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Umbria, lettera aperta ATC3 (Tr) e Regione

| 29 giugno 2010 | 4 Comments

LETTERA APERTA a ATC3 TERNANO, REGIONE UMBRIA, PROVINCIA di TERNI e ISPRA

Tutto ciò che non è vietato è lecito, ammesso che porti un qualsivoglia beneficio. Anche provare di fare dei buchi nell’ acqua o bruciare violini per venderne la cenere al mercato è giustificato, anzi, giustificabile, se ad asserirlo è qualche psichiatra ormai rassegnato sulla…. diagnosi del proprio paziente.

Immettere lepri (L. corsicanus o L. europaeus? Nessuno lo sa) sulla piazza del paese, alla fine di giugno, a scopo di ‘ripopolamento’, no; questo proprio no. Ho detto lepri, amici? Sì lepri; quelle con quattro zampe e due orecchie lunghe così. A meno che ciò non porti un qualsivoglia beneficio, s’ è detto. L’ ambiente, di questa ‘roba’ non ne ha proprio bisogno; e meno che mai la specie, se in ciò si sottintende un qualsiasi barlume di potenzialità biotica o riproduttiva. Forse qualche tornaconto, in questo caso, potrebbero averlo le volpi e le cornacchie. Forse. Anche se il sottoscritto continuerà a tifare per le lepri! O forse qualche cacciatore baciato dalla fortuna, dopo la terza domenica di settembre, se avrà l’ avventura di trovarne ancora qualcuna da qualche parte…di queste LEPRI! Di certo il guadagno secco sarà appannaggio di chi le vende! Su questo non ci piove!

L’ ATC3 Ternano/Orvietano ‘libera’ lepri CATTURATE da RECINTI, il 28 e il 30 giugno 2010, e lo fa ‘scopo di ripopolamento’. Sich! E sì che il firmatario del comunicato del 24 giugno, con Prot. N° 410, il presidente dell’ Ambito ha partecipato un mese fa -fra il pubblico- a un convegno, proprio sulla Lepre, tenuto da un tecnico ISPRA e organizzato dal Comitato Nazionale Caccia di Casteltodino. In tale stage si rimarcò -fra le tante cose- la necessità improcrastinabile di non oltrepassare mai la prima decade di gennaio per le operazioni di rilascio a scopo di ripopolamento. Il ‘pronto caccia’ per mere finalità venatiche, dalle mie parti, quando le vacche erano ancora molto, molto magre, si faceva con codelunghe di voliera che costavano poco meno di diecimila lire. E si buttavano sul territorio, prima e dopo l’ ‘apertura’. Le lepri, che invece all’ epoca si pagavano trecentomila lire la coppia, quelle mai, se non davano una qualsivoglia garanzia di riproduzione. E mai, dico, mai dopo il 10 di gennaio! E mai, ripeto mai, senza il diretto controllo della Provincia. E qui, come funziona? Se lo ricorda la Provincia di essere ‘delegata dalla L. 157/92 a fungere da organo di controllo’? -ndr-. Già, perché ai giorni nostri, quanto costa una coppia di lepri?

Ma si può trattare in questo modo un animale di cotanto valore etico ed estetico? E proprio a fine giugno, nel pieno dell’ estate! Dov’ è finito, dico io, il rispetto del selvatico che ogni cacciatore dà per vocazione alla propria preda? E se questo rispetto lo deve espletare ogni Cacciatore con la ‘C’ maiuscola, perché non dovrebbe farlo chi, per vocazione (o per interesse personale), dirige una baracca dove si maneggia un ‘bene indisponibile dello Stato’, e cioè la fauna selvatica? Ecco perché le mie domande -a questo punto- sono sempre le stesse che formulai con le mie due AR del 2 e del 6 marzo 2011 e delle quali non ho avuto ancora una risposta decente: se questa fauna selvatica, viva e pensante, ammesso che per una qualunque ragione a me sconosciuta non sia da classificarsi come ‘bene indisponibile dello Stato’, quanto pesa in termini di danaro alla comunità? E chi paga? E soprattutto: chi controlla le operazioni che qualcuno si ostina a chiamare di ‘cattura’? (da recinti!!!). Recinti di cosa? Utilizzati per ché? Significa qualcosa -per quel qualcuno- ‘lo stato naturale’ recitato dalla L. 157/92 e, per certi versi, anche dalla L.R. 14/94? Quanto tempo hanno ‘stazionato’ quelle che vengono chiamate allegramente ‘lepri di cattura’ nei recinti menzionati con la nota ATC del 24 giugno? E da dove provengono, se è lecito saperlo? Da un altro recinto? Quando l’ autore della circolare ha partecipato allo stage di Casteltodino, ha forse sentito parlare di ‘catture all’ interno di recinti’ dal tecnico dell’ ISPRA? Ma ché recinti d’ Egitto! Ha recepito le dimensioni minime che debbono avere le ZRC, a MACCHIA di LEOPARDO, dei RIFUGI, e quante lepri debbono essere presenti, per Km/quadrato, nella Zona di Ripopolamento e Cattura, affinché animali che VERAMENTE lo STATO NATURALE l’ hanno provato fin dalla loro nascita! possano essere ragionevolmente esenti da malattie infettive?

Mi si dia una risposta, se ci si riesce; ma si eviti di farlo alla maniera di Bertoldo, per favore! Io sono stanco di assistere a questi scempi; siamo stanchi tutti, iscritti e no.

Fatelo per gli animali. Quelli, almeno quelli, meritano tutto il nostro rispetto.

Sergio Gunnella – C.N.C.

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Come riceviamo e cosi pubblichiamo
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Category: .In Evidenza, Radio bosco, Umbria

Comments (4)

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  1. Springer scrive:

    Ai giorni nostri, quanto costa una coppia di lepri?

    ________________________________________________________________________

    Dipende ……. dalla qualita’ e provenienza . Diciamo che in media si colloca fra i 300 e 400 euro .
    Comunque il da farsi , LA STRADA CHE TUTTI DEVONO SEGUIRE , e’ quello di organizzare al meglio e rendere produttive le ZRC . Li si possono catturare Lepri selvatiche con la discreta speranza si salvino in buona parte ( una parte sara’comunque INEVITABILMENTE destinata a ” perdersi ” ) e di cacciare in base a censimenti ( tutta la stanziale e non solo la Lepre ) e NON ESTINGUERE TOTALMENTE la popolazione esistente sul territorio ” libero ” . Anche quello e’ un PATRIMONIO da non prelevare completamente ma solo in percentuale alla sua consistenza . Gli esemplari catturati nelle ZRC servono solo a rimpiazzare IN PARTE quelli prelevati dai cacciatori o deceduti per ” cause naturali ” e non a rimpiazzare TOTALMENTE la popolazione esistente sul territorio . Altrimenti i risultati saranno sempre deludenti .
    Ho finito proprio ieri di leggere i risultati di una ricerca ( 2008 ) sulla sopravvivenza di 20 Lepri di allevamento ( di un buon allevamento ) preambientate in un recinto ( in un buon recinto , controllate da veterinari e dichiarate ESENTI da malattie , radiocollarate e rilasciate in un posto idoneo alla loro sopravvivenza e nel periodo dell’ anno piu’ adatto .
    Questi sono stati i risultati :

    “” A 180 giorni ( 6 mesi ) dalla liberazione erano ancora in vita 3 esemplari :!: :!: :!:
    (due maschi ed un femmina) per un tasso di sopravvivenza complessivo
    pari al 15%. Considerando che il periodo consigliato e’ mediamente fine Gennaio , dopo 6 mesi ( Luglio ) solo il 15% era ancora vivo .
    La mortalità degli animali è stata concentrata nei PRIMISSIMI giorni successivi alla liberazione.
    Su venti esemplari di Lepre liberati , dopo la PRIMA NOTTE :!: :!: :!: le Lepri vive erano 16 .
    A tre giorni le Lepri ancora vive erano 9 :!: :!: :!:
    A sette giorni le Lepri vive erano 6 :!: :!: :!:
    A 20 giorni le Lepri vive erano solo 4 :!: :!: :!:
    Due delle tre Lepri sopravvissute sono state abbattute successivamente durante la regolare attività
    venatoria (rispettivamente il 28 settembre e il 12 ottobre). “”
    Durata media di sopravvivenza in ” natura ” e’ stato di SETTE GIORNI :!: :!: :!:
    Le tre che sono arrivate all’ ” apertura ” ( una presa il giorno stesso e l’ altra a distanza di due settimane ) fa dire che la sopravvivenza alla ” caccia ” e’ di pochissimo superiore .
    E allora se questi sono dati affidabili , e lo sono , POSSIBILE che si continui bellamente a COMPRARE selvatici che di selvatico non hanno nulla , in piu’ consentendo un prelievo che e’ INSOSTENIBILE per quei pochi che riescono a salvarsi ??
    Cosi’ si e’ poi costretti a COMPRARNE altri ricominciando la giostra da capo ???
    E poi ci si chiede pure il perche’ siamo cosi’ conciati e perche’ con la controparte ambientalista non si riesce a instaurare alcun tipo di dialogo …..

    • Springer scrive:

      Dimenticavo …..

      Le Lepri erano state pagate circa 150 euro l’ una .
      Facendo il conto che alla fine solo 3 sono arrivate all’ apertura della Caccia , questo fa lievitare il costo a 1.000 euro a ” capo ” :!: :!: :!: :!: .
      Niente male come investimento …… Se poi si considera che questa e’ la prassi COMUNE a quasi tutti gli ATC ( e se non ci fossero questi , gli ATC , sarebbe COMUNQUE prassi comune ) quanti , non migliaia ma a questo punto MILIONI di euro :!: vengono buttati dalla finestra ogni anno sottraendoli a quello che invece dovrebbe essere lo scopo prioritario di un buon ATC o altro ” gestore ” : investire in ripristino e riqualificazione ambientale ??? :roll: :roll: :roll:

  2. vasco scrive:

    Bravo Sergio Il tuo commento evidenzia ancora unaltra volta quanto c’è da fare per ridare ai cacciatori ciò che meritano. Non si può più aspettare, non si deve lasciare in mani “SPORCHE” il potere decisionale, certi personaggi vanno messi alla gogna, mi auguro che tutti riflettano sulle scelte di colore che vanno abbandonate se ancora si vuol parlare di caccia. Riflettiamo il consenzo elettorale va dato all’uomo, indipendentemente dal partito che rappresenta, sono gli uomini che faranno sempre i partiti e mai il contrario. Ciao Sergio avanti così.

  3. lucas scrive:

    Conosco la zona. Non ha senso liberare animali anche maturi e selvatici al 100% dove è pieno di volpi e cornacchie. Se li divorano.
    L’ attuale normativa non consente una reale lotta ai nocivi, quindi è inutile ripopolare.

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