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Verona, soddisfatti cacciatori e agricoltori

| 9 agosto 2010 | 6 Comments

Cinghiale2Cacciatori e agricoltori soddisfatti
IL PROBLEMA. La delibera detta le regole e permette di censire gli esemplari, presenti soprattuto nella fascia collinare
Lo scorso anno il sindaco di Bosco aveva permesso la caccia per evitare scorribande nelle contrade

Per delibera regionale i cinghiali del Veronese hanno i giorni contati perché dal 1° novembre al 31 gennaio saranno prede di caccia, superando di fatto i tanti ostacoli burocratici che finora avevano impedito il pieno esercizio dell’attività venatoria nei confronti di questo animale, la cui presenza sul nostro territorio è di origine recente, probabilmente imputabile a ripopolamento illegale.
Il primo ad accogliere la notizia con soddisfazione è il sindaco di Bosco Chiesanuova, Luca Saccardi, che la scorsa estate aveva emesso un’ordinanza per la caccia al cinghiale sebbene non fosse ancora permessa dalle normative regionali e provinciali.
«L’ho fatto per ragioni di sicurezza», precisa il primo cittadino, «perché crescevano ogni giorno le preoccupazioni e gli allarmi degli agricoltori e degli abitanti delle contrade che si trovavano questi animali a pochi passi dalla porta di casa: temevano per l’incolumità dei bambini».
«L’ordinanza ebbe effetto», precisa il sindaco, «perché concentrò in due brevi periodi di quindici giorni la possibilità di cacciare quegli animali che si erano dimostrati più intraprendenti». Il prelievo si limitò alla fine a tre capi, ma fu sufficiente ad allontanare il pericolo dalle contrade, che da allora non si è più ripetuto. «Continuo a ricevere lamentele di danni alle colture e ai prati», aggiunge Saccardi, «ma sono problemi diversi rispetto a quelli imposti dalla sicurezza delle persone. Mi fa piacere comunque che Regione e Provincia abbiano deciso per una scelta di campo che era attesa da tempo e da molti residenti», conclude.
I danni al patrimonio agricolo e forestale causati dai gruppi di cinghiali che stazionano nei vaj della Lessinia e si spingono con scorribande sui pascoli e perfino dentro le contrade, sono evidenti, «quello che non conosciamo è il numero di capi e la caccia a questi esemplari ci permette anche di poter arrivare a farci un’idea della popolazione dei selvatici presenti», esordisce il vicepresidente della Provincia e assessore alla caccia Fabio Venturi.
Il fenomeno si concentra sulla fascia collinare e di montagna e finora era gestito solo con piani di controllo che prevedevano esclusivamente l’eradicazione di questa specie: «La nuova normativa ci permette di affrontare la questione cinghiali alla stregua delle altre specie cacciabili, dettando regole, tempi e luoghi certi di prelievo», annuncia l’assessore Venturi.
Con il piano di controllo che aveva una normativa complicata e di difficile applicazione, il cacciatore era obbligato a consegnare la carcassa nei macelli autorizzati e a ricevere solo il 10 per cento della preda abbattuta. «Ora il cacciatore potrà tenere per sé il cento per cento del cinghiale, sebbene resti l’obbligo di consegna a un macello autorizzato, che per il Veronese è a Fumane, dove attraverso apposita bollatura venga accertata l’idoneità sanitaria della carne.
«Il passaggio al macello serve anche per un censimento dei capi abbattuti tramite il quale si possa costruire una mappa delle presenze, come ci viene chiesto dalla Regione», aggiunge Venturi.
Resta la distinzione fra territori di fascia A, dove i cinghiali possono essere eradicati perché non compatibili, e di fascia B, dove invece l’abbattimento sarà controllato: quali siano questi territori, e quanti capi si potranno abbattere sono argomenti che entreranno in una futura delibera che l’assessore intende far approvare entro settembre.
Chi invece potrà mettersi sulle tracce dei cinghiali è chiaro da subito: quel migliaio di cacciatori veronesi che hanno già seguito appositi corsi istituiti dalla Provincia e ne sono usciti abilitati.

Vittorio Zambaldo

http://www.larena.it

Category: .In Evidenza, Veneto

Comments (6)

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  1. SERGIO BERLATO scrive:

    Le affermazioni riportate in questo articolo sono a dir poco vergognose ed offendono la buona fede di chi le legge senza conoscere il problema.
    Ridicole le affermazioni del sindaco di Bosco Chieanuova secondo le quali, l’abbattimento di tre (diconsi tre) cinghiali fu sufficiente ad allontanare il pericolo dalle contrade, che da allora non si è più ripetuto. Ignora il sindaco che in Veneto esiste da più di dieci anni una legge che, estendendo l’utilizzabilità degli strumenti previsti dall’art. 19 della l.s. 157/92 allarga la possibilità di operare da parte delle province che si possono avvalere di cacciatori per il contenimento delle specie nocive, effettuando i piani di abbattimento per tutto il tempo dell’anno, soprattutto a caccia chiusa.
    Ridicole le affermazioni attribuite all’assessore provinciale alla caccia che afferma «quello che non conosciamo è il numero di capi e la caccia a questi esemplari ci permette anche di poter arrivare a farci un’idea della popolazione dei selvatici presenti», come se per effettuare i censimenti dei selvatici si dovesse attendere l’apertura della caccia.
    La verità è che questa sembra solo un squallida operazione clientelare della Lega Nord che ha inteso assecondare i pruriti di chi, dopo aver liberato illegalmente i cinghiali maialati, adesso ne chiede la cacciabilità per rendere legali i ripopolamenti scriteriati di questo dannosissimo onnivoro.
    Le conseguenze sulle colture agricole e sulla fauna selvatica saranno a breve facilmente visibili.

    VERGOGNA !!!!!!!!!!!!

    • El Tega scrive:

      Alla fine, caro Sergio, per il cacciatore “medio” sarà merito della Lega, anzi, FederLega, se è stata aggiunta una specie da cacciare…e le nostre caccie tradizionali sono appese a un filo, un filo che chi sbandiera ai quattro venti la tutela delle nostre tradizioni sta facendo il possibile per recidere definitivamente.

  2. henri (radere igor) scrive:

    Il titolo di questo articolo è errato.
    VERONA, CONTENTO TOSI E LA FEDERCACCIA.

    Questo è quello ufficiale.

  3. flavioB scrive:

    mi sembra di capire che la dgr non preveda in ogni caso l’obbligo del conferimento ad un centro di lavorazione (copio e incollo)..
    i capi prelevati nell’ambito dell’attività venatoria appartengono a chi li ha cacciati, che può disporne come segue:
    -autoconsumo, senza obbligo di conferimento ad un centro di lavorazione;
    -cessione (di un solo capo/anno) a terzi, senza obbligo di passaggio per un centro di lavorazione autorizzato (ma obbligatorio il controllo trichinoscopico);
    -cessione anche a titolo oneroso (vendita) a terzi, previo controllo in un centro di lavorazione autorizzato.
    La terza opzione poi porterà ad un aumento esponenziale dei cinghiali, laddove ne sarà autorizzata la caccia, dato che una maggiore presenza potrebbe diventare per qualcuno una buona fonte di guadagno, in barba alla tutela delle colture agricole.
    L’articolo poi non dice che la responsabilità dell’indennizzo dei danni prodotti dai cinghiali passa in capo al mondo venatorio (Comitati di Gestione dei Comprensori alpini/ATC) perciò le procedure fallimentari saranno ben presto estese ai comitati di gestione di atc e ca.

    • Franc scrive:

      Fino a che non sarà resa pubblica la delibera regionale e quella provinciale è inutile fare qualsiasi commento.
      L’autore dell’articolo notoriamente scrive di getto ciò che gli suggeriscono senza mai verificare la fondatezza delle notizie ricevute con l’acquisizine di documenti certi e senza mai sentire la controparte.

  4. SERGIO BERLATO scrive:

    E’ molto più probabile che il giornalista abbia riportato ciò che gli è stato detto dalla terna leghista : sindaco-assessore provinciale-assessore regionale.
    Queste azioni sono meglio conosciute come “propaganda”.

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