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Editoriale: Marmotte e C.

| 14 luglio 2010 | 24 Comments

Editoriale a firma di Enrico Garelli Pachner, tratto da Cacciare a Palla di luglio 2010

Marmotte & C: alla ricerca della caccia autentica

Ci risiamo: con l’arrivo della bella stagione si avvicina a grandi passi uno degli appuntamenti per me più attesi: la caccia estiva alla marmotta sulle Alpi austriache e slovene; purtroppo, Alto Adige a parte, un’attività da tempo preclusa a casa nostra.
E, di pari passo col risveglio dei grossi roditori, arrivano puntuali anche i tuttologi dell’ultima ora, con frasi del tipo “ma perché sprechi tempo e denaro per tirare a dei toponi?” oppure “ma che gusto ci provi, mica si mangiano, piuttosto vai a caprioli…”
Dovrei lasciar perdere, ma anche per deformazione professionale “forense” mi lascio coinvolgere nella discussione e devo dire che spesso la spunto; talvolta mi è capitato anche di convertire qualche scettico.
Sappiamo tutti, e nessuno può negarlo, che la caccia è una grandissima passione, che tuttavia ha sostituito da tempo il proprio carattere di mezzo di sussistenza con quello di attività ludica in senso lato, quindi non è attività strettamente necessaria, e proprio per questo l’atteggiamento del cacciatore moderno deve essere intriso del massimo rispetto nei confronti dell’animale da abbattere.
Perciò cominciamo a chiederci: è veramente un atteggiamento consapevole quello di organizzare un’uscita solo a patto che ci sia il grande trofeo o il chilo in più di “ciccia” da portare a casa (e magari da dimenticare in un sottoscala o nel freezer)?
Io voto decisamente per il no: con la stessa convinzione con cui, appena diciottenne, ero più che disposto a perdere alcune ore di sonno per andare sul fiume ghiacciato a insidiare col cane qualche banalissima (per chi non l’ha mai cacciata) gallinella, quando ancora la Regione Piemonte lo consentiva…
E in effetti, molte delle cacce definite minori sono perfettamente in grado, forse più di altre anche economicamente più impegnative, di offrire quell’insieme di emozioni, difficoltà e soddisfazioni che costituiscono il cuore della nostra passione, e magari di farci tornare indietro nel tempo per qualche istante; quando siamo nel posto giusto, magari con pochi e sceltissimi compagni, e riusciamo a concludere un’azione corretta e soddisfacente, allora veramente il trofeo in sé perde di importanza, e il nostro libro dei ricordi può essere riempito anche da una foto o da una colazione consumata in mezzo ai rododendri vicino alla “nostra” marmotta.
Pur non avendo particolare affinità con molti atteggiamenti venatori d’oltreoceano (in particolare la propensione al “militare” su armi e abbigliamento), va però riconosciuto che gli USA sono in prima linea nell’aver valorizzato anche dal punto di vista economico il varminting, cioè la caccia ai piccoli animali privi per molti di un interesse venatorio.
Anche in Europa si conta qualche spunto interessante in questo senso: più volte sono stato invitato in Svezia (e ho rifiutato solo per cronica mancanza di tempo) a cacciare con la carabina volpi nella neve o castori in primavera, attività per le quali molti, da noi, riterrebbero assolutamente sprecato il viaggio…
A torto, perché stiamo parlando di ambienti davvero superlativi dal punto di vista venatorio, spesso assolutamente vergini e privi di concorrenti che ci pestano i piedi, e di attività tradizionali tenute sempre in grande considerazione dai cacciatori locali; il tutto senza il patema di dover ottenere un trofeo da tot punti in tot giorni, di dover “ammortizzare” il viaggio, pensieri che fanno assomigliare la caccia più a un’attività imprenditoriale che a un’avventura come dovrebbe invece essere.
Un ulteriore sprone, e presupposto sempre indispensabile, ad affrontare queste forme di caccia è la piena sostenibilità delle stesse: chiunque abbia visto uno di quei “condomìni” di marmotte creati sui pendii erbosi alpini e costituiti da svariate decine di animali, oppure le grandiose opere idrauliche create dai castori sui corsi d’acqua scandinavi e dell’est Europa, non può mettere in dubbio che il prelievo programmato di pochi capi maturi non arreca alcun danno alle popolazioni, contribuendo semmai a riequilibrarle laddove tendano a espandersi eccessivamente.
Senza contare che, laddove consentite, si tratta di esperienze veramente autentiche: quasi sempre ci si trova di fronte ad animali smaliziati, consapevoli del pericolo costituito dal cacciatore, con distanze di fuga piuttosto consistenti e che richiedono una capacità di avvicinamento e di tiro fuori dal comune: è noto a tutti che il tiro alla marmotta è quanto di più “chirurgico” possa esistere in montagna.
E allora perché no? Perché non lasciarci coinvolgere, per una volta, dalla caccia “senza se e senza ma”? Consapevoli della bellezza in sé di un’azione venatoria, del fatto che magari (e se saremo bravi e fortunati) porteremo a casa solo una piccola pelliccia e quattro esili denti color arancio acceso, che non ci saranno questioni di centimetri e di punti, ma che saremo andati, di nuovo, veramente a caccia.

Enrico Garelli Pachner

Category: .In Evidenza, Libri/Riviste

Comments (24)

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  1. Springer scrive:

    va però riconosciuto che gli USA sono in prima linea nell’aver valorizzato anche dal punto di vista economico il varminting, cioè la caccia ai piccoli animali privi per molti di un interesse venatorio.

    ______________________________________________________________________________

    Gli USA hanno valorizzato TUTTA la Caccia . Dovremmo copiare pedissequamente quello da loro fatto finche’ siamo in tempo .
    E poi non e’ vero che la Marmotta non si mangia . Non la mangiamo noi ma qualcuno la mangia di sicuro :mrgreen:

    Marmotta al lavècc

    Ingrediente principale: Marmotta

    La marmotta, subito dopo la cattura, aperta e ben pulita all’interno, si appende in un locale fresco dove si lascia frollare sotto pelle per cinque o sei giorni.
    Poi, liberata della pelle e di tutto il grasso, si taglia a pezzi.
    In una pentola di pietra ollare (lavècc), si mette il burro di pura panna e la marmotta facendo rosolare il tutto, se necessario per la quantità della carne, a più riprese.
    Indi con mezzo bicchiere di aceto forte, un litro e più di buon vino Valtellina e un pò d’acqua si copre la carne e si fa bollire.
    Spento il fuoco, si aggiungono nell’infuso intanto ottenutosi due carote spezzettate, un pò di sedano, salvia e un cucchiaio di pepe.
    Inoltre vi si cala un pugno di timo selvatico, avvolto prima in un pezzo di tela o di cotone.
    Si lascia così la carne di marmotta in fusione per almeno ventiquattro ore, avendo cura di chiudere il lavècc con il suo coperchio.
    Infine si fa cuocere il tutto, lentamente, per due o tre ore, mescolando di tanto in tanto sino a cottura.
    Se il sugo si restringe, aggiungere un pò d’acqua calda.
    Perché la cottura sia giusta la carne non deve staccarsi dall’osso.
    Questo piatto, delicato e saporito, è attualmente alla portata dei soli bracconieri, essendo vietata la caccia alla marmotta.

  2. coturnat scrive:

    vede sig. Pachner molti di noi cacciatori lottiamo ogni giorno per una caccia come sostiene Lei senza se e senza ma e per poter un giorno dire di essere andati di nuovo veramente a caccia…ma in Italia.

  3. renzo scrive:

    Vede Dott. Garelli, potrei contare quante volte ho detto e scritto la stessa cosa, diversamente si intende, ma lo spirito è quello. Caccia come forma ormai ludica , ma che non può essere cancellata dall’essere umano, visto come predatore assoluto. RISPETTO per la preda quello sì, sempre ! In ogni caso !

    A proposito a me è capitato di assaggiare la Marmotta . OTTIMA anche se con retrogusto di selvatico un pochetto forte

  4. Giacomo scrive:

    Dott. Garelli In quanti modi si può cacciare la marmotta ? :roll:

    • E.Garelli scrive:

      Mi pare che in tutti i paesi in cui tale caccia è consentita (Austria, Slovenia, Svizzera) e anche in Alto Adige l’unica forma di caccia sia con la carabina di calibro adeguato, all’aspetto sulle tane.

      • lucas scrive:

        Ma così che caccia è? E’ cecchinaggio.
        La povera marmotta non ha scampo. Allora meglio fare il tiro a segno con animali nocivi, almeno si fa opera utile.

        • E.Garelli scrive:

          Lucas, ti conosciamo dai tempi del forum: mi spiace per te ma le tue provocazioni non attaccano più…

        • lucas scrive:

          La mia non è una provocazione, ma una semplice constatazione soggettiva.
          Mica voglio imporre il mio punto di vista.
          Chi mi ha insegnato ad andare a caccia mi ha trasmesso l’antico dogma che agli animali a fermo non si spara ed io continuo ad applicarlo… :-)

  5. lucas scrive:

    Si, spargiamo la voce che spariamo anche alle Giovani Marmotte così il livello di simpatia nei nostri confronti sale alle stelle… :mrgreen:
    Ma per favore…qui succede un finimondo se qualcuno, autorizzato, cerca di abbattere le nutrie, figuriamoci a fare il tiro a segno alle marmotte con tanto di ottica di precisione…

    • mauro andrea giuseppe scrive:

      Sai che con le nutri in Virginia ci fanno le salcicce..stai sicure che tra un pò se va avanti così le nutrie siventeranno una prelibatezza e si farà a gara a chi si sveglia primo al mattino per andarle a prendere. :lol: :lol: per non :cry: :cry: :cry:

    • Roberto Traica scrive:

      SE se ne accorge il gran Mogol quando fa l’appello so ca@@i vostri. :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

  6. Fromboliere scrive:

    Per il varmint all’americana, non lo farei per niente un modello di caccia. Si possono vedere video da cui si assiste ad un semplice tiroasegno su animali: colpa dell’abbondanza, spesso è più un atto di contenimento che un’ attività di caccia. Però condivido il concetto, quanto più alla……. Jack London.

  7. E.Garelli scrive:

    Perfettamente d’accordo, ci sono alcuni comportamente un po’ “snipereschi” che non condivido, ma se fatto con un certo tipo di filosofia, può tornare ad essere caccia…

  8. Alessandro Cannas scrive:

    Nell’alto Lazio, a Sezze, c’e’ la sagra della nutria..
    Verra cucinata al sugo,alla cacciatora,in salmi’,affumicata e alla Polacca….
    Myocastor coypus, verranno gentilmente offerti dai locali…. :mrgreen: :mrgreen:
    Concedetemi la battuta..Pero’ sarebbe veramente affascinate, solo per una volta, provare a cacciare marmotte,con una bella 223….

    • lucas scrive:

      Se non ti trema la mano tutto ‘sto fascino non lo vedo…

      • Alessandro Cannas scrive:

        Lucas e’ il contesto che e’ diverso,sei nelle Alpi,ambiente particolarissimo nel suo genere.Caccia d’altri tempi, su una specie particole,antichi rituali Alpini che andrebbero conosciuti..Ma sta fortuna non mi capitera’ mai altrimenti la proverei almeno una volta……

  9. Pasquale (nato cacciatore) scrive:

    Qualcuno di voi forse lo ha gia letto su un altro articolo, quindi scusatemi se mi ripeto, ma mi sembra appropiato in questo caso.

    “Il “ludico” è necessità dell’uomo per sentirsi vivo e raggiungere quello stato quasi di grazia che lo gratifica e lo sprona.”
    Questo concetto mi è stato espresso da un caro amico, in un altra occasione, e mi vede perfettamente d’accordo, poi sta alla coscienza e alla sensibilità del singolo individuo, stabilire che nel momento dell’abbattimento del selvatico smette di essere un gioco e divertimento intrinseco, per diventare una cosa dannatamente seria, non si toglie la vita ad un altro essere vivente come un gioco fine a se stesso.

  10. giannirm scrive:

    In Alta Val Pusteria al di là del confine di Stato, a Lienz , nei negozi specializzati vendono il grasso di marmotta in scatolette di latta, da quelle parti lo usano molto contro i reumatismi, la caccia a quel roditore è consentita e praticata da molti tirolesi austriaci.

    • E.Garelli scrive:

      Sì il grasso di marmotta viene spesso fatto artigianalmente proprio dai cacciatori, sembra che sia validissimo contro le infiammazioni perchè è ricco di cortisone, l’unico problema è che ha un odore veramente insopportabile, se lo rovesci per terra devi cambiare casa…

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