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Belluno: Per una multa di 50 euro sei anni di spese legali

| 25 agosto 2013 | 1 Comment

Per una multa di 50 euro sei anni di spese legali
Un cacciatore ha vinto in Appello la causa contro una sanzione della Provincia che è stata anche condannata a risarcire tutti i costi sostenuti dalle parti

EuroBELLUNO. Quasi sei anni di contenziosi e diverse migliaia di euro di spese legali. È costata cara alla Provincia la sanzione comminata a un cacciatore, ex presidente della riserva di Comelico Superiore nonché avvocato. Gian Pietro Carrer nel settembre 2007 andò a caccia con altri quattro soci e, prima di partire, tutti e cinque appesero nella bacheca della riserva la “figlia”, ovvero il permesso per la caccia di selezione, senza indicare il luogo dove si sarebbero diretti. Il motivo c’era: i cinque avevano deciso di andare a caccia del cervo maschio, per il quale non vi era l’obbligo di indicare la zona come nel caso di femmine e cuccioli.

La Provincia, tuttavia, ad un mese di distanza circa decise di sanzionare i cinque ipotizzando la violazione del regolamento di caccia provinciale. I quattro amici di Carrer ricevettero una censura; per l’avvocato presidente, invece, venne proposta ma mai applicata la sospensione per 20 giorni e multato per 50 euro. Convinto di non aver violato in nessun modo il regolamento, Carrer decise di reagire con una serie di azioni, dal ritiro della delega a Palazzo Piloni relativa alle sanzioni disciplinari (la competenza delle sanzioni è in capo alle riserve che in genere delegano la Provincia) al ricorso in opposizione all’ordinanza ingiunzione di 50 euro.

Il primo grado fu sfavorevole a Carrer: il 23 aprile 2009, infatti, il giudice Raffaele Massaro rigettò il ricorso e decise di compensare le spese, ma l’avvocato era convinto di essere nel giusto e decise di andare avanti presentando appello a quel rigetto.

Nell’atto d’appello il legale di Carrer, Domenico Mauro, ha elencato i sei motivi del ricorso alla Corte d’Appello di Venezia, per la maggior parte violazioni e false applicazioni del regolamento provinciale di Belluno per la disciplina della caccia. Ma a fare la differenza è stata la totale assenza di prove in mano al Comando della polizia provinciale, circa il fatto che il Carrer fosse andato a caccia di femmine o di cuccioli. Il 29 maggio 2013 la Corte d’Appello ha emesso la sentenza accogliendo il ricorso di Carrer, proprio con la motivazione dell’assenza di prove a supporto della sanzione comminata dalla Provincia.

«Ora alla Provincia non rimane che il ricorso in Cassazione che ovviamente comporterà ulteriore esborso a carico dei contribuenti», dice l’avvocato, perché i giudici del secondo grado hanno condannato l’ente di Palazzo Piloni a pagare le spese legali a favore dello stesso che, solo per il ricorrente, sono state di poco inferiori ai 6 mila euro, alle quali poi vanno aggiunte le spese sostenute dalla Provincia stessa in questi sei anni di battaglie in tribunale. «Soldi buttati, se si pensa che tutto è successo per una multa di 50 euro», prosegue Carrer, che nel frattempo i 50 euro li aveva anche versati su sollecitazione dell’ente che lo ha diffidato a pagare la multa per evitare problemi con la Corte dei Conti che stava spulciando i bilanci provinciali: «Sarebbe proprio il caso che la Corte dei Conti intervenisse per verificare lo sperpero di denaro pubblico fatto in questa vicenda. Un’amministrazione pubblica velocissima nel sanzionare, pur in presenza di inadempimenti, ritardi ed errori e altresì pervicace nel resistere in giudizio confidando nella mia poca resistenza o nel favor iudicis, va stigmatizzata anche perché in caso di sua condanna paga sempre il cittadino. Infine, credo che tutti gli altri sanzionati per la medesima violazione abbiano diritto a vedersi restituire i soldi».

Nel 2011 la vicenda ebbe uno sviluppo parallelo. In seguito al ritiro della delega sulle sanzioni disciplinari alla Provincia decisa da Carrer in qualità di presidente della riserva, Palazzo Piloni (allora presidente della Provincia e assessore alla caccia era Sergio Reolon, mentre il dirigente di settore è sempre Gianmaria Sommavilla) decise di comunicare le sanzioni proproste dalla commissione per Carrer ad altri componenti della riserva. Accusata di aver violato la privacy del ricorrente, la Provincia fu costretta dal tribunale a presentare una lettera di scuse firmata dal commissario e da Sommavilla.

http://corrierealpi.gelocal.it

 

 

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Category: Veneto

Comments (1)

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  1. peppol@ scrive:

    basterebbe che si facesse pagare a chi fa questi verbali…ma come al solito in itaGlia nessuno è responsabile quando si tratta di PA

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