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Selvatici che colonizzano strade e piazze

| 10 dicembre 2010 | 3 Comments

“Cittadini” speciali
selvagginaSono i selvatici che hanno “colonizzato”  strade e piazze, diventate sentieri per cervo, lupo e orso bruno, oltre che per il cinghiale. Se n’è parlato a Trieste, nella 58ª Assemblea Agjso, la Comunità delle associazioni venatorie delle Alpi sud-orientali.
Subito dopo la Seconda guerra mondiale, mentre vincitori e vinti erano impegnati in spartizioni e discussioni, alcuni responsabili della attività venatoria in Austria e Slovenia contattarono i frontalieri del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, perché preoccupati per la situazione del patrimonio faunistico e, a questo proposito, per cercare di raggiungere un’intesa per una corretta gestione di fauna e ambiente, atta a ristabilire gli equilibri sicuramente sconvolti dagli eventi bellici. Nel 1952 ci fu la costituzione ufficiale dell’Agjso, acronimo tedesco che individua la Comunità di lavoro delle associazioni venatorie delle Alpi sud-orientali (per un po’ di storia vedi “Caccia, pesca e tiro a volo” n.47/48 del 1999). Dalla prima riunione, a Klagenfurt in Carinzia, ad oggi, si sono susseguite 58 Assemblee (una saltata per intemperie). Ogni anno un tema nuovo, sempre inerente alla gestione faunistico-venatoria nelle aree di confine. L’esplosione di varie malattie (cheratocongiuntivite, rogna sarcoptica, rabbia silvestre, papillomatosi ecc.), così come le novità legislative o l’impatto di infrastrutture viarie o ferroviarie, la cultura delle zone alpine come l’importanza della comunicazione: ecco alcuni degli argomenti che hanno interessato la Comunità e che sono stati trattati anno per anno da tecnici ed esperti delle tre nazioni. Per gli amanti delle statistiche, si potrebbe aggiungere che 28 delle 58 Assemblee sono state organizzate dall’Italia, 20 dall’Austria e 10 dalla Slovenia; il 50% delle assemblee in Italia è stato organizzato dal Friuli-Venezia Giulia. Il 17% delle Assemblee si è occupato di argomenti di legislazione, altrettante di temi culturali; il restante 66% è stato dedicato a questioni tecniche.
Quest’anno è toccato alla Sezione provinciale della Federcaccia di Trieste organizzare, appunto, la 58ª Assemblea. Tema: il problema della fauna selvatica nelle aree urbane. Franco Perco e Giuliano Zanchi hanno presentato una situazione triestina assai interessante: oltre ai colombi, alle cornacchie, ai rettili, ai passeriformi e ai microrganismi, Trieste è interessata dalla presenza del cervo, del camoscio, del capriolo, ma anche del lupo, dello sciacallo dorato, dell’orso bruno, oltre che del cinghiale. Di quest’ultimo ha trattato in particolare il biologo Zanchi, confrontando la situazione di Trieste con quella di Berlino e di Genova. Piani di controllo, prelievi, indennizzi, cacciatori, cittadini, animalisti, pubblica amministrazione: lapalissiana la necessità di un tavolo tecnico per passare dalle parole e dalle emozioni all’assunzione di responsabilità.
E all’estero? La situazione è standardizzata: il coyote a Central Park, i tacchini selvatici a Boston, le alci a Fairbanks, gli alligatori nelle fogne della Florida, i leopardi a Nairobi ed in India, i pinguini in Sudafrica, gli orsi in Romania, le oche in Canada (un pericolo fisso per gli aerei). E poi le volpi, i babbuini, gli orsetti lavatori. Lo sviluppo costante della fauna selvatica è dovuto alla facilità di alimentazione, alla disponibilità di rifugio e di spazi utili per la riproduzione. Tutti i relatori, Sirowatka per la Stiria, Zeiler e Krasna per la Slovenia, Cadamuro per il Friuli-Venezia Giulia, Muralt per la Carinzia, Carmignola per l’Alto Adige, si sono trovati concordi nelle motivazioni. Soluzioni?
Molte città hanno una periferia ricca di boschi e di prati, rifugio sicuro per i selvatici. Esistono anche città, come Graz in Stiria o Nova Goriza in Slovenia, che a base della soluzione del problema hanno adottato l’attività venatoria, ovviamente non a ridosso delle case o lungo le strade e ferrovie, ma anche la “città” è considerata territorio di caccia. Anche su Trieste gravitano una ventina di riserve di caccia che la potrebbero proteggere! Ma prima c’è la necessità di istituire un tavolo tecnico, bisogna informare la gente sulle presenze dei selvatici, sui rischi di malattie, di incidenti, di attacchi, fornendo dati concreti da parte dell’Amministrazione pubblica. C’è la necessità, quindi, di un piano di gestione della fauna selvatica urbana, incrementando le sinergie tra le varie componenti sociali interessate, tra le quali il mondo venatorio può giocare un ruolo importante. Tutti concordi, tecnici, amministratori pubblici (presenti numerosi al convegno) sul documento finale (vedi box), e anche il presidente nazionale Federcaccia, Gian Luca Dall’Olio, che ha partecipato per la prima volta ad una Assemblea dell’Agjso, ha manifestato molto interesse e, alla fine, si è congratulato con il presidente provinciale Fabio Merlini per l’eccellente organizzazione.
Goffredo Grassani

http://www.mondocaccia.it

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Comments (3)

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  1. dardo scrive:

    Costruite e levate terra ai selvatici urbanizzate senza criterio e dove prima vi vivevano selvatici adesso vi sono bar palazzi e strade servite per il lucro di pochi e la distruzzione di tutti e gli animali dove volete che vanno, poi parchi zone di rifugio e divieti ancora dove si riproducono senza un contenimento…..eppoi vi lamentate? ma mi faccia il piacere!!!!!!!!

  2. ennio scrive:

    scusa Dardo….ma a chi ti rivolgi??…….non ho ben capito…..

  3. Pasquale (nato cacciatore) scrive:

    Ragazzi devo confessare, di non sapere che da qualche anno fosse stata rilevata la presenza dello sciacallo dorato in Italia.

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