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Milano: falchi per allontanare i piccioni

| 28 luglio 2010 | 9 Comments

Inseguire i piccioni, senza ucciderli questo l’ insegnamento dei falconieri
Anna Fumera e Bernardo Bendotti sono i “bird controller” che collaborano al progetto della Provincia
di LUCIA LANDONI

(Anna Flumeri, Bernardo Bendoddi e, fra loro, l’assessore Marina Lazzati)

“Per fare al meglio il nostro lavoro è fondamentale capire la psicologia dei piccioni, sapersi mettere nei loro panni”. Anna Flumeri è l’esperta di “bird control” a cui la Provincia di Milano si è affidata per liberare una trentina di scuole superiori del territorio dalle colonie di piccioni che le infestano da anni. Lei e il collega Bernardo Bendotti, i “falconieri di Podestà”, useranno i falchi come “dissuasori naturali” per tenere alla larga i volatili indesiderati.

Gli animalisti più agguerriti si rifiutano di ammettere questo dato di fatto – spiega Anna – ma i piccioni sono una delle specie più invasive che esistano. Una coppia di questi uccelli genera dieci nidiate l’anno. I loro escrementi danneggiano gli edifici e provocano malattie come salmonellosi e toxoplasmosie i predatori naturali che dovrebbero limitarne il numero, ovvero i falchi, non sono più così diffusi da arrestare questa crescita vertiginosa. Noi puntiamo solo a ristabilire l’equilibrio”.

Peraltro senza provocare vittime, perché i falchi che vengono impiegati nel bird control sono addestrati a inseguire i piccioni, non ad ucciderli. “Mangiano solo dalle nostre mani e, sin dall’età di sei mesi, sono preparati per questo tipo di attività – sottolinea Bernardo Bendotti – Chiaramente non tutti i rapaci sono adatti. Se dopo alcune prove ci rendiamo conto che l’animale non si trova a suo agio, gli affidiamo compiti diversi, a partire dalla tradizionale attività venatoria”.

La coppia di falconieri si dedicano ormai da anni alla bonifica di aree industriali e di luoghi pubblici dove il numero dei piccioni supera il livello di guardia. “Usiamo la tecnica dell’allontanamento – continua Bendotti – Liberiamo i falchi alla sera, quando i piccioni tornano a dormire alla colombaia, per turbarli e costringerli a cercare un altro posto dove nidificare. Di solito dopo le prime quattro o cinque uscite si vedono già i primi risultati, ma la durata degli interventi è variabile”.

Qui entra in gioco la psicologia dei volatili: “La prima sera non ci sono mai problemi perché i piccioni vengono colti di sorpresa dalla presenza di un predatore in città – spiega Anna Flumeri – Poi però si fanno più attenti e sospettosi e i più furbi si spostano in una zona diversa dell’edificio, senza allontanarsi troppo. A quel punto bisogna cambiare la periodicità degli interventi. Non tutte le sere, ma a giorni alterni e in seguito un paio di volte alla settimana per mantenere gli effetti. Bisogna essere il più possibile imprevedibili, in modo da convincerli che fermarsi in quel luogo è veramente pericoloso”.

Tratto da http://milano.repubblica.it

Category: .In Evidenza, Curiosità, Lombardia

Comments (9)

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  1. fedeli massimo scrive:

    Dove vanno dopo i piccioni spaventati? Spostiamo il problema? ammazza che intelligentoni :roll: ve pagano pure scommetto? :mrgreen:

  2. Roberto Traica scrive:

    Da Aldo Giovanni e Giacomo. Non.. ci.. posso.. credereeee :roll:

  3. ennio scrive:

    …………traica…io invece ci credo :wink: ,perchè anche nella mia città quando venne presa tale iniziativa,si dissero un pò le stesse cose…gli amministratori ci credevano,io no. Risultato? totatlmente negativo,cosa vuoi che facciano due falchi contro centinaia e centinaia di piccioni???! ma udite udite….in predenza,diversi anni fa vennero importate taccole proprio con lo scopo di combattere e limitare nel numero i piccioni……risultato??? ora abbiamo tanti piccioni…e centinaia di taccole che fanno danni ben più gravi all’ecosistema.!!! Ma udite udite….l’anno scorso alcuni comuni,tra cui il miodi residenza,presero una bella iniziativa….con ordinanza dei sindaci si autorizzò alcuni cacciatori ad abbattere piccioni nelle campagne ove si radunavano per cibarsi…… :lol: :lol: :lol: risultato??? I sindaci che presero tale decisione vennero raggiunti da una denuncia…….. :P :P
    Peccato che non se ne sono conosciuti gli sviluppi………..rimando al prossimo episodio.

  4. Agostino scrive:

    SIAMO ALLA MERCE’ DI UN BRANCO DI PAZZI.UNA VOLTA STI PICCIONI SE MAGNAVANO ED ERANO BONI. MO’ CHE MAGNI CHE S’O’ TUTTI MALATI…OGNI TANTO SE NE VEDE UNO STECCHITO E NON SE S’A’ IL PERCHE’.MA COME SE FA A DA RETTA ALL’ANIMALISTI?MA DA CHI SEMO GOVERNATI OPPOSIZIONE COMPRESA? :cry:

  5. sololasipe scrive:

    Agostì ….queste sono tozzate di rutelliana memoria! Infatti in quel periodo vennero installati altoparlanti con registratori che emettevano il verso del falco per allontanare gli storni. Il risultato?…? Morirono migliaia di storni con il becco aperto perchè fulminati dalle grandi risate!!! :D :roll: :D :roll: :D :roll:

  6. ennio scrive:

    :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D
    :D :D :D :D

  7. ritz scrive:

    Per ridurre il numero dei piccioni (columba livia f. domestica) basterebbe fare come ha fatto giustamente la Provincia di Arezzo. Ha concesso la deroga per l’abbattimento con tutti i crismi per non essere impugnata. Ha fatto un corso per cacciatori istruttori che poi fanno i loro corsi di quattro ore ai cacciatori coadiutori. Così il piccione torraiolo può essere abbattuto da appostamento, e considerato alla stregua di animale selvatico. Aggiungo che l’esperienza del Comune di Arezzo (spesa oltre 10 milioni per una coppia di falchi pellegrini pellegrini) si dimostrò fallita perchè i piccioni impararono subito a volare sopra i tetti, dove i falchi non potevano scendere.
    Roberto

  8. sololasipe scrive:

    Osservando meglio la foto si evince che l’uomo a destra con le due virgole in testa, acchiappa i piccioni con i falchi, e la donna a sinistra…probabilmente se li magna (stando al suo giro-vita…)
    Buon appetito! :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

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