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Trieste: le zecche, conoscenza e prevenzione

| 21 aprile 2011 | 3 Comments

A TRIESTE UN CONVEGNO SULLE ZECCHE

ZeccaDal momento che nel corso degli ultimi anni l’incidenza delle malattie trasmesse dalle zecche è purtroppo in costante aumento e molte sono le categorie di persone a rischio – cacciatori, cercatori di funghi, boscaioli, agricoltori ed escursionisti in genere – la Sezione Provinciale di Trieste della FIdC, ha organizzato su questo tema un convegno di approfondimento dal titolo “Le zecche. Conoscenza e prevenzione”. I relatori sono stati il dott.
Maurizio Ruscio del Laboratorio di chimica clinica dell’ospedale di San Daniele del Friuli (UD) dell’Azienda Servizi Sanitari n.° 4 “Medio Friuli” e il dott. Paolo Zucca, medico veterinario dell’Azienda Servizi Sanitari n.° 1 “Triestina”.
Il convegno, affollatissimo, ha permesso di portare a conoscenza dei presenti le relazioni delle zecche con l’ambiente, con l’uomo e con l’animale, di fornire una corretta informazione sulle loro abitudini, sulle malattie trasmissibili e sulla prevenzione al fine di minimizzare il rischio derivante da un loro morso.
Ci sono molte specie di zecche ma quella responsabile della trasmissione del Morbo di Lyme è la Ixodex ricinus detta “zecca dei boschi”. Le zecche sono molto piccole e scure, spesso si confondono per un neo di 2 mm. Vengono trasportate da animali sia domestici che selvatici (uccelli, mammiferi, rettili, ecc). Secondo gli esperti non solo il bosco, la montagna o il prato, ma anche le aree urbane sono zone a rischio. Infatti con lo spostamento degli animali verso i centri abitati anche le zone urbanizzate si trovano colonizzate dalle zecche.
Dal momento che l’80% del nostro tempo lo trascorriamo nell’area vicino alla nostra casa secondo gli esperti bisogna prestare particolare attenzione quindi a curare il giardino, tagliare l’erba e spazzare le foglie, ottima fonte di umidità per le zecche.Per evitarle bisogna camminare al centro dei sentieri dove non c’è erba alta ed è sconsigliato sedersi e sostare seduti sui prati in zone ad alta infestazione da zecche. Una volta rientrati a casa è buona norma farsi una doccia (le zecche non si attaccano subito alla cute) e lavare i pantaloni con un normale bucato (spesso le zecche piccole si nascondono nelle cuciture dei pantaloni e mordono il giorno seguente).
Sopra questi indumenti, normalmente sulle scarpe e sulla parte bassa dei pantaloni è possibile spruzzare uno spray repellente comunemente reperibile in commercio.
Inoltre, secondo i relatori del convegno, molti casi di malattie trasmesse da zecche sono dovuti ad una errata rimozione del parassita dalla cute dell’uomo. Importante è togliere la zecca il prima possibile senza applicare alcuna sostanza (alcool, etere, olio, piretro, etc.) sul parassita. Bisogna evitare infatti che in seguito all’applicazione di sostanze tossiche, il parassita rigurgiti il sangue e i microrganismi patogeni nell’uomo. Bisogna anche evitare di toccare e schiacciare la zecca con le mani perché i microrganismi patogeni, presenti anche sulla cute del parassita, possono passare all’uomo attraverso delle piccole ferite eventualmente presenti sulle dita.
Infine, è altamente consigliato l’uso di una specifica pinza togli-zecche disponibile sul mercato. Al fine di evitare lo schiacciamento della zecca o la rottura della “testa” all’interno della pelle, si sconsiglia l’utilizzo delle comuni pinzette.
L’estate non è, come dicono in molti, la stagione più pericolosa perché la zecca non sopravvive con bassa umidità mentre è proprio la primavera la stagione di massimo picco assieme all’autunno. A rischio quindi gli addetti ai lavori come cacciatori, guardie forestali e raccoglitori di funghi, ma anche il semplice escursionista.
La borreliosi di Lyme è la malattia più comune trasmessa dell’infezione da zecca. Può interessare la pelle, il sistema nervoso centrale, le articolazioni e il cuore. È una malattia batterica, quindi curabile tramite antibiotici.
Il segnale della borrelia è l’eritema migrante (il rossore intorno alla
puntura) che cresce di circa 1 cm al giorno. Purtroppo però solo nel 60% dei casi la malattia comincia con l’eritema, a volte si saltano stadi e si arriva subito al livello cronico e alcuni sintomi, come la stanchezza, possono essere generici.
Quando si leva la zecca, quindi, se dopo 10-15 giorni compare l’eritema, si è sicuri già della diagnosi, si deve andare dal medico ed iniziare la terapia. Se invece l’eritema non compare si devono fare i test del sangue, solo dopo sei settimane però, il tempo nel quale il 100% delle persone sviluppa gli anticorpi. Se il test sarà positivo, si inizierà la cura antibiotica.
Purtroppo la borrelia non è l’unica malattia da zecca. La meningo-encefalite da zecche o Tbe è una grave malattia virale che colpisce il sistema nervoso.
Inizia con febbre e disturbi simili influenzali Nel 20-30% dei casi il decorso è molto serio con possibili conseguenze permanenti ed invalidanti.
Non esiste una cura specifica ma si può prevenire con la vaccinazione.
La Federcaccia Trieste intende predisporre a breve un opuscolo tecnico informativo che illustri con poche ed essenziali informazioni, anche tramite foto e disegni, la conoscenza del rischio zecca da fornire gratuitamente alle Associazioni di categoria presenti sul territorio e ai cittadini in genere con lo scopo di far trascorrere in tranquillità qualsiasi contatto con l’ambiente naturale.

http://www.ladeadellacaccia.it

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Comments (3)

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  1. Argo scrive:

    Però, hai visto che roba. La grande FIdC studia il problema del parassitismo trovando i metodi per la prevenzione e la cura. Ma per prevenire il parassitismo che invade l’ambiente, anzi l’ambientalismo nostrano, cosa fà?

    Saluti
    Argo

  2. renzo scrive:

    Trovo molto utile far conoscere a chi ne è completamente ignorante il problema zecca .
    A parte noi e chi vive nei e per i boschi, la zecca sa già come trattarla e come difendersi da essa .
    Se questi opuscoli informativi vengono diffusi e letti da chi va sul prato molto occasionalmente ,probabilmente quelli che lo fanno capiranno subito che non è solo il cane l’animale colpito, ma anche l’uomo e questo insetto può essere molto pericoloso ( anche se raramente ) .
    Attribuire poi, alla FIDC, strumentalizzazioni fuorvianti “pro tessera ” mi pare un tantino esagerato o di prevenuta idea .
    E lo dice uno dell’Enalcaccia , quindi non di parte .
    Trovo l’articolo solo una pura informazione utile … tutto qui . :P :P :P

  3. Argo scrive:

    Trovo anch’io che divulgare conoscenza e prevenzione su questo aracnide, responsabile della rikkettosi, sia utile alla società, ma questo già lo fanno le autorità preposte ( ASL, ufficiale sanitario ) anche attraverso stampa specializzata e in forma riccorrente su radio e tv. Al di la delle sigle, è utile che lo facciano anche le associazioni venatorie, ma non indispensabile. Sarebbe utile invece che le associazioni venatorie dedicassero tempo e risorse a combattere le varie sigle animaliste che al pari delle zecche succhiano sangue a uomini e animali.
    Ma di produrre un documento in cui si rende noto a tutti lo scandaloso sistema di parassitismo che succhia risorse pubbliche gestendo canili e parchi con risorse milionarie, senza peraltro produrre nulla, non se ne parla?
    Saluti
    Argo

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