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Taccuino: il clown

| 22 ottobre 2010 | 7 Comments

TACCUINO ITALIANO DELLA CACCIA, DELLA TERRA, DELL’AMBIENTE E DELLE TRADIZIONI – “MOLESKINE”

In esclusiva www.ilcacciatore.com – “Il Corriere dell’Umbria” .Perugia

 

 

N. 123 del 5 Novembre 2010. S.Bertilia bd.

transumanzaCON I PASTORI : I cacciatori Italiani esprimono una convinta e forte solidarietà al  movimento dei pastori della Sardegna (MPS) ed al suo leader Felice Floris, per la lotta intrapresa a difesa del loro duro lavoro. Anche i sassi sanno che attualmente il prezzo del latte è troppo basso. (50 centesimi al litro) A fronte  di questo fatto, i pastori chiedono la creazione di centri di stoccaggio per la congelazione, in modo tale che il prodotto possa essere immesso sul mercato con ritmi programmati. L’MPS chiede inoltre alla Regione Sardegna l’erogazione di un contributo annuo per le aziende agricole. Quali sono nel territorio le persone più vicine ai cacciatori? In talune località Italiane e soprattutto in Sardegna ed in Abruzzo, sono proprio i pastori, in aggiunta naturalmente agli agricoltori. Ogni loro lotta dovrebbe richiamare la nostra solidarietà.

 

“Settembre andiamo è tempo di migrare.

Ora in terra d’Abruzzo i miei pastori

Lascian gli stazzi e vanno verso il mare

Scendono all’Adriatico selvaggio

che verde è come i pascoli dei monti.

 

Han bevuto profondamente ai fonti

Alpestri, che sapor d’acqua

Rimanga ne’ cuori esuli a conforto

che lungo illuda la lor sete in via.

Rinnovato hanno verga d’avellano.

 

E vanno pel tratturo antico al piano,

quasi per un erba! Fiume silente

sulle vestigia degli antichi padri.

O voce di colui che primamente

Conosce il tremolar della marina!

 

Ora lungh’esso il litoral cammina

la greggia. Senza mutamento e l’aria

il sole imbionda si la viva lana

che quasi dalla sabbia non divaria.

Calpestio, dolci rumori!

 

Ah perché non son io co’ miei pastori ? (1)

°°°°°°°°°°

Ancora una pausa ( è l’ultima) a causa della caccia delle palombe. Ai lettori del taccuino offriamo un racconto apparso nella Rivista Città Viva n.2 – Febbraio-Marzo 2010.

°°°°°°°°°°°

IL CLOWN

 

La sala è grande ed è addobbata con lunghi nastri di carta colorata che si dipana sul soffitto. Il palco dell’orchestra è foderato con il raso rosso. Tantissimi riflettori fanno a gara per far correre le luci verdi, arancione e viola sulle pareti. L’invito non lascia dubbi di sorta ed è del tutto inconsueto. Chiunque può venire, purchè si rispetti una condizione, cioè che la maschera indossata evidenzi in modo marcato un mestiere o una professione diversa da quelle normalmente esercitata da ognuno nella vita di tutti i giorni. Insomma per una sera si deve essere diversi da quello che si è! Ecco dunque che arriva un agrimensore vestito da pagliaccio; una donna di facili costumi, che indossa gli abiti da educanda, una ragazza giovane con le ali con il viso dipinto di rosa, un professore mascherato da Pierrot con le guancie bianche; un cocchiere agghindato con un panciotto, le bretelle e le scarpe nere smaltate, che porta un cappello in testa ed una cravatta rossa; un poeta squattrinato con indosso gli abiti da nababbo; un droghiere vestito da console romano; un agricoltore con gli abiti di un Lord Inglese. Poi arrivano uomini e donne alla rinfusa, chi con il corpetto di raso, chi con la camicia d’organza, chi con gli zoccoli ed una giacchetta sgualcita, chi con gli stivali da cavallerizzo, chi con la bombetta di raso nero.

Ogni persona mascherata è fornita di una sofisticata tecnologia Hi-tech, costituita da un piccolo microfono  e da una corona di metallo sottile, cinta attorno alla fronte che ha al centro una lampadina che si illumina, a comando, con diversi colori. Tutte assieme possono far luce, o viceversa, se ne può accendere una sola escludendo tutte le altre.

Ecco infatti che nel momento in cui la regia spegne i fari luminosi della sala, tutti possono proseguire il ballo, illuminati dalle luci che ognuno ha sulla fronte. Queste irradiano colori che ondeggiano e si rincorrono tra di loro. Alle volte trasformano con i loro bagliori e riverberi le fisonomie delle maschere indossate. Un volto sereno diventa beffardo. Le figure delle persone si deformano. Sottili o goffi i corpi dei ballerini vengono proiettati a dismisura sulle pareti. Spesso si accende una luce sola. L’Orchestra tace. L’uomo e la donna mascherata con le lampadine accese in fronte possono dire qualche cosa. Per un minuto l’Agrimensore invoca il bel tempo per le sue misure; la donna “facile” vorrebbe trovare l’amore; la ragazza con le ali chiede alla sorte di essere buona con lei;  il professore non vorrebbe essere più un precario; il cocchiere sogna di possedere due cavalli bianchi; il poeta di scrivere dei versi che assomiglino a quelli di Baudelaire; il droghiere vorrebbe delle spezie miracolose per i suoi dolori; l’agricoltore desidera un campo pieno di girasoli.

fioreE’ stato tutto perfetto, nessuno si è lamentato o si è disperato. Ma chi ha chiesto una cosa, in realtà non la chiesta per se stesso. La persona dentro la maschera è una’altra, e chi ha parlato ha recitato solo un copione che altri hanno scritto. Ma in altre maschere c’erano però le persone che corrispondevano a quei mestieri e a quelle professioni. Dunque i conti tornano sempre, anche durante una festa mascherata.

Un “Folletto” irrompe nella sala volando sopra il soffitto e avverte che fuori cade la neve. Tutti escono e vanno sulla piccola radura illuminata dai lampioni della luce pubblica. Cadono i fiocchi senza rumore. In pochi minuti si adagiano sulla terra asciutta. Pian piano  i ballerini diventano bianchi. Sono tutti uguali quando rientrano nella sala e riprendono a ballare. Anche il colore del viso della ragazza con ali che era rosa è diventato bianco. Il calore scioglie la neve, che ognuno ha sui capelli e sulle spalle. Tutti, eccetto la giovane ragazza, tornano come prima. Lei infatti non cambia la fisionomia. La neve adagiata sui capelli, sulle spalle e sul viso resta intatta. Trattiene con se l’ibernazione ricevuta e non se ne cura. Qualcosa d’insolito doveva pur accadere, ed è accaduto.

Mancavano i sogni. E li hanno costruiti. In fondo alla grande sala, hanno attrezzato una pista rotonda con la sabbia. Ogni tanto arriva un giocoliere, un saltimbanco, un clown vestito in modo buffo o un illusionista. Devono parlare e far sognare. Il giocoliere vorrebbe portare un ballerino in cima ad una grande ruota di un Luna Park, e di li farlo andare sopra alle nuvole, per guardare meglio la terra dall’alto; il saltimbanco desidererebbe che si avverasse una specie di sortilegio, per cui ognuno dei presenti potesse essere all’indomani sempre felice; il clown sogna di non essere solo, mentre l’illusionista, con un abile giuoco delle mani, fa apparire e scomparire, come segno della fortuna, una colomba di colore bianco.

Poi ci sono i fuochi. Intorno nelle campagne ne hanno accesi tanti. Ognuno va fuori a guardarli. I più vicini sprigionano fiamme fragorose. I più lontani disegnano nel paesaggio notturno addobbi di lingue accese e parlanti. Anche gli orchestrali escono  ed ognuno da solo, per pochi minuti suona qualcosa con il suo strumento. Prima il violino, poi la fisarmonica, il sassofono, la tromba, la viola, il flauto e per ultimo il clarinetto. Ogni melodia a modo suo rende più struggente l’atmosfera che tutti i presenti sono contenti di vivere.

Questa mattina ognuno ha riposto il vestito e la maschera nell’armadio. Il vero cocchiere, che durante la festa di ieri sera era nientemeno che uno dei tre moschettieri del romanzo di Dumas, è riuscito già di buonora a trovare il suo vero omonimo, e di buon grado le ha ceduto l’abito che era a lui più congeniale.  Arriva sulla piazza, con la carrozza trainata da due cavalli bianchi. Due giovani si sposano in Comune e l’artista di strada dice che va bene così !

Una sera hanno visto camminare sotto le luci la ragazza con i capelli ormai fatti di neve. Qualcuno ha parlato con lei e le ha domandato cosa fosse successo. Ma non ha avuto nessuna risposta. Anche in un’altra occasione all’interno di un grande supermercato, tante persone le si sono avvicinate per domandarle il perché dei suoi capelli fatti di neve. Ma anche in questa circostanza non ha detto una parola. C’è chi sostiene di averla vista un giorno andar via, forse per sempre, con due ali fatte di cera.

ANTONIO PINOTTI

(1) Poesia di Gabriele D’Annunzio “I Pastori”

Riproduzione riservata.

Category: .In Evidenza, Taccuino

Comments (7)

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  1. Taccuino: il clown | CookingPlanet | 22 ottobre 2010
  1. andrea ge scrive:

    Bella Sig Pinotti: So che lei non risponderà a questa mia domanda ma gliela pongo ugualmente : questa poesia non le è famigliarmente attuale?? Ossia io ci vedo un riferimento, pur anche fantasioso, al ns attuale governo. Sa come è: per me che con alcune centinaia di voti ho contribuito a farlo eleggere, la delusione e l’amarezza sono proporzionalmente più forti e “il dì futuro del dì presente più noiso e tetro appare”. Non aggiungo altro ma spero mi comprenda. A proposito i colombacci si sono finalmente farri vedere e il 20 e il 21 nel mio appostamento un po li abbiamo presi. Un abbraccio Andrea Molinari

  2. Agostino scrive:

    Ero poco piu’ che ragazzo che un giorno mentre andavo a caccia con mio padre ci sorprese la pioggia e passando vicino ad una casina di montagna fatta di sassi un pastore uomo baffuto e piacevolmente pulito apparve nella porta e ci invitò ad entrare per ripararci,poi vedendo che c’ero io(bambino)prese pane e vino e mise delle castagne sul fuoco.I nostri rapporti continuarono nel tempo e alla fine diventammo amici.Ora il nostro pastore non c’è piu’ da tanto tempo ormai ed ogni volta che passiamo in quei luoghi con mio padre ci ricordiamo del nostro Giovannino,cosi si chiamava.PERTANTO TUTTA LA MIA SOLIDARIETA’ VERSO I PASTORI E NON SOLO DELLA SARDEGNA.E’sempre un piacere leggere quello che scrivi maestro Pinotti.

    • mauro andrea giuseppe scrive:

      Solidarietà ai pastori sardi anche da parte mia.
      E’ una cosa indegna che qualcuno abbia ordinato di manganellarli….mi fermo qua. :x :evil:
      Salut MAG

      • Giovanni59 scrive:

        Non saranno certo 4 manganellate a fermare chi è nel giusto………….. ci puoi scommettere!!! Saluti. :wink: :wink:

        • Alessandro Federighi scrive:

          Questa volta non si fermeranno, andranno avanti fino in fondo , perchè sono DISPERATI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!grazie al sig. Pinotti che ha trovato il tempo per trattare anche questo argomento!!!!!!!!!!!!!!!!! :roll:

  3. pietro scrive:

    Ruralità e tradizioni devono rimanere patrimonio indissolubile della nostra discendenza e tutelate dagli attuali interessi consumistici che ne favoriscono la scomparsa.

    IO ci provo con CACCIA AMBIENTE

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