Macerata: incidenti causati da cinghiali

MACERATA: INCIDENTI STRADALI CAUSATI DA CINGHIALI. CAMPAGNA PREVENZIONE

cinghiale(ASCA) – Macerata, 31 gen – Una campagna di prevenzione sul rischio di incidenti stradali causati da fauna selvatica (cinghiali, istrici, volpi, tassi) e’ stata avviata dalla Provincia di Macerata. Manifesti sono stati affissi in tutti i Comuni ricadenti nei territori delle Comunita’ montane e in quelli attraversati dalle 3 arterie di maggiore comunicazione che, in base ad un’analisi statistica, sono risultate le piu’ a rischio incidenti per presenza di animali selvatici: la strada 78 ”Picena” da Sforzacosta a Sarnano, la 361 ”Septempedana” da S.Severino a Fiuminata e la 209 ”Valnerina” da Muccia a Visso. ”Dal momento che risulta praticamente impossibile controllare i movimenti di tutti questi animali – ha sottolineato il Commissario prefettizio della Provincia, Sandro Calvosa – e’ indispensabile che l’automobilista sia consapevole del rischio che potrebbe correre lungo le strade che attraversano le aree meno urbanizzate”. Oltre a regole generali di prudenza, nei manifesti sono richiamati consigli di comportamento agli automobilisti come, non cambiare bruscamente direzione di marcia, usare fari abbaglianti, tenere d’occhio i margini della carreggiata. Pericoli maggiori, sottolineano all’ufficio Ambiente della Provincia, sussistono lungo le strade che attraversano boschi, in particolare con sottobosco fitto fino al limite della sede stradale; nei percorsi di fondovalle e di collina; in strade con corsi d’acqua nelle vicinanze. Gli orari in cui occorre fare piu’ attenzione sono al crepuscolo, all’alba, di notte, cioe’ quando si riduce la visibilita’ e maggiore risulta la mobilita’ degli animali.

Lungo alcune strade provinciali, dove potenzialmente maggiore e’ il pericolo, sono stati installati anche dei cartelli fotografici finalizzati ad attirare l’attenzione sulla necessita’ di tenere una guida piu’ attenta e una velocita’ moderata. La Provincia informa che Regione Marche ha istituito nel proprio bilancio un fondo per l’indennizzo dei danni causati dalla fauna selvatica alla circolazione stradale.

pg/mcc/rob

(Asca)
http://www.asca.it

Sicilia: piu’ facile proibire che gestire

In Sicilia scoprono che è più facile proibire che gestire.

Siamo venuti a conoscenza tramite il Giornale di Sicilia del 26 gennaio 2011, delle farneticanti accuse scagliate dal Sig. Fulvio Mamone Capria, “vicepresidente della Lipu”, la causa delle spropositate sparate sono dovute al Decreto Assessoriale che alla fine di una lunga e travagliata vicenda, ha concesso quattro giornate di caccia nei Pantani di Pachino limitatamente ai cacciatori residenti.
Per quello che abbiamo potuto desumere dalle dichiarazioni rilasciate nel suddetto articolo, che per maggiore chiarezza abbiamo riteniamo opportuno riguardare alcuni passaggi: “anche se un numero di doppiette che si riteneva non potesse avere un impatto negativo sull’ambiente ha causato una vera e propria emergenza ambientale”. “Crediamo conclude il dichiarante – che il tempo delle logiche clientelari a danno dell’ambiente e degli interessi della comunità sia finito”. Si passi dunque dalle solite promesse ai fatti e si avvii al più presto l’iter per la Riserva che da 20 anni attende, di essere istituita.
Siamo veramente stufi di leggere le solite frasi vuote e prive di valenza scientifica che mirano solamente ad intenerire gli animi di alcuni lettori nella speranza di ottenere consensi per poi avanzare richieste di chiusura di quei territori per il bene della biodiversità.
Sono vere altre cose, lo scopo principe è di fare cassa, lo dimostrano chiaramente gli oltre 14 milioni di euro spesi annualmente dalla Regione per fare gestire tutte quelle aree siciliane vietate a vario titolo, mentre e non solo noi, assistiamo solamente al fallimento totale di quei sani principi e, la nascita di tante discariche a cielo aperto in quei siti. Ciò nonostante, gli ambientalisti, continuano a gridare che quelle risorse sono insufficienti per gestire quelle aree e ne chiedono altri duemilioni.
Per quanto attiene il problema sui Pantani sollevato da Legambiente, Man, Lipu e BirdLife Italia, si precisa quanto segue: i cacciatori dopo un lungo iter burocratico, hanno ricevuto una conferma per esercitare l’attività venatoria nei pantani sud-orientali; a seguito le giuste argomentazioni scientifiche sostenute dalle associazioni venatorie (in testa A.S.C.N.), con l’azione sicuramente importante intrapresa dai cacciatori di Pachino e Porto Palo che hanno correttamente pensato di fare rappresentare l’urgenza presso l’Assessorato per le Politiche Agricole e Territorio e Ambiente tramite l’Onorevole Giuseppe Gennuso che ringraziamo sentitamente anche noi.
Il Parlamentare Siracusano, si è fatto carico di sollecitare alcuni dirigenti della Regione Sicilia, che con il procedimento di Valutazione d’Incidenza Ambientale realizzato, tenuto conto del DPR 357 del 08/09/97 che recepisce la normativa dei siti Natura 2000, visto il decreto ministeriale del 17/10/2007, a firma dell’allora Ministro Pecoraro Scanio contenente i criteri minimi uniformi da applicare a tutte le zone ZPS, considerato le Misure venatorie limitate per capi e periodo per la stagione venatoria 2010/2011 nelle ZPS, tutto ciò premesso e considerato hanno consentito la caccia nei Pantani sud orientali anche se per sole 4 giornate.
Tra burocrazia, ricorsi al TAR, decreti, decretini, valutazioni d’incidenza, lungaggini varie, alla fine, ancora una volta, la correttezza e la fondatezza degli argomenti tecnici scientifici portati a sostegno delle richieste del mondo venatorio isolano, hanno trovato accoglimento da parte delle Istituzioni regionali.

Insorgono per la quarta volta le associazioni pseudo ambientaliste, presentando presso la prima sezione del TAR di Palermo il quarto ricorso della stagione.
Il TAR, ancora una volta, sollecitato da Legambiente a sospendere l’attività venatoria per danni gravi e irreparabili, (anche se nella prima sezione non hanno trovato come Presidente il Dott. Giallombardo perché in quiescenza dal primo di gennaio 2011), l’attuale organo giudicante, analizzando i capi d’accusa e quelli della difesa, finalmente hanno respinto il ricorso avanzato da Legambiente e MAN in merito al Decreto che ha permesso di riaprire in modo sostenibile e con precise regole la caccia agli anatidi nei Pantani della Sicilia sud orientale. Il risultato potrebbe sembrare modesto, ma in realtà rappresenta una prima grande vittoria della legalità e buoni propositi per il mondo venatorio isolano.
Quanto sopra, frutto della convinzione delle proprie idee che armonizzano le esigenze di conservazione della fauna e della flora, tenuto in considerazione il giusto utilizzo delle risorse faunistiche, siamo orgogliosi di fare notare come negli ultimi anni, l’aumento numerico dei Fenicotteri è una realtà che supera le menzogne dei così detti ambientalisti, vi è da ricordare inoltre, che l’introduzione del Pollo Sultano ha dato frutti positivi riproducendosi in natura, abbiamo notato presenza considerevole della cicogna bianca e cenerina, moretta tabaccata e altre specie di fauna protetta. Se il vicepresidente della Lipu e altri suoi compari di merenda sono stizziti di questi risultati lusinghieri nonostante la presenza dei cacciatori, vadano a cercare il conforto da qualche buon medico, ma non sperino quello di altre persone snervati di sentire le solite accuse e previsioni catastrofiche sulla fauna e l’ambiente.
I dati di cui sopra, sicuramente, in maniera più completa, sono in possesso dell’Assessorato per le Politiche Agricole e Alimentari, che a seguito di molteplici incontri e censimenti sul territorio, hanno dimostrato in modo onesto la presenza e l’ottimo stato di conservazione di questi migratori, considerato i risultati e l’ampia dimostrazione che queste ed altre specie di selvaggina hanno convissuto con il cacciatore, e logico pensare che in quelle zone la presenza della sentinella dei boschi abbia giovato a tutte le specie presenti.
Sicuramente la presenza del cacciatore anche se non assidua nell’ultimo biennio, ha contribuito a tenere lontano la losca figura dei bracconieri che certamente avrebbero inciso negativamente anche su tutte le specie protette.

Il Presidente
Dott. Francesco Lo Cascio
Palermo, lì 28/01/2011

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Come riceviamo e cosi’ pubblichiamo
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Dati Eurispes e propaganda animalista

FederFauna, differenza tra dati Eurispes e propaganda animalista.

87,2 % italiani ama animali ma 93,7% li mangia. Solo il 2,77% animalista vegetariano.

Il Rapporto Italia dell’Eurispes rileva si’, che “per l’87,2 % degli italiani, quello nei confronti degli animali e’ un sentimento positivo”, ma anche che il 93,7% degli Italiani, gli animali li mangia. Infatti, il rapporto conferma che solo “il 6,3% della popolazione ha eliminato dalla propria dieta carne e pesce” e che di questo 6,3%, solo il 44%, ovvero meno della meta’ (il 2,77% del totale), e’ mosso in tal senso da ideologie animaliste. Nulla in confronto ad un 17,8% degli italiani che considera la caccia “un’abitudine accettabile” o ad un 23,9% che pur “poco” ma la approva. Nulla in confronto ad un 14,1% che valuta positivamente il fatto di indossare capi di pelliccia o di un 24,2% che pur “poco” ma lo approva.
Nulla in confronto ad un 10,1% di italiani che giudica positivamente l’utilizzo degli animali all’interno degli spettacoli circensi. Che poi Eurispes metta in luce che un 58,8% non approvi “per niente” i capi di pelliccia, puo’ essere: l’analisi parla di un 70,9% di italiani che privilegia l’acquisto di prodotti di abbigliamento presso punti vendita piu’ economici come grandi magazzini, mercatini, outlet e di una crisi economica che costringe a risparmiare ed adattarsi!… Un 56,6% che non approva per niente la caccia, e’ possibile in un Paese dove oltre il 98% degli abitanti a caccia non ci va e probabilmente della caccia sa solo quello che gli propinano certi media.
Ma cosa centra il fatto che non piacciano gli animali al circo a chi comunque non metterebbe mai piede sotto un tendone?!… Eppure Carla Rocchi dell’Enpa sembra sia stata subito pronta a dire: “sembra indiscutibile che gli italiani abbiano le idee molto chiare, cioe’ assolutamente contrarie a ogni forma di sfruttamento e maltrattamento”; il che e’ piu’ che probabile, ma lo e’ altrettanto che gli italiani abbiano un’idea dello sfruttamento e del maltrattamento ben diversa da quella della Rocchi.
Ma FederFauna questa volta approva anche un commento di Felicetti della Lav, il quale avrebbe detto: “questi dati sono un nuovo forte monito alla classe politica nazionale ma anche alle amministrazioni locali”. Infatti, visto che cacciatori, pescatori, allevatori, commercianti, circensi e gli altri facenti parte del 93,7% degli italiani, non hanno mai chiesto di vietare le carote o i finocchi a quel 2,77% di animalisti vegetariani, FederFauna auspica che la classe politica nazionale ma anche le amministrazioni locali, ne tengano conto e non permettano mai piu’ che una minoranza, anche se ricca e invadente, possa prevaricare i diritti di altri, maggioranza o minoranza che siano.
FederFauna, in fine, fa notare come possano essere diversamente presentati gli stessi dati e che, guarda caso, i primi commenti pubblicati su quelli relativi agli animali, siano stati proprio degli animalisti. Eurispes, che riprende essa stessa, nel suo rapporto, dati forniti da Lav e Aidaa, rileva che per il 53,1% degli italiani, il sistema informativo del nostro Paese non puo’ essere considerato libero da influenze esterne.

Per le tutte news: http://www.federfauna.org/News/

FederFauna
Confederazione Europea delle Associazioni di Allevatori, Commercianti e Detentori di Animali
European Confederation of Associations of Animals Farmers, Traders and Holders
Via Goito, 8 – 40126 Bologna
Tel. 895.510.0030 (servizio a pagamento) – Fax 051/2759026
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Cinghiali, le proposte della coldiretti marche

Coldiretti Marche, contro cinghiali patente di caccia a punti e più poteri alla Regione

Patente di caccia a punti con divieto per le squadre di cinghialai di occupare la stessa zona per più di una stagione e di cacciare nelle zone dove la presenza dei cinghiali non è significativa; possibilità per gli agricoltori provvisti di licenza di cacciare i selvatici sul proprio terreno; commissariamento delle Province da parte della Regione se il controllo degli animali non viene effettuato; estensione agli enti parco delle attività di selezione.

Sono le proposte avanzate dalla Coldiretti Marche nel corso dell’incontro svoltosi ad Ancona e organizzato dalla Regione Marche per discutere il nuovo regolamento per la gestione dei cinghiali.
Un fenomeno che ogni anno causa danni alle coltivazioni per oltre due milioni di euro. All’iniziativa ha preso parte, tra gli altri, l’assessore regionale all’Agricoltura, Paolo Petrini.
L’obiettivo della Coldiretti è contribuire a risolvere una volta per tutte il problema degli attacchi degli animali selvatici, la cui presenza oltre i limiti consentiti mette non solo a rischio le coltivazioni ma anche la sicurezza sulle strade e lo stesso ecosistema.
Tra le proposte anche quella di una patente di caccia a punti in modo da responsabilizzare le squadre di cinghialai ed evitare comportamenti scorretti. L’idea prevede la revoca della licenza in caso di infrazioni o di assenza di risultati, ma anche la possibilità di far intervenire squadre da altri territori.
Accanto al discorso sul regolamento di gestione dei cinghiali, Coldiretti ha chiesto che a gestire danni e fondi sia un solo soggetto, mentre attualmente ci sono quattro possibili procedure a seconda che il danno sia stato causato in una zona cacciabile (Atc), in strada (Regione), in un’area protetta (enti parco) o da lupi, orsi e cani randagi (ancora la Regione ma attraverso un altro meccanismo).
Serve poi la costituzione di un fondo regionale aperto per garantire che agli agricoltori sia risarcito l’intero danno e non solo una parte come accade oggi.
Ancora, Coldiretti ha sollecitato una revisione della legge regionale 15/94 sulla gestione delle aree protette, in maniera che i piani di contenimento del numero degli animali selvatici possano riguardare l’intero territorio.
Infine, sono necessari incentivi adeguati per le imprese agricole rivolti al recupero e alla ricostituzione degli habitat naturali.

http://www.viniesapori.net

acquatici, rilevazione migrazione pre-nuziale

Rilevazione della migrazione pre-nuziale degli uccelli acquatici

anatidi_smallAnche quest’anno i cacciatori che collaborano con il sito Anatidi.it saranno impegnati nell’VIIIa edizione della rilevazione degli uccelli acquatici durante la migrazione pre-nuziale sulle zone umide italiane.

I rilevatori dal primo di febbraio e fino al 30 aprile del 2011 effettueranno i conteggi delle varie specie di uccelli acquatici che avvisteranno durante le loro uscite in palude, successivamente questi dati verranno raccolti, analizzati e successivamente pubblicati sulle pagine del sito dell’Angra Onlus, l’associazione che si occupa della di ricerca scientifica e studio dell’avifauna acquatica.

Le finalità di questo lavoro saranno quelle di:
– rilevare e conteggiare gli uccelli acquatici in transito sulla penisola italiana durante la migrazione pre-nuziale che li porterà nei luoghi di nidificazione del Nord-Est europeo;
– evidenziare le date di maggiore presenza sul nostro territorio;
– verificare lo status fenologico degli uccelli acquatici, in particolare in alcune aree del sud, del centro e del nord Italia.

Per coprire maggiormente il territorio e monitorare nuove zone umide invitiamo a partecipare a questo studio tutti gli appassionati cacciatori di palude italiani.
Le informazioni per effettuare i rilevamenti, per scaricare i moduli di rilevazione e delle specie oggetto di rilevazione, sono visionabili alla pagina web:
http://www.anatidi.it/angra/index.asp?id_pagina=ripasso

Inoltre per comunicare gli avvistamenti effettuati potete utilizzare l’apposito form accessibile dal sito Anatidi.it alla pagina:
http://www.anatidi.it/varie/avvistamenti.asp,
oppure inviando una mail a: redazione@anatidi.it, a cui potete chiedere qualsiasi informazione in merito allo studio.

Cordiali saluti e buon lavoro
Paolo Bocchini
paolo.bocchini@anatidi.it

Albenga: lupi, analizzate i resti delle pecore

Albenga: lupi divorano un gregge, prelevate le carcasse per essere analizzate

Gli agenti della guardia forestale hanno prelevato alcune delle carcasse per sottoporle all’esame degli esperti, che concentreranno la loro attenzione soprattutto sulle profonde ferite alla gola riportate dagli ovini

Saranno le analisi di laboratorio sugli escrementi recuperati ieri mattina sulle colline alle spalle di Salea e l’esame delle carcasse delle pecore uccise a stabilire con esattezza se ad attaccare il gregge di Mario Benedetti sia stato un branco di lupi particolarmente intraprendenti e poco timorosi dell’uomo, al punto di spingersi fino a poche centinaia di metri dall’abitato, o se invece i “colpevoli” siano cani randagi ritornati allo stato selvatico. Un’ipotesi quest’ultima ancora più inquietante di quella che vorrebbe i lupi responsabili dell’attacco, visto che eventuali cani inselvatichiti rappresenterebbero un pericolo per l’uomo ancora superiore di quello provocato da predatori selvatici, vista la maggiore confidenza con l’uomo e con il suo ambiente.

Gli uomini della guardia forestale hanno prelevato alcune delle carcasse per sottoporle all’esame degli esperti, che concentreranno la loro attenzione soprattutto sulle profonde ferite alla gola riportate dagli ovini. Determinare la pressione esercitata dai denti, quindi la forza delle mandibole potrebbe risultare determinante.

Poi si passerà all’analisi dei reperti biologici. Oltre alla presenza di frammenti ossei (che confermano l’appartenenza degli escrementi a un predatore e probabilmente a un canide) sarà importante valutare la carica batterica, che nel lupo è ben più elevata che nel cane, ed eventualmente l’esame del Dna. Esami che richiederanno giorni, probabilmente settimane, ma che dovrebbero permettere di stabilire con esattezza se anche l’albenganese, fino a due passi dalla costa, è tornato ad essere territorio di caccia di predatori selvatici.

a.p.

http://www.savonanews.it

Sostegno al tavolo promosso Ass. Stefano

SOSTENERE IL TAVOLO PROMOSSO DALL’ASSESSORE PUGLIESE STEFANO“.

(DIRE) Roma, 27 gen. – Da animalisti a ambientalisti solo”sterili, vecchie e ripetitive affermazioni” che “servono solo alla polemica fine a se’ stessa”. Lo afferma Osvaldo Veneziano, presidente dell’Arci Caccia, in risposta alla lettera aperta delle associazioni al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per chiedere la cancellazione delle modifiche apportate al calendario venatorio regionale. “Coloro che vogliono davvero tutelare la fauna- sostiene Veneziano- hanno come unica alternativa alla contrapposizione propagandistica e demagogica quella di impegnarsi per consolidare un confronto civile”, e al tempo stesso “cercare con gli interlocutori soluzioni condivise”.

Veneziano punto il dito contro quanti sanno essere “cosi’ arroganti da ritenersi interpreti degli interessi generali dell’intera comunita'”, e non risparmia critiche all’esecutivo.

Perche’ “e’ palese il fallimento del Governo, dei ministri, delle ministre e dei parlamentari estremisti, pro e anticaccia, che si sono anche arbitrariamente intestati la titolarita’ dell’attivita’ venatoria”. E’ il momento di dire ‘basta’, perche’ “di questa politica non se ne puo’ piu'”.

Per questo, continua Osvaldo Veneziano, “auspichiamo che possa sostituirsi e affermarsi la ragionevolezza e la serieta’ super-partes delle Regioni” insieme a “un atteggiamento non ideologico e precostituito dei ‘portatori d’interesse’ invitati al Tavolo promosso da Dario Stefano“, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari della Puglia. E poi, esorta il presidente di Arci Caccia, “venga al piu’ presto convocato il gruppo di lavoro ristretto”.

Veneziano ricorda come “sapevamo tutti che l’approvazione dell’articolo 42 della Comunitaria avrebbe moltiplicato l’incertezza, la confusione e i ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali”, ma “in solitudine denunciammo questi pericoli”. Per cui, prosegue il presidente di Arci caccia, “gli animalisti e gli anticaccia che si nutrono della polemica “se la prendano almeno con i veri responsabili politici della norma”. Di contro, conclude, quelli che hanno un interesse per la tutela dell’ambiente “scevro dai condizionamenti e dagli opportunismi di ‘patrigni e matrigne’ in carriera politica”, si impegnino a “sostenere l’unica iniziativa oggi in essere che supportata da rigore scientifico puo’ risolvere i problemi: il Tavolo promosso dall’assessore Stefano”.

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Risposta dell’on. Gabriella Giammanco:

«Il presidente ‘Arci Caccià, Osvaldo Veneziano, parla a nome dei cacciatori difendendo gli interessi particolari della categoria e non può continuare a puntare il dito con arroganza contro chi la pensa diversamente da lui e contro una Legge Comunitaria supportata da rigore scientifico, studiata per tutelare le fasi più delicate della vita degli uccelli migratori e che, quindi, andrebbe semplicemente rispettata dalle singole regioni».
Lo dichiara Gabriella Giammanco, componente del comitato per un’Italia ‘animal friendly’ e deputato del Pdl in un comunicato. «Mentre ‘Arci Caccià difende i privilegi dei cacciatori – continua Giammanco – le associazioni a difesa dell’ambiente nonchè diversi parlamentari si battono per garantire una maggiore tutela degli animali selvatici, patrimonio prezioso del nostro Paese che non può continuare a essere messo a rischio per il puro divertimento di pochi.
I cacciatori in Italia rappresentano, infatti, circa l’uno per cento della popolazione».
«Mi auguro, quindi, che il tavolo di confronto sull’attività venatoria presieduto dall’assessore pugliese Stefano veda la partecipazione di tutte le maggiori associazioni rappresentative delle istanze di protezione della fauna selvatica. Istanze oggi condivise dalla maggioranza degli italiani», conclude Giammanco.

ARCI CACCIA Nazionale
www.arcicaccia.it

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Come riceviamo e cosi’ pubblichiamo
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L’altra meta’ del cielo

L’altra metà del cielo
Sono le donne, o, meglio, quello che pensano della caccia e dei cacciatori, uno dei punti critici per riaffermare la verità sulla caccia. Lo dicono i risultati della ricerca realizzata dal prof. Finzi. Un problema che dobbiamo valutare con attenzione.

ilcacciatoreitalianoDal sondaggio di AstraRicerche emergono molti spunti interessanti sul rapporto fra caccia e società in Italia. Che non è conosciuta nei suoi aspetti più importanti. Se vogliamo riguadagnare consensi, dobbiamo analizzare gli aspetti più evidenti di questa situazione e individuare i necessari interventi per migliorare la nostra immagine. Secondo quanto ci dice il sondaggio, le maggiori avversarie della caccia sono proprio le donne.
Fra coloro che della caccia non sanno nulla (13%), o che comunque sanno molto poco e sono estranei al nostro mondo (38%), le donne costituiscono un fattore sopra la media. Sempre le donne, in particolare insegnanti e casalinghe, sono sopra la media fra il 40% degli intervistati che mantengono una posizione negativa nei confronti dell’attività venatoria. Ciò non vuol dire ovviamente che tutte e solo le donne sono ostili alla caccia.
È vero però che la componente femminile è fortemente rappresentativa e può fare la differenza.
Il prof. Finzi nella sua ricerca identifica due gruppi, che definisce “le odiacaccia, ostilissime e semi ignoranti” (nel senso che della caccia sanno poco) e le “ostili, contraddittorie e ignoranti”. Insieme rappresentano poco meno del 47% del campione che non ci vede di buon’occhio. È quindi determinante far in modo che siano più informate sulla legittimità di una caccia, la nostra, che è strettamente regolamentata e comunque sostenibile. Quello che pensano le donne, infatti, e come uomini lo sappiamo bene, è estremamente importante perché con le loro convinzioni spesso indirizzano le opinioni di mariti, figli e altri soggetti che gravitano intorno alla cerchia familiare. E al loro ambiente di lavoro. Dove spesso, anche questo è messo in luce dalla ricerca, svolgono professioni come quello di maestra o di professoressa, cioè ruoli formativi dei caratteri e delle convinzioni personali in una età sensibile, che poi difficilmente e solo con grande fatica si riesce a modificare.
Lo sanno bene sociologi, politici e pubblicitari che non a caso le considerano un target primario di riferimento.
Diventa importante allora una presenza della caccia e dei cacciatori in quei contesti tipicamente femminili e/o “casalinghi”, ed è fondamentale rispondere positivamente alle opportunità che ci vengono offerte, poiché, a differenza di quel che si possa pensare, non è sufficiente presentarsi in viale Mazzini e suonare per essere fatti accomodare davanti alle telecamere Rai.
Ma altrettanto fondamentale è il modo di porsi. Bisogna sempre ricordare che in questo caso non siamo a un’assemblea di cacciatori e che l’altro, il lettore, l’ascoltatore, il telespettatore, è stato condizionato da anni di campagne anticaccia.
Ecco allora che pretese urlate, roboanti dichiarazioni di principio, rivendicazioni di diritti anche sacrosanti, se da una parte ci possono attirare gli applausi di casa nostra, rischieranno di non convincere la più vasta platea di non cacciatori, che è invece l’obiettivo che ci siamo prefissati.
Moderazione, quindi, calma, senza cedere alle provocazioni dei nostri avversari, con spiegazioni pacate e rassicuranti, ci consentiranno di ottenere almeno attenzione, e forse anche qualche consenso, da parte delle componenti più ragionevoli della società. E questo vale da Vespa così come con la vicina di pianerottolo, perché trasmettere l’immagine giusta della caccia e dei suoi praticanti è un dovere per tutti a tutti i livelli.
Non dimentichiamo poi, e qui ci rivolgiamo alle nostre colleghe cacciatrici – sempre più numerose, preparate e consapevoli – la forza dell’esempio e della solidarietà femminile. Perché non invitare alla conoscenza e alla partecipazione diretta le amiche, le compagne di università, le cognate, le cugine…?
La rotta per riportare la caccia fuori dalle acque turbolente dove si trova oggi passa anche da qui. Cominciamo allora a darci da fare.
M.R.

http://www.mondocaccia.it

Veneto: Zps, si caccia sino al 31/01

VENETO: REGIONE, POSSIBILE L’ATTIVITA’ VENATORIA IL 31/01

cacciatore acquatici(AGENPARL) – Roma, 27 gen – Con una delibera approvata oggi su proposta dell’assessore Daniele Stival, la Giunta regionale ha sancito la possibilità di praticare l’attività venatoria nella giornata di lunedì prossimo 31 gennaio 2011 all’interno delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) esistenti sul territorio. “In questo senso – sottolinea Stival – ci sono giunte numerose istanze, che è stato possibile accogliere nel rispetto dello specifico decreto ministeriale del 17 ottobre 2007, in quanto sulla base del calendario venatorio ogni settimana di caccia viene fatta iniziare di lunedì.
Il 31 gennaio può quindi essere considerato giornata d’inizio dell’ultima settimana venatoria del mese”.
Le macroaree interessate sono la zona faunistica delle Alpi e pianura con l’esclusione del territorio lagunare e vallivo; il Delta del Po; la laguna sud di Venezia; la laguna nord di Venezia e la laguna di Caorle.

Lo rende noto la Regione Veneto.

http://www.agenparl.it

Milano: I Festa del Giovane Cacciatore

I Festa del Giovane Cacciatore

giovane cacciatore 2010
(L'Assessore Agnelli (quinto da destra) insieme ai partecipanti alla I Festa del Giovane Cacciatore.)

Organizzata dalla Provincia di Milano, Assessorato alla Caccia, si è svolta domenica 16 gennaio 2011 la I edizione della Festa del Giovane Cacciatore, riservata ai cacciatori dalla classe 1987 alla classe 1992 di Milano e provincia. La manifestazione è stata fortemente voluta dall’Assessore provinciale all’Agricoltura, Parchi, Caccia e Pesca Luca Agnelli, allo scopo di valorizzare e dare maggiore visibilità ai ragazzi “freschi” di licenza ma soprattutto di età, anche per cominciare a rivedere l’ormai classica iconografia che vorrebbe tutti i cacciatori un po’ troppo stagionati.
Teatro della battuta di caccia con cani da ferma su fagiani, è stata l’Azienda faunistico-venatoria “Fondo Pontoni” nella bassa Lomellina in provincia di Pavia. I giovani cacciatori che hanno partecipato, sono stati suddivisi in squadre, ciascuna accompagnata da un guardiacaccia o da un cacciatore esperto in veste anche di conduttori dei cani.
All’insegna della migliore tradizione venatoria, la battuta di caccia si è conclusa con un momento conviviale al termine del quale l’Assessore Agnelli e il Responsabile del Servizio Faunistico Dr. Carmelo Miceli hanno assegnato riconoscimenti ai giovani partecipanti, felicitandosi con gli stessi per la grande passione dimostrata.
Un ringraziamento in particolare al concessionario dell’Azienda faunistico-venatoria “Fondo Pontoni”, Geom. Franco Fagnani e ai suoi collaboratori, per la disponibilità a ospitare e a ottimamente organizzare la manifestazione.

Provincia di Milano – Servizio Faunistico