E’ allarme cinghiali nei campi
La Commissione Agricoltura della Camera porta a conclusione un’indagine sul fenomeno dei danni all’agricoltura causati dalla fauna selvatica
Martedì 26 luglio alle 11,30 conferenza stampa nella sala stampa di Montecitorio alla presenza del presidente della XIII Commissione on. Paolo Russo e della relatrice on. Monica Faenzi
E’ allarme cinghiali, storni e nutrie nei campi italiani e di fronte alla richiesta di aiuto lanciata dagli agricoltori, la XIII Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, ha svolto e portato a termine una maxi indagine conoscitiva volta ad acquisire una completa informazione sul fenomeno dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche, sulla tipologia, sulla localizzazione geografica e sulla quantificazione economica dei danni denunciati, sulle colture danneggiate e sulle specie animali interessate, nonché sull’attività svolta dalle amministrazioni competenti e sull’insieme degli strumenti di cui si sono avvalse, con riferimento agli indennizzi richiesti ed erogati.
Nel corso dell’indagine, durata diversi mesi, sono stati sentiti tutti i protagonisti del settore: associazioni ambientaliste, venatorie, i rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole, nonché l’Unione delle province d’Italia, l’associazione nazionale comuni d’Italia e i rappresentanti della Conferenza delle regioni.
Dalle audizioni svolte nel corso dell’indagine è emerso innanzi tutto un quadro generale di analisi che ha messo in evidenza la dimensione allarmante assunta dalla questione dei danni all’agricoltura da fauna selvatica e l’evidente impatto delle implicazioni della stessa sull’attività economica delle imprese agricole.
Da più parti è stata sottolineata l’esigenza di una nuova e più efficace politica di gestione e controllo della fauna selvatica da parte delle competenti istituzioni, cambiando l’approccio sino ad oggi adottato: non si tratta più, infatti, solo di gestire la fauna ai fini prettamente faunistico-venatori, ma piuttosto di trovare un modo per riequilibrarne la presenza in funzione di esigenze di carattere sociale ed economico.
L’indagine viene dunque a costituire un importante luogo di confronto su agricoltura, caccia e tutela dell’ambiente, attività che possono tra loro interagire positivamente per la gestione del territorio.
Pur nella diversità delle posizioni espresse dai soggetti sentiti, è risultata evidente la comune volontà di rinnovare alcuni principi della pianificazione faunistico-venatoria del territorio e della programmazione dell’attività venatoria, adeguandoli ai recenti orientamenti di politica agricola comunitaria, tenendo conto dei nuovi strumenti di tutela dell’ambiente previsti dall’Unione europea e valorizzando la multifunzionalità delle imprese agricole.
Da questa indagine la Commissione agricoltura, presieduta dall’on. Paolo Russo che ha avuto come relatrice per questa specifica questione l’on. Monica Faenzi, ha avanzato una serie di proposte e suggerimenti che saranno illustrati nel corso della conferenza stampa di martedì 26 luglio 2011.
“Sono stati raggiunti risultati importanti, anche grazie alla sensibilità per questa problematica dimostrata dal presidente della Commissione, on. Russo – spiega l’on. Faenzi -. Un problema a caratura nazionale che danneggia irreparabilmente la produzione dei nostri agricoltori. Grazie alla collaborazione di tutte le associazioni e degli agricoltori stessi, si è cercato di dare delle risposte certe al settore. Questa indagine costituirà, infatti, la base per una proposta normativa in materia”.
Riguardo ai danni provocati dagli ungulati, è emerso nel corso dell’indagine che le cause che hanno favorito l’espansione sono, tra le altre, le immissioni a scopo venatorio, iniziate negli anni ’50, condotte in maniera non programmata e senza tener conto dei principi basilari della pianificazione faunistica e della profilassi sanitaria.
“Va quindi presa in considerazione l’opzione di introdurre divieti – spiega la relatrice Faenzi -, di immissione sul territorio ulteriori esemplari di fauna per le specie di cui è stato accertato uno squilibrio delle popolazioni, in particolare il cinghiale, che determinano un danno grave alle produzioni agricole”.
La Commissione spiega nelle sue conclusioni che è necessario che venga adottata una strategia nazionale di gestione del cinghiale che, pur nel rispetto delle differenti finalità istitutive, risulti basata su un’opportuna armonizzazione e coordinamento degli interventi che si eseguono nelle aree protette, nelle aree contigue, negli ambiti pubblici e privati di caccia. Il tutto attraverso investimenti strutturali e, in particolare, attraverso un’attenta verifica e analisi delle modalità di gestione di alcune attività, come quella d’allevamento, che non può più svolgersi allo stato brado. Nelle situazioni più allarmanti va valutata anche la possibilità di azioni di contenimento e di cattura.
Si sta pensando da un lato di prevedere un sistema di misure di prevenzione dei danni incentivando le imprese agricole con un adeguato regime di sostegno; dall’altro, di rivedere il sistema di accertamento e risarcimento dei danni attraverso un completo reintegro della perdita di reddito per l’agricoltore. A tal proposito occorre che anche le amministrazioni regionali e locali facciano uno sforzo per implementare adeguate misure di prevenzione. Per far fronte ai risarcimenti, è allo studio un sistema per la copertura dei danni da fauna selvatica tramite l’istituzione di un’apposita sezione del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali.
La Commissione prenderà adesso in esame le proposte di legge presentate in merito al fenomeno dei danni causati dalla fauna selvatica affrontando in maniera complessiva la questione e trasponendo in legge alcune di quelle proposte.
Ufficio Stampa on. Monica Faenzi












Ecco qua cari signori siamo arrivati al capolinea, ungulati immessi a scopo venatorio, nuovi strumenti per risarcire gli agricoltori, organi di controllo prevenzione e danni.
Grazie animalari, cinghialari e cecchini a vario titolo per quanto state facendo per i canari e cellettari.
Stiamo allegri che non ci abrogano l’842
Vinceranno il campionato mondiale di “faccia di culo” ?
Con una fauna politica così, credo di sì !
Sentite le associazioni ambientaliste?…e quali?
Tutto ok, fra dieci/dodici anni presenteranno la bozza di un decreto che prevede il contenimento con strutture legnose o metalliche per i vigneti e frutteti, per gli storni le girandoline da bambini sopra le piante di ulivi, finanziate da un aumento della licenza e per le nutrie, dovranno pagare una licenza più alta i pescatori che sono loro, soprattutto che le vedono nuotare tranquillamente.
Nessuno dice mai la mal gestione delle cose, i branchi che si rifugiano nei parchi e nelle oasi, ma viene sottileato che abbiamo inserito animali a scopo venatorio.
Le nutrie, i cormorani, i gruccioni che mi mangiano tutte le api, questi chi l’ha inseriti. Non ci capite niente di queste cose, quindi non vi esprimete, la commissione alla camera, ma la camera da letto, di questo siete competenti.
Per come veniamo considersti e trattati propongo uno sciopero venatorio nazionale di un anno, poi vediamo se si faranno aiutare dalle varie guardie forestali, provinciali, qui stiamo elemosinando lo storno, ma vadano tutti a fare……………..
In effetti con questo uccellaccio si perde tempo e basta.
Oggi durante un viaggio di lavoro in un tratto di circa 25km avrò censito una popolazione di cornacchie di 2/3000 individui solo guardando dal finestrino, ma cosa pretendiamo che poi ci siano pernici, lepri, tortore, colombacci e quaglie, se prima non si affrontano le cause della loro indubbia scarsità. Altro che storno.
chi fa la caccia allo storno come me, sa benissimo che le cornacchie si avvicinano curiose allle stampe posate in campo, e quando queste raggiungono la distanza di tiro eccole cadere, perchè non le mando via davvero! Se poi ci permettessero di usare il vivo ti assicuro Giovanni 59 che ne abbatterei il doppio, senza tenere conto che quando la migratoria scarseggia le vado a cercare per tirarci (con le stampe.) E quando la caccia è chiusa le catturo con le gabbie con autorizzazione dell’atc. Concordo che sono un danno per la stanziale e la migratoria, però non diciamo altro che storno, perchè proprio da chi caccia lo storno avreste il maggior aiuto visto che nelle stampe posate o alla giostra le cornacchie sono sempre presenti (in forma di stampo) visto che danno fiducia allo storno per la curata nel gioco. Quindi se aprissero lo storno ve ne sarebbe beneficio non solo per i coltivatori ma anche per quella stanziale che hai elencato e per i cacciatori che la cacciano. Non cadiamo nel’ egoismo e spalleggiamoci l’un l’altro, per sopprimere sul nascere asti che gioverebbero ai nostri antagonisti. Ciao Giovanni 59!
10 100 1000 Dardo, vorrei che fosse così ma temo che non lo sia. Il fatto è però che con la storia dello storno perdessimo di vista una delle maggiori cause (secondo me) della scarsità di selvaggina nobile stanziale. Se solo avessi visto quello che ha visto io in 2 mesi di lunghi viaggi di lavoro, forse anche tu in parte saresti della mia opinione; allora, file chilometriche di cornacchie calate tutte ad un mt l’una dall’altra sui cavi dell’alta tensione x poter meglio osservare le potenziali prede, voli enormi di questa specie a volteggiare nel cielo, a centinaia posate nei campi ai lati della strada, credimi Dardo, fa passare la voglia se non quella di sterminarle tutte. La caccia tutto l’anno giorno e notte a questa schifezza e con l’uso di tutti i tipi di arma, distruzione dei nidi e della loro genia maledetta. Saluti.
“…Riguardo ai danni provocati dagli ungulati, è emerso nel corso dell’indagine che le cause che hanno favorito l’espansione sono, tra le altre, le immissioni a scopo venatorio, iniziate negli anni ‘50, condotte in maniera non programmata e senza tener conto dei principi basilari della pianificazione faunistica e della profilassi sanitaria…”
Su questo nulla da eccepire,ben gli sta ai cinghialari,che con tutti quelli che lasciano non si salva più nemmeno una covata di fagiani e pernici…e poi loro sono troppo prepotenti quando si va a caccia!
Certo che,se poi la colpa si da a:”Il tutto attraverso investimenti strutturali e, in particolare, attraverso un’attenta verifica e analisi delle modalità di gestione di alcune attività, come quella d’allevamento, che non può più svolgersi allo stato brado. Nelle situazioni più allarmanti va valutata anche la possibilità di azioni di contenimento e di cattura.”
Io questo passaggio proprio non l’ho capito,ma di quali allevamenti si parla,non quelli di vaccine vero,perchè ci mencherebbe solo che diano la colpa dei danni alle vacche… 8O
classico esempio di quanto la politica sia in sintonia con la vita reale!!!!
saranno 20 anni che i cinghiali (troppi) stanno arando tutto dai boschi ai campi!! ma loro se ne sono accorti ORA!!!!
Ma quelli cosa ne sanno? Avranno mangiato solo la carne di cinghiale capriolo o cervo , ma sanno dove vivono di cosa si cibano ? Se ascoltano le ass.ni ambientaliste stiamo freschi , le aavv hanno paura di dire la verità altrimenti………..gli agricoltori e loro dirigenti vogliono il( grano) ,però nessuno spiega loro che esistono zone protette dove questi animali si rifugiano , e finche non si permetteranno battute anche in aree protette il problema non si risolverà mai , nelle gabbie io ci metterei loro , non funzionaaaaaaaaaaaaa !!!
il discorso è complesso e tortuoso, certi politici (tutti) escluso Berlato, devono stare attenti a non rompere i coglioni agli ambientalisti, perchè quelli hanno l’attenzione dell’opinione pubblica ed in minima parte possono vincolare il voto, quindi guai a toccare le riserve e guai a toccare i parchi mal gestiti e vincolati a tal punto da preferire i rovi alle agricolture. Se il territorio fosse curato i suinidi sarebbero più volte nel tiro della carabina, ma con i vincoli che visono e lo sporco…….comunque secondo un mio parere se ne accorgono adesso perchè stanno preparando la campagna elettorale per rimanere allo scranone, eppoi prediligono le squadre al cinghiale perchè numerose ed il serbatoio di voti è ambito, questo senza togliere nulla ne a chi caccia il cinghiale ne agli altri, il problema non siamo noi ma i politici che lo elevano.
M’importa ‘na sega se è allarme cinghiali. Andasssero tutti in parlamento vedresti che si darebbero da fare per risolvere il problema. Il modo ci sarebbe per risolverlo, ma un si pole dì.
Caro Gionni credo che i bivaccatori di manipoli si accorgerebbero dell’invasione solo nel caso di qualche verro che con il suo muso gli salisse su per il cu….Per il resto non gli importa nulla.
LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE “AUDITE”, ZARATIN, SONO QUELLE CHE RAPPRESENTANO IL 95% DELL’ASSOCIAZIONISMO AMBIENTALISTA NAZIONALE. VOLENTI O NOLENTI, L’OPINIONE SEPPUR RISPETTABILE DELL’ALTRO 5%, AI POLITICI INTERESSA POCO, MA ANCHE AL RESTO DEL CONTESTO.
Insomma un pò come l’opinione di arci… interessa zero alla maggioranza dei cacciatori nostrani
In base a cosa rappresentano il 95% dell’associazionismo ambientalista?
- in base al numero di apparazioni in TV?
- in base al numero di soci REALI ed EFFETTIVI?
- in base alla capacità di racimolare sul 5 per mille?
- in base alla capacità di alzare la voce ed esser per questo temuti anzichè affrontare un dialogo sereno e costruttivo?
- in base all’appartenenza politica?
Io lo vorrei comprendere una volta per tutte…in base a cosa, visto che anche le altre sono ass ambientaliste riconosciute dal Ministero, si ritiene che una debba dire la sua e l’altra debba tacere?…solo perchè certune (che hanno parlato per 40 anni) fanno “ambientalismo urbano” e mettono il cappellino in testa alle mucche che tanto fa ridere i nostri bimbi mentre le altre rappresentano ragionevolmente la voce del popolo rurale?
Io sono convinto che se andassimo a spulciare sui numeri (ripeto, REALI ED EFFETTIVI degli iscritti) scopriremmo qualcosa di interessante tanto quanto andassimo a spulciare quelli di certe ass. venatorie “riconosciute”.
Massimo e’ semplicissimo se vuoi toglierti lo sfizio,scrivi al Ministero,ai sensi della legge 241/90 E SUCCESIVA MODIFICA( legge 15/2005,) ART 25. COMMA 4.
Devono risponderti in 30 gg dalla tua richiesta,la fai con r/r.Come Rappresentante della tua associazione,o la puoi far fare da qualsiasi legale.
ma il cavo di rame dice nulla a proposito ?