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Modena: Cinghiali, piu’ prevenzione e controllo numerico

| 6 aprile 2012 | 8 Comments

Cia Modena: più prevenzione e controllo numerico dei cinghiali

Danni da cinghiale, tre filoni di impegni precisi per contrastarli: prevenzione, controllo numerico e modalità certe nella liquidazione dei danni. La Cia di Modena e le associazioni agricole in un incontro con assessore all’Agricoltura Tomei, hanno presentato un protocollo dettagliato per la limitazione dei ‘suidi’ in Appennino. “E’ un programma di lavoro sul quale chiediamo l’impegno di Provincia, Atc e degli Enti parco: serve un tavolo di coordinamento permanente”.

MODENA, 6 APRILE 2012 – Non cessa l’allarme sulla eccessiva presenza di ungulati, in particolare di cinghiali, che nel territorio modenese stanno causando gravi danni alle colture e all’ecosistema. “Le incursioni degli ungulati e dei cinghiali si è fatta molto più invasiva nelle ultime settimane – denuncia la Cia di Modena – e a farne le spese sono i prati, i medicai e le coltivazioni in genere, in aree di pregio dove la zootecnia è legata alla produzione del Parmigiano reggiano”.
In un incontro con l’assessore provinciale all’Agricoltura Giandomenico Tomei le associazioni agricole (Cia, Confagricoltura, Coldiretti e Copagri) hanno segnalato che nelle arre dei parchi e soprattutto nell’Atc Modena 3 (alto Appennino) si è avuta un’impennata esponenziale dei danni, confermata da testimonianze dirette degli imprenditori agricoli.
“Serve una nuova strategia per contrastare i danni che i cinghiali arrecano sistematicamente alle colture agricole – prosegue la Cia – e occorre l’attivazione urgente e straordinaria di tutte le iniziative utili e necessarie per una decisa riduzione della presenza dei cinghiali al fine di contenere i danni alle coltivazioni in atto”.
Gestione puntuale ed efficace e prima ancora un programma di prevenzione sono le richieste delle Organizzazioni agricole “per evitare anche danni alla filiera del Parmigiano. Si deve intervenire per ottenere una radicale e drastica riduzione del numero di cinghiali agendo con più azioni – prosegue la Cia – come ad esempio la caccia di selezione anche nelle zone protette e nelle Zrc (Zone di ripopolamento e cattura), e comunque in tutte quelle aree dove il cinghiale può trovare rifugio. Inoltre va migliorato il calendario venatorio che permetta il prelievo per periodi più lunghi ed indipendentemente dall’andamento climatico – osserva ancora la Cia – e il coordinamento dei periodi e delle forme di caccia nelle zone limitrofe della provincia di Modena e di Bologna”.
Attivazione di una ‘reale’ concorrenza fra i cacciatori, eliminazione di privilegi, corresponsabilità anche economica dei cacciatori nel risarcimento dei danni, definizione di aree specifiche a vocazione agricola sulle quali agire drasticamente per la eradicazione della specie, istituzione di verifiche periodiche dei risultati ottenuti e dei censimenti col coinvolgimento delle Associazioni agricole: sono solo alcuni dei suggerimenti che gli agricoltori hanno dato a viva voce. Soprattutto, hanno osservato i produttori, “i danni vanno pagati per la loro reale entità secondo tariffari, peraltro già predisposti”.
“Questi obiettivi rappresentano un programma di lavoro sul quale chiediamo l’impegno di Provincia, Atc e degli Enti parco interessati, oltre a quello delle Associazioni venatorie – conclude la Cia – eventualmente con la costituzione di un tavolo permanente e specifico di lavoro che coinvolga le Associazioni agricole”.
Le proposte in sintesi:
PRESENZA DEL CINGHIALE E AREE DI CACCIA – Ridefinizione delle aree nelle quali il cinghiale deve essere eradicato completamente; Presenza dei cinghiali: massimo di 1 cinghiale ogni 200 ettari; Adozione simultanea di più metodi per contrastare il cinghiale: (caccia di selezione, braccata, girata); Prelievo e caccia di selezione negli Atc ed anche nelle zone a parco, Zrc e Aziende faunistico venatorie (Avf); Possibilità di autodifesa e sparo per gli agricoltori; Verifiche periodiche e frequenti dei risultati ottenuti rispetto agli obiettivi assegnati; Censimenti periodici della presenza di cinghiali con il coinvolgimento degli agricoltori e delle loro Associazioni agricole di rappresentanza; Attivazione di concorrenza fra i cacciatori coinvolti; Favorire la competizione tra squadre di cinghialai, estendendo di numero e nelle superfici le zone di braccata nelle aree più intensamente popolate dei cinghiali con assegnazione di obiettivi minimi di abbattimento e relativa verifica del raggiungimento degli stessi; Eventuale sostituzione delle squadre e dei cacciatori laddove gli obiettivi non vengono raggiunti; Responsabilità diretta dei cacciatori, anche economica, per il mancato rispetto degli obiettivi di abbattimento assegnati e per i conseguenti danni alle colture.
PREVENZIONE – Riconoscimento “automatico” e preventivo delle aree di presenza endemica del cinghiale come aree da assoggettare obbligatoriamente a prevenzione senza necessità di richiesta formale da parte dei produttori agricoli; Attuazione e adozione di tutti i sistemi di prevenzione,in modo coordinato fra Atc, Provincia, Avf ed Enti Parco concordandoli puntualmente con i singoli agricoltori interessati; Sperimentazione anche di sistemi innovativi (dissuasori acustici,ecc.); Controllo sanitario dei capi abbattuti al fine di controllare lo stato sanitario degli animali ed evitare il diffondersi di malattie negli allevamenti e fra le persone.
DANNI – Adozione di un prontuario per la valutazione e liquidazione dei danni diretti ma anche indotti alle colture (come ad esempio la perdita della qualità del prodotto e dei suoi derivati e non solo della quantità); Introduzione di criteri agronomici e diversificati per coltura e non solo economici e quantitativi per la valutazione dei danni; Unificazione delle procedure di indennizzo dei danni fra i diversi Enti (Atc, Provincia) con la costituzione di uno sportello unico per i danni; Costituzione di commissioni di valutazione paritetiche dei danni su tutto il territorio provinciale che comprendano tutte le componenti interessate alla liquidazione.

http://www.viniesapori.net

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Category: .In Evidenza, Emilia Romagna

Comments (8)

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  1. dardo scrive:

    avete voluto i parchi per gli incentivi?, gli agricoltori sono concordi di avere la terra nel parco.?….ed allora che volete andate dai verdoni a farvi dare i soldi loro creano danni eppoi voi volete la toppa dai cacciatori? mai eppoi mai se non si cambia testa e politica si vada avanti con i danni!!!!!

  2. fedeli massimo scrive:

    Se i politici sono ignoranti……..bloccano l’economia, bloccano le attività, alzano le tasse e le accise, vedrete frà qualche mese cosa succederà, sono riusciti nell’intento….ascoltando quei 4 gatti degli animalari hanno distrutto l’indotto intorno alla caccia e in più ci vogliono denari x rimborsare gli agricoltori , me stanno a fà rimpiagne Andreotti  oww

  3. Traica Roberto scrive:

    Buona pasqua a tutti meno che a uno.

  4. andrea ciulli scrive:

    son veramente fuori di cervello………….
    la colpa è sempre e solo dei cacciatori, ma all’atc che sbaglia i piani di prelievo non ci pensa nessuno ?
    il problema siamo sempre e solo noi poveri cacciatori….. 

  5. CLAUDIO scrive:

    Caro Andrea Ciulli, l’atc che sbaglia, poi raddoppia la quota dell’iscrizione, che si deve pagare di maggio e a caccia ci si va di settembre ed il gioco è fatto. Nell’atc 18 di Siena la quota da 50 € è passata a 150 € in un anno per quelli non residenti. Vuoi che quest’anno non aumenti anche per i residenti? Ecco trovati i soldi per i danni e per altro…………
    Bisogna buttalli tutti fuori questi incompetenti perchè non si parla solo di caccia al cinghiale, ma fanno delle cose insulse anche per le altre attività venatorie. Perchè si continua a far morganare agli agricoltori, (che poi siedono al tavolo delle decisioni, insieme a aa.vv., regione, provincia ecc.), i campi a riposo quando ci sono le cove di tutti gli animali? Perchè non si fa cacciare i nocivi a tutti, ma solo a quelli che leccano il c..o alle guardie?
    Se a Modena hanno chiuso la caccia al cinghiale il 15/01, ed ora ci sono troppi cinghiali che fanno i danni, queste sono decisioni da incompetenti, o da chi ha un tornaconto. Non venite a cercare i cacciatori. Se tra poco si smetterà quasi tutti, dove li troverete i soldi dei danni? Chi ve li ammazzerà gli ungulati? Ma soprattutto questi “super scenziati decisionisti” dove andranno a lavorare? E’ l’ora di finirla di fare le pecore noi cacciatori, incominciamo a fare i lupi. Saluti

  6. andrea ciulli scrive:

    Caro Claudio ti ringrazio e ti dico : la regione toscana ha recentemente approvato il PRAF 2010-2015 ( piano regionale agricolo forestale ) . si trova sul sito della regione toscana e degli atc toscani.
    Dopo le note consuntive riguardo la gestione venatoria è scritto : la diminuzione e l’ invecchiamento progressivo del mondo venatorio toscano dovranno trovare nuove forme di gestione entro il 2015 ( in teoria salta tutto !) 
    vedremo quando verranno AD IMPLORARCI per andare ad ammazzare ungulati che devasteranno tutto !
    1) negli atc ci devono stare tecnici aperti e non trombati delle università che vengono a prendere 40.000 (!!) euri all’ anno per non fare niente !
    2) le aavv devono cambiare per forza e porre un limite di 50 anni ai suoi dirigenti
    3) abbozzarla di fare studi e ricerche che costano mediamente 30.000 per dirci che il fagiano di qualità ha il budello più corto del 20% di quello di voliera che campa 3 giorni
    4) dispiace dirlo, ma è bene tornare alla caccia privata come in tutta l’ europa, così se ne vanno regione, provincia, atc e tanti altri e chi ha i soldi va a caccia; senza tanti discorsi e se,ma, si, poteva, non si capiva, vedremo, ecc. ecc
     

  7. Luca scrive:

    D’accordissimo con Claudio volevo segnalare altri due problemi:

    sono circa 15 mesi che non piove ma le nutrie hanno continuato a lavorare sugli argini dei fossi
    ce ne accorgeremo quando ricomincerà a piovere e crollerà qualche argine?

    la caccia sui crinali e sui valichi è vietata, bene, che ne pensano allora i cervelloni della LIPU
    dell’ISPRA e dell’ANUU delle pale eoliche disseminate per tutti i crinali appenninici

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