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Allevamento in cattivita’ patrimonio genetico insostituibile

| 28 agosto 2013 | 3 Comments

L’ALLEVAMENTO IN CATTIVITA’ PATRIMONIO GENETICO INSOSTITUIBILE PER LA CONSERVAZIONE DELLE SPECIE SELVATICHE
di Stefano De Vita

Stefano DevitaHo voluto fare questo articolo dopo avere letto la presa di posizione della LIPU in riferimento alla raccolta di firme per l’abolizione dell’uso dei richiami vivi sia di cattura che provenienti d’allevamento. Come già si sapeva le indicazioni dall’Europa ci porteranno progressivamente all’abolizione dei soggetti di cattura per arrivare all’utilizzo dei soli soggetti provenienti d’allevamento e cioè nati in ambiente captivo. Che qualcuno non me ne voglia, ma al giorno d’oggi dove ormai le tecniche d’allevamento e le tecniche d’alimentazione hanno portato a livelli talmente alti in termini di successi riproduttivi non ha più senso utilizzare uccelli di cattura, per una serie di motivi che chiaramente non sto ad elencare per ovvi motivi di spazio.

L‘allevamento in cattività delle specie selvatiche è da sempre praticato dall’uomo, questo è stato sempre affascinato dagli animali che come ha potuto li ha catturati e tenuti accanto a lui, infatti ha iniziato da tempi immemorabili la domesticazione di alcune specie di animali, tutt’oggi insostituibili per la vita di noi stessi. L’uomo ha iniziato con il lupo ed altri canidi selvatici oggi estinti per allevare e selezionare le innumerevoli razze canine arrivate fino ai giorni nostri. Dal coniglio selvatico abbiamo selezionato tutte le razze di coniglio da carne e quelle ornamentali. Dal piccione selvatico sono state selezionate tantissime razze tra cui il piccione viaggiatore. Dal gallo bankiva originario dell’Asia specie ancora vivente da cui derivano tutte le razze di galline domestiche oggi esistenti al mondo. Dai cinghiali ed altri suidi selvatici siamo arrivati ai maiali domestici e ancora il cavallo che è stato il mezzo di locomozione più straordinario che l’uomo abbia mai avuto. Per non parlare delle pecore, delle capre, dei buoi, di anatre, oche, dove l’uomo in migliaia di anni ha selezionato innumerevoli razze. Che dire poi del canarino selvatico, anche qui da questo ceppo selvatico si è arrivati a innumerevoli razze di canarini divisi in varietà come i canarini di forma e posizione, i canarini da canto ed i canarini di colore. L’uomo di tutti questi animali ne ha tratto vantaggio dai molteplici usi che ne ha fatto: per nutrirsene, per difendersi, per coprirsi dal freddo, per fare utensili, per aiuto nella caccia, per locomozione, per comunicare e per goderne la vicinanza per un suo piacere estetico ed interiore.

Oggi si continua ad allevare tutto e sempre per gli stessi scopi citati poc’anzi, ma uno forse è più importante perché poi è quello che serve per la continuità delle specie: allevare ai fini della conservazione. Nel mondo esistono tante specie animali allevate e riprodotte in cattività quante quasi ce ne sono in natura. Esiste un patrimonio genetico insostituibile, portato avanti anche da privati spinti dal grande amore per gli animali e con grande sforzo economico, il più delle volte non visti di buon occhio, travisati da una falsa e tendenziosa informazione portata avanti da un certo ambientalismo-animalismo, che vuole vedere solo l’aspetto del povero uccellino in gabbia, sbandierando troppe volte il maltrattamento animali. Certo, sono consapevole che esiste qualcuno che non tiene gli animali come si dovrebbe, ma non per questo bisogna criminalizzare una categoria ed una sana attività nel rispetto delle normative, dell’etica e del benessere animale.

E’ risaputo e supportato da infiniti lavori, studi e ricerche provenienti da Organizzazioni Conservazionistiche di tutto il mondo che nell’era distruttiva e consumistica in cui viviamo oltre alla difesa primaria degli habitat, uno dei rimedi, se non in alcuni casi il più importante per la salvaguardia delle specie faunistiche è l’allevamento e la riproduzione in cattività. In alcuni paesi questo è anche incentivato. Nello stesso tempo anche le Normative Internazionali, Comunitarie e Nazionali non lo vietano, al contrario lo prevedono e lo regolamentano:

Convenzione di Washington e successive modifiche e Leggi;

Direttiva Uccelli CEE 79/409 e recenti modifiche 2009/147/CEE concernente la Conservazione degli uccelli selvatici – art. 9;

Direttiva Habitat CEE 92/43 relativa alla Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatica – art. 14, art. 16;

Convenzione di Berna del 19/09/1979 e resa esecutiva con Legge 503/1981 Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente in Europa – art. 7 comma 3, lettera c – art. 9 comma 1 – art. 11 comma 2, lettera a;

Convenzione di Parigi del 18/10/1950 e resa esecutiva con Legge 812/1978 Convenzione internazionale per la protezione degli uccelli – art. 4, art. 9;

Legge Quadro 157/1992 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” art. 17 comma 1 – Allevamenti di fauna selvatica indigena per fini amatoriali ed ornamentali.

Quest’ultima Legge ha recepito integralmente le Direttive CEE e le Convenzioni Internazionali in materia di allevamento in cattività di fauna selvatica. Ma abbiamo anche un Primo Documento Orientativo dell’allora INFS ora ISPRA Vol. 1 sulla Legge 157/92 Indicazioni per gli allevamenti di fauna selvatica indigena per fini amatoriali ed ornamentali.

Visto quanto sopra esposto, che in nessun paese comunitario ed internazionale è fatto divieto di detenere ed allevare in cattività specie di uccelli appartenenti alla fauna selvatica, perché mai ci deve essere sempre qualche proclama o azione discriminatoria contro l’allevamento in cattività di specie selvatiche.

Va anche ricordato che la Direttiva Uccelli CEE 79/409 e successive modifiche – nello specifico: l’art. 9 paragrafo 1 lettera c, cita; per consentire in condizioni rigidamente controllate ed in modo selettivo la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità. Questo ci conferma che questa deroga non nasce per esigenze di carattere prettamente venatorio, anzi al contrario in primis parrebbe per altri interessi quali appunto l’allevamento e riproduzione in cattività e quindi un possibile prelievo in natura per rifornire gli allevatori amatoriali. (tratto da: Raccolta delle Norme Nazionali e Internazionali per la Conservazione della Fauna e degli Habitat – di Mario Spagnesi e Liliana Zambotti – Ministero dell’Ambiente “Servizio Conservazione della Natura” e Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica INFS – Quaderni della Conservazione della Natura n.1 – anno 2001).

Un’ allevamento organizzato e gestito da persona competente è una fonte di studio e di ricerca continua, difficilmente osservabile in natura: biologia ed etologia delle specie riprodotte, corteggiamento, canto, tempi riproduttivi, misure e colore delle uova, tempo di schiusa e accrescimento dei pulli, cure parentali, alimentazione e muta, nonché altri aspetti comportamentali. Chiaramente allevando con certi parametri strutturali finalizzati al benessere animale, ma così non potrebbe essere se si vogliono raggiungere dei successi riproduttivi.

Le finalità dell’allevamento e riproduzione in cattività sono anche didattica, educazione ambientale e protezione. Si possono organizzare dei corsi di specializzazione per allevatori, per esempio sulle tecniche di alimentazione, come costruire una voliera, come posizionarla, cassette nido e dimensioni, come posizionarle secondo i punti cardinali, il sole e l’altezza, specie vegetali preferite per la costruzione dei nidi, piante più idonee per naturalizzare una voliera, le piante da bacche, la loro messa a dimora, costruzione di stagni e laghetti per allevamento e riproduzione delle anatre selvatiche con particolare riferimento alla vegetazione palustre. La biologia delle specie che si intendono allevare, etc. Nonché visite guidate negli allevamenti per avvicinare i giovani a conoscere meglio questa “arte” e comprendere il vero ruolo svolto dagli allevatori per il mantenimento, selezione e conservazione dell’avifauna selvatica. Da non confondere con chi cattura e commercia uccelli illegalmente, in pratica il bracconaggio.

Enti ed Istituti scientifici, ma anche associazioni ambientaliste di concerto con gli allevatori che dispongono della “materia prima” potrebbero intraprendere progetti finalizzati alla reintroduzione ed al ripopolamento di particolari specie. Alcuni allevatori possono mettere a disposizione delle Amministrazioni competenti, le loro strutture e la loro esperienza: per la raccolta e riabilitazione di uccelli debilitati, feriti, o pulli abbandonati dai genitori, o caduti dai nidi. Gli allevatori si possono mettere a disposizione delle Autorità Giudiziarie per gli affidamenti di animali sequestrati per vari motivi.

L’allevamento in cattività è sinonimo di protezione: si eviterebbero le catture illegali con mezzi tipo reti, panie, gabbie trappole, etc. e quindi non ci sarebbe più un mercato nero di uccelli, per il semplice fatto che non ci sarebbe più richiesta, dal momento che si riproducono in cattività ed alla luce del sole, cioè autorizzati. Gli appassionati ornitofili ed anche i cacciatori saprebbero da chi rifornirsi. A nessuno conviene prendere un uccello di cattura, sia per l’inutilità nella riproduzione (almeno non in tempi brevi) e sia per le sanzioni amministrative e penali a cui si va incontro. Il bracconaggio avrebbe un effettivo crollo.

Molti animalisti e ambientalisti pensano e sentenziano a sproposito che gli animali in cattività soffrono. Non è vero e lo riprova il fatto che in condizioni ottimali (ambiente/alloggio/alimentazione idonea alla specie), un animale psicologicamente e fisicamente sano assolve perfettamente tutte le sue funzioni biologiche e la riproduzione ne è la prova più lampante. Un animale lavora di istinto e si riproduce solo se sta in ottimo stato sia fisicamente che psicologicamente, un uomo e una donna chiusi in una gabbia possono tranquillamente accoppiarsi, anche in condizioni di estremo stress, perché è il ragionamento che gli dice di accoppiarsi, agli animali sono i ritmi biologici e l’ambiente circostante che gli dicono come e quando accoppiarsi. Quindi un animale nato in cattività è un animale sano sotto tutti i punti di vista e non certo un animale stressato o maltrattato, quest’ultimo non sarà mai in grado di riprodursi.

In ultimo per rispondere direttamente al Dott. Danilo Selvaggi della LIPU: perché vietare l’utilizzo dei richiami vivi nell’attività venatoria, che nella fattispecie non si limita solo ai tordi, merli, allodole, pavoncelle, ma comprende anche i colombacci e piccioni domestici per la caccia al colombaccio, le anatre germanate ma anche fischioni, alzavole, etc. di allevamento per la caccia agli acquatici.

Non accettiamo lezioni sotto il profilo del buon senso comune e della cultura civile e tutto questo è tanto meno illegale a livello comunitario ed a livello nazionale.

Diciamo invece che per qualcuno l’obiettivo primario è solo combattere la caccia e lo si fa con qualsiasi mezzo a disposizione. Per il volere di una minoranza di ideologia animalista con un colpo di spugna si verrebbe a cancellare il lavoro dell’uomo che da sempre ha scelto volutamente di vivere a contatto con gli animali e da questi fruirne in tutte le sue forme. In pratica tutto un comparto carico di storia, cultura e tradizione, che non va perduto se fatto nel rispetto delle norme, dell’etica e del benessere animale.

Stefano De Vita

 

 

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Comments (3)

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  1. Susanna scrive:

    Signor De Vita ma lei si vuole forse sostituire alla natura e giocare al piccolo genetista????perchè vedo che fa apparire il fatto che poveri uccelli detenuti in cattivita da qnd sono nati  sia una cosa normale..e giustifica la cosa facendo passare l’uomo come il “dio” che seleziona e crea nuove razze!!e mi faccia il piacere quando dice che gli animali non soffrono in cattivitá..se nascono e vivono liberi in natura,un motivo ci sarà!!non credo che a lei piacerebbe stare chiuso in un stanza  di 2 metri quadrati e cosi non piace neanche agli uccelli stare in una gabbietta striminzita!!tra i cacciatori e i bracconieri c’è differenza per la legge italiana,per me NO!!saluti..

  2. igor radere scrive:

    Magari per Lei c’è differenza frà animalista e animalista pervertito.
    Per me no!
    Paragonbare i Cacciatori con i bracconieri la qualifica più che qualsiasi altro discorso, torni nella caverna in cui vive senza elettricità e senza agi alcuni cominciando dal pc da cui emana certe amenità senza ragion veduta. Si accenda un bel fuoco (se ci riesce) e si cucini la sua buona verdurina e non venga a proclamare la sua innocenza da ueste parti. Contribuisce più Lei alla rovina della biodiversità in questo paese che un cacciatore in 10 stagioni venatorie. I discorsi da salvatori del mondo fateveli fra di voi, noi vi conosciamo.

  3. Bekea scrive:

    X susanna,A quanto leggo la sua conoscenza dell’allevamento e detenzione di fauna selvatica è fortemente insufficente da rasentare la totale ignoranza in questa materia. Se il richiamo in gabbia non godesse del massimo del benessere, lei pensa che canterebbe come fosse libero, ignora questo assioma, più benessere – più canto ??? Le porto un esempio di come tratto i miei richiami: possiedo 3 tordi femmina che regolarmente ogni stagione fanno le uova come fossero in natura, pur essendo dentro alle loro “gabbiette ” da più di anni. Questo è un indicatore di come vengono trattati questi nostri ” poveri uccellini ” dai cattivi cacciatori. Quindi si informi prima di scrivere le solite menate anticaccia, noi cattivi cacciatori siamo sempre disponibili a mostrarle come teniamo i nostri richiami.

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