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Racconti: L’albero di cristallo

| 8 giugno 2012 | 8 Comments

L’albero di cristallo

Claudio Monticelli

Dal mio paese nativo, Monte Urano, incastonato come pietra preziosa sopra una collina a due passi dal mare, si ammira lo spettacolo panoramico più bello delle Marche ed uno dei migliori d’Italia (seppur ce ne sono altri).
La lucentezza del paesaggio, la bellezza del coltivo lascia il passegger attonito, sbalordito e scolorato in viso.
A nord si scorge il promontorio del Conero con i suoi paesi gioiello.
Ad ovest, al tramonto, l’infuocato monte di Cingoli che illumina la scena.
Dal balcone dei giardini pubblici, ad est, all’alba il rosseggiante mare Adriatico, punteggiato da bianche vele e dallo spumeggiar dell’onda.
A sud si ammira l’imponente massiccio del Gran Sasso d’Italia, con i suoi 2914 metri, il monte più alto dell’intera catena appenninica.
A sud-ovest i mitici monti Sibillini, che con cielo terso sembra poterli toccare con mano, pieni di misterioso fascino, che da ragazzo sollecitavano la mia fantasia.
Immaginavo un giorno di poter conoscere da vicino i luoghi della Sibilla e del Guerin Meschino.
Con discrezione e prudenza iniziai a frequentare quei favolosi posti, a solleticare le loro scabrose groppe col mio andare.
Poi incominciai a cacciare su quegli incantati monti che io amo, con partenze all’una di notte, con arrivo al punto zero alle ore due e trenta circa.
Lasciata l’auto, mi carico di zaino e fucile, qualche cartuccia in tasca, cane al guinzaglio, torcia a portata di mano e così incomincia la lunga marcia.
Prendo per una stradina tutta pietre e ghiaia dove si cammina alle calcagna, s’inoltra nel bosco e zigzagando sale su per la montagna; il terreno è sdrucciolevole e pieno di insidie dove ad ogni passo rischio le caviglie.
Di tratto in tratto in qualche inciampo m’imbatto, un ramo spezzato va scansato, una pianta franata va aggirata, un vecchio tronco sdraiato va scavalcato.
Salgo lentamente e un po’ a tentoni, il sentiero si fa sempre più intrigato e fosco, s’intrecciano e battono i rami nel bosco.
Qui non basta, se non c’è passione, aver coraggio, gambe polmoni e cuore, che ti spinge su come un ascensore.
Avanzo con decisione e pazienza, ad ogni tornante rinnovo la conoscenza, il bosco si allarga, qualche raggio di luna filtra tra la ramaia, ancora un poco e sarò fuori dalla boscaglia.
Sbuco su un terreno mosso e sassoso, dove camminare e reggersi in piedi diventa difficoltoso.
Poco sotto si ode il gorgoglio di una fontana a trocche, la raggiungo, riempio la borraccia, mi rinfresco gola e viso.
Riprendo il cammino serpeggiando fra rocce e sassi, avanzo, scivolo, inciampo, mi appoggio sui massi, continuo e vado avanti, al fin che arrivo in uno spiazzale dove mi aspetta un piccolo rifugio.
Mi guardo in giro, illumino dentro ed entro, poso lo zaino e archibugio, prendo la colazione, la sistemo nella cacciatora, raccolgo il fucile ed esco.
Fuori la luna mi è amica, le chiare ombre mi guidano, siedo sopra un masso e aspetto l’aurora.
Nel buio ammiro i colori della notte, che luccicano nei paesi giù a valle.
Potrei nominarli tutti ad uno ad uno, ma nell’oscurità si confondono e non ne riconosco nessuno.
Allora mi vien d’immaginare la gente che nei loro letti si godono l’ozioso sonno, mentre anch’io un poco mi riposo.
Alzo gli occhi verso la grande volta bruna, dove risplendono stelle e luna.
E lassù nello spazio senza limiti, nell’immensità del firmamento, mi perdo come si perde la nuvola sospinta dal vento.
Ecco un lieve albore argentato sta rischiarando dove la notte s’incontra con il giorno.
Le prime stelle tramontano, è l’ora attesa, mi faccio accorto, attento, il nulla intorno a me.
Si fa fine l’udito, ecco il primo canto di un catenaccio arrugginito, i canti si susseguono, sono loro le cotorne, cerco di individuarle, mi faccio un piano mentale, mentre l’orizzonte si sta rischiarando.
Nasce dal mare, va per campi, colli, boschi e valli nelle increspate acque del lago sfavillano i suoi raggi rosso dorati, sale e si spande su per la montagna.
E’ la vermiglia aurora che colora e riscalda ogni cosa creata.
Ed io quassù seduto sopra un masso in solitaria compagnia, mi ristoro con il creato in serena armonia.
Respiro gli odori della natura che il vento sta portando, scende nelle vene va al cuore e alla mente e li rimane eternamente.
L’ora s’appresta, il momento spinge, la passione ti costringe.
Si va, si comincia a cacciare, la caccia in solitaria è la migliore che si possa fare.
Prendo per un piccolo sentiero, aggiro il pianoro sopra la piccola fontana a gocce, mi chino, mi faccio piccolo, non incontro, continuo, non è importante trovare ma cercare, cercare sempre, così è nello sport così è nella vita.
Attraverso la grande pietraia dove si arranca e si affonda nella ghiaia.
Ora sono sui vasti prati cercando, aggirando ed intrecciando tra sassi e massi, salgo su fino alla forca dei deputati.
Supero rocce e cenge, m’infilo nella gola rocciosa d’una profonda forra, dove l’avventura diventa pericolosa.
Luogo ideale per le cotorne.
Facendo attenzione mi sistemo, poi mando il cane in perlustrazione, un giro, uno sfrullo, una picchiata e il fucile rimane a mezz’aria.
Ora c’è da ribatterle, non è facile, da qui non si scende e non si sale, ripassare per la stessa via non vale.
Decido, salgo su per aspra via ed irta montagna sotto il sole e la fatica che mi bagna.
Cerco, caccio per canaloni, rupi e spuntoni, l’impresa è sempre più ardua, il fiato sempre più corto e ansante e il passo si fa pesante.
Esser stracco e non poter sedere, in soccorso mi vien la mente, un po’ a dritta e un po’ a manca, così la gamba non si stanca.
Tengo il passo vado avanti, su per i deserti prati.
Qualche aspide si sta godendo il sole di fine ottobre, non gradisce la mia compagnia e pigramente striscia via.
Salgo su, sono in cresta.
Ne vile, ne codardo conquisteranno mai il cielo.
Quassù ne collare ne catena e per la cavezza nessuno ti prende avanti.
Quassù si sta come in paradiso, non c’è ieri ne domani.
Quassù godi te stesso e puoi dire il giorno e tutto mio.
Con prudenza, così come si usa fare scendendo per ripida montagna, si va giù di traverso per gli erbosi prati e nella ghiaia si va giù di calcagna.
Scendo e guardo avanti, nello spiazzale del rifugio, c’è un ospite inatteso, un lupo, distrattamente sta annusando l’aria e il terreno, poi bighellonando prende la via del bosco dove lentamente si perde.
Raggiungo il pianoro sopra la fontana a gocce, mi siedo sull’erboso prato per assaporare un panino, una mela e un po’ di cioccolato.
Ohi me quale meraviglia !
Sopra un limpido cielo e un caldo sole abbelliscono il giorno.
Poco sotto, sparsi qua e la, spuntano da una vasta distesa bianca bruni isolotti che come per magia sembrano galleggiare in un bianco mar di bambagia.
Sono tra due cieli, il pensiero vaga, si fa fantasia.
Immagino un mandorlo fiorito, una rondine in volo che garrisce, una nuvola investita dai raggi del sole che svanisce.
Finisco la colazione, riprendo, ora c’è da inseguire le fuggiasche.
Scendo alla fonte a trocche, trovo le fatte, sono passate di qui.
Aggiro il bosco, lentamente inizio a salire, è ripido, vado a destra e a sinistra, tenendo d’occhio Luter che avanza a testa alta annusando l’aria.
Va in emanazione, accosta, va in ferma.
Attaccandomi agli alberi mi avvicino, gli sono dietro, appoggio le spalle ad un albero per avere un po’ di equilibrio.
Lo incito, non si muove, non mi muovo, poi uno sfrullo un colpo, c’è.
Luter recupera e riporta, lo accarezzo.
Faticosamente riprendo a salire fino alla fonte a trocche.
Mi rinfresco, siedo sul bordo della fontana, riprendo fiato, chiudo gli occhi e così mi ritornano in mente altre belle giornate di caccia quando nel mese di novembre, nei boschi si usa cacciare la beccaccia.
E’ magnifico il bosco d’autunno, quando la fantasiosa natura crea, in un’infinità di forme e di colori, le foglie che adornano e abbelliscono le chiome degli alberi.
Avanzo lentamente in religioso silenzio, sono nel tempio della natura, merita rispetto.
Lascio che il cane faccia di sua scienza e bravura, lo seguo, mi guida in una radura dove c’è un albero bianco, isolato, spoglio e brinato.
E’ l’albero di cristallo che si sta vestendo di sole e brilla e così tanto brilla che come diamante brilla.
Ed io li come spettator profano non muovo più passo, di sasso mi faccio.
Silenzio e pace intorno.
Ne respir di rovo, ne stormir di foglia, ne ramo che batta, ne canto in fratta.
Poi terminato l’incanto, il bosco riprende il suo canto alla vita, perché la vita è bella, non quella vissuta ma quella che c’è da vivere.
Scuotendomi mi alzo, riprendo il cammino, su per gli intrigati e verdi prati.
Vado pensando e ragionando a quanti sono rimasti nelle loro case o a custodire i loro orticelli e sempre fingono di aver saggezza pur non avendo conoscenza.
E saggio sia chi vuole intraprendere questo bellissimo sport che è riservato solo ai duri, ai forti, ai puri, che anche quando alla neve, dal vento tagliati, fino alle ossa dalla pioggia bagnati, dal gelo punti e graffiati, con gli scarponi pieni d’acqua, scendono la montagna ringraziando la natura di essere stata fedele compagna.
Quassù non è solo temerarietà e spirito d’avventura ma grande il dono che ci ha fatto la natura.
E così ragionando e pensando arrivo al rifugio, raccolgo le mie cose, un po’ mi emoziono, uno sguardo e valle e giù, giù negli interminati spazi fino al mare dove all’orizzonte ogni cosa vera scompare.

Claudio Monticelli

 

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Category: Racconti

Comments (8)

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  1. renzo scrive:

    Emozionante ! Bello ! Artistico ! Coinvolgente . 

  2. scolopax scrive:

    TUTTO BELLO,
    MA CON TUTTA SINCERITA’ DEFINIRE QUESTA NOSTRA PASSIONE AD UNO SPORT  E’ MOLTO MA MOLTO RIDUTTIVO ED IMPROPRIO.
    SALUTI 

    • Claudio Monticelli scrive:

      Caro signore innanzitutto grazie ,ha perfettamente ragione ,ma non tutti hanno la nostra stessa passione e lo vivono come uno sport ……..

  3. ennio scrive:

    si ….vero  verissimo,in quei luoghi unici si potevano vivere giornate così descritte benissimo dal sig. Monticelli,che non ha certo esagerato in fantasia,perchè quei luoghi ti fa vivere tali emozioni…ti porta a tali  meditazioni….dove regnava il silenzio, dai panorami incantenvoli.Solo chi ha potuto trascorrere giornate del genere  può perfettamente capire….noi ormai alla soglia dei sessanta(almeno io..) le abbiamo vissute,perchè oggi tutto è racchiuso all’interno del parco dei Sibillini.
    Direte voi….allora sarà tutto preservato e ben curato!!??
    No purtroppo no…il silenzio non lo si ascolta più….in cima non si sale  più solo  con la forza delle gambe……
    oggi si trovano gruppi numerosi di persone ovunque…in certe giornate si può contare miglia di persone…..schiamazzi …urla…musica…..mountbike….moto da cross perfino sulle creste dei prati più alti……
    Però qualcuno dirà…”  abbiamo salvato questi monti da cacciatori  come  Monticelli!!”
    Complimenti Sig. Monticelli leggere il suo scritto mi ha emozionato e grazie per avermi riportato alla mente bellissimi  ricordi.

    • Claudio Monticelli scrive:

      Salve Ennio,
      la ringrazio per aver condiviso le mie stesse emozioni , leggo che è un vero appassionato, non si demotivi per i cambiamenti avvenuti ma continui a salire sui nostri monti con gli stessi sentimenti e le stesse emozioni.
      I suoi complimenti mi commuovono
       

  4. amilcare scrive:

    All’amico Claudio serve poco il complimento per la bellezza letteraria del racconto. Ci intriga invece la condivisione dei sentimenti,a volte struggenti del vagare solitario nell’attesa faticosa dell’attimo dell’incontro con la preda. Il contorno è l’affresco cromatico di un habitat irto di insidie in cui non è dato arrestarsi e cedere alla fatica. Un pò come la vita! Un pò come conquistare se stessi! Bravo Claudio
     

    • Salve signor Amilcare,e’ davvero una piacevole scoperta per me sentire che ci sono persone capaci di cogliere sentimenti cosi’ significativi e soprattutto vissuti, seppure in solitario ma altrettanto condivisi da chi in qualche altro angolo di quei monti e magari nello stesso periodo provava le stesse emozioni.In quanto al contorno non mi e’ stato difficile descriverlo poiche e’ stato sufficiente mettere insieme le immagini impresse per sempre nella mente e nel cuore,senza bisogno di fantasia che avrebbe potuto soltanto togliere piuttosto che aggiungere….. e alla fatica che dire???? Sicuramente tanta ma sempre ben ripagata forse di piu’ di quella della vita. Grazie Amilcare.
       

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