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Emilia R.: ripopolamenti, cara lepre anzi, carissima …

| 20 marzo 2012 | 16 Comments

cara lepre anzi, carissima (costa come un vitello)

CASTELNOVO NE’ MONTI (Reggio Emilia). Corrono nei prati e sembrano felici, le lepri che vivono (per ora) sul monte della Vena Vecia. I primi ventuno giorni della loro vita li hanno passati in gabbia con i genitori, altre tre settimane sono state in gabbiette con gli altri piccoli e ora sono qui, nei grandi recinti che le proteggono da lupi e volpi. “Sono già tutte prenotate” dicono i loro padroni, Roberto e Roberta Malvolti, dell’Allevamento lepre rustica da ripopolamento Ro & Ro. “Per almeno un mese e mezzo resteranno qui e vivranno come le lepri nate libere. Mangeranno solo ciò che troveranno nei boschi e nei prati. Poi andranno negli Atc, gli ambiti territoriali di caccia. Avranno il tempo di ambientarsi e di riprodursi. A settembre, quando sarà riaperta la caccia, diventeranno prede. Come tutte le altre”. Qualcosa di speciale, però, le lepri ce l’hanno: il loro prezzo.

Un tempo – quando i cacciatori erano soprattutto contadini che usavano la doppietta per mettere un po’ di carne accanto alla polenta – una lepre valeva come un coniglio e meno di una buona gallina. Ora, per una lepre “selvaggia” importata (gli ultimi acquisti sono stati fatti da un Ambito territoriale di caccia di Taranto) si spendono 180 euro. E con questa cifra, secondo la Borsa merci di Modena, si può comprare un suino da macello di 144 chili. Un po’ meno costano le lepri d’allevamento. “Io vendo i leprotti a 70 euro l’uno, Iva compresa, e le lepri fra i 145 e i 165 euro” allarga le braccia Roberto Malvolti. “Con 250 coppie di riproduttori riesco a mettere sul mercato duemila lepri l’anno. Ma i costi sono alti. Non si può fare allevamento intensivo. Ogni lepre, nei recinti, ha 250 metri quadrati di spazio. E i recinti costano trenta euro al metro lineare. Sono alti due metri e trenta, con tre tipi di rete, tre giri di filo spinato, tre fili per la corrente elettrica. Quando svuoto un recinto, devo macinare l’erba, mettere la calce, zappare tutto per interrare le feci. Altrimenti le nuove lepri si ammalano. Meglio le lepri italiane, comunque, delle straniere. Un Atc milanese ha importato lepri dall’Argentina. Là era estate, qui inverno, e in tre giorni sono morte tutte”.

Strano mercato, questo delle lepri. Per un animale che non arriva a tre chili, si spende come per un vitello. “Siamo di fronte a un prezzo “passionale”” dice Andrea De Matteis, direttore del Centro ricerche sulla gestione della fauna selvatica di Sampeyre, collegato all’ateneo di Torino. “Il cacciatore è in crisi, non è più ammirato, come quando sparava per mangiare. E allora ragiona così: sparo alle lepri, danneggio l’ambiente, ma poi compro i leprotti e ripago i danni. Così non guarda ai prezzi, quasi per mettersi la coscienza a posto”.

I soldi dei cacciatori arrivano dalle Regioni (che per pagare le lepri stornano quote di quello che hanno incassato per le licenze di caccia) e dalle iscrizioni agli Atc. “Il ripopolamento” racconta De Matteis “è sempre esistito. Già nel tardo Medioevo c’erano signori che cercavano animali per i loro parchi di caccia. Ma è negli anni Sessanta e Settanta che il fenomeno diventa importante. I cacciatori non sono più i contadini con la doppietta o i signori arrivati dalla città. Anche operai e impiegati, che hanno scoperto finalmente il tempo libero, prendono la licenza di caccia”. Nel 1937 c’erano meno di 400 mila cacciatori, 800 mila nel 1954. Nel 1979 salgono a un milione 800 mila, per tornare a 800 mila nei primi anni Duemila. Negli anni del boom il patrimonio faunistico viene saccheggiato. Nel Trentino, ad esempio, dove ora gli abbattimenti sono meno di duemila, fra il 1973 ed il 1977 si cacciavano diecimila lepri l’anno. “Così sono iniziati i ripopolamenti massicci. Nei primi anni Settanta si rilasciavano 300 mila lepri l’anno e solo alla fine degli anni Novanta il loro numero si è dimezzato. Ma ora la quota è risalita: in ogni stagione venatoria si liberano fra le 300 mila e le 350 mila lepri”. C’è chi le vuole selvagge, cioè catturate in natura, e paga anche 200 euro più Iva per animali forse catturati, o forse allevati, in Polonia o Romania.

Si arriva così al paradosso. Una sola lepre costa più dell’intera quota Atc pagata dai cacciatori, 50 euro l’anno in Toscana, 150 in Emilia Romagna, 130 in Piemonte. “Oggi il 40 per cento delle lepri messe in zona di caccia arrivano dalle Zrc, zone di ripopolamento e cattura, e il 60 per cento da allevamenti, italiani ma soprattutto stranieri” spiega De Matteis. “Ufficialmente la spesa è di 50 milioni all’anno, ma in realtà si va dagli 80 ai 100 milioni. Noi del Centro ricerche da anni ripetiamo che è pericoloso trasferire le lepri in un ambiente diverso da quello d’origine, dove avevano raggiunto un equilibrio con la flora microbica. Questo mammifero ha nell’intestino centinaia di micro parassiti e può creare veri sconvolgimenti nel nuovo territorio. Fra le lepri importate abbiamo trovato tra l’altro la Bhse, la sindrome emorragica che nei capi giovani può portare a una mortalità pari al cento per cento. Poi c’è la tularemia, una grave malattia batterica che si può trasmettere all’uomo per contatto diretto”.
Ci sono Province che fanno bandi per l’acquisto di lepri, altre invece, come quella di Bologna, puntano solo sul ripopolamento locale. “Quest’anno” dice Maura Guerrini, dirigente del Servizio tutela e sviluppo fauna, “nelle nostre zone di ripopolamento abbiamo recuperato 3.542 lepri. Ci bastano”.
“Per gestire le zone di ripopolamento e cattura” spiega De Matteis “bisogna coinvolgere centinaia di cacciatori. C’è la sorveglianza di notte contro le volpi. C’è la cattura con le reti. E i nostri cacciatori sono sempre più anziani. Qui in Piemonte a fine anni Novanta l’età media era di 51 anni e mezzo, ora è salita sopra i 58. Per un dirigente Atc è allora più facile fare una telefonata a un commerciante straniero e ordinargli 400 lepri. Senza pensare, oltre al prezzo da pagare subito, al vero costo di una lepre cacciata. Abbiamo calcolato che fra le lepri adulte importate e immesse sul territorio in inverno la mortalità arrivi all’80 o 90 per cento. Una lepre pagata 180 euro più Iva arriva così a costare, in realtà, fra i 1.500 e i 2.000 euro”. Cioè come dieci suini grassi da macello.

di Jenner Meletti

Tratto dal periodico “Il Venerdi di Repubblica” 

 

 

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Category: .In Evidenza, Emilia Romagna, Generale, Lepre

Comments (16)

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  1. Bagnolesi Giovanni Roberto scrive:

    (:i) (:i) (:i)

  2. Ezio scrive:

    C’è qualcuno in grado di spiegarmi che ci azzecca un maiale  con una lepre??
    Poi le lepri figliano più volte in una stagione e perciò “rendono” “interessi” sul territorio.
    Ovvio poi che le lepri, e non solo quelle, debbano essere “prodotte” nelle zrc, come ben insegnano alcune province del centro-nord italia.
    Ma questp è un altro discorso e peraltro trito e ritrito.

  3. Mattia scrive:

    Ezio, in questo periodo di vacche magre penso sia estremamente importante il paragone che è stato effettuato in quanto non solo è uno spreco il comprare lepri per poi non averne sul territorio e perlopiù sterminarle il primo giorno di caccia.
    Le provincie più virtuose sono quelle che non fanno catture e non fanno ripopolamenti ma gestiscono le zone di caccia con rotazioni pluriennali calcolate in base all’effettiva disponibilità di selvaggina sul territorio e stabiliscono i carnieri con un minimo di buonsenso rapportandolo a quanto effettivamente presente sul territorio e non solo alle più ampie maglie della normativa venatoria. Vi sono ATC che chiedono 200 € di iscrizione che sono un’assurdità, in quanto il territorio dovrebbe essere gestito in base alla sua effettiva capacità di dare selvaggina e di garantirla per gli anni futuri, è come se in agricoltura si praticasse una monocoltura intensiva ostinandosi a concimare e spendere solo per la pura ostinazione di dover fare una certa coltura. Se le lepri costano troppo bisogna ricreare l’habitat e non spendere per comprare lepri, e soprattutto bisogna educare i cacciatori a tornare a cacciare in base alla disponibilità del territorio e non sono in base al puro loro “tornaconto”, le lepri di pianura son molto facili da cacciare quando non ci sono più colture in atto e vi è solo la presenza della terra spoglia e arata, il cacciatore medio non vuole capire che è inutile cacciare lepri in quel contesto ma dovrebbe tornare a cacciarle in montagna o nelle zone dove vi sia più possibilità per il selvatico altrimenti tanto vale andarsi a fare un paio di serie al percorso di caccia ai piattelli.

    • dardo scrive:

      Vedi Mattia inanzi tutto ti aggiorno, in emilia vi sono atc che arrivano fino a 265 euro di iscrizzione sia che cacci migratoria sia che cacci stanziale, c’è da dire che hanno una cultura diversa da noi toscani della caccia, almeno per la stanziale, sarà perchè il territorio è più adatto anche per le colture che hanno, e per la cura della terra, essia per la sorveglianza che là è abbondante, poi il territorio permette di chiudere vaste aree per potervi appliccare il ripopolamento e cattura. Nel mio A.T.C. ms 13 tutto questo credo non sia possibile, nel comune di zeri vi è un contadino che a recintato un pezzo di terra di otto ettari e si è fatto avanti con l’atc per poter tenere le lepri dentro (naturalmente facendo l’allevatore) per poi mollarle nel territorio stesso, preticamente lepri autoctone, ad ora non si sa nulla, per quanto riguarda la sorveglianza…….beh vado avanti, gli abattimenti alle volpi ……..non vi è proprio la cultura, non vi sono segugi da poterle battere, non si trovano guardie disposte a fare percorsi notturni autorizzati per poterle abbattere. Presente ai censimenti notturni si vedeva una lepre, una volpe, una lepre, una volpe, evvia così, per poi non parlare dei furbetti che a caccia chiusa vanno ad addestrare i cani sulle lepri, e chi svolge questa caccia invece di esserne tutore diventa carnefice. Come vedi il problema è complesso, mancano troppi ingredienti perchè la portata arrivi in tavola con successo.!!! Per poi non parlare delle colture che vi sono quelle che l’atc svolge con il prestito dei terreni da parte dei propietari e sono esigue in base alla necessità, posso dire che abbiamo anche cacciatori molto maleducati e stapotenti, posso dirlo chiaramente, visto che avevo un recinto di ambientamento nel terreno ed ho dovuto farlo rimuovere quando vi ho trovato un (bracconiere) che vi aveva messo il cane dentro, naturalmente non nel periodo di addestramento ed a caccia chiusa. Facevo volentieri questo sacrificio per tutta l’estate a portare acqua e grano all’interno dello stesso ma……quando ho visto quanto accaduto è stato veramente disarmante. un saluto Mattia. 

  4. Ezio scrive:

    Caro Mattia, nel 1994, in qualità di “caporale”  di AV ho fatto un esposto alla Procura della Repubblica competente per territorio per far verificare la liceità nel pagare 250mila lire cadauna le lepri dell’est europa. allora l’acquisto lo faceva la Provincia.

    Nel 1998, sempre con lo stesso “grado” della medesima AV, lamentai pubblicamente, con lettera su un giornale, che le lepri, sempre di est-europa, venivano pagate circa 300 mila lire, questa volta però dagi atc.

    Mi costò una minaccia di non so bene quali provevdimenti da parte dei miei stessi compagni di “cordata” che fin quando quegli acquisti li faceva la provincia era uno scandalo, invece quando a farli erano loro era tutto a posto.

    Personalmente mi limitai a cambiare “cordata” ma nel frattempo noto che, almeno a livello generale, non è cambiato molto.

    Se non altro “noi”, in Regione Piemonte, siamo riusciti a far fare una norma che impedisse l’acquisto di lepri extraitaliche.

    • Alessandro federighi scrive:

      Ezio……….con quei soldi conveniva comprare 6 porcetti…………….oppure 3 porcetti e 3 agnelli………………..che spuntino veniva fuori eh????????saluti :-D :-D :-D :-D

  5. ennio scrive:

    Ezio da me sono riusciti a pagare normali fagiani 24 € più IVA quando il prezzo medio oscillava tra i 10 -12 €, insomma il prezzo di una tacchina…….che ne dite non era forse meglio ,visti poi i risultati????!!! :wink: oww oww oww oww

    • Traica Roberto scrive:

      Secondo me ci lucrano sopra , perche ovunque vai il prezzo e quello che hai detto sopra 11/12 € in tutta italia , può aumentare fino a 17€ gli ultimi giorni .

  6. Giuseppe scrive:

    Buongiorno
    in riferimento alla mortalità delle lepri immesse nell’ATC di Milano, dove ha rilevato l’allevatore il fatto che sono tutte morte? conclusione le lepri di cattura sono andate bene e si sono anche riprodotte. Prima di affermare fatti e circostanze occorre avere la certezza; questo fa parte del buon senso.
    In tanti ATC e/o Province si fa uso di immettere lepri di cattura estere, xchè sono e saranno le uniche che danno un significativo risultato :wink:  

  7. Ezio scrive:

    “In tanti ATC e/o Province si fa uso di immettere lepri di cattura estere, xchè sono e saranno le uniche che danno un significativo risultato.”
     
    Scusa Giuseppe ma in quale film accade ciò che tu affermi??
     
    In certe zone del Piemonte non abbiamo mai avuto tante lepri da quando si è smesso di lanciare quelle provenienti dall’estero.
     
    Poi, per carità, sarà un caso…. ma studi fatti anche da FIDC e peraltro mooooooooolti anni fa confortano ciò che ho scritto.

  8. Giuseppe scrive:

    Egr. Ezio
    io sarei cauto ad affermare che in Piemonte si lanciano lepri di allevamento!!!!!!!!!!!
    Sarei altresì riflessivo sulla loro vera origine e provenienza!!!!!!!!!!!!
    Conveniale alla relazione ivi pubblicata in internet proprio da un Comprensorio Alpino CN che su 20 lepri di allevamento immesse solo 3 sono sopravvissute…..
    Per esperienza provata ed anche verificata con altre persone luminari, riaffermo che occorre immettere solo lepri esclusivamente di cattura sui territori….. 
    Ognuno ha un suo bagaglio ed anche un pensiero pieno di rispetto

  9. Ezio scrive:

    Giuseppe, a parte il fatto che tra cacciatori va benissimo il “tu” visto che il Signore è in Paradiso :)  credo che ci siamo fraintesi a vicenda.
     
    Io infatti sono pienamente d’accordo con te.
     
    Le uniche lepri degne di nota sono quelle di CATTURA nella zrc.
     
    Meglio ancora sarebbero quelle da IRRADIAZIONE in territorio libero da zrc.

  10. Giuseppe scrive:

    Ezio almeno lo scoglio occorre superarlo
    Io sono propenso in una immissione controllata e certificata, tecnico scientifico; al fine di non sperperare ma per far si di avere un patrimonio che possa essere utilizzato nel pieno rispetto.
    Ti ringrazio  

  11. max scrive:

    Sono un piccolo allevatore di lepri da ormai 15 anni.circa 200-300 capi all’ anno…il nostro allevamento è condotto con l’ ausilio di personale veterinario specializzato, e so come funziona il mercato delle lepri estere che ahimè ci penalizza nn poco.
    Vorrei dirvi solo un paio di cose:

    Ogni animale stanziale è legato all ‘ ambiente in cui è sempre vissuto…quindi è chiaro che se io prendo animali che vivono in ambienti con clima diverso e li porto in zone con clima completamente diverso sarei senz’ altroun visionario se pretendessi che questi animali si adattino senza problemi…ma questo vale per qualsiasi altro animale…non solo per la lepre..

    altra cosa: il problema più specifico per la lepre è dato anche dal fatto chè è un animale che sente molto lo stress, sia in caso di cambiamenti di clima e di ambiente, ma anche a causa dei lunghi viaggi ai quali gli animali sono sottoposti…( sarebbero raccomandabili viaggi non troppo lunghi…ecco un altro motivo per cui prendere animali vicini)…e ricordate lo stress si traduce in MORTALITA’

    ULTIMA COSA…MA NON MENO IMPORTANTE:
    Ormai ho notato che il mercato delle lepri è in mano pochi grandi allevatori…ma più che di allevatori direi di commercianti…questi signori vincono i vari appalti con gli Atc (e vi dico anche che non li vincono solitamente perchè offrono il prezzo più basso..ma si parla anche di appalti vinti a 130/140€ a capo..mentre da noi un animale di normale va sui 90/100€…fatevi i conti.!!!!!!…) ….e poi vanno a cercare gli animali dagli altri allevatori…più piccoli…o più semplicemente li prendono all’ estero…
    questi poveri animali fanno il giro di tutta italia e come si pretende che si ambientino senza problemi…?..oltretutto nn tutti provengono da allevamenti seguiti da personale veterinario o cmq da personale competente in grado di fornire animali senza problemi di coccidi clostridi ecc…

    Il problema è che girano troppi interessi nell’ acquisto di lepri per il ripopolamento degli atc…..troppi soldi spesi…e spesi male….Naturalmente non voglio fare di tutta l’ erba un fascio…ma il grosso del mercato ha questi problemi da risolvere…

    • Ezio scrive:

      Mi è piaciuto l’intervento di Max che per quanto mi riguarda ringrazio.
      Comunque di mezzo ci sono sempre i soldi.
      Per i soldi ci siamo venduti l’anima pertanto poi non ci lamentiamo se viviamo nell’inferno. :cry:

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