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Lecce: mancano i cartelli, denunciati

| 9 novembre 2010 | 13 Comments

CACCIATORI NEI GUAI, TRADITI DALL’ASSENZA DI CARTELLI
“Non sono bracconieri”. Il delegato provinciale di Lecce del partito Caccia ambiente annuncia di aver diffidato l’amministrazione provinciale.
Diverse denunce arrivate “per assenza di tabellazione”

cartello divieto cacciaLECCE – Non bracconieri, ovvero improvvisati che usano mezzi illeciti, ma cacciatori veri e propri che sarebbero stati traditi dall’assenza di indicazioni. Cinque persone sono state denunciate ieri mattina dagli agenti della forestale di Tricase, nel corso di uno dei tanti controlli, delle forze dell’ordine, sorpresi a caccia nell’oasi di protezione “Masseria Tonda Presicce-Salve”. E fin qui la cronaca, di cui s’è già detto.

Ma non mancano le contestazioni, delle quali si fa portavoce il delegato provinciale di Lecce del partito “Caccia ambiente”, Aurora Giorgio. “Ancora bracconieri nel mirino delle forze dell’ordine…”, esordisce la Giorgio, citando il nostro articolo. Ed è qui che s’inserisce la contestazione: “I cacciatori fermati non sono bracconieri, ma persone per bene con relativo porto d’armi. E per averlo si deve essere necessariamente una persona perbene”.

Secondo il delegato, “si erano semplicemente recati in una zona di caccia in cui non era affissa nessuna tabella che ne vietava l’attività”. Un fatto non nuovo, per il movimento politico che rappresenta diversi cacciatori. “E’ questo il vero problema – spiega Auroria Giorgio -: ancora su tutta la provincia non sono state affisse le nuove tabellazioni che autorizzano o vietano l’attività venatoria. I cacciatori leccesi brancolano nel buio in attesa che ciò venga fatto e con la speranza di non sbagliare zona per non incorrere in problemi seri”.

Proprio come accaduto ai cinque deferiti ieri alla Procura di Lecce dalla forestale. “Ecco perché – conclude – il partito politico Caccia ambiente ha diffidato l’amministrazione provinciale per la mancata tabellazione delle zone di caccia”.

http://www.lecceprima.it

Category: .In Evidenza, Caccia ambiente, Puglia

Comments (13)

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  1. Pietro scrive:

    La stessa cosa dicasi per il parco Terra delle Gravine del tarantino; non solo hanno fatto un aborto di parco ma non si riesce a capire dove comincia e dove finisce. In queste condizioni come si fa a verbalizzare, chiunque sarebbe incorso in infrazione. Spero che i Magistrati che si occuperanno del caso siano più che sapienti nell’applicazione delle leggi riconoscendo che i cacciatori deferiti sono stati fuorviati dalla mancanza di tabellazioni.

    • mauro andrea giuseppe scrive:

      Per chi sconfina nel parco credfo che non vi sia alcuna speranza in quanto i confini vengono descritti nelle leggi istitutive. la violazione della quale si tratta è un reato c.d. contravvenzionale, per cui la carenza del dolo (ossia la volontà di esercitare la caccia in barba alla legge) non è una condizione di improcedibilità. Tieni inoltre conto che parecchie volte i cartelli vengono danneggiati ed eliminati di proposito dagli oppositori del parco (Tale reato è punito molto più gravemente che l’esercizio abusivo della caccia).

      Per ciò che attiene le riserve provinciali (ZRC, Oasi di protezione etc etc.) le tabelle devono essere visibili l’una dall’altra. Comunque qualcuno che fa il furbo esiste!!

  2. BEN scrive:

    Tranquilli, un mio amico andò a cacciare nel Parco di Migliarino con una Guardia venatoria, i cartelli non c’erano, presero il verbale ma il giudice gli ha dato ragione. La presenza delle tabelle di segnalazione è elemento essenziale affinchè non si cacci in un luogo, come recita l’Art.26 devono essere ben visibili, su pali tinteggiati di bianco ed alte da 2 a 4 metri.
    :D

  3. Vito scrive:

    E’ davvero scandaloso il modo in cui le istituzioni e forze dell’ordine ne approfittino di fronte ad un evidente stato di buona fede da parte del cacciatore che è visto sempre come il bracconiere categoria assai differente e non paragonabile nemmeno lontanamente a questa feccia di persone …………….. Vorrei che questi signori mi rispondessero ad una domanda banale: Può un vigile o un carabiniere o un agente di polizia elevare un verbale di divieto di transito o di divieto di fermata se manca il segnale?
    No non possono! Eppure dovrebbe essere uguale anche per noi cacciatori che ci troviamo ad andare a caccia oggigiorno in spazi sempre + ridotti a causa di impianti fotovoltaic,i eolici, zone recintate e non censite, zone edificate eccc e con il nuovo piano fauinistico che prevede la chiusura di centinaia e centinaia di ettari di terreno perlopiù non tabellato come dovrebbe essere per legge (157/92) dove è facile incappare in questi signorotti dallo stivale lucido e con lo sguardo arrogante e aspro come se stessero cercando per le campagne TOTO’ RINA! Sono situzioni amare e spiacevoli; perchè per chi non lo sapesse in questi casi si tratta per noi di reati PENALI dove la legge non fa sconti a nessuno ……………. I tesserati di cacciambiete avranno consulenza legale totalmente gratuita nel caso in cui verrano verbalizzati in queste zone non tabellate, e non ci limiteremo solo a chiamare in giudizio le istituzioni ma a farne un caso nazionale!

  4. Rocco Bellanova scrive:

    Il piano faunistico venatorio regionale pugliese è già stato approvato nel luglio 2009, ad oggi nessuna Amministrazione Provinciale a provveduto alla detabellazione di tutte quelle aree protette liberalizzate alla attività venatoria ne, tanto meno, alla tabellazione delle nuove aree protette,istituite, appunto, con il nuovo p.f.v.r. 2009/2014.
    Secondo il nostro uff. legale questa è una inadempienza gravissima, poichè espone il cittadino cacciatore contribuente a sanzioni penali, il quale non è nella condizione di esercitare un proprio sacrosanto diritto. Ciò vale anche per gli agenti addetti al controllo sul territorio, i quali non hanno la possibilità di operare serenamente, e quindi sapere con certezza se il cacciatore era o meno a conoscenza dei vincoli di divieto di caccia, in queste aree protette di nuova istituzione.
    E’doveroso,però, fare una distinzione fra le aree protette per le quali la tabellazione (sistemazione e manutenzione) è a totale carico delle Amm. Provinciali ed i parchi, per i quali la tabellazione è a cura dell’Ente Parco, con i finanziamenti della Regione Puglia(vedi parco delle Gravine dell’Arco Jonico nella provincia di Taranto).
    Per nostra fortuna molte sentenze, anche della Suprema Corte di Cassazione, sono anostro favore, ma ritengo che non sia giusto che gli onesti cittadini cacciatori debbano comunque rischiare di essere condannati penalmente, con l’aggravio di spese per il processo.
    Pertanto, il nostro partito, a tutela dei diritti dei propri iscritti non solo metterà a disposizione i propri legali(come già avvenuto in circostanze simili in altre regioni d’Italia) inoltre, stà valutando la possibilità di chiamare in giudizio le Amministrazioni Provinciali inadempienti costituendosi parte civile.

  5. ilio scrive:

    Io ho trovato questo non so se può servire

    La tabellazione delle aree protette ha sempre rappresentato un grave problema per i cacciatori italiani soprattutto per le norme legislative che non sempre sono di facile applicazione e comprensione. Spesso, infatti, i cacciatori sono stati oggetto di pesanti sanzioni per aver esercitato l’esercizio venatorio in aree protette. A volte, però, è capitato che tali sanzioni siano state annullate nelle sedi competenti perché illegittime. A tal fine è necessario fare luce sugli aspetti più controversi della normativa in materia di tabellazione dei parchi nazionali e regionali. E’ necessario, preliminarmente, iniziare dall’esame dell’art. 10 della legge 11 febbraio 1992 n. 157.

    La suddetta norma al punto 9 prevede che “Ogni zona (protetta) dovrà essere indicata da tabelle perimetrali, esenti da tasse, secondo le disposizioni impartite dalle regioni, apposte a cura dell’ente, associazione o privato che sia preposto o incaricato della gestione della singola zona”. Dall’analisi della norma è evidente che il legislatore ha previsto come delimitazione delle aree protette le tabelle perimetrali necessarie per circoscrivere parchi o riserve naturali. Sennonché la giurisprudenza in numerose sentenze della Suprema Corte di Cassazione (Sez III, del 20.06.2007 n. 32021; Sez. III del 26.01.2005 n. 5489; Sez. III del 10.04.2003 n. 24786; Sez. III del 09.03.1998 n. 4756) ha previsto che ai parchi nazionali non si applica il disposto di cui all’art. 10 della legge 157/1992 e conseguentemente i parchi nazionali non necessitano della tabellazione perimetrale al fine di individuarli come aree ove sia vietata l’attività venatoria.

    E’ evidente che la giurisprudenza ha operato una vistosa deroga alla normativa in materia di perimetrazione delle aree protette prevista dalla legge 157/1992. Ciò è stato possibile perché la Corte ha ritenuto che i parchi nazionali, così come statuito dalla legge n. 394 del 1991 (Legge quadro sulle aree protette), sono delimitati con appositi provvedimenti, completi di tutte le indicazioni tecniche e topografiche necessarie per l’individuazione, la cui conoscenza è assicurata dalla loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Questa regola, però, anche per la sua natura di norma eccezionale e derogatoria, non può applicarsi, in mancanza di specifiche disposizioni normative, a fattispecie diverse, ossia ad aree che non rientrano tra i “parchi nazionali” ex legge n. 394 del 1991. Non vi è dubbio, allora, che il principio statuito dalla giurisprudenza per i parchi nazionali non debba necessariamente valere per le altre aree protette.

    Per quel che concerne i parchi regionali, infatti, è competenza della potestà legislativa regionale dettare le norme che stabiliscano competenze, procedure, presupposti e requisiti per l’istituzione di parchi, riserve o oasi di protezione e rifugio. Da ciò si deduce che ogni singola regione, nell’istituire un parco regionale, può statuire liberamente che la perimetrazione dello stesso debba avvenire con le stesse regole derogatorie previste per i parchi nazionali o invece ritenere necessarie le tabelle in ossequio al disposto di cui all’art. 10 della legge 157 del 1992.

    A riprova di ciò la giurisprudenza ha chiarito che “i divieti di esercizio venatorio e di ingresso con armi in un’area protetta sita all’interno di un parco regionale sono efficaci ed opponibili ai privati a condizione che l’area sia perimetrata da apposita tabellazione che ne renda visibili i confini.”(Sez. III del 10.12.2009 n. 1989). Gli Ermellini con la predetta sentenza hanno accolto il ricorso presentato da un cacciatore a cui era stato contestato il reato di cui agli artt. 21, comma 1, lett. b), e 30, comma 1, lett. d), della legge 157/1992.

    Il cacciatore, infatti, proponeva ricorso per cassazione deducendo che il parco regionale in cui ha esercitato l’attività venatoria non era stato tabellato così come previsto dalla legge regionale (Puglia) 18/2005 in cui si prevede che i confini del parco devono essere resi visibili mediante apposita tabellazione. Nel caso di specie la Regione Puglia con legge 18/2005 istitutiva del parco regionale (Terra delle Gravine) dispone che “i confini del parco saranno resi visibili mediante apposita tabellazione realizzata dall’Ente di gestione con fondi propri e trasferiti dalla Regione Puglia”. Da ciò si deduce chiaramente che la tabellazione del ridetto parco regionale è condizione necessaria per l’operatività del parco stesso e conseguentemente nessun reato può ascriversi al cacciatore ricorrente.

    In siffatta prospettiva un’altra sentenza della Corte ha precedentemente affermato che ”in tema di aree protette regionali,- Regione Sicilia – non è sufficiente la emanazione del decreto regionale e la sua pubblicazione sulla Gazzetta Regionale, ma è necessario la delimitazione della zona con le previste tabellazioni”.
    Alla luce di quanto sin qui sostenuto pare si debba affermare che l’obbligo di tabellare ogni zona protetta in ossequio al disposto di cui all’art. 10 della legge 157/92 può essere derogata esclusivamente per i parchi nazionali e per i parchi regionali unicamente nell’ipotesi in cui la legge regionale istitutiva del parco regionale richiami la normativa dei parchi nazionali prevista dalla legge n. 394 del 1991.

    In tutte le altre ipotesi la legge di riferimento è quella prevista dall’art. 10 della legge 11 febbraio 1997 n. 157 punto 9 già precedentemente richiamata. Ne consegue, pertanto, che se la legge regionale prevede l’obbligo delle tabelle per delimitare i perimetri del parco e tale obbligo non venga rispettato dagli organi competenti, al cacciatore non possono essere contestati i reati all’uopo previsti dalla legge 157/1992.

    In bocca al lupo

    Avv. Luca Cecinati

  6. fedeli massimo scrive:

    VV Caccia Ambiente è l’unica che difende i cacciatori, la mia tessera vale oro……..è gold :lol: . A parte le battute chi ancora non è tesserato l’ho faccia al più presto o ci ridurranno in un cantuccio. :mrgreen:

  7. gianluca scrive:

    Sarà lunga io ho 4 compagni di caccia fotutti perchè cacciavano all’interno di una zona di ripopolazione e cattura priva di tabelle, beccati e ancora da tre anni a questa parte stanno tribolando con udienze e vari rinvii, nonostante la forestale abbia ammesso durante una sentenzache la zona non era tabellata,
    figuratevi che anche i vigili urbani incaricati dal tribunale di eseguire una pewrizia confermavano l’assenza di tabellee l’unica che c’era era nascosta da una pianta di olivastro, be nulla da fare processo rinviato perchè mancava la testimonianza del geomegra che aveva eseguito la perizia giurata per conto degli imputati. Quindi in bocca al lupo agli sfortunati colleghi cacciatori.

    Saluti

    • mauro andrea giuseppe scrive:

      Dal punto di vista penale possono stare tranquilli, mal che vada con l’appello quasi sicuramente interverrà la prescrizione…..comunque è uno scandalo che si debba attendere così tanto per essere giudicati.
      La fregatura è comunque il procedimento amministrativo…..come è finita con la sospensione del P.A.?

  8. francesco scrive:

    VORREI CAPIRE DOV’E’ LINTELLIGENZA DI CHI LI HA DENUNCIATI E QUINDI A PARTE IL FATTO CHE NON VI ERANO TABELLE, IL CARNIERE A QUANTO AMMONTAVA? DA NOI NEL FOGGIANO E’ SUCCESSO UN FATTO ANALOGO DOVE VI ERA UN CARNIERE A DIR POCO PARI ALLO 0, CON 4 PERSONE DENUNCIATE ALLA PROCURA E’ OVVIO CHE IN SEDE DI GIUDIZIO IL GIUDICE DI FRONTE A UN CARNIERE COSI SICURAMETE COMPRENDE LA BUONA FEDE VISTO ANCHE LA MANCANZA DI TABELLE.

    • Aurora Giorgio scrive:

      X Francesco: sai a quanto ammontava il carniere? 1 dico un tordo una barzelletta!!! Comunque se vuoi vedere l’articolo precedente basta andare su : lecceprima.it il nostro quotidiano locale del giorno 08-11-2010

  9. giacomo m scrive:

    Il problema delle tabellazione dei parchi regionali,zone protette ecc è un problema che investe un pò tutta l’Italia e non solo la Puglia e sempre a danno dei cacciatori.
    Tanto chi ha da perdere…..il cacciatore che deve rivolgersi ad un avvocato,si vede sequestrata l’arma e a volte anche il porto d’armi e visti i tempi della giustizia in Italia parte quallche anno di caccia.
    Sembra che qualcuno giochi sull’ambiguità delle disposizioni legislative e i vari calendari venatori per vessare ed ostacolare i cacciatori.Ormai non si è sicuri nemmeno di stare in casa propria viste le disposizioni di detenzioni delle armi.
    A questo punto dovrebbero secondo me intervenire i responsabili degli ATC provinciali pretendendo una corretta tabellazione delle zone vincolate e ove mai non fosse possibile sostituirsi a chi non ottempera a quanto dovuto con rivalsa in sede giudiziaria di quanto speso.
    Purtroppo però debbo anche dire che spesso succede che certi personaggi politici o loro compari li ritroviamo sembre agli stessi posti:comitati gestione dei parchi-ATC-commissioni esami venatori-commissioni agricoltura ecc. E allara la nostra diventa una lotta contro i mulini a vento

  10. nino scrive:

    L’art. 1 della legge istitutiva, tra l’altro, prevede espressamente:
    2. La perimetrazione del Parco naturale regionale “Terra delle gravine”, ricadente sui territori dei comuni di Castellaneta, Crispiano, Ginosa, Grottaglie, Laterza, Martina Franca, Massafra, Montemesola, Mottola, Palagianello, Palagiano, S. Marzano di S. Giuseppe, Statte e Villa Castelli, è riportata nella cartografia in scala 1:50.000 allegata alla presente legge e della quale costituisce parte integrante.

    omissis

    4. I confini saranno resi visibili mediante apposita tabellazione realizzata dall’Ente di gestione con fondi propri e trasferiti dalla Regione Puglia. ”
    Da ciò deriva che fondamentali sono due presupposti: la cartografia allegata al bollettino;
    la visibilità dei confini tramite “tabellazione”.
    Orbene, la cartografia allegata al bollettino regionale di pubblicazione della legge istitutiva é tuttora illeggibile e non delimita con chiarezza alcuna zona. Si tratta di un impiastro illeggibile.
    Dopo 5 anni nessuna tabellazione é stata eseguita, nion esiste alcuna tabella in nessuna zona.
    Con sentnza del 15.05.2009, la Cassazione, assolvendo un cacciatore, ha precisato che “per espressa disposizione del legislatore regionale, condizione necessaria per l’operatività del parco regionale Terra delle Gravine è che i suoi confini siano resi visibili da apposita tabellazione.
    A detta sentenza ha fatto seguito il Tribunale penale di Taranto nel 2010, assolvendo un altro caccikatore.
    Come si farà ad eseguire la tabellazione con gli attuali confini tutti frastagliati?
    Non sarà per niente facile, né poco oneroso.
    Per ora non si aggiunge altro

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