Ispra atto IV

| 2 maggio 2011 | 2 Comments

ISPRA ATTO IV°

Continua la nostra incessante ricerca di documenti in merito alle specie interessate dai KC e oggetto di indicazioni, discutibili, da parte dell’Ispra.

Questa volta ci occupiamo di Fringuello e Beccaccia. La prima specie come sappiamo è cacciabile solamente attraverso il regime di Deroga, per cui l’Italia, come tutti gli Stati Membri, può applicarlo rispettando rigide e determinate regole.

Partiamo da un eccellente testo:  “OSSERVAZIONI SUL FLUSSO MIGRATORIO DEL TORDO BOTTACCIO E DEL FRINGUELLO” di PAOLO CASANOVA (*) – ANNA MEMOLI (**) – LORENZO PINI (***)

(*) Docente di Gestione faunistica presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Forestali dell’Università di Firenze.

(**) Dottore di ricerca presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Forestali dell’Università di Firenze.

(***) Dottorando di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria Agraria e Forestale dell’Università di Firenze.

In quattro osservatori toscani, dal 1995 al 2002, è stata svolta un’indagine per la

determinazione del flusso migratorio sulla dorsale appenninica delle popolazioni di Fringuello (Fringilla coelebs) e di Tordo bottaccio (Turdus philomelos). La metodologia utilizzata è stata quella dell’avvistamento e i risultati dei rilievi hanno confermato la forte

espansione delle popolazioni di Fringuello e la fase di stasi di quelle di Tordo bottaccio.

Le indagini hanno evidenziato i rapporti esistenti tra la dinamica di popolazione delle due

specie e le modifiche nelle aree di sosta e di svernamento.

METODOLOGIE USATE: AVISTAMENTO

I dati raccolti hanno consentito di determinare e di rappresentare graficamente il periodo di passo, la fenologia e l’abbondanza delle popolazioni del Tordo bottaccio e del Fringuello.

RISULTATI E DISCUSSIONE

Il primo aspetto da rilevare è la buona regolarità del periodo di passo per le due specie. Per il Fringuello il picco massimo del flusso negli osservatori di Starniano, Fonte dei Seppi e la Badiola, è stato registrato nell’ultima decade di ottobre, mentre a Gamberaldi è risultato anticipato di circa 10 giorni.

….”Un approfondimento a parte meritano i dati relativi alle abbondanze. Il primo aspetto riguarda il generale incremento numerico delle popolazioni di Fringuello che, in tutti gli osservatori, presentano valori piuttosto elevati...”

…”L’elaborazione statistica ha confermato la tendenza ad una forte espansione

per il Fringuello. Al riguardo è opportuno rilevare come un costante incremento numerico delle popolazioni di una specie possa portare alla rarefazione di altre popolazioni, appartenenti a specie diverse, che presentano una nicchia ecologica simile alla prima...”

…”Le cause della notevole espansione del Fringuello possono essere ricercate nella capacità di questa specie ad occupare diverse nicchie ecologiche.

È noto come la riduzione della biodiversità vegetale incida negativamente anche sulla biodiversità animale. L’affermarsi della monocoltura ha portato alla scomparsa di particolari microambienti penalizzando, in tal modo, quelle specie ad essi biologicamente legate. Tuttavia il Fringuello si è dimostrato specie molto adattabile ed è stato in grado di superare le radicali trasformazioni ambientali prodotte dall’uomo. Inoltre ha compensato la perdita di ambienti ai quali era in precedenza legato beneficiando dell’espansione delle coltivazioni erbacee, quale quella del girasole. La notevole capacità di adattamento, con conseguente possibilità di utilizzare abbondanti risorse trofiche e di allargare l’areale di nidificazione, con molta probabilità ha favorito anche il suo successo riproduttivo; ciò può aver rappresentato un ulteriore elemento per l’affermazione di questa specie…”

CONCLUSIONI

La metodologia dell’avvistamento, utilizzata per oltre un decennio di indagini consente di conoscere i dati sul flusso giornaliero delle popolazioni studiate evidenziandone la dinamica.

Per avere dati più precisi e dettagliati sarebbe auspicabile utilizzare un maggior numero di osservatori. Pertanto, ogni Amministrazione provinciale, o meglio ogni A.T.C., dovrebbe disporre di una rete di rilevamento proporzionale alla propria superficie.

Il programma di monitoraggio potrebbe venire ulteriormente potenziato dal coinvolgimento attivo dei cacciatori, in modo da conoscere anche il numero dei capi abbattuti: è inutile individuare un limite di prelievo per specie e per popolazione quando poi non è possibile conoscere se e quando tale limite viene raggiunto (SPAGNESI, SPINA, TOSO, 1988). I vantaggi che ne deriverebbero sono di duplice natura: da un lato favorirebbero le conoscenze sullo stato di conservazione delle popolazioni oggetto di caccia, dall’altro rafforzerebbero nel mondo venatorio la consapevolezza di dover effettuare forme di prelievo nel rispetto delle esigenze della conservazione biologica.

Da questo interessante scritto viene quindi sancito come il Fringuello stia attraversando condizioni di vita ineccepibili e che, oltretutto, la sua enorme espansione starebbe o, potrebbe, mettere in difficoltà volatili con cui condivide gli areali. Basti pensare al Verdone, al Cardellino come due semplici esempi di specie in competizione.

Ponendo come punto fermo le motivazioni di cui sopra, possiamo tranquillamente affermare che richiedere ed applicare il regime di deroga per la modica quantità, in ragione di forme di caccia tradizionali e per ragioni scientifiche, è attuabile in tutto il territorio italiano.

Andiamo anche oltre: saremmo anche disponibili a salvaguardare, come eventuale periodo di caccia in deroga, il binomio temporale Ottobre-Novembre, in modo così da applicare la caccia a questa specie nei soli mesi di Dicembre-Gennaio al fine di evitare pressione venatoria nel periodo del “passo” e, quindi, di concentrare il prelievo nei mesi di svernamento e con presenza più contingentata, prelievo tra le altre cose che ricordiamo controllato attraverso tesserini ad hoc.

Veniamo ora alla Beccaccia, un selvatico tanto misterioso quanto ancora poco conosciuto al mondo scientifico.

Nella ricerca di dati sulla Scolopax Rusticola ci siamo imbattuti in uno specifico documento prodotto dalla Commissione Europea per lo scolopacide in questione.

TRATTO DA: EUROPEAN MANAGEMENT PLAN FOR WOODCOCK 2006-2009

Documento richiesto dalla Commisione Euopea per elaborare un piano di gestione faunistica e di protezione sulla specie Beccaccia.

Secondo BirdLife International, 2004a, la Beccaccia in alcuni paesi membri dell’EU sarebbe in diminuzione, ma la situazione è piuttosto contrastata tra i paesi.
Ancora più evidenti riguardano le tendenze negative in Russia, Croazia, Lussemburgo, Regno Unito, Svizzera, mentre altri Stati membri mostrano stabilità o addirittura un leggero incremento (Svezia, Estonia, Austria), sebbene i regimi di controllo specifici siano mancanti.
Ferrand & Gossman (1998a) hanno mostrato una relativa stabilità nelle stime di popolazioni riproduttive della Beccaccia in Francia tra il 1992 e il 1997. Questa stabilità in Europa è sottolineata anche dal Cofano & Saari (1997) tra la metà del 1970 a fine 1990.

La migrazione primaverile inizia con la fine di febbraio (in particolare nella regione mediterranea, Commissione europea, 2001) all’inizio di marzo, gli uccelli tornano nelle loro aree di riproduzione da fine marzo a inizio maggio direzioneRussia (Ferrand & Gossmann, 2001) .
I movimenti migratori sono fortemente condizionati dalle condizioni meteorologiche e dall’abbondanza e reperibilità di cibo,

Il periodo di caccia per quanto riguarda l’Italia è stabilito nel periodo 3 domenica di settembre – 31 gennaio

Particolare attenzione dovrebbe inoltre essere prestata a ondate di freddo. Sembra quindi necessario chiudere temporaneamente la caccia o accorciare la stagione di caccia dopo le avverse condizioni climatiche. In caso di prolungato ed esteso ondata di freddo, le beccacce tendono a redistribuirsi massicciamente verso le regioni costiere e del sud dove il clima più mite persiste. In queste regioni più miti, la caccia dovrebbe essere vietata temporaneamente, anche se la temperatura non permangono sotto lo zero. Inoltre, dopo la fine della ondata di freddo, la caccia non dovrebbe essere riaperta prima di 7-10 giorni per permettere agli uccelli di recuperare le loro riserve corpo e ritorno al luogo abituale di svernamento (Boos 2000, Duriez 2003)

TRATTO DAL SITO: http://www.beccacciaiditalia.it/web/?p=274

Gli studi ormonali effettuati sulle beccacce in Francia, Spagna e altre aree di svernamento (fonte ONCFS, CNB) ci dicono che almeno fino alla terza decade di febbraio “tutto tace” nell’apparato riproduttivo della beccaccia. La direttiva CEE stabilisce che non si può cacciare alcuna specie nei momenti cruciali connessi alle dinamiche riproduttive. La chiusura al 31 gennaio pertanto rappresenta comunque un buon punto di equilibrio fra caccia e conservazione. In Italia non è mai partito uno studio ormonale sulle beccacce in svernamento. Vi sono alcune osservazioni da radio tracking sulle  beccacce svernanti a Castelporziano che indicano attività di erratismo locale nel periodo di gennaio (Aradis e altri). Movimenti dettati da sbalzi di temperature e necessità di reperire cibo in aree contigue. Movimenti che non oltrepassano mai il chilometro. A ciò si aggiunge l’osservazione diretta sul terreno, anche attraverso i monitoraggi  e le campagne di inanellamento, che sembrano escludere movimenti “in risalita” tipici della migrazione pre-nuziale sicuramente per tutto gennaio. Le temperature medie italiche non sono differenti da quelle della Bretagna e della Spagna per giustificare effetti climatici tali da attivare prematuramente i processi ormonali sulla beccaccia.

Da noi interpellato sulla questione si è espresso il Presidente della FANBPO Jean Paul Boidot.

Jean Paul Boidot (cfr. Ott. 2010)“…Verificare l’andamento del peso. Avere dati dall’inanellamento e soprattutto le indicazioni dal satellite Argos che permetterebbero un controllo preciso e giornaliero sugli individui. Basarsi sulla ricerca istologica potendo dosare ormoni sessuali e gonadotropi (Gli ormoni gonadotropi sono prodotti dalla adenoipofisi (lobo anteriore dell’ipofisi, ghiandola endocrina situata nel cervello) e, passando nel sangue, vanno a stimolare l’attività delle gonadi del maschio o della femmina. Wikipedia, NdA)…Occorre utilizzare dati concreti non impressioni. Bisogna diminuire i tempi di caccia, certo non si può cacciare tutti i giorni, occorre adottare dei PMA, Prelievi Massimi Autorizzati anche a livello mensile, ma non intervenire sulla durata del periodo di caccia, soprattutto con falsi argomenti…

Anche per la Beccaccia, come per Turdidi, è stato indicato in modo frettoloso e senza studi alla mano, indicazioni per quanto concerne periodi di caccia e periodi di passo Pre-nuziale alla “buona”.

Come possiamo leggere, soprattutto nelle frasi tratte da Jean Paul Boidot, viene indicato come l’unico modo in cui si possa stabilire esattamente l’inizio del periodo Pre-nuziale sia quello dell’analisi veterinaria effettuata sulle beccacce. Gli studi ormonali effettuati sulle beccacce in alcuni Stati Membri dove la Scolopax è svernante hanno dimostrato come sino alla terza decade di Febbraio non si notano segni di inizio periodo “interessante”.

Dobbiamo doverosamente aggiungere che quindi per l’Italia una chiusura al 31 Gennaio è semplicemente giusta ed equa per rispettare questo importantissimo selvatico. Considerando che per la Beccaccia i KC prevedono una chiusura alla seconda decade di Febbraio utilizzando una decade di sovrapposizione ma, tenendo ben presente i dati sopra elencati, arrivare al 31 Gennaio ci sembra una pratica corretta e rispettosa verso questa specie.

E’ necessario però, come indicato nello scritto della Commissione Europea, prevedere una moratoria sulla caccia alla Beccaccia in caso di forti calamità naturali quali neve o il protrarsi di lunghi periodo di gelo. Viene infatti consigliato, con il presentarsi di questi eventi climatici, uno stop di 7-10 giorni dalla fine dell’ondata di maltempo per fare in modo di recuperare forze e cibo.

Alla luce di queste considerazioni, non certamente frutto di fantasia di “parte”, ma liberamente tratte dalla letteratura europea e disponibili per chiunque ci domandiamo…ma è mai possibile che l’Osservatorio Faunistico-venatorio Regionale dell’Umbria, ufficialmente costituito con apposita legge, alimentato con il 5 per cento delle tasse versate dai cacciatori e delegato a trattare con scientificità tale materia, non trovi il coraggio di “abbozzare” perlomeno timidi tentativi di contrapposizione documentata in sede di Conferenza Stato-Regioni per controbattere le posizioni dell’ISPRA in tema di periodi di caccia e di “modica quantità” per il prelievo del Fringuello?

Tutti, ribadiamo TUTTI i documenti da noi prodotti all’indomani dell’ultima penalizzante “fatica” sui Turdidi da parte dell’ISPRA sono stati consegnati ai responsabili dell’Osservatorio umbro, ma il coraggio non si compra!!!

Ci vediamo alla prossima puntata!!!!

Luca Stincardini – Anlc

Category: .In Evidenza, ANLC, Generale

Comments (2)

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  1. Pasquale (nato cacciatore) scrive:

    Scusatemi il breve fuori tema.
    Per gli amici Toscani, ho lo zio di mia moglie (single e mio coetaneo) che lavora vive in un paese alle porte di Siena,(è venuto giù nelle festività pasquali) mi ha dato la sua disponibilità ad ospitarmi, e peraltro si sta attivando anche lui per un mio eventuale impiego, per cui se vi dovesse capitare qualcosa avrei la possibilità di poter accettare un lavoro anche da quelle parti. Grazie sempre per la vostra disponibilità. :wink:
    Pasquale

  2. Picchio scrive:

    Mi dica Sig. Stincardini da chi è formato questo famoso Osservatorio Umbro e la risposta alla sua domanda glie la do io.

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