3:15 pm - giovedì maggio 17, 2012
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Cinghialai Montalbano: in ricordo di Peppino

3“Antica come la carne e il sangue, eterna come la caccia”. Tra queste parole un anno fa ci lasciava Del Moro Giuseppe, per tutti Peppino.
Mentre il tempo faceva il suo corso, e richiedeva a lui il suo riscatto, la vita da restituire, noi salutavamo uno di quegli uomini vecchio stampo, di quegli uomini lontani dal mondo che incalza e si dirige alla rinfusa verso l’individualismo e la solitudine, un uomo volenteroso e disponibile, un uomo attento, un uomo come direbbero alcuni: vero.
L’uomo lupo, come spesso lo chiamavamo (per i simpatici peli che aveva nelle orecchie) adesso è libero.
Chi è cacciatore lo sa, sa che siamo “animali strani”, per molti incomprensibili, perchè l’ “ars venandi” non è uno sport, ma una cultura oltre che una passione, è un modo di essere e di stare insieme, e Peppino con noi, in mezzo a tutti noi, sapeva farsi amare e rispettare indistintamente.
Era il nostro piccolo uomo, robusto e forte, con lo sguardo profondo dagli occhi chiari venati di nocciola, con le mani che superavano la misura con la forza e la maestria; e come tutti i cacciatori, quell’uomo era tanti uomini insieme.
Ma come allora, desideriamo rispondere alla domanda: “chi era Peppino?”
Peppino era questo, un nostro compagno.
L’unica risposta possibile, per una lunga storia di amicizia e condivisione.
Era l’affidabile spellino, che mai chiedeva elogi e gratifiche, e che riusciva con semplicità a insegnarti gesti abili.
Non sarà stato un moderno cecchino da canna rigata, ma con la vecchia scuola della pazienza e dell’esperienza ha fatto i suoi morti, tramandando ai giovani cacciatori uno stile antico.
Era l’uomo dal sorriso contagioso, misurato tra quelle labbra che assumevano una forma inconfondibile quando rideva, era l’uomo senza pregiudizio, che abbracciava tutti quelli che rispettava, era lui che lasciava correre ogni malumore.
Era un uomo silenzioso, ma non assente, capace di misurare le parole giuste, e di osservare.
Era quello del “non ti sgomentare… che vuoi che sia…. s’aggiusta tutto”, quello del “via, via, giù…” scuotendo il capo. Era uno dei pochi indistintamente apprezzato.
E non è cosa da poco, soprattutto per una squadra che dieci anni fa, fondata dalla fusione di due squadre distinte, adesso unisce un nutrito numero di compagni.
Nella caccia sappiamo esserci il sacrificio, e lui non si è mai tirato indietro, era sempre li, l’angelo in punta di coltello.
I cacciatori così, quelli semplici ma efficaci, quelli che scorrono sulle polemiche e vivono di fatti, quelli che “siamo uno squadra”, quelli che non ostentano esperienza ma la tramandano, quelli sono rimasti in pochi.
L’improvvisa notizia c’è piovuta addosso proprio come una fucilata, e siamo restati con te Peppino fino all’ultimo, nonostante il cuore avesse determinato la tua fine.
Ricordo indelebile quella mattina, ricordo che il tuo sguardo mi scrutava al di la dal fuoco del ritrovo, e non era lo stesso di sempre, ricordo che sei venuto a parlarmi, come a salutarmi, parlandomi della tua famiglia, ricordo il tuo orgoglio in questo, e quel velato malincuore nell’abbrarmi, come nel saluto al tuo grande amico Marcello, e a pochi altri.
Nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno, nella gioia della passione e nel bel mezzo del panorama di Monsummano Alto, la vita librava via nel silenzio.
Questo è stato il nostro Peppino, l’uomo del nostro branco, uno della nostra grande famiglia, uno di noi; adesso sarai davvero il nostro angelo in punta di coltello, tu che del coltello ne hai fatto vita e arte.

Cinghialai Montalbano P.S.S.


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