trovano selvaggina morta a consegnarla gratuitamente all’Istituto zooprofilattico». Bruni si pone anche una domanda tutt’altro che retorica: «Sia chiaro, io non ce l’ho con gli agricoltori ma con le aziende chimiche che producono questi veleni e con chi dovrebbe controllarli. E mi chiedo perché non si possa in via sperimentale mettere una gabbia di volatili in un campo appena trattato, lasciare che si cibino di quei vegetali e valutarne gli effetti».
Un appello a consegnare sempre le carcasse trovate morte nei campi (pratica gratuita) all’Istituto zooprofilattico di via Bianchi viene anche dal direttore generale dello stesso Izsler, Stefano Cinotti: «Stiamo studiando il problema. Il modello d’approccio è quello utilizzato per il problema delle api con i nicotinoidi, ma al momento non possiamo dire con certezza quali siano le cause di morte degli animali ritrovati dai cacciatori nei campi. Sono in corso accurate analisi chimiche sulle carcasse per valutare la tossicità di quei prodotti chimici, che sono però tutti autorizzati dal Ministero».

Non mancano ricerche scientifiche che dimostrano la pericolosità dei principi attivi presenti nei pesticidi fosforati e clorurati utilizzati contro la diabrotica. Il più completo (apparso nel 2011 sul giornale italiano Medicina del Lavoro e consultabile sul web all’indirizzo http://gimle.fsm.it/33/2/05.pdf) è quello realizzato da un pool di medici della Fondazione Maugeri di Pavia, guidati dalla dottoressa Roberta Turci. Hanno studiato gli effetti del clorpirifos, sostanza base degli antiparassitari più utilizzati in America come in Pianura Padana. I risultati sono inquietanti. Le sostanze sono in grado di rimanere per lungo tempo nell’ambiente e nei tessuti di uomini e animali, visto che sono liposolubili. «Sono abbastanza tossici per gli uccelli – si legge nella ricerca – pericolosi per la fauna selvatica e le api da miele; sono invece fortemente tossici per i pesci d’acqua dolce, gli invertebrati acquatici e marini e possono provocare effetti negativi a lungo termine per l’ambiente acquatico e per la loro persistenza nei sedimenti, rappresentano un pericolo anche per i fondali marini». Per non parlare della loro persistenza nel terreno e nella catena alimentare: «In uno studio canadese residui di clorpirifos sono stati rilevati in campioni di ravanello e di carota due anni dopo la sua applicazione». Logicamente l’ultimo anello della catena alimentare è l’uomo, soprattutto i bambini, «a rischio di contaminazione attraverso il consumo di cibi contaminati e l’assorbimento cutaneo».

Pietro Gorlan

http://www.bresciapoint.it

 

 

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Category: Curiosità, Lombardia

Comments (15)

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  1. Giovanni Aiello scrive:

    O bella, i pesticidi? Ma pensa te credevo era ancora una volta colpa dei cacciatori. Chissà cosa ne pensano certi animalari ignoranti in merito.

  2. Spartacus60 scrive:

    X Tutti gli Amici Cacciatori
    ZANONIIIIIIIIIIIIIIII …….. DOVE SEIIIIIIIIIIIIIIIIIIII ……!!!!!
    Orsu’ prendi foglio e calamaio e denuncia il tutto presso la corte Europea. (n) (n) (n)

  3. Renzo scrive:

    Cosa ne pensano ? Bastava seguire il TG5 di due giorni fa quando nel servizio la voce fuori campo della “”giornalista “” ha affermato che 850.000 cacciatori nella preapertura uccideranno tante Tortore pari all’intera popolazione mondiale di questa specie . Praticamente dal 2 Settembre è da considerarsi estinta la Tortora africana !
     Pensa che certa gente gli crederà pure, caro Giovanni ………. :cry: :cry: :cry:

    • LASER scrive:

      NO RENZO!!!
      Pensa che nessuna AA.VV. o sindacato venatorio che dir si voglia, contestera’ queste affermazioni.
      Questo è il vero problema, Renzo.

    • laser scrive:

      E questo è nulla Renzo, vedrai che bai servizietti faranno per il 15 settembre; sempre nel piu’ assoluto e vergognoso silenzio delle nostre aa.vv. tanto oramai le tessere che potevano fare le hanno fatte…..

  4. Bekea scrive:

    Nel mio comune, Quinto ( VI ) dopo i trattamenti fatti sul mais per la profilassi contro la diabrotica e la piralide si è riscontrata una moria di lepri, fagiani,e merli che avevano trovato rifugio dentro alle coltivazioni di mais. Solo noi cacciatori abbiamo denunciato il fatto alle autorità, nessun animalaro da tastiera si è fatto vivo.   ON. ZANONI LE SI PREOCCUPA SOLO DI CHIUDERE LA CACCIA, MA CONTRO QUESTI TRATTAMENTI IN AGRICOLTURA SUL MAIS, CHE FANNO PIù DANNI CHE 10 ANNI DI CACCIA, NESSUN COMMENTO, NESSUN COMUNICATO….. oww oww oww

    • Peter scrive:

      A quell,animalaro queste cose non interessano, a lui interessa solo la visibilità, saltare agli onori della cronaca e chi più ne ha più ne metta. Il modo con cui gli animali muoiono non gli frega un fico secco; ma la gente non lo sa e tanti gli credono ed è su questo equivoco che tanti animal-talebani come lui fondano le loro performance.

  5. LASER scrive:

    Se è per questo non interessa nemmeno agli ambientalissimi grillini, forse troppo impegnati a contestare i ricercatori pro sperimentazione animale in liguria.

  6. Giacomo scrive:

     Logicamente l’ultimo anello della catena alimentare è l’uomo, soprattutto i bambini, «a rischio di contaminazione attraverso il consumo di cibi contaminati e l’assorbimento cutaneo».
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    E’ il perseverare che fa male quando si sanno queste cose anche da parte di chi inquina. Eppure i protettori non sembra abbiano preso provvedimenti drastici per non far morire uomini e bambini. Per la caccia si ! Eppure i TAR sospendono immediatamente dopo le denunce a favore di danni ambientali e faunistici, o forse mi sbaglio. :roll:  Salutiamo
     

  7. peppol@ scrive:

    Anni fa il passero era la riserva di caccia dicembrina…quando tutti i migratori erano spariti si cacciavano in prossimita di cascine e stalle… da quando la caccia è stata chiusa sono sparite…nemmeno l ombra, i misteri della scienza

    • Marco C scrive:

      Il passero oggi è costretto a nidificare sugli alberi perchè nei centri abitati è sfrattato dagli storni, le cornacchie fanno strage di uova e piccoli di questo volatile che predano con troppa facilità, per non parlare appunto di pesticidi come quello usato per la coltivazione del tabacco che è fortemente tossico e mortale. Per questo la presenza del passero è diminuita fortemente nonostante che da anni non è più consentito cacciare. 

  8. lucas scrive:

    Nelle mie zone i passeri non ci sono più. Vent’anni fa ce n’erano a nuvole e non credo che i veleni in agricoltura fossero meno di oggi. Anzi. Il problema è coinciso con l’espandersi delle cornacchie e soprattutto delle gazze che hanno cominciato a derpredarne i nidi. A primavera le gazze cominciano a passare tutti gli alberi di altofusto come pini, querce, tuie e cipressi dove nidificano gli uccellini e puliscono letteralmente i nidi, depredando piccoli e uova. I pochi che resistono sono quelli che fanno il nido addosso alle case, nel disperato tentativo di sfuggire a tale persecuzione. I nocivi andrebbero cacciato tutto l’anno ed usati come bersaglio per il tiro a volo, come accade ovunque tranne che in Italia. Se non diminuisce la loro pressione, di passeri ed altri uccelletti (come i cardellini, anch’essi scomparsi) non se ne vedranno più.

    • El Tega scrive:

      Qualche anno fa un merlo ha fatto il nido in un sempreverde a mezzo metro dalla cuccia del cane…ma non parlo di merli da città, era casa mia (e già questo non era raccomandabile…), in collina in mezzo ad un bosco. Solo così è riuscito ad allevare 4 merletti (e mio papà, vecchio cacciatore capannista, che gli cercava i lombrichi nell’orto e poi li metteva su un piatto di plastica dentro al sempreverde…) sfuggendo alla predazione delle cornacchie.

  9. Springer scrive:

    Se da ragazzino qualcuno mi avesse detto che il Passero sarebbe diventato una specie rara non gli avrei di certo creduto dato il suo ( di allora ) numero elevato. Stessa cosa per la Rondine; specie che hanno fatto parte della mia infanzia e che mai e poi mai avrei pensato di veder ridurre a cosi’ minimi termini. Sono tutte e due specie non cacciabili e le cause della loro diminuzione sono diverse . Una su tutte pero’ e’ quella che incide massimamente : il cambio di conduzione agricola e i prodotti che si impiegano per questa
    Ai nostri ” amici ” agricoltori che aiutiamo nel contenimento di specie che li danneggiano – che rimborsiamo per i danni che queste gli causano – che cerchiamo di capire posticipando l’apertura della Caccia per rispetto delle colture agricole immature ( Pavia quest’anno , unica provincia in Italia , aprira’ il 29 Settembre proprio per questo ) ricevendo in cambio un caxzzo , un caro… : annate a mori’ ammazzati…  :mrgreen:  :wink:

  10. Giannirm scrive:

    Questa è una notizia che doveva finire sul TG5, non la preapertura e le 5 tortore che si abbattono, ma questi WWF, Zanoni, Brambilla, Lav, Lipu per chi lavorano :?: (:n) (:n) (:n)

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