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Taccuino: Tristano vive?

| 31 luglio 2010 | 17 Comments

TACCUINO ITALIANO DELLA CACCIA, DELLA TERRA, DELL’AMBIENTE, E DELLE TRADIZIONI  -   “MOLESKINE”
In esclusiva “www. Il cacciatore.com” – “Il Corriere dell’Umbria” – Perugia
(Italian Notebook, Hunt, Environment, and Nature – “Moleskine” – Exclusive “cacciatore.com the” – “The Courier of Umbria – Perugia”)

N. 110 del 30 Luglio 2010. S.Donatilla m.

 

L’AMBIENTE : “Nel passato il contatto della gente con il firmamento era continuo e accompagnava la vita. Venere, “ Io bel pianeto che d’amar conforta”, al mattino indicava l’ora di lasciare il letto per riprendere il lavoro, alla sera quello di smettere e rincasare. In Veneto la chiamavano la Stella Boara e nel vicino Friuli la Biele Stele: una stella da pregare come la Madonna per fare finire la guerra e far ritornare al paese amato. Le Pleiadi erano le “gallinelle” ma anche “la chioccia con i pulcini”; le tre stelle della cintura di Orione,  erano i “tre viaggiatori” che andavano per il cielo; nella luna si vedeva Caino, lassù esiliato e condannato per l’eternità a portare sulle spalle un fascio di spine, L’immaginazione popolare riempiva la volta celeste di vicende e storie antiche e la fantasia, in quell’immenso video, non seguiva supina una telenevola…..” (1).

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Riprendiamo fiato dopo tante questioni affrontate : la lettera aperta agli ambientalisti;  le donne cacciatrici ; il federalismo venatorio. E come solito, per “respirare”  offriamo ai lettori del taccuino un nostro racconto inedito, che viene inviato in queste ore, ad alcune riviste per la pubblicazione. Riavvieremo con il prossimo numero del taccuino il nostro “ lavoro” (si fa per dire), prendendo di petto il contenuto della pubblicazione di “CARTA” (minuta) dal titolo “Dalla parte degli animali” (Bimestrale della Fondazione Farefuturo- Nuova Serie anno IV-n.4-Luglio Agosto 2010 – Direttore Adolfo Urso).

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(Catch their breath after so many issues addressed  : the open letter environmentalists , women hunters, hunting federalism. And as usual, to “ breathe”, we offer  our readers a notebook of unpublished short story, which is sent at this time, some magazines for publication. Restart with the next issue of our  notebook “work” (so to speak) taking the chest content of the publication of the Charter (draft) entitled “from the animal” (Bimonthly Foundation FareFuturo – new series year IV – No, 4 July – August 2010 – Director Adolfo Urso).

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TRISTANO VIVE ? (TRISTAN LIVES?)

 

Triastano non fu sorpreso. Lo aveva voluto quel convegno. Ora toccava a lui chiuderlo. Avevano parlato tutti i relatori e si era fatto tardi. Era giunto il momento del commiato. All’inizio era stato dato un nome, o meglio un “logo”, e Tristano prendendo la parola per l’ultima volta fece riferimento a quel simbolo, come se esso somigliasse ad una cosa umana, che avesse, insomma, un’anima.

Parlò pressappoco cosi.

“Quando una persona parte, un’altra persona è sempre li a salutarla. Nessuno saprà mai chi dei due è più triste. Si può forse solo intuire che la persona che saluta chi parte, in cuor suo spera solo che questa ritorni” Ciao disse Tristano, o meglio arrivederci. Tutti uscirono dalla sala. Tristano rimase seduto ed assorto. Stette li  senza muoversi. Si rifiutò di uscire. In molti lo pregarono ; i collaboratori gli fecero un discorso pieno di blandizie. Tutto fu inutile. Allora intervenne una persona, o meglio “l’Autorità”. L’invito fu perentorio, non poteva occupare all’infinito un luogo pubblico. Le porte dovevano essere chiuse, la sala doveva servire per delle nuove riunioni autorizzate. Poi l’Autorità, con parole benevole, entrò nel merito : “Tristano perché fai questo? “Una persona come te……non è possibile”.

Non rispose, era sottomesso a tutto. In lui stava per prendere corpo una forma irreversibile di “accidia”, cioè di un sentimento inerte e malinconico, che sovente si unisce all’indifferenza verso ogni forma di azione. Si, uno dei sette vizi capitali. Per una settimana restò in quel luogo di notte e di giorno. Gli amici a turno le portavano qualche cosa da mangiare.

L ‘ “Autorità” si consultò con gli Uffici, tenne conto del passato di Tristano, delle benemerenze acquisite nel tempo e della sua mansuetudine. Si giunse così ad un accordo. I codici, le leggi e i regolamenti furono rispettati. Oltre a  questi si usò una certa dose di “buonsenso”. Tristano poteva restare nella sala, quando questa era libera, nell’arco di tempo giornaliero che assomiglia ad un orario d’ufficio. La mattina, poi il pranzo da consumare a casa, il pomeriggio di nuovo lì nella sala, e la sera di nuovo fuori. L’indomani sempre così, sino a data da destinarsi. Le porte dovevano restare sempre chiuse, ed ogni tanto un sorvegliante doveva dare uno sguardo all’interno della sala. Tristano si faceva carico delle pulizie, era inoltre incaricato di mettere in ordine le sedie, spolverare i tavoli, levare le ragnatele dai muri e far funzionare i microfoni. Insomma, un lavoro che l’ ”Autorità” pretendeva come refusione del piccolo privilegio concesso a Tristano.

La mattina arrivava presto, portava con se sempre dei libri e dei giornali. L’usciere apriva la porta della sala e gli consegnava l’occorrente per le pulizie. Procedeva subito a questa incombenza con scrupolosa attenzione. Puliva il pavimento e i vetri con perizia e tenacia. Il risultato di tanta fatica era poi molto apprezzato dai cosiddetti “Sovrintendenti”. Poi, Tristano si sedeva al centro del tavolo principale ed iniziava a parlare come se idealmente non avesse mai interrotto il discorso pronunciato al termine del convegno. Parlava di tutto in modo contrito. Ma soprattutto della caccia, la sua grande passione. Costruiva con le parole le albe ed i tramonti, i sentieri, i boschi incantati, il volo degli uccelli, la rugiada mattutina, la corsa affannosa dei cani, il volo delle palombe, i germani dorati nello specchio d’acqua, i passi ovattati di prima mattina, i silenzi della natura amica, le voci dei contadini, l’uva raccolta nei filari ad ottobre, le zolle rivoltate e fumanti dei primi giorni di Novembre, i disegni notturni delle stelle ed il chiarore solitario della luna, che trasmettono i segni propizi al cacciatore.

Immaginava di non essere solo, cercava l’aiuto di un uditorio che non c’era. Ogni tanto s’interrompeva. Si rivolgeva in modo infantile ad un’ipotetica persona seduta davanti a lui. Taceva e s’interrogava con il silenzio. Proiettava sui muri i ricordi amari,si scherniva per un applauso virtuale. Qualche volta si metteva a raccontare ad alta voce le storie di romanzi famosi, e declamava alcune poesie di autori noti. Assomigliava sempre di più al “Golem” descritto nel film muto del 1914, diretto da P. Wegener e H. Goleen, tratto dal romanzo di G. Meyzineck. Una statua che con un procedimento cabalistico del rabbino Loew torna a vivere per poi frantumarsi successivamente in un mucchio informe di argilla.

montiLa notizia del comportamento da “cenobita” di Tristano, cioè di una persona che trascorre gran parte del suo tempo in solitudine in una sala pubblica, fu presto conosciuta da quasi tutti gli abitanti della città. La curiosità, come si sa, ha sempre il sopravvento su tutto. Alcuni cittadini chiesero all’ “Autorità” di aprire le porte della sala. Furono accontentati. Tristano non se ne ebbe a male. Rimase sempre lì, impassibile, seduto dietro al tavolo grande. Capitavano ogni tanto delle persone : uomini e donne, giovani, anziani e turisti. C’era sempre una ragazza con un cappellino rosso in testa. Alcuni si fermavano sulla porta, altri si sedevano per un attimo. Da taluni era lodato, da altri commiserato, altri lo guardavano con stupore, come se fossero davanti ad una persona imbalsamata. Chi ironizzava su quello strano comportamento   e chi infine aveva il coraggio di chiedere a Tristano “Perché lo fai? Per quale scopo?”. Lui rispondeva muovendo lievemente il capo : “Non lo so ! Vi chiedo scusa di questo mio modo di fare!” . In realtà era impaurito dal tanto interesse che suscitava. Poi,  la gente capì. Molti si sedettero e tanti altri a turno iniziarono a parlare con lui. Sembrava a tratti di assistere ad una preghiera collettiva. Quando uno voleva dire qualcosa si alzava ed andava vicino a Tristano sul tavolo grande. Accendeva il microfono e parlava . Di che cosa ? Di tutto e di niente.

C’era chi protestava per un sopruso dell’ “Autorità”, chi chiedeva  la risoluzione di un problema. Di volta in volta si udivano le voci di un innamorato deluso, di una vedova che non ha i mezzi per tirare avanti, di  una  donna elegante con le scarpe bianche,  e di una contessa esile ed asciutta.

Un giorno la porta della sala restò chiusa. Si domandarono in tanti : l’ “Autorità” ha revocato l’autorizzazione? Tristano perché non è più nella sala ? E’ malato ? Se ne andato via dalla città? E’ vivo ?

Io andai nella sala ormai vuota. Tristano aveva lasciato sul tavolo due stampi di cartone  , che ritraevano due  uccelli con un’ala grande ed un corpo esile, dipinti con i colori giallo e rosso su di uno sfondo bianco e blu. Scendendo le scale incontrai Carlo Grassetti. Le dissi : “Hai visto Tristano non c’è più”. “Dove è andato ?” mi rispose. “Non lo so” aggiunsi io.

“Quegli di cui l’immagine t’offriamo

e che in arte fra tutte sottile,

e ridere di noi fa che impariamo

quegli è un saggio, lettore.

La satira, la beffa è la sua musa. Ma il vigore

col quale il suo pennello ritrae del male il volto

e la sequela dice: il suo cuore è bello. (2)

ANTONIO PINOTTI

Riproduzione vietata.

(1) Da “Le vite dell’altipiano” di Mario Rigoni Stern. Einaudi Editore. Pag. 61.

(2)Parte iniziale della poesia di Charles Baudelaire “ritratto di Honorè Daumier” (I Fiori del Male –Les Fleurs du mal) pag- 135. Ediz. Spec.  Pubblicata su licenza Giulio Einaudi editore – Supp. del quotidiano “La  Nazione” di Firenze.

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TRISTANO  VIVE ?


Category: .In Evidenza, Taccuino

Comments (17)

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  1. fedeli massimo scrive:

    D’Urso è stato accantonato insieme a Bocchino e altri Finiani , voglio pensare…………….visto che il cavaliere deve attuare i programmi e stì signori ostacolavano il lavoro del governo mi piacerebbe pensare che c’entri pure la 157/92, non a caso l’on. Berlato………….Speriamo che non mi sbagli :roll:

    • pino56rm scrive:

      Lo spero anch’io, ma ci credo poco…….il cavaliere delle promesse sulla caccia ricorda un bel nulla, anzi, della caccia, nun je ne pò fregà de meno, caro Massimo. Basta ricordare, e lo faccio sempre, gli schiaffoni che la U.E. ci ha rifilato per la questione storno e noi, cioè il nostro governo, zitti! Se il Berlusca aveva a cuore la caccia italiana.avrebbe dovuto ribadirecolpo su colpo alle cazzate della U.E., ma evidentemente ci sono altri interessi a noi ignoti; e, che io sappia, il nuovo ministro dell’agricoltura non è mai entrato nel merito della questione. E se non la fa lui ……
      E’ per questo che dico “lo spero anch’io, ma ci credo poco……”

    • lucas scrive:

      Tu ancora credi alle favole… :mrgreen:
      Sai quanto gliene frega della caccia? Zero. Infatti si vede com’è ridotta.

    • lucas scrive:

      Tu ancora credi alle favole… :mrgreen:
      Sai quanto gliene frega della caccia? Zero. Infatti si vede com’è ridotta.

  2. Ezio scrive:

    Caro Antonio, una storia vera di un vero Uomo.
    Un Uomo semplice, educato, di grande e vera e ampia cultura.
    Un Uomo al cui modo di porsi, di essere, dovrebbero tendere tutti coloro i quali hanno, o ambiscono di avere, un ruolo di primo piano nella vita della Res Pubblica, la “Cosa di Tutti”.
    Ma come potrebbe mai oggi essere così!!! In un “sistema”, o ancor più in un “sistema di potere” in decomposizione, che allontana, rifugge o persino perseguita il buon senso e tutto ciò che c’è di buono nell’Essere Umano, per esaltare solo e soltanto ciò che di quell’essere è deplorevole.
    Grazie Antonio!
    Grazie di esistere!
    Un abbraccio.
    Ezio.
    P.S.: E, mi spiace, mi spiace veramente ma …. “speriamo che io me la cavo”

    • fiore scrive:

      Ezio,
      torno ora da Torino!!! è pieno di belle ragazze!!! non sto scherzando, lo sò che in Italia è pieno!! ma in due giorni in codesta città, boh forse ho avuto fortuna, oppure quande si è fuori sede si sta più attenti ai particolari, ma veramente mi sono rifatto gl’occhi!

  3. fiore scrive:

    Sig. PINOTTI,
    ormai l’avrò ripetuto mille volte e altre mille l’ho pensato, voglio prendere in prestito le parole che Ezio qui sopra a rivolto a lei, Tristano vivrà per sempre in tutte quelle persone che hanno una passione, un amore, un pensiero che ogni giorno gli si presenta e che mai gl’abbandona, a volte può venire anche il dubbio che questa sia una malattia o una fissazione, e magari in certi casi lo è anche, ma di certo ammiro il suo inesauribile coraggio, la sua tenace determinazione e le sue varie conoscenze, ma la cosa che più apprezzo insieme alla gentilezza, è che non ha ne vergogna ne timore nel esporre in pubblico le proprie idee, e per questo devo dire che la invidio, ma non ci badi la mia è un ‘invidia che deriva non dai suoi pregi ma dai miei difetti, e dalla mia ormai eterna insicurezza!!

    buonanotte

  4. giovanni59 scrive:

    ……. e dalla mia ormai eterna insicurezza!! non sei il solo stanne certo, anzi chi ha delle certezze si faccia pure avanti. :cry: :cry:

    • Pietro scrive:

      “Quanta bella giovinezza che si fugge tutta via, chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certenzza”. Sono rimaste solo le illusioni caro “giovanni59″, per il resto si vive ormai alla giornata. Saluti.

  5. francesco scrive:

    AMICI CACCIATORI ISCRIVETEVI AL PARTITO POLITICO CACCIA AMBIENTE ORMAI SIAMO ALLA DERIVA DOBBIAMO DIFENDERCI DIMOSTRIAMO LA NOSTRA FORZA. UN’AMICO CACCIATORE DA FOGGIA

  6. UNO QUALUNQUE scrive:

    Francesco per caso tu sei di Zapponeta?

  7. Antonio Pinotti scrive:

    Buonanotte sig. Fiore ,sig. Ezio, e tutti.

    Tristano e Isotta di Richard Wagner.

    Anche se ferito, in Cornovaglia, Tristano capisce che solo Isotta può guarirlo. La manda a chiamare, e chiede che siano messe delle vele bianche sulla sua nave. Se accetta di venire. Altrimenti la nave metta le vele nere. L’inganno però è pronto. Gli riferiscono morente mentendo, che il colore è quello del rifiuto. Tristano si lascia morire. Isolda arrivata tardi muore anch’essa vicino a Tristano. I corpi sono seppelliti in Cornovaglia. Sulla tomba cresce il nocciolo ed il coprifoglio.

    “Come accade al coprifoglio/ che al nocciolo s’attacca :/ quando vi si è intrecciato e avvolto/ e tutt’attorno al tronco s’è messo/ assieme possono vivere a lungo/ ma poi quando si tenti di seperarali/ subito muore il nocciolo/e insieme il coprifoglio.”

    • Pietro scrive:

      E con essi muoiono anche i sogni, esattamente come sta finendo con la caccia. Sempre complimenti sig. Pinotti, in ogni taccuino è un piacere leggerla, cordialità.

  8. Antonio Pinotti scrive:

    “caprifoglio” e non “coprifoglio” Mi scuso.

  9. Pasquale (nato cacciatore scrive:

    Buongiorno sig.r Pinotti.

    Ahime! caro maestro, la dolce Isotta anche questa volta non giungerà in tempo dal suo amato nel tentativo di salvarlo. Mentre nel primo caso si è ricorsi all’inganno, nel nostro caso è sufficiente il pressapochismo condita da una buona dose di ignoranza e la pigrizia dei singoli cacciatori, (Isotta) a lasciar morire Tristano (la caccia) convinti che prima o poi ci sarà qualcun altro, a cavar loro le castagne dal fuoco.

    Con infinita stima, la saluto

  10. Luca Davide Enna scrive:

    Che poesia, quali versi aulici.
    Quanta tristezza mi portano questi scritti.
    Quanto mi fanno pensare alla politica alta e, purtroppo, a quella bassa…
    Morale?
    Al giorno d’oggi, Tristano, L’ HA PRESO NELL’AN@ …
    E, Isotta? (direte voi)… Visti i tempi: Isotta, FA LA MIGNO@@@
    8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O 8O

  11. Agostino scrive:

    E’ sempre un grande piacere leggere il suo TACCUINO Sig.Pinotti anche se nel leggerlo mi assale un pò di malinconia perchè quando una persona come LEI scrive queste (stupende) frasi mi fa capire anche il suo stato d’animo nei confronti del mondo e della caccia.Vorrei tanto che le persone che possono e leggano del suo taccuino nè prendano lo spunto,l’energia per fare qualcosa di positivo per la nostra cultura di cacciatori.

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