CHIAREZZA SUI DATI “SCIENTIFICI” EX INFS-ISPRA.
Il mitico Vaso di Pandora, che contiene i dati scientifici prodotti dall’Istituto di Bologna e che per alcuni sono da considerarsi “attendibili e inoppugnabili”, sta per essere finalmente scoperchiato.
I comunicati stampa che “navigano” in questi giorni, salpati dai porti delle Associazioni Ambientaliste e che tentano di lanciare scialuppe di salvataggio ai naviganti di Ozzano, ci fanno intuire che il documento della Libera Caccia depositato presso il Tavolo Tacnico sulla Caccia prodotto da Luca Stincardini, in stretta e preziosa collaborazione con Alessandro Cannas ed Emiliano Amore, ha risvegliato, in alcuni, strane paure.
E’ stato chiaramente dimostrato come i dati e le conclusioni dell’Istituto di riferimento italiano (ex INFS) debbano essere necessariamente confrontati con ulteriori fonti italiane ed estere, a causa di alcune e incomprensibili incongruenze.
I recenti appelli della Cenni, di LIPU, Legambiente e Arcicaccia di stoppare il Tavolo Tecnico Ministeriale proiettato verso una razionale revisione e comparazione delle indicazioni tecnico-scientifiche fornite dall’ISPRA sullo stato di conservazione dell’avifauna, è per noi un chiaro sintomo di “agitazione”.
Non a caso la LIPU cita nel comunicato, a difesa dell’ISPRA, i dati dell’Atlante del 2010, ma stranamente dimentica quelli del 2007 e omette quelli precedenti, relativi alla stesura pseudo-ufficiale e mal documentata dell’italico Documento Ornis e dei Key Concepts conseguenti.
E’ proprio su quei documenti che la nostra Associazione, con la pazienza e la caparbietà di Luca Stincardini, sta concentrando i propri sforzi: la ricerca della relazione ufficiale tecnica prodotta dall’ex INFS per la stesura dei periodi di inizio e fine attività venatoria previsti dai KC, che al momento non riusciamo a scovare in nessun cassetto dei Ministeri competenti per materia.
Un documento “ufficiale” che riteniamo indispensabile e necessario per valutare l’iter scientifico e le conclusioni che hanno portato alla composizione dei KC per il nostro Paese.
Nella non facile e parziale ricerca effettuata e non coperta dal segreto istruttorio, abbiamo trovato per il momento un’interrogazione avvenuta il 30 settembre 2003 presso la Commissione Agricoltura dove si svolse l’audizione di due membri dell’ex INFS e ne riportiamo, per dovere d’informazione, alcuni passi e ne chiediamo, con un po’ di pazienza, un’attenta lettura:
…FERNANDO SPINA, Dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. “Per quanto riguarda la questione della chiusura stagionale del prelievo venatorio, si richiama l’articolo 7.4 della direttiva «Uccelli» n. 79/409/CE, il quale afferma che, in particolare per gli uccelli migratori, gli esemplari che siano impegnati in movimenti di ritorno verso le aree di nidificazione non debbono essere soggetti a prelievo venatorio.
Questo aspetto è stato recentemente curato dalla Commissione Europea attraverso uno specifico gruppo di lavoro istituito da parte del comitato ORNIS, e a ciascuno Stato membro è stato richiesto di produrre dati relativi, in particolare, ai due periodi sensibili ai sensi della direttiva, rappresentati, l’uno, dalle fasi di nidificazione e di dipendenza e, l’altro, dall’inizio della migrazione di ritorno.
Il nostro Istituto, anche prima dell’approvazione della legge n. 157 del 1992, aveva effettuato una serie di analisi mirate a descrivere la stagionalità dei movimenti di ritorno dei migratori attraverso il nostro paese.
Analisi più dettagliate sono state prodotte in occasione della richiesta avanzata dalla Commissione, nell’ambito dello Scientific Workig Group ORNIS, ed abbiamo prodotto dati relativi all’Italia che sono stati inseriti nel database già citato. Tali dati sono attualmente pubblicati in un documento intititolato Key Concepts of article 74, che è possibile scaricare dal sito della Commissione Europea.
Il materiale relativo all’Italia è stato sottoposto l’anno scorso (2002 n.d.r.) ad un esame critico in base ad una relazione tecnica commissionata dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Nel dicembre 2002, si è tenuto un incontro, organizzato dalla Commissione, nel quale sono stati discussi i dati già forniti per l’Italia e i nuovi dati che venivano proposti a modifica dei primi. La Commissione, a seguito di questo incontro, non ha
ritenuto che fosse necessario – o ammissibile – modificare alcuno dei dati fino a quel momento contenuti nella banca dati ORNIS per quanto riguarda l’inizio dei movimenti di ritorno degli uccelli migratori in Italia.
Naturalmente, la Commissione e il comitato ORNIS hanno ribadito la possibilità di discutere eventuali aggiornamenti dei contenuti scientifici di questa banca dati, ove questi si basino su dati scientificamente oggettivati.
Per quanto riguarda l’ultima domanda posta, cioè se siano intervenuti mutamenti tali da far ipotizzare delle modifiche, si tratta di aspetti che, evidentemente, le nostre banche dati consentono di monitorare, ma bisogna anche sottolineare che, a livello di correlazione tra uccelli e clima, esiste un’ampia e recente letteratura scientifica che dimostra come, in molti casi, gli uccelli migratori ed anche i migratori cosiddetti di lungo raggio (cioè i transahariani) ritornino nelle aree di nidificazione molto prima, perché le condizioni
climatiche in tali aree sono migliori da questo punto di vista in relazione al riscaldamento globale.
Esistono poi lavori pubblicati sulle più famose riviste scientifiche mondiali, come Nature of Science, nei quali si dimostra, per esempio, un anticipo sensibile della data di deposizione del primo uovo in un ampio spettro di migratori transahariani.
FRANCESCO ONNIS. “Ringrazio i rappresentanti dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica per la loro disponibilità e cortesia.
Hanno messo a nostra disposizione i documenti che avevamo richiesto ed hanno risposto in tempi brevi alla mia richiesta che, forse, era un po’ sopra le righe e, probabilmente, richiedeva tempi lunghi ai fini della formulazione delle risposte. Sono loro grato per questo; il contributo dell’istituto sarà prezioso, comunque evolveranno i lavori della Commissione e qualunque sarà la volontà legislativa del Parlamento.
Vorrei formulare alcune domande, in quanto la nostra funzione è proprio questa: voi siete qui per fornirci ulteriori elementi di conoscenza e per illuminarci su una tematica e su problemi che non sono semplici, ma certamente coinvolgenti ed anche appassionanti.
Nel corso della precedente seduta, il dottor Spina ha fatto un’affermazione che a mio avviso richiede un approfondimento. A seguito di una richiesta del Ministro, il quale – con una lettera che conosciamo – aveva sollecitato un riesame dei tempi del prelievo, in occasione dell’incontro svoltosi a Bruxelles nel dicembre 2002, si era giunti alla conclusione che i tempi già fissati non potevano essere modificati. Lei ha dichiarato, dottor Spina, che non si poteva operare una revisione delle date fornite dall’Italia e riportate nel suddetto documento. Vorrei sapere quando queste date siano state fornite dall’Italia, in quale contesto – ufficiale, immagino – e da chi. Questi elementi di conoscenza ci consentiranno di acquisire ulteriori dati oggettivi, che possono orientarci nella ricerca della strada più giusta per la soluzione del problema in esame.
Inoltre, sia il dottor Spina sia il dottor Toso si sono riferiti ad uno studio svolto dell’Università di Firenze. Il dottor Spina ha affermato che questo studio sarebbe stato commissionato dal Ministero. Ho capito bene?
FERNANDO SPINA, Dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. Sì.
FRANCESCO ONNIS. Si tratta di uno studio ufficialmente richiesto dal Ministero delle politiche agricole e forestali? Vi riferite allo studio elaborato dall’Università di Firenze ed, in particolare, dai professori Paolo Casanova e Anna Memoli?
Vorrei anche sapere se esistano altri studi che confliggano con quello sopra richiamato nell’indicazione delle date; in caso affermativo, quali siano e se tra essi ve ne sia uno (che reputo abbastanza pregevole, anche se si tratta di una mia valutazione, senz’altro opinabile) del dottor Giuseppe Micali, il quale, a quanto mi risulta (vorrei al riguardo una conferma o una smentita), è il componente italiano della FACE.
Dal documento che ci avete consegnato e che, purtroppo, non ho avuto la possibilità di consultare, se non nelle sue parti essenziali, vorrei estrapolare, come esempio, il riferimento alla Sardegna, la regione da cui provengo. In tale regione, il totale delle stazioni di inanellamento sarebbe di 163. Il documento riporta anche l’elencazione anno per anno: 12 nel 1991, 18 nel 1992, e così via. Ciò significa che, alle 12 stazioni del
1991, se ne sono aggiunte 18 nel 1992 e 14 nel 1993?
Vorrei anche sapere se, in questo documento, viene riportata la distribuzione, regione per regione, delle stazioni di inanellamento. I territori delle diverse regioni sono molto vasti, in alcuni casi enormi; quindi, al fine di cogliere le implicazioni interessanti dal punto di vista venatorio ed ambientalista, potrebbe essere utile conoscere in quali parti delle regioni si effettuano gli accertamenti, cioè, in sostanza, dove operano le stazioni di inanellamento.
FERNANDO SPINA, Dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. “Rispondo innanzitutto alle domande da lei poste riguardo all’incontro di Bruxelles e al documento che ne è scaturito.
Con il preventivo consenso della Commissione, ho realizzato una traduzione non ufficiale, nel gennaio 2003, su richiesta del direttore dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, professor Spagnesi. Il resoconto della Commissione europea afferma che il 28 agosto 2002 il Ministero delle politiche agricole e forestali italiano ha scritto alla medesima Commissione, chiedendo una revisione di alcune date fornite in un documento, denominato Key concepts of article 74, approvato dal Comitato ORNIS nel 2001. In occasione di un incontro presso gli uffici del Ministero, a Roma, in data 11 settembre 2002, la rappresentanza della Commissione ha ricevuto copia di una relazione dell’Università degli studi di Firenze, che forniva elementi di supporto tecnico alle proposte fatte nella lettera del 28 agosto. A mio avviso, questo risponde alla domanda se detta relazione sia stata acquisita, da parte del Ministero delle politiche agricole e forestali, dall’Università di Firenze. La relazione di cui parliamo – di cui ho con me una copia – è stata redatta dal professor Casanova e dalla
dottoressa Memoli.
Per quanto riguarda i dati italiani nell’ambito della banca dati ORNIS, essi sono stati prodotti nel corso degli anni in cui si è svolta l’attività dello Scientific working group di ORNIS, in merito al ricordato documento, denominato Key concepts of article 74, cioè tra il 1998 ed il 2001. Tale è il contesto nel quale tali dati sono stati prodotti. Sono stati rispettati parametri di metodologia scientifica e agli esperti di ciascuno Stato membro è stato chiesto di presentare i migliori dati possibili a livello nazionale, relativi, in questo caso, all’inizio della migrazione di ritorno degli uccelli attraverso il territorio del loro Stato.
I parametri che dovevano essere seguiti erano molto chiari: ove si trattasse di paesi membri di rilevante estensione geografica, soprattutto dal punto di vista latitudinale, bisognava prendere in considerazione i primi movimenti nelle latitudini più meridionali, escludendo, evidentemente, i dati assolutamente eccezionali.
Nel caso in cui, in un determinato Stato membro, fossero transitate sottospecie, o popolazioni diverse di una stessa specie, gli esperti avrebbero dovuto prendere in considerazione i movimenti della prima tra le sottospecie o popolazioni che in quel territorio fossero transitate in migrazione di ritorno. Per l’Italia, io stesso ho raccolto questi dati, essendo stato incaricato dal Ministero dell’ambiente, a suo tempo. I dati, lo ripeto, sono stati prodotti tra il 1998 e il 2001. Comunque, nel documento specifico, vi è una spiegazione del come, perché e quando questo esercizio è stato svolto, contenuta nel preambolo, il quale, quindi, inserisce tale problema nel contesto relativo alle esigenze poste dalla direttiva comunitaria in materia di uccelli.
Relativamente a quanto da me affermato nella precedente seduta, riferisco le conclusioni della Commissione Sulla base degli elementi forniti nel documento prodotto dall’Università di Firenze, sia nella sua versione originale sia in quella aggiornata (distribuita in occasione dell’incontro; proprio durante quest’ultimo l’Università di Firenze produsse infatti una nuova versione), come anche delle discussioni svoltesi nel corso dell’incontro, si può concludere – è ciò che afferma la Commissione – che non vi sono nuovi dati scientifici
che meritino di determinare, in Italia, una modifica delle date di inizio dei periodi di migrazione prenuziale, né di quelle di termine della riproduzione per le specie di uccelli, di cui all’allegato 2. Questa è la conclusione a cui è giunta la Commissione europea.
In occasione dell’incontro di cui si parla, era presente anche il dottor Micali, che si qualificava come rappresentante della FACE e che non produsse in quell’occasione alcuno studio specifico. In quanto esperto italiano, ho cercato, finché ho potuto e per ciò che sono riuscito a fare, di verificare tutta la bibliografia italiana esistente; attualmente, nell’ambito del documento ORNIS, la bibliografia italiana (potete verificarlo) è una delle più estese a livello europeo. Evidentemente, si tratta di un processo in svolgimento e in continuo, potenziale aggiornamento. La letteratura scientifica viene quindi seguita in tempo reale.
Per quanto riguarda la Sardegna, nella seconda pagina del resoconto si parla della distribuzione geografica dei siti di inanellamento e ricattura presenti nella banca dati italiana, mentre, per quanto riguarda il numero variabile su base annuale di siti attivi in Sardegna, il numero che trovate è quello dei siti che hanno prodotto dati di inanellamento della Sardegna in ciascuno degli anni. Ciò vuol dire che, in anni diversi, nell’ambito del
numero di siti indicato, possono essere ampiamente rappresentate le medesime stazioni. In sostanza, non si tratta ogni volta di stazioni che si aggiungono e il totale è appunto di 163 stazioni, così come riportato nella tabella riassuntiva nella colonna relativa al numero totale delle stazioni dal 1982 al 2001.”
Come possiamo vedere e leggere i dati prodotti dall’Istituto risalgono al periodo 1998 – 2001 con l’aggiunta della consistente bibliografia del tempo. E’ passato un decennio e la tecnologia e la bibliografia hanno fatto passi da gigante e, soprattutto, la tecnologia è riuscita a permettere di effettuare rilevamenti più consistenti e precisi come dimostrato dagli studi effettuati in Francia attraverso l’utilizzo di strumenti radar e bioacustici.
Nel Paese transalpino le nuove tecnologie di rilevamento e una raccolta dati massiccia hanno permesso la cacciabilità di diverse specie interessanti anche il nostro paese ben oltre il 31 Gennaio. Ricordiamo, ai più smemorati, che i rilevamenti sono avvenuti in località come Corsica e sud della Francia quindi in un’areale strettamente collegato e consimile a quello italiano.
Le successive integrazioni prodotte nel 2003-2004 e nel 2008 e, l’ultima “creatura” dell’ISPRA, l’Atlante delle Migrazioni, hanno messo in luce ancora di più le incongruenze che abbiamo sottolineato nei precedenti articoli.
La richiesta da parte del Ministero delle Politiche Agricole, a cui si è aggiunto il plauso di Face Italia, di procedere ad una revisione delle indicazioni dell’ISPRA sono a tutti gli effetti una chiara forma di trasparenza degna di uno Stato democratico.
Le esternazioni di LIPU circa la necessità di operare un ulteriore restringimento dei periodi di caccia o addirittura l’eliminazione di alcune specie oggetto di prelievo, sono solo farneticazioni dovute ad una concreta paura di confronto su realtà scottanti per il mondo ambientalista.
La possibilità di vedersi rompere il giocattolo fra le mani, fino ad oggi racchiuso in una botte di ferro, probabilmente sta provocando sensazioni estremamente dolorose.
Ci fa molto ridere oltretutto, la paura di rompere un Tavolo di trattative la cui esistenza sulla carta è quella di mediare con il mondo Ambientalista per arrivare ad una stesura di Calendari Venatori esenti da impugnative e ricorsi, che peraltro potrebbero avere esiti tutt’altro che scontati.
In questo Tavolo, che di mediazione ha ben poco vista la continua richiesta di sospensione dell’attività venatoria per diverse specie e la chiusura della caccia per altrettanti selvatici, la Libera Caccia tirerà dritto senza concessioni e mediazioni, in virtù dei dati che stiamo raccogliendo e della convinzione che la legge non si “media”, ma si applica e la corretta applicazione non rientra “nei libri dei desideri di categoria” (come provocatoriamente affermato da Coldiretti-Legambiente e Arcicaccia) ma, piuttosto, nella legalita’.
La Libera Caccia non ha pendenze o sudditanze verso alcun soggetto politico o di altra natura, per cui riteniamo che sia finito il tempo di subire senza reagire democraticamente,anche da sola, se abbandonata dalle altre Componenti Venatorie.
Non sappiamo cosa uscirà dal Tavolo promosso dal Ministro Romano, ma siamo certi e ce lo auspichiamo, che questa volta si riesca ad arrivare alla stesura di un elaborato che risponda alla reale fenolologia delle specie ornitiche, in modo da poter armonizzare il calendario venatorio Italiano, per specie e periodi cacciabili, con quelli Europei del bacino del mediterraneo.
Ufficio Stampa ANLC Nazionale
Allegato: Ufficio Stampa ANLC Nazionale












oooooooohhh BRAVI, BRAVI, BRAVI,
continuate così, scoperchiate le pentole, quando si è dalla parte della ragione non si deve temere niente e nessuno.
Non mollate l’osso, questa è una battaglia fondamentale da vincere, fosse la volta buona che ne andasse bene una.
Benissimo , vorrei sapere ora cosa ne pensano gli associati Arcicaccia , che anche in questo sito nei giorni scorsi hanno giustificato gli atteggiamenti di Veneziano lodandolo per la richiesta di chiarezza , non si rendono conto che veneziano faceva gli interessi ” come sempre ” degli anticaccia , cercando di mettere i bastoni tra le ruote al ministro Romano , che si è dimostrato , tra i pochi di questo governo , interessato a fare qualcosa di buono per la caccia .
Innanzi tutto vorrei sapere cosa ne pensa Alessandro Cannas dellArcicaccia e Veneziano, vista la collaborazione data a ANCL in questa ricerca. Baghy
Cosa penso? Penso da persona libera.
Conosco Stincardini da oltre 10 anni, e’ un caro Amico,la differenza associativa non ci ha mai impedito di ragionare e ritrovaci uniti nella nostra passione .Mi ha chiesto una collaborazione su cose che abbiamo sempre ritenuto importantissime,per il mondo venatorio.Ma sottovalutate o volutamente ignorate da sistemi, ormai inutili,che con il solito gioco delle mediazioni e compromessi, hanno impantanato e sminuito l’attivita venatoria,e la concreta applicazione della stessa,dando in pasto al mondo ambientalista pezzi della nostra cultura.La cui sacrosanta difesa era ed e’ un nostro diritto,troppo spesso immolato sull’altare del compromesso politico.
piano piano si arriva a ciò che penso da anni…bene…di scientifico nella gestione della caccia (migratoria) c’è ben poco, solo compromessi o motivazioni di carattere emotivo.
Ma stai ancora con arci ? Perchè ? Lo sai che stai lavorando contro i suoi punti di vista !! Speri forse di fare le scarpe a qualcuno per prendere il posto di dirigente assoluto ? Se è così tanto di cappello, ma se non è così………..
Salutiamo
bè, se Cannas prendesse il posto di veneziano, ci sarebbe solo da guadagnarci, per tutto l’associazionismo venatorio.
Penso che ciò che stà venendo fuori in questi giorni,sia a vantaggio di tutto il mondo venatorio………..Cannas non credo sia più in arci,e insieme ad amore se entrassero in ANLC ,penso solo che sia l”aavv , ne trarrebbero grande vantaggio; daltronde Cannas ha sempre cercato di metterci in guardia da falsi profeti,magari non volevamo ascoltarlo,ma alla fine ha avuto ragione lui, tutto ciò che ci avevano promesso si è rivelato un bel boomerang che ci ha solo fatto fare alcuni ,decisi, passi indietro……………………..adiosu!!!!!!!!!!!
E lasciate lavorare chi ne ha voglia guardate che andiamo a guadagnarci tutti!!!! ma non vi va mai bene nulla!Spiegaci tu baghy cosa proponi ………….
Non posso che condividere questo pensiero Alex. Non è facile rimanere coerenti con le proprie idee e nello stesso tempo rimanere battitori liberi. Tu ci sei riuscito e per questo ti ammiro. Non serve avere una patacca sul petto di questa o quella associazione, non servono targhe e titoli. Serve la vera passione e la volontà di fare. La volontà di fare in ogniuno di noi, lontano da soliti schemi e tatticismi. Lontani da squallidi giochi di potere e intrallazzi di bottega che hanno portato la realtà venatoria Italiana e quello che abbiamo ORA !
Serve la volontà e la caparbietà di FARE!
Alessandro,Luca e Emiliano ci hanno messo impegno oltre che la faccia per fare e non per chiaccherare. Questo impegno reale ha prodotto un effetto che da fastidio a molti. Sono sempre più convinto che si fosse intervenuto prima e nell’immediatezza dell’articolo 42, se le associazioni avessero puntato con convinzione a osservatori faunistici regionali da subito invece di rimanere ancora una volta silenti e immobili, ora noi avremmo a disposizione un documento scientifico robusto da sbattere in faccia a tutti coloro che con le castronerie hanno fatto fortuna. La forza è nella nostra volontà di cacciatori e uomini liberi e non nell’associazionismo sempre più schierato politicamente.
Che questo attuale goverso sia una accozzaglia.. beh è sotto gli occhi di tutti. Ma che la vera volontà di privatizzazione venga cavalcata indirettamente da qualche AAVV è sconcertante, come è sconcertante il silenzio e la latitanza di molte AAVV.
Pertanto Grazie, Alessandro, Luca e Emiliano per il vostro impegno nel redigere un documento che mette la pulce nelle orecchie a chi non ha dogmi ne catenine di conchiglie al collo.
Scusami caro Gianluca ma credimi, sebbene sia alto quasi due metri per cento Kg di peso non mi sento alla tua altezza, sai io sono un povero cacciatore veneto,pertanto lascio a te ogni iniziativa o proposta,
ma figurati se io sono all’altezza di uno alto quasi 2 metri per 100 kg. che magari
ne sa più di me e chissà fa anche politica da tanto tempo…………. ma preferisce farsi chiamare baghy ma………..
Ma dimmi te, se questo Cannas, unitamente a Stincardini e Amore, doveva prestarsi a scoperchiare il tombino. E adesso, chi glielo spiega ai legambientalisti che un componente ( anzi due ) di Arci, gli ha rotto il giocatolino chiamato ” libro dei sogni “. E agli Ecodem, cosa gli racconta il Veneziano? Che Pinocchio è un’invenzione di Collodi?
Saluti
Argo
Piccola precisazione per Argo;
Emiliano Amore (alias EMY 74) non è mai stato iscritto ARCI, per onor del vero alcuni anni fà ero iscritto FIDC, associazione da cui sono uscito proprio per la mancanza di risposte serie nei confronti dei migratoristi, al momento sono in stand-by (assicurazione privata) in attesa che qualche AAVV faccia qualcosa di concreto proprio riguardo la questione caccia migratoria (caccia principale esrcitata).
Riguardo la questione sollevata dal buon Luca Stincardini, la cosa inizia a farsi interessante dato che per capirci qualcosa nell’operato ISPRA è fondamentale visionare gli atti ufficiali, possibilità al momento preclusa, ma non disperiamo, dato che ormai c’è un gruppo di addetti ai lavori che finalmente stà interessandosi alla cosa e penso proprio che ne vedremo delle belle.
Saluti.
Se sulla migrazione cala il segreto di Stato allora siamo proprio alla frutta cariamici miei.Da quello che capisco non si riesce a vedere materialmente il documento ufficiale che ha fatto si che la Caccia in Italia stia inesorabilmente morendo….roba da matti!!Ma esiste questo documento ???se si ,da chi è stato protocollato?dove?a chi?e per conto di chi? e con quali e quanti soldi è stato finanziato? se non sbaglio e non sbaglio questi lavori tecnico-scentifici devono e sono finanziati con denari Pubblici che devono aver lasciato traccia , altrimenti di cosa stiamo parlando ..dell’isola che non c’è???
Ciao Emy74,abbiamo un percorso simile e credo di aver capito che sei Reatino come me.Su FB ci sono i mikei contatti,se ti va cercami. Scusami,complimenti per il lavoro svolto a tre mani con l’amico Alessandro e Luca.Alla prossima cena a Roma con Alessandro ed altri,posso invitarti?
paghi te ?
A Robè mi meraviglio di te che sei romano,siamo a Roma, si fa lla romana!!!!!!!!!!!!!!!!!!!hahahahahaah
Ti ringrazio per l’invito caro Francesco, farò in modo di esserci.
Si sono della sabina e credo che abbiamo un amico in comune, il buon Vincenzo R. dip. della prov. di Rieti. lui ha anche i miei contatti.
Ciao un saluto.
Grazie per la precisazione, Emy 74. Non so perché, ma pensavo che anche tu fossi tesserato Arci. Fermo restando che sono gli uomini a fare la differenza e non l’associazione di appartenenza, non era mia intenzione affibiare etichetta di sorta a nessuno. Anch’io, anni fa, sono stato associato Arcicaccia.
Per quanto riguarda Stincardini, noto che almeno lui gode di supporto e approvazione della sua associazione di appartenenza, a differenza di tanti altri che pur lavorando per la caccia e per l’associazione di riferimento, vengono lasciati soli se non isolati. Isolalamento però che non impedisce ad alcuni di portare avanti quelle ricerche che in futuro potrebbero essere l’arma vincente per costringere l’ISPRA a uscire allo scoperto. Scoperto a cui dovranno uscire anche certe associazioni venatorie e spiegare il perché della loro latitanza.
Saluti
Argo
Io dico che il cerchio si sta stringendo…….. Se non saranno le associazioni a far venir fuori questo documento…… Chi potrà farlo ? Sicuramente il partito con i suoi avvocati ! Solo loro possono (credo io) andare a sindacare e prima si mettono le carte in tavola meglio è per tutti, anche per il partito.
Salutiamo
Io così la vedo……… Onore e oneri a chi prenderà la palla al balzo.
queste sono le battaglie in cui e per cui tutti si dovrebbero unire(arci non fa’ testo), se invece ciò non avviene, la battaglia spesso, se non sempre viene persa.
ALLORA COSA ASPETTATE????
Mi auguro che il letargo si finito per le A A.V V ma non solo parole ma con fatti concreti .I soldi delle tessere usiamoli per la diffesa della caccia . Basta con gare di tiro al piatello ………o con magliete………giubbotti……..capelli………coltelli………e cose varie ………..fermiamoci rifletiamo ! Ciao
Esatto, usiamoli per mettere in piedi degli osservatori ad esempio. Ne faccio volentieri a meno del portatessere :D
Per orientarsi in questa complicata materia occorre tornare ai fatti, che come noto hanno la testa dura: il Ministero delle Politiche Agricole, su una richiesta pervenuta a Roma il 22 dicembre 2010 e deliberata il 23 dicembre 2010, predispone 60.000,00 euro di finanziamento al CIC per pagare esclusivamente i rimborsi spese per viaggi e trasferte a singole persone di un Gruppo di Lavoro fatto di dipendenti di Ministeri, di Associazioni (forse agricole e ambientaliste) nonché altro personale pagato da altri enti pubblici. Inoltre, sempre nello stesso Decreto, sono stati autorizzati 30.000,00 all’Ispra che coordina il Tavolo di riunioni (non la ricerca) e di questi 15.000,00 sono, per decreto, da spendere sempre in viaggi e trasferte. Dice tutto la tempistica in essere: prima riunione del tavolo ieri, seconda riunione a fine settembre (notizie pervenutami grazie ai potenti servizi segreti che ancora noi trinariciuti disponiamo) e, guarda caso, entro dicembre (da Decreto) chiusura dei lavori e dell’impegno economico. Quattro riunioni da tenere su documenti ISPRA.
Per cambiare i K.C. il Governo dovrebbe fornire nuovi dati attraverso i suoi Istituti di ricerca. Altro che chiacchiere per 90.000,00 euro!!
A vista sembra più turismo di gruppo!!! Speriamo nella chiarezza, che a farla sia il Parlamento o la Magistratura. E’ nella trasparenza che la caccia conquista credibilità. Se è grave finanziare gli ambientalisti per illecite attività, questo vale per tutti.
E’ grave l’affermazione che il Politiche agricole fa’ finanziamenti illeciti!!!!
Quale’e il tuo problema nostalgico,che il politiche agricole abbia dato disponibilita economica e tecnica scientifica per armonizzare i dati Italiani con i reali esteri?
Ogni P.M. dispone di capitoli di spesa realtivi alle spese di missione in territorio Italiano ed Estero, ai sensi della legge N.20 DEL 1994,per personale dirigenziale,amminsitartivo,ed estrani alla Amminstrazione. La trasparenza della caccia passa anche nel sapere del passato che ha scritto il presente,e se questo presente ha dei vizi di merito,e’ doveroso,in virtu della tua richiesta di trasparenza,che si aggiornino i dati.
A me sembra che questa tua sparata sui soldi,e’ solo per tentare di sviare l’attenzione, per evitare una eventuale revisione onesta dei kc Italiani.Ponendo un non problema….O forse un banale tentativo di nascondere la marachella passata?
Dimenticavo..Non puo’ esser illecito, esiste un Decreto d’ incarico e finanziamento! Come da te esposto………..
Massì…. creiamo una bella cortina fumogena all’italiana per nasconderci dietro le bugie…. come da fastistio questa vicenda in giro
Grazie e complimenti a tutti coloro che si sono interessati ed impegnati.E che finalmente si scopri questo vaso di pandora così sapremo la verità.La cosa che invece che non mi meraviglia affatto è la preoccupazione delle associazioni ambientaliste…è la stessa preoccupazione di chi ha paura che gli si sgretoli il castello di carta.