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Grosseto: cinghiale, critiche protocolo Ispra

| 8 aprile 2011 | 9 Comments

Associazione contro il protocollo della Provincia Gestione del cinghiale . Caccia e Pesca dice no

GROSSETO. Il movimento “Caccia Pesca e Natura” non condivide il recente protocollo stipulato dalla Provincia con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di Bologna, che ha come oggetto la gestione del cinghiale in Maremma.
Non solo. Questi cittadini (in prevalenza cacciatori, ma anche ambientalisti – si definiscono la voce del mondo rurale) considerano il messaggio veicolato dal presidente Marras un’autentica beffa ai danni del mondo venatorio e ancor di più di quello agricolo. «Ormai da alcuni anni – scrivono in una nota i vertici del Cpn – il problema danni da cinghiale ha assunto proporzioni preoccupanti sia per l’agricoltura sia per la sicurezza stradale.
Il mondo venatorio si è così attivato per trovare una soluzione e, data la conoscenza e l’esperienza concreta in materia, ha proposto di effettuare una gestione globale del cinghiale, dove per globale si intende poter controllare la densità della popolazione d’ungulati anche nelle aree non soggette a caccia programmata. Quando sembrava di avere raggiunto un accordo fra tutte le categorie coinvolte, la Provincia si è presentata con un documento – un protocollo tecnico dell’Ispra – con il quale è stato stralciato tutto quello che di sensato era stato faticosamente deciso nelle riunioni precedenti».
Poi il movimento Cpn entra nel dettaglio. Il protocollo prevede, per esempio, che non vengano utilizzati i cani per gli abbattimenti da aprile a settembre, periodo in cui sono concentrate le maggiori produzioni (grano, mais, girasole, uva) che subiscono i danni. Per il Cpn questo è insensato. Ma i cacciatori sono arrabbiati soprattutto per le parole di Marras, che di fronte alle montanti proteste, avrebbe risposto che «prima si fa il protocollo e poi si cercherà di modificarlo portando gli esperti di Bologna a vedere quello che non funziona…». Non era meglio, si chiedono i cacciatori, ascoltarci prima. Per il Cpn l’impegno è quello di difendere la caccia non solo come tradizione storica, ma anche come strumento al servizio dell’agricoltura.
Infine lo sfogo: «I cacciatori sono stufi di dover pagare per le scelte sbagliate di certi amministratori, perché è bene che si sappia che quel poco che viene rimborsato agli agricoltori, che vogliono salvaguardare i frutti del proprio lavoro, proviene dalle tasche dei cacciatori e non certo da quelle dei politici».

IL TIRRENO
Rassegna stampa della Provincia di Grosseto

Category: .In Evidenza, Toscana

Comments (9)

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  1. Alessandro Cannas scrive:

    di effettuare una gestione globale del cinghiale, dove per globale si intende poter controllare la densità della popolazione d’ungulati anche nelle aree non soggette a caccia programmata.(zone interdette alla caccia vincolate da diverse normative)
    che non vengano utilizzati i cani per gli abbattimenti da aprile a settembre,………L’utilizzo dei cani in battuta,liberi di braccare..In quel periodo puo’, anzi sicuramente, provocare gravissimi danni alla fauna impegnata nello sforzo riproduttivo…Perche’ non utilizzare caccia con punti fissi di sparo? O a limiere?

  2. Giacomo scrive:

    Ma tu guarda un pò se con tanti selezionatori specializzati che vengono fuori da corsi non plus ultra per un’adeguata preparazione addetta allo scopo, bisogna sentire ancora che bisogna tirar fuori soldi per i danni all’agricoltura. Ma qual’è il vero motivo di questo modo di gestire a danno di chi poi ci deve rimettere i soldi sia da parte dei cacciatori e sia degli agricoltori che non vengono sovvenzionati al 100 x 100. Sarebbe bene di trovare il modo di smetterla perchè i tempi della disinformazione sono finiti, sappiamo tutti che questa è mala gestione. Ma perchè il sindacato degli agricoltoiri tace ?? :evil: Salutiaaaamo

  3. peppol@ scrive:

    Specialmente soldi delle tasche dei NON residenti :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

    • Alessandro Cannas scrive:

      Da una parte deve anche pendere…Se da un lato cercano di tutelare agricoltore e fauna, dall’altra i cacciatori pagano una tassa superiore ….Il problema cinghiale e’ un problema legato a determinati divieti di intervento invernale in aree sottoposte a vincoli strettissimi.
      i cui vincoli, se fossero meno ideologici, si potrebbe pensare ad interventi invernali di ben altro spessore..Invece che insistere su interventi estivi a danno delle altre specie in quel momento impegnate nei parti e nella riproduzione..Oppure estivi con caccia a limiere o punti fissi di caccia….Non e’ poi cosi drammatica la cosa…Diversamente lo sarebbe in battuta con i cani in periodi critici per altre specie di forte interesse venatorio e/o naturalistico.. I non residenti hanno scelta di non pagare e andare in altri atc meno cari…

      • antonio carboni scrive:

        PERFETTAMENTE RAGIONE . Sè dovessimo fare interventi primaverili o estivi chi ci rimette siamo noi, perchè? in primavera ci sono le covate delle pernici, il cinghiale normalmente partoriscono ad inizio primavera,e infine sarebbe straziante per i cani da seguita perchè c’è già troppo caldo.Anche i punti fissi o a limiere disturbano i selvatici perchè anche loro hanno bisogno del riposo venatorio. Io sarei per le cacciate invernali ben programmate e a rottozione con le squadre che vi partecipino.

        • Alessandro Cannas scrive:

          Sai perche’ ti dico caccia a limiere che potrebbe esser una soluzione negli istituti di forte diveito di cacca.ESEMPIO NEI PARCHI.

          Il suo nome è dato dal verbo francese “lier” legare. E’ un segugio che viene utilizzato legato alla lunga (guinzaglio di 6-8 m), deve essere muto sulla passata, può essere tollerato qualche abbaio e seguire la traccia fredda sino ad individuare la rimessa del selvatico. La caccia con il limiere in realtà viene praticata in tutta Europa nelle zone vocate agli ungulati .Con il limiere, in teoria, si possono seguire le tracce di una qualsiasi specie selvatica dal fagiano alla lepre, al cervo al bisonte. Tecnica molto adatta per tutta quella selvaggina che si rifugia in aree folte del bosco.
          I cacciatori con il limiere devono conoscere molto bene la zona di caccia, conoscere gli animali che si possono incontrare, le loro rimesse e i passaggi abituali.
          Definita la zona di caccia, si traccia l’animale prescelto e l’esperienza ci consentirà di leggere le tracce più fresche. Il conduttore, messo il cane sulla traccia, la farà percorrere in tutta la sua lunghezza sino a raggiungere il covo. Il cane con il suo movimento o con la voce indicherà che il selvatico è nelle vicinanze. A quel punto i cacciatori serviranno il limiere appostandosi nei punti conosciuti di possibile transito al fine di intercettare l’animale. Quando i cacciatori saranno appostati, il conduttore si avvicinerà il più possibile alla lestra e libererà il cane il quale, dopo aver scovato, può abbaiare a fermo e dopo l’alzata inseguire. Se i cacciatori non riusciranno ad intercettare la preda il cane verrà richiamato ed il selvatico nuovamente perseguito. Nella tranquillità del bosco normalmente la selvaggina si sposta di poche centinaia di metri per poi fermarsi in un’altra rimessa.
          Il rientro a comando in questi casi è indispensabile.
          L’azione di caccia così svolta non disturba eccessivamente la selvaggina presente sul territorio che è molto più ristretto rispetto alle altre forme di caccia. Come ad esempio la classica battuta,nei periodi critici primaverili-estivi.

      • Giusti Giacomo scrive:

        Sono d’accordo Cannas.
        Va gestita diversamente in altri periodi,come d’altra parte usare l’art.37,in quegli stessi periodi.

  4. Springer scrive:

    A me hanno insegnato che il problema deriva dall’ aver imbastardito la razza , che prolifica di piu’ rispetto alla nostra autoctona , e dalla destrutturazione delle popolazioni causata dalla Caccia in battuta . Ragionandoci sopra un attimo , non si puo’ dire non sia vero .
    Poi come poter risolvere a questo punto il problema , diventa alquanto arduo visto che si entrerebbe sicuramente in conflitto con altra forma di caccia – con l’ interesse a avere piu’ animali da cacciare da parte dei cacciatori specializzati – con la controparte ambientalista/animalista .
    Ma la soluzione ci sarebbe …….

  5. CLAUDIO scrive:

    Per Alessandro Cannas, per il quale sono d’accordo in tutto, voglio sottolinearti, che in inverno non viene cacciato nei parchi o nei siti salvaguardati, perchè ci deve andare le guardie, specialmente i capi con i padroni dei fondi, magari di notte con i fari, (vedi a Siena), poi logicamente tutti assolti e tutti già al suo posto di lavoro. Ma non si vergognano quando vengono a fatti qualche osservazione banale, per trovarti un’appiglio a proprio favore.

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