Il valore della caccia
Il Cacciatore Italiano – Organo FIDC
Realizzata dalla Facoltà di Economia dell’ateneo urbinate per conto dell’Associazione produttori armi e munizioni, è stata recentemente presentata un’interessante ricerca sul peso economico e occupazionale del settore armiero in Italia. Questi i risultati
Quando si parla dei valori della caccia di solito si intendono quelli legati alle tradizioni, all’etica, al rispetto dell’ambiente e dei selvatici. Ma l’attività venatoria ha anche un valore materiale, esprimibile in cifre. Lo ha quantificato la ricerca, presentata poco tempo fa a Roma, commissionata dall’Associazione nazionale produttori armi e munizioni per fare il primo punto economico sul settore armiero italiano che ne ha evidenziato il peso complessivo, pari a poco meno di 8 miliardi di euro e il numero di addetti, di poco inferiore ai 95.000. Come dire, un mezzo punto del Pil nazionale (0,51% per la precisione) e una garanzia di lavoro per moltissime famiglie, che in questi momenti di difficoltà economica sono tutt’altro da sottovalutare o, peggio, da osteggiare. Di queste cifre, il valore del solo settore caccia e tiro e relativi addetti (escluse quindi le armi corte sportive) assomma a 3.840.042.696 euro e 42.889 occupati. Una percentuale importante, della quale sarebbe bene, anche in questo caso, tenere maggiormente di conto.
Lo studio ha analizzato il settore della produzione di armi e munizioni destinate alle attività sportive, venatorie e per la difesa personale del nostro Paese, prendendo in considerazione tutti i valori economici e occupazionali dell’industria armiera in senso stretto, dei fornitori specializzati e generici e di tutti quei settori che, direttamente o indirettamente, traggono vantaggio dalla pratica del tiro sportivo e della caccia.
Inoltre è stato valutato il cosiddetto indotto, ovvero l’effetto del comparto su tutta l’economia, anche quella non direttamente coinvolta nella fase produttiva.
Dovendo necessariamente sintetizzare per motivi di spazio una ricerca estremamente complessa e approfondita, i dati più rilevanti da mettere in evidenza oltre a quelli appena richiamati sono:
- il settore in senso stretto (produttori e fornitori) è costituito da 2.264 imprese, 11.358 occupati e da un giro di affari di 486.338.624 euro;
- la bilancia import/export è molto positiva. Per le armi le esportazioni ammontano all’89,8% della produzione, attestandosi a un valore di 239.901.126 euro, mentre le importazioni ammontano a 22.321.133 euro;
- per le munizioni, le esportazioni ammontano al 62,2% della produzione, per un valore di 131.089.884 euro, a fronte di 75.872.717 euro di importazioni. Se al valore della produzione di armi, accessori e componenti si sommano i margini dell’esportazione di componenti e accessori, il margine dei distributori, quello delle importazioni, dei manutentori e l’iva si arriva a un valore del settore di 755.258.105 euro.
Il valore economico del comparto e la sua ricaduta sull’economia sono spinti verso l’alto anche dalle bassissime quantità di importazioni di materie prime a fronte di un’elevata percentuale di esportazioni finali.
Il settore è costituito da imprese che, con l’eccezione di un paio di realtà medio-grandi per le armi e una per le munizioni, si caratterizzano per dimensioni medio-piccole, molto spesso di origine familiare. Questo lo caratterizza come un insieme di eccellenze e tradizioni di tipo artigianale e artistico e strutture di avanguardia tecnologica.
Non è un caso se i fucili italiani in genere e quelli fini in particolare hanno un posto di primissimo piano fra gli appassionati di tutto il mondo, e sono spesso considerati prodotti di assoluta eccellenza, contribuendo non poco alla fama del “made in Italy” all’estero.
Ma concentriamoci sul valore dei settori collegati alla caccia. Il calcolo della spesa dei cacciatori viene fatto rapportando la spesa annua sostenuta da ogni cacciatore per il numero di cacciatori attivi in Italia. Il numero di cacciatori preso come riferimento è 850.000, che tiene conto dei tesserati nelle diverse associazioni venatorie incrementato del numero dei possessori di abilitazione all’esercizio venatorio, rinnovata annualmente, pur non essendo affiliati ad alcuna associazione.
Per il calcolo della spesa media annua sostenuta da ogni cacciatore sono stati considerati tutti i principali studi effettuati su tale aspetto, anche a livello europeo, tenendo particolarmente conto della recente ricerca Astra del 2011.
I dati relativi alla spesa per armi e munizioni sono stati incrociati con quelli sulla produzione venduta nel mercato interno e sulle importazioni per verificarne l’attendibilità.
Oltre ai cacciatori attivi sono stati calcolati anche quelli che la ricerca Astra individua in quei soggetti che, pur senza cacciare in prima persona, spesso accompagnano i cacciatori nella loro attività.
Per questa categoria è stata stimata un’attività mediamente meno assidua e minori spese, limitate per lo più all’abbigliamento, spostamenti e piccoli consumi, per un totale di 333 euro annui pro-capite.
Complessivamente, dunque, la spesa totale sostenuta ogni anno dai cacciatori ammonta a 3.260.344.347 euro, comprese armi e munizioni. Considerato, tuttavia, che il valore della produzione di armi e munizioni a livello aggregato è già stato calcolato, ai fini del calcolo del valore dei settori collegati alla domanda finale va considerata la spesa totale escluse armi e munizioni. Il valore di riferimento diviene quindi 3.050.479.347 euro.
Prendiamo rapidamente in considerazione anche le attività legate al tiro, che spesso vedono coinvolti anche moltissimi cacciatori, che vi si dedicano particolarmente in periodi in cui non è possibile praticare l’attività venatoria. Infatti per alcune specialità è stato fatto un conteggio distinto fra praticanti non cacciatori e praticanti che sono anche cacciatori, poiché in quest’ultimo caso molte spese fisse (arma, abbigliamento, tasse…) risultano inferiori perché già sostenute per la caccia.
In totale il numero stimato di tiratori, compresi anche i cacciatori, è di oltre mezzo milione (510.875), ma se si escludono i cacciatori che fanno anche tiro sportivo il numero scende a 110.277. In totale la spesa sostenuta dai tiratori (escluso il costo dell’arma) è di 789.563.348 euro.
Sommando le spese di cacciatori e tiratori si arriva a 3.840.042.696 euro, cifra che può essere considerata per individuare il valore dei settori alimentati dalla domanda finale di entrambe le categorie.
E veniamo al numero degli occupati diretti del settore, che assomma a 11.358 unità. L’indotto sull’occupazione è stimato in 9.995 addetti, per un totale di 21.353 unità. L’occupazione generata dai settori collegati alla domanda finale (cacciatori e tiratori sportivi) è di 42.889 addetti.
In totale, considerando gli addetti del settore e il relativo effetto indotto più gli addetti dei settori collegati, si arriva a 64.241 addetti totali, equivalenti allo 0,44% degli occupati nei settori manifatturieri e nel terziario (esclusi i servizi pubblici) in Italia nel 2010.
Se si tiene conto anche dell’effetto indotto sull’occupazione generato dai settori collegati, pari a 30.022 addetti, si arriva a un totale di addetti pari a 94.264, equivalente allo 0,54% degli occupati in Italia e allo 0,65% degli occupati nell’industria manifatturiera e nel terziario.
“Siamo un settore solido, a evasione zero – ha affermato in occasione della conferenza di presentazione il presidente dell’Anpam Nicola Perrotti – capace di affrontare a testa alta i competitor stranieri come pochissimi altri possono fare in Italia. Il nostro sviluppo potrebbe essere uno dei volani di ripresa dell’industria italiana, ma è messo a rischio ogni giorno dalla burocrazia e dalla confusione legislativa. Le nostre produzioni si basano su una grande
specializzazione, il che significa forza lavoro stabile e ben remunerata, con un fulcro generatore tutto italiano. Siamo uno dei migliori comparti del ‘made in Italy’, questa ricerca lo certifica ed è per noi un’ulteriore spinta a fare meglio sperando in un concreto appoggio dalle istituzioni, alle quali non chiediamo altro che di poter lavorare come i nostri avversari esteri, senza aiuti ma senza inutili ostacoli”.
M.M.
Il Cacciatore Italiano – Organo FIDC
http://www.mondocaccia.it
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Dal Presidente ANPAM non e’ stata nominata la parola Caccia in Italia . Si parla di burocrazia , confusione legislativa , di poter lavorare come gli ” avversari esteri ” senza inutili ostacoli , ma per la loro produzione e basta . Di migliorare ….agevolare….incentivare….sviluppare la caccia italiana non se ne parla proprio .
Del resto credo non gli interessi molto visto che dalla ricerca risulta che l’ 89,8% delle armi prodotte e’ esportato all’estero. Come il 62,2% delle munizioni. Le Aziende abituate a far piani a medio lungo termine ( e non a breve ) sanno benissimo la nostra eta’ media , quanto percentualmente sono le nuove leve che ogni anno decidono di diventare cacciatori e quanti sono quelli che ogni anno lasciano per i piu’ svariati motivi. Semplicemente non gli interessiamo anzi….forse siamo solo rogne per loro . Sanno che a breve saremo talmente ridimensionati numericamente che non vale la pena di muovere un passo nella nostra direzione . Gli obiettivi sono altri.
Per l’ Italia meglio puntare sul ” tiro ” . Disciplina piu’ ” etica ” della nostra , spendono decisamente piu’ di noi e sai la pubblicita’ che gli fanno a livello globale ogni competizione quando i nostri tiratori , che sono fra i migliori al mondo, vincono qualche medaglia olimpica …?
Del beccacciaio italiano che macina chilometri in collina oppure dello stanzialista che li macina in pianura o dell’appassionato capannista che gli importa ….soprattutto cosa gli porta e portera’ economicamente in un prossimo futuro visto che sanno che siamo decisamente ” vecchi ” e senza ricambio generazionale. Senza nemmeno la lobby degli armieri che ci appoggia se gia’ avevamo poche chance prima , adesso ne abbiamo decisamente meno. Hanno il mercato estero che assorbe gran parte della loro produzione . In Italia qualcuno che rimane attaccato con le unghi e con i denti alla sua ” passionaccia ” per il momento c’e’ ancora. E domani ….? Bhe’ domani ci sara’ sempre piu’ la caccia ” all’ estero “. Quindi…
apparte il fatto che non m’importa nulla dell’idustria armiera itagliana ( ladra come le altre industrie) son 4 anni che voglio ricomprare un sovrapposto così sono andato su qualche sito e la Breda ad esempio quest’anno non produrrà sovrapposti sia da caccia che da tiro solo automatici!! comunque concordo sul fatto che a noi un c’incula quasi più nessuno !
Ciao Fiore…..peccato perche’ effettivamente le nostre aziende in fatto di armi sono fra le migliori al mondo . Non le migliori ma FRA le migliori . Perche’ i belgi…i francesi, soprattutto gli inglesi non sono meno di noi.
.
La Breda e’ notoriamente una casa che e’ diventata famosa per l’acciaio delle sue canne ma soprattutto per gli ” automatici ” ( lungo rinculo ) . Non per sovrapposti o doppiette ; quindi che produca quelli e’ logico come cosa.
Forse entrare in competizione su sovrapposti e doppiette con case con produzioni piu’ rinomate di loro in questo senso e in un momento di crisi , non gli sara’ sembrato conveniente.
Ma problemi di fucili italiani a prezzi convenienti adesso penso proprio non ne avrai . Te li tirano praticamente dietro con sconti, pagamenti rateali e quant’altro
che siano fra le migliori non ho dubbi!! sul fatto che te li tirano dietro invece qualche dubbio ce l’ho!! Della Breda c’ho il fucile preferito del vecchio fiore un sovrapposto che avrà 25- 30 anni l’ho fatto rintubare gl’ho rifatto fare gli scatti e i percussori l’astina l’ho rifatta da me a seghetto e sgorbia e ogni tanto l’adopro quest’anno l’ho usato l’ultima volta che sono uscito a caccia c’ho morto un paperino ( credo un’alzavola mai morta prima). Mentre mio nonno c’aveva una dobbietta belga che però è andata “persa” in un’armeria del centro quando venne l’alluvione!
Ciao Springer, ci risiamo!!
Di queste cifre, il valore del solo settore caccia e tiro e relativi addetti (escluse quindi le armi corte sportive) assomma a 3.840.042.696 euro e 42.889 occupati. Una percentuale importante, della quale sarebbe bene, anche in questo caso, tenere maggiormente di conto.
Certo che tenendo conto che tutti i piattellisti sono tutti cacciatori siamo al 50% di tutto l’indotto che è di circa 8 miliardi. Non voglio dire che con i tempi che corrono bisogna tenerne conto solo per paraventarmi, ma considerando che il cacciatore moderno è anche ambientalista bisognerà considerare anche le tasse che noi paghiamo e che serviranno sempre anche in futuro per mantenere l’ambiente. Mi sembra che le tasse che noi paghiamo al governo non sono state considerate nella somma totale ! Eppure se come si dice siamo circa 800.000 mila cacciatori siamo a 800.000 x 350 = 280.000.000 milioni di Euro di tasse tra Stato, Regione e ATC vari da aggiungere sul conto. Non si può fare a meno della caccia considerando tutto o mi sbaglio ?
Salutiamo
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eran già stati alti con le stime!! vai!! lo sanno loro come fare i conti!!
Hai ragione !
Ottima informazione venatoria!!! Con un costo di due miliardi l’anno il giornale della Federcaccia informa con un ritardo di 5 mesi!!!! Bravo direttore
Caccia, volano per l’occupazione
pubblicato da Daniele | 16 settembre 2011 | 19
CACCIA: COMITATO VENATORIO,INDOTTO DA 1,39 MLD EURO.
BARDELLI, VOLANO PER L’OCCUPAZIONE MA NO FUGHE IN AVANTI
(ANSA) – ROMA, 16 SET – “Il mondo della caccia rappresenta complessivamente un indotto economico di 1,39 miliardi di euro, non poco per un Paese come il nostro che sta cercando faticosamente di uscire da una grave crisi finanziaria internazionale”. A dirlo è Gianluca Bardelli, membro del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale del ministero delle Politiche agricole.
Intervistato dall’ANSA, Bardelli sottolinea l’importanza economica del settore. L’Italia, spiega, rappresenta il primo produttore europeo di armi sportivo-venatorie coprendo il 60% dell’intera offerta comunitaria. Il comparto produttivo sfiora i 6.500 addetti diretti, mentre l’indotto arriva a un dato complessivo di circa 45 mila unità.
La caccia, quindi, “può e deve costituire un importante volano per l’occupazione”, sostiene il membro del Comitato. “La particolare congiuntura economica pone il problema di riorganizzare anche la pratica venatoria rendendola più idonea alle mutate condizioni dell’ambiente e della società. Questo deve far riflettere politici, istituzioni e società civile prima di ipotizzare scenari di chiusura o di compressione dell’attività venatoria”.
Tuttavia, prosegue, “non si può neanche pensare di agitare questa carta per pericolose fughe in avanti. Poiché la caccia rientra, al pari di altre, tra le attività di pianificazione e gestione del territorio, deve essere regolata da rigidi principi scientifici e in modo trasparente. Tutto ciò richiede un impegno più responsabile per i cacciatori e per le associazioni che li rappresentano”. “In tale senso – conclude Bardelli – va interpretata anche la bozza di regolamento sulle linee guida cui le Regioni dovranno conformarsi nell’esercizio delle deroghe all’attività venatoria previste dalla direttiva comunitaria ‘uccelli’, bozza che è stata da pochissimo licenziata dai competenti uffici dei ministeri dell’Ambiente e delle Politiche agricole”. (ANSA).
Effettivamente la rivista della FIDC esce un po’ in ritardo,e come notizie siamo indietro anni luce….
L’articolo di fondo del cacciatore italiano e’ in ritardo di 5 mesi sulla notizia del 16 settembre dell’anno scorso.A cosa serve un giornale che costa un milione di euro ai cacciatori e un ufficio stampa che costa quasi 100.000 euro anno piu’ rimborsi? Hanno ragione quelli che vogliono cambiare ufficio stampa e risparmiare un milione di euro? Io la tessera FIDC non la compro piu” addio
Questa era la notizia
Caccia, volano per l’occupazione
pubblicato da Daniele | 16 settembre 2011 | 19
CACCIA: COMITATO VENATORIO,INDOTTO DA 1,39 MLD EURO.
BARDELLI, VOLANO PER L’OCCUPAZIONE MA NO FUGHE IN AVANTI
(ANSA) – ROMA, 16 SET – “Il mondo della caccia rappresenta complessivamente un indotto economico di 1,39 miliardi di euro, non poco per un Paese come il nostro che sta cercando faticosamente di uscire da una grave crisi finanziaria internazionale”. A dirlo è Gianluca Bardelli, membro del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale del ministero delle Politiche agricole.
Intervistato dall’ANSA, Bardelli sottolinea l’importanza economica del settore. L’Italia, spiega, rappresenta il primo produttore europeo di armi sportivo-venatorie coprendo il 60% dell’intera offerta comunitaria. Il comparto produttivo sfiora i 6.500 addetti diretti, mentre l’indotto arriva a un dato complessivo di circa 45 mila unità.
La caccia, quindi, “può e deve costituire un importante volano per l’occupazione”, sostiene il membro del Comitato. “La particolare congiuntura economica pone il problema di riorganizzare anche la pratica venatoria rendendola più idonea alle mutate condizioni dell’ambiente e della società. Questo deve far riflettere politici, istituzioni e società civile prima di ipotizzare scenari di chiusura o di compressione dell’attività venatoria”.
Tuttavia, prosegue, “non si può neanche pensare di agitare questa carta per pericolose fughe in avanti. Poiché la caccia rientra, al pari di altre, tra le attività di pianificazione e gestione del territorio, deve essere regolata da rigidi principi scientifici e in modo trasparente. Tutto ciò richiede un impegno più responsabile per i cacciatori e per le associazioni che li rappresentano”. “In tale senso – conclude Bardelli – va interpretata anche la bozza di regolamento sulle linee guida cui le Regioni dovranno conformarsi nell’esercizio delle deroghe all’attività venatoria previste dalla direttiva comunitaria ‘uccelli’, bozza che è stata da pochissimo licenziata dai competenti uffici dei ministeri dell’Ambiente e delle Politiche agricole”. (ANSA).
Se siamo vecchi e alla fine,bisognera`ripensare alla vecchia e ormai”incassettata”proposta dell’On Orsi di mandare a caccia i ragazzotti di 16 anni insieme al nonno allo zio, o al babbo.
In altri Paesi……….. lungimiranti lo fanno!
Bravo Giusti, come quarant’anni fa.. A quel tempo, anch’io come tanti altri ragazzi, avevamo sedici o diciassette anni e con il consenso dei genitori facevamo la prima licenza di caccia..Si faceva il corso per aspiranti cacciatori, poi gli esami e una volta superati, diventavamo cacciatori a tutti gli effetti.. Nessuno si scandalizzava piu di tanto anzi eravamo considerati più maturi e responsabili e noi abbiamo ricambiato la fiducia dimostrando di esserlo veramente.. Lo abbiamo fatto in tanti, ed eravamo orgogliosissimi di essere diventati cacciatori… e lo siamo ancora adesso…Secondo me a quell’età si impara molto più facilmente a maneggiare le armi e si diventa molto più responsabili…non credo di essere stato un’eccezione, eravamo tutti così anzi a sedici anni eravamo già esperti perchè avevamo degli ottimi istruttori in casa che oltre ad insegnarci il comportamento, ogni tanto ci facevano anche sparare qualche schioppettata… Al giorno d’oggi a sedici anni si è considerati maturi per la patente di guida ma non per la licenza di caccia..Che differenza c’è?? Secondo me le auto sono molto più pericolose dei fucili, considerando anche il fatto che l’auto ce l’hanno in mano tutto l’anno notti comprese…..comunque sia ora e sempre W LA CACCIA.
Io l’ho fatto Spinone,e il maggiore al preso il Pda prima della patente,il minore un po`dopo,li ho sempre portati con me,e ora sono io che vado con loro.
Ma e`l’unico sistema nel mondo di oggi per avvicinare qualche,e ripeto qualche,giovane alla caccia.
Caro Giusti hai sbagliato un aggettivo : non è l’UNICO , sicuramente il più importante