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Editoriale: L’ultima verità

| 7 marzo 2012 | 3 Comments

Editoriale: L’ultima verità
Beccacce che Passione marzo/aprile 2012

Non vorrei mai abitare in Sudamerica, né sulla costa del Pacifico. In Africa centrale o meridionale nemmeno, non se ne parla. Il motivo? Non c’è la beccaccia. Se c’è un fascino nel vivere in Europa, nel sentirsi cittadini del vecchio bistrattato continente, oltre al patrimonio umano, artistico e culturale, contribuisce la presenza discreta di una creatura con le ali.

La Scolopax rusticola, antica abitante di una natura disegnata dal suo volo. Dai suoi condomini dove nasce, ai quartieri di svernamento, marca il vero territorio europeo: superiore a quello legittimato dai trattati internazionali, simile per un’identità comune che ci fa sentire antichi, protagonisti della Storia.

Non è un errore considerare la beccaccia l’uccello europeo per eccellenza. Forse è un errore considerarci, noi beccacciai, cacciatori d’eccellenza. E’ normale definirci uomini alla ricerca di un sogno, con in mano il fucile. Sarebbe bello che la società riconoscesse la dignità anche al cacciatore che corre dietro i propri sogni. Tocca al cacciatore raccontare il sogno, spiegarlo bene.

La beccaccia fa sognare, è vero. La sua caccia ci fa esaltare. La sua morte, ogni volta, ci fa stupire, malinconicamente gioire: spesso meditare. All’interno di una vita sociale scandita da tempi che non rispettano più il calendario, abbiamo costruito modelli asettici di esistenza. I rapporti umani hanno un deficit di verità. La natura è confinata a ruolo di paesaggio spesso lontano, di contorno al consumo quotidiano di altre priorità. Gli animali, escluso i “pet”, sembrano tutti in pericolo. Lontani, nascosti e sofferenti, vengono catapultati nei salotti di casa da sofisticate riprese televisive. Una distanza accorciata dalla tecnica. Un’empatia costruita con l’ausilio di veri sceneggiatori. La natura, nelle sue oneste contraddizioni, è una realtà che in pochi vivono. Forse, anzi sicuramente, la vivono, la sentono e la soffrono i cacciatori; costretti ogni volta a giustificare l’ordigno di ferro socialmente scorretto, portato in spalla. Comparse malvolute nell’anfiteatro della biodiversità avvelenata da grandi e potenti attori. I cacciatori, aguzzini di loro stessi, anche quelli più giovani, marciano sul sentierino del tramonto: accontentati con animali immessi, riprodotti da incubatrici, pagati cari, eticamente sacrificabili. Creature anch’esse, ma senza personalità. L’unica personalità, l’ultima verità, è la beccaccia. Il carisma del vero selvatico, non riproducibile: unico, timido, forte. Lontano ma presente; nascosto mai latitante. La beccaccia è una essenza vera. Uno dei pochi animali al quale possiamo legare il termine creatura senza piegarlo ai nostri bisogni quotidiani, senza che diventi “pet”. Anzi, che nella sua mancanza, nella sua distanza, nella sua aleatorietà, ci raddoppia il “sentire”. Ci riempie il vuoto.

La caccia è chiusa, i pensieri sono sempre aperti. E sono tutti uguali. Percorriamo una strada e guardiamo gli spazi oltre i manufatti umani. Cerchiamo con lo sguardo boschi, valichi, altezze. Dal finestrino di un treno o fermi in tangenziale. Ma è primavera, le beccacce se ne sono andate: gli habitat sono vuoti di lei. Eppure, con quelle occhiate intense riempiamo quei vuoti. Ognuno di noi sente la presenza della beccaccia, benché in un “altrove” distante migliaia di chilometri, riesce comunque a rivederla. Risentirla frullare nel vortice ovattato di ali e rami, nel tentativo di possedere un attimo di vera verità.

Paolo Pennacchini, editoriale Beccacce che Passione marzo/aprile 2012

http://www.caffeditrice.com

 

Category: Libri/Riviste

Comments (3)

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  1. Giacomo scrive:

     Ognuno di noi sente la presenza della beccaccia, benché in un “altrove” distante migliaia di chilometri, riesce comunque a rivederla. Risentirla frullare nel vortice ovattato di ali e rami, nel tentativo di possedere un attimo di vera verità.
    ——————————————————————————————————-
    E’ verissimo bravo Paolo !! Ma non credo che ognuno di noi possa sentire la presenza della beccaccia immaginando di rivederla nel guardare una cresta di monte da un finestrino. Un grande beccacciaio diceva nel suo libro : per questa caccia molti sono vocati ma pochi gli eletti.   :wink:  Un cordiale saluto.

  2. renzo scrive:

    eh sì, anche se la caccio “” se mi capita “” ( solo con il cane ! ) , non riesco a definirla — solo un uccello — . Persino la evidente sproporzione tra testa becco e occhio è un’opera d’arte della Natura .  (up)

  3. maurizio franchi scrive:

    Respirare la caccia e vivere l’emozione di una grande passione, possibile e vera, come la caccia alla beccaccia!
    Quest’anno ho avuto la fortuna di incontrare la “Regina” per ben cinque volte ed il mio Uran ha fatto lavori egregi, ma non ho potuto mai sparare!
    Certo, in alune occasioni sarebbe stato bellissimo, ma è andata così e sono felice lo stesso!
    La poesia di quei momenti, il fremito di quegli istanti e l’entusiasmo di quelle situazioni, mai uguali, rappresentano valore e nutrimento della mia caccia!
    Vi prego!
    Indicate e incentivate la lotta alla “posta”, scoraggiate la caccia all’estero, ove si compiono, inutili abbattimenti e combattete perchè, in Italia, si possa cacciare sino 31 gennaio.
    Continuiamo a cacciare, andiamo sempre di più a caccia, orientiamo la nostra passione in maniera sempre più conservativa e paritaria tra le varie forme di caccia, per la nostra caccia e quella, speriamo, dei nostri figli!
    In bocca al lupo!
    Maurizio Franchi

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